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L'Indro.it ,16 Ottobre 2012
di Paola De Ambrosis Vigna
 


Grande successo al Coccia di Novara per la prima volta di Morgan alla regia di un’opera. Direttore il M° Carlo Goldstein

 
 Il motivo che fa da preludio a Il Matrimonio Segreto è una di quelle sinfonie della tradizione operistica che custodiscono al loro interno un perfetto condensato del capolavoro che vanno a incominciare. Un componimento che riassume in sé le burle, i giochi, i colpi di scena, le illusioni e i conflitti che i cantanti sapranno sviluppare in scena.

Ma qui non si tratta solo di onorare l’innegabile dono che ci ha consegnato Domenico Cimarosa. L’allestimento dello spettacolo presentato il 5 ottobre al Teatro Coccia di Novara ha visto protagonisti personaggi d’eccezione del panorama artistico italiano, primo fra tutti l’eclettico Marco Castoldi, in arte Morgan, alla sua prima regia operistica. Il suo incontro con la bacchetta del M° Carlo Goldstein ha dato vita a 180 minuti che hanno valorizzato non solo la musica, diretta con personalità da Goldstein, ma anche le parole e i gesti degli interpreti, nel pieno solco della tradizione dell’opera buffa.

L’opera si apre in medias res, con Carolina e Paolino già segretamente sposati, all’insaputa del resto della famiglia. L’intimità dei due è ben sintetizzata nel bel duetto che vede protagonisti in scena Stefania Bonfadelli ed Edgardo Rocha nel duetto “Se amor si gode in pace” e nel successivo “Io ti lascio perché uniti” – “Vanne, Sì, non è prudenza”.
Il palcoscenico è un mondo di segreti, intrighi, cospirazioni, incomprensioni; ora causate dal non detto, ora dalla sordità del buon Geronimo, ora da semplici fraintesi. Morgan ha costruito un mondo che è l’unione tra elementi settecenteschi e un ben più moderno look punk. L’effetto ottenuto è vincente e diverte. A dominare sono diverse tonalità di grigio, intervallate dai colori sgargianti e fosforescenti delle parrucche e di altri accessori minori indossati dai personaggi. La profondità dello spazio scenico è suddivisa in sezioni delimitate da pannelli semitrasparenti disposti a creare delle finte quinte: un meta-teatro. Lungo lo scorrere della narrazione sono proiettate su questi pannelli alcune frasi estratte dal libretto, termini e concetti che accompagnano lo spettatore nell’opera, per arrivare a evidenziarel’importanza dei sentimenti, e dell’amore in particolare, su ogni capriccio.

E’ forse questo un principio valido sempre? Non sta a noi stabilire ciò in modo assoluto e, oltretutto, un artista può esprimersi nel suo lavoro, senza troppo timore di essere giudicato, sia che si condivida il suo messaggio sia che non lo si faccia. Morgan scrive, “L’amore vince su tutto, ci assiste nelle difficoltà, è motore del meccanismo vitalissimo di quest’opera”, sottolineando l’elemento umanistico del componimento. E con ciò intende esprimere lavalidità di questo valore oggi, come un tempo. Proprio così si spiega la scelta di costruire unascena pressoché in bianco e nero, assoluta, cioè indipendente da spazio e tempo. Leconnotazioni dei personaggi sono affidate a pochi particolari distintivi, che sembrano più vezzi puramente estetici (parrucche e foulard dalle tonalità originali). A sottolineare ciò, il particolare meta-teatrale delle quinte in scena. In secondo piano rispetto alle vicende dei sei protagonisti, si avvicendano, infatti, le scenette mimate dei servitori. Vestiti di nero, essi sono una sorta di doppio dei personaggi principali. Una dimensione più nascosta, ma altrettanto reale, un inconscio che vuole emergere dal libretto. Si muovono come ombre che imitano le azioni compiute in scena, indossando indumenti o oggetti identificativi dei protagonisti.

Lo stesso Morgan, nella terza scena del II atto, prende parte alla recita presentandosi come una sorta di voce interna che incoraggia Fidalma a dichiarare il suo amore a Paolino. Un continuo tentativo di dialogare con l’interiorità di ognuno, condito con una buona dose diironia e colpi di scena.
Lungo tutto lo svolgimento dell’opera rimane in proscenio una poltrona vuota sulla quale può trovare posto Domenico Cimarosa, nell’immaginario di Morgan. Altre sei poltrone – pari al numero dei personaggi in scena – si susseguono sul palco, ognuna con un colore diverso. Esse offrono appoggio ai protagonisti nei momenti più intimi, come quello che vede protagonisteFidalma e Carolina, quando la prima confessa alla nipote il proprio interesse per Paolino in“E’ vero che in casa”. Molto bella quest’aria nell’interpretazione offerta dal mezzosopranoIrene Molinari. Stretta in un tailleur tartan, chioma rosa, la sua Fidalma è stata una convincente interpretazione della ricca e naïve vedova quarantenne, desiderosa di ritrovare l’amore. Un ottimo stereotipo per intrattenere il pubblico con ironia.
E ci sono altri clichè affrontati in modo divertente in quest’opera. Ad esempio, il conflitto tra la sorella maggiore Elisetta e la secondogenita Carolina. Oppure la smania di scalata sociale di un ricco borghese, che intende sposare le due figlie con giovani di sangue nobile; o, ancora, quello già citato dell’amore contrastato, tra il povero garzone Paolino e Carolina, la figlia del padrone.

Un confluire di motivi che sono stati messi in risalto dalle doti vocali degli interpreti, come le già citate Stefania Bonfadelli e Irene Molinari, o il simpatico basso Bruno Pratico’. Anchel’Elisetta di Maria Costanza Nocentini è stata apprezzata, così come il tenore Rocha, nei panni di Paolino e il Conte Robinson del basso Filippo Fontana.

La riuscita di questo spettacolo si deve certamente all’eredità lasciata da Cimarosa, ma anche ad un’originale ed efficace concertazione dei molteplici e complessi aspetti di cui si compone il suo lavoro. Un’ottima carica è poi stata quella data dal pubblico presente in sala, che si è divertito e ha applaudito calorosamente e in più momenti, anche a scena aperta.





AsapFanzine.it, 11 ottobre 2012




Il tentativo di connubio tra musica lirica e cultura pop è qualcosa che a intervalli più o meno regolari viene riproposto sotto diverse forme. Si parte dagli Who con la rock-opera Tommy e si arriva a Freddie Mercury con Barcelona, leggendario album duetto con Montserrat Caballé. Si passa dal Pavarotti & friends, per approdare ad Andrea Bocelli che canta il pop con timbro lirico. Dato il suo status di eclettico artista pronto a qualsiasi sperimentazione, era quasi ovvio che anche Marco Castoldi, in arte Morgan, prima o poi nella questione ci avrebbe messo del suo. Questi i fatti: venerdì 5 ottobre il Teatro Coccia di Novara ha aperto la sua stagione lirica con "Il matrimonio segreto", di Domenico Cimarosa, punto cardinale del settecentesco genere dell'opera buffa. Sul palco un impeccabile cast di livello internazionale, sotto il palco l'Orchestra filarmonica italiana magistralmente diretta da Carlo Goldstein, e dietro le quinte (con qualche breve incursione in scena, per scopi puramente mediatici, regalando qualche accenno di canto lirico con esiti decisamente trascurabili) il poliedrico brianzolo ex-cantante dei Bluvertigo. In realtà l'esperimento non è nato per volontà di Morgan, il quale è stato coinvolto solo in un secondo momento. La collaborazione ha portato, però, ottimi frutti: recensioni largamente positive ed in certi casi entusiastiche da parte di tutta la critica, compresi i melomani più accaniti. Certamente Morgan ha solo una piccola parte del merito, ma da debuttante e da testa calda c'è da riconoscergli il pregio di non aver voluto strafare imponendo le proprie stravaganze. Ha dimostrato, inoltre, di cogliere pienamente il nobile messaggio dell'opera di Cimarosa: la forza dell'amore che supera e trascende le piccolezze e bassezze umane che tentano di sminuirlo. E, sebbene il suo ruolo stavolta si giocasse dietro le quinte, è riuscito a portare sul palco, mediante le scelte registiche e scenografiche, l'egocentrismo ma anche l'introspezione che da sempre lo contraddistinguono. L'ha fatto mettendo in evidenza i lati oscuri dei vari personaggi: la smania di onore ed autorità, i difetti fisici, il vizio del bere, addirittura le tendenze sadomasochistiche, introducendo, su un palco di tradizione, strumenti quali fruste e manette. Mai in modo volgare, però. La ricercatezza nei costumi, negli arredi, negli attrezzi di scena è stata infatti encomiabile. Un successo totale, verrebbe da dire, e in effetti così è stato, a maggior ragione da parte di un artista che ultimamente aveva fatto parlare di sé più per gli eccessi della vita privata che non per la musica, e quando ciò succede, solitamente è sintomo di viale del tramonto. A voler essere cattivi si potrebbe certamente accusare di aver sfruttato il nome di Morgan per vendere qualche biglietto in più, o di avergli filantropicamente regalato una seconda possibilità. In realtà dall'unione tra la lirica e Morgan, anch'essa un matrimonio come quello che dà il titolo all'opera, ci hanno guadagnato tutti, e non solo economicamente. Si è dimostrato, una volta di più, che l'arte è un fenomeno complesso, che racchiude la musica e a volte la supera ampiamente. Che il confine del genere musicale, per l'ascoltatore attento, non costituisce un limite. Che un artista completo sa uscire dalla propria zona di comfort e portare efficacemente la propria competenza in qualcosa di nuovo. E che quando un periodo storico o un contesto musicale finisce, e questo è inevitabile, un artista non sempre è costretto ad invecchiare malamente recitando la parodia di se stesso, come nel film This must be the place, ma può mettersi in gioco una seconda volta, nonostante i propri limiti e le proprie umane debolezze. "Apprezziamo chi invecchia dignitosamente / consapevole della sua curva discendente", cantava giustamente Morgan, ormai diciassette anni fa. Ora speriamo che faccia meravigliosamente il regista e che non canti più, per lo meno non all'interno di un'opera lirica. 

Marco Maresca




Recensione di: Operaclick.com


Data dello spettacolo: 05 Oct 2012

 

CarolinaStefania Bonfadelli
GeronimoBruno Praticò
PaolinoEdgardo Rocha
ElisettaMaria Costanza Nocentini
FidalmaIrene Molinari
Il conte RobinsonFilippo Fontana
-
RegiaMarco Castoldi, in arte Morgan
Aiuto regiaMercedes Martini
ScenePatrizia Bocconi
CostumiGiuseppe Magistro
LuciMarcello Jazzetti
-
DirettoreCarlo Goldstein
Maestro al clavicembaloMaria Silvana Pavan
-
Orchestra Filarmonica Italiana

 

Un ulteriore e fondamentale contributo in questo senso è stato fornito dal regista individuato per l’occasione, Marco Castoldi in arte Morgan, musicista eclettico di provenienza pop, molto conosciuto per le sue esperienze televisive ed al suo debutto nella regia d’opera. Il nome di Morgan ha sicuramente costituito un forte richiamo soprattutto sul pubblico meno abituato a frequentare il teatro d’opera, tuttavia affidare la regia di questoMatrimonio segreto ad un personaggio eccentrico e controverso come lui non ha rappresentato soltanto un’efficace trovata pubblicitaria. Ne è prova la riuscita complessiva  dell’allestimento da lui curato, che probabilmente avrà spiazzato le aspettative di chi, magari anche legittimamente, poteva aspettarsi un lavoro eccessivamente improntato alla provocazione o, peggio, in cui potesse emergere la sostanziale estraneità di questo artista nel campo della regia d’opera. Niente di tutto questo invece nello spettacolo pensato da Morgan: nessuna provocazione gratuita e nessuna caduta grossolana che tradisse l’inesperienza del debuttante, ma, al contrario, uno spettacolo equilibrato, non privo di trovate divertenti ed originali, ma coerente con la drammaturgia del libretto e sempre rispettoso delle istanze musicali della partitura, tanto quanto delle esigenze dei cantanti in scena