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Recensione di: Operaclick.com


Data dello spettacolo: 05 Oct 2012

 

CarolinaStefania Bonfadelli
GeronimoBruno Praticò
PaolinoEdgardo Rocha
ElisettaMaria Costanza Nocentini
FidalmaIrene Molinari
Il conte RobinsonFilippo Fontana
-
RegiaMarco Castoldi, in arte Morgan
Aiuto regiaMercedes Martini
ScenePatrizia Bocconi
CostumiGiuseppe Magistro
LuciMarcello Jazzetti
-
DirettoreCarlo Goldstein
Maestro al clavicembaloMaria Silvana Pavan
-
Orchestra Filarmonica Italiana

 

Un ulteriore e fondamentale contributo in questo senso è stato fornito dal regista individuato per l’occasione, Marco Castoldi in arte Morgan, musicista eclettico di provenienza pop, molto conosciuto per le sue esperienze televisive ed al suo debutto nella regia d’opera. Il nome di Morgan ha sicuramente costituito un forte richiamo soprattutto sul pubblico meno abituato a frequentare il teatro d’opera, tuttavia affidare la regia di questoMatrimonio segreto ad un personaggio eccentrico e controverso come lui non ha rappresentato soltanto un’efficace trovata pubblicitaria. Ne è prova la riuscita complessiva  dell’allestimento da lui curato, che probabilmente avrà spiazzato le aspettative di chi, magari anche legittimamente, poteva aspettarsi un lavoro eccessivamente improntato alla provocazione o, peggio, in cui potesse emergere la sostanziale estraneità di questo artista nel campo della regia d’opera. Niente di tutto questo invece nello spettacolo pensato da Morgan: nessuna provocazione gratuita e nessuna caduta grossolana che tradisse l’inesperienza del debuttante, ma, al contrario, uno spettacolo equilibrato, non privo di trovate divertenti ed originali, ma coerente con la drammaturgia del libretto e sempre rispettoso delle istanze musicali della partitura, tanto quanto delle esigenze dei cantanti in scena. Insomma un lavoro ben fatto che lasciava intuire un’attenta e scrupolosa preparazione da parte del regista e che è a riprova della risaputa cultura musicale di Morgan. La chiave di lettura dello spettacolo fa leva sulla modernità del soggetto e ne sottolinea la sempre sorprendente attualità. Morgan gioca con i personaggi della vicenda, li caratterizza  con i propri tic (in particolar modo il conte Robinson) e ne individua le virtù e soprattutto i vizi (per esempio la dedizione all’alcool di Paolino oppure le inconfessabili tendenze sadomasochiste di Fidalma). Il gioco scenico è sempre molto dinamico e le parole chiave del libretto di Bertati vengono evidenziate tramite proiezioni. Il regista sfrutta inoltre alcuni oggetti scenici con funzione simbolica (per esempio un velo bianco che allude al matrimonio segreto fra Carolina e Paolino) e partecipa in prima persona all’azione intervenendo in due momenti del secondo atto (addirittura cantando una parte del recitativo di Fidalma). La scena unica di Patrizia Bocconi, illuminata dalle luci di Marcello Jazzetti, rispetta l’unità di luogo del dramma e fornisce una cornice atemporale e neutra che racchiude l’azione in un ambiente essenziale ma moderno echic, una sorta di casa sventrata di cui si è conservato soltanto lo scheletro della struttura: una grande griglia praticabile che campeggia al centro della scena e che viene popolata soprattutto dai figuranti previsti dalla regia. I costumi disegnati da Giuseppe Magistro giocano invece alla parodia, stravolgendo lo stile elegante degli abiti e delle acconciature dei personaggi, che vengono rivisitanti in chiave pseudo-punk (particolarmente le parrucche, che strizzano l'occhio all'epoca settecentesca con palese ironia).

Questa produzione si caratterizzava anche per l’eccellente resa musicale, a cominciare dalla prestazione fornita dall’Orchestra Filarmonica Italiana diretta da Carlo Goldstein, che si è prodotta in un’esecuzione puntuale della sinfonia introduttiva, in cui si sono potuti apprezzare l’ottimo suono orchestrale e la precisione nell’intonazione. La scelta dei tempi e delle dinamiche da parte di Goldstein si è rivelata sempre efficace e pertinente ai diversi momenti musicali dell’opera (peccato solo che l’amplificazione fallosa delle voci abbia spesso  sfasato gli equilibri sonori tra fossa orchestrale e cantanti sulla scena). L’orchestra inoltre  è stata ottimamente coadiuvata dal clavicembalo diMaria Silvana Pavan, la quale ha accompagnato i numerosi recitativi secchi sempre con grande duttilità e piena aderenza alle scelte dei solisti.

Molto affiatata la compagnia dei cantanti, che ha aderito con entusiasmo al progetto registico di Morgan, fornendo allo spettacolo quel valore aggiunto che ne ha sancito il successo convinto presso il pubblico. Gran parte del merito in questo senso è da attribuire ai due veri e propri animali da palcoscenico presenti nel cast: Stefania Bonfadelli e Bruno Praticò, autentici mattatori della serata, i quali, forti del proprio talento e della grande esperienza scenica, hanno fornito una caratterizzazione esilarante dei personaggi rispettivamente interpretati. Per quanto riguarda il soprano, abbiamo ritrovato una Stefania Bonfadelli in forma davvero smagliante e sempre bellissima. Della sua Carolina non si sa se apprezzare di più l’ottima prestazione vocale o il gioco scenico spigliatissimo, in cui sfodera tra l’altro un notevole virtuosismo atletico che le permette di calarsi dall’alto della scena aggrappata soltanto ad una tenda. Dal punto di vista musicale la Bonfadelli ha fatto valere tutta la qualità del proprio strumento, che risponde appieno alla tipologia vocale del soprano lirico-leggero, unendo la facilità del registro acuto e la fluidità nell’esecuzione delle agilità tipica delle voci leggere, alla bella tornitura del medium della voce, più caratteristica invece dei soprani lirici. L’aria del I atto “Perdonate, signor mio” costituisce uno dei momenti culmine della serata; in essa la Bonfadelli ha dato libero sfogo alla propria vena comica, raccogliendo un successo personale meritatissimo, mentre nell’ampio recitativo accompagnato del II atto “Come tacerlo poi, se in un ritiro ad entrar son costretta…?”, ha caricato la propria interpretazione di efficaci accenti drammatici che hanno messo in luce il lato più profondo del personaggio.

La presenza scenica e le doti attoriali di Bruno Praticò sono tali per cui lo spettatore rimane letteralmente catalizzato dal suo Geronimo e già dal suo ingresso al I atto il basso buffo riempie la scena con la propria esuberanza vocale e la propria debordante personalità interpretativa. Praticò sfrutta ogni caratteristica della propria voce per delineare una figura teatrale dal fortissimo carisma e dalla verve comica irresistibile. All’occorrenza sa essere tonante, tronfio, magniloquente, prepotente, meschino nella propria avidità, ecc. ma sempre guadagnandosi la simpatia incondizionata da parte del pubblico. La sua esecuzione della cavatina “Udite, tutti udite” rappresenta inevitabilmente un momento di fortissima comicità, ma la riuscita espressiva del brano non deve mettere in secondo piano l’ottima resa musicale,  valorizzata dalla notevole proiezione vocale. Anche il duetto fra i due bassi che apre il secondo atto lo trova davvero eccezionale nel virtuosismo del canto sillabico serratissimo tipico della scrittura vocale per basso buffo.

Il cast comprendeva anche il Paolino del giovane tenore Edgardo Rocha, originario dell’Uruguay e che molti ricorderanno per la recente partecipazione alla Cenerentola televisiva con la regia di Andrea Andermann, trasmessa in diretta dalla Rai ed in cui Rocha interpretava il ruolo del principe Ramiro. Tipica voce di tenore di grazia, Rocha si è fatto apprezzare per la precisione della propria esecuzione e per la morbidezza dell’emissione. L’ampia aria del secondo atto “Pria che spunti in ciel l’aurora” viene resa in modo davvero lodevole, sia per la suggestione della mezza voce che per la facilità del registro acuto. Rocha emerge nei momenti più languidi della partitura e delinea un Paolino tenero e vittima delle varie peripezie che si trova a dover affrontare.

Maria Costanza Nocentini, già ottima Carolina, abbandona i panni della cadetta per vestire quelli della sorella maggiore, in cui si fa valere per la spiccata musicalità e le proprie notevoli doti sceniche (esibendo tra l’altro un cosiddetto “stacco di coscia” di tutto rispetto). L’esecuzione dell’aria del secondo atto “Se son vendicata”, parodia della tipica aria di furore della primadonna seria, la trova convincente ed immedesimata, mentre davvero spassosi i diversi momenti d’insieme in cui la sua Elisetta si scaglia contro la sorella minore (particolarmente lo splendido terzetto del I atto “Le faccio un inchino”).

La Fidalma di Irene Molinari tradisce una presenza scenica troppo giovanile per il ruolo impersonato, ma offre una prestazione vocale apprezzabile e si segnala per la recitazione divertente che mette in evidenza la caratterizzazione particolare del personaggio pensata dal regista.

Filippo Fontana esibisce timbro robusto e dal registro acuto facile e sonoro. Nel sopra citato duetto con Geronimo nel secondo atto riesce a tener testa senza soccombere all’esuberanza di Praticò (considerato il talento istrionico di quest’ultimo non è merito da poco), mentre nell’ingresso del suo personaggio al primo atto restituisce la cavatina “Senza, senza cerimonie” con adeguata disinvoltura vocale e spirito consono.

Al termine della recita tutti i protagonisti della serata sono stati accolti con favore dal pubblico a riprova del successo di questa produzione. Particolarmente evidente l’entusiasmo del regista salutato con calore dagli spettatori, fra cui spiccava la presenza di Franca Valeri, indimenticata “signorina snob” e notoriamente grande appassionata ed intenditrice di opera.


Fulvio Zannella


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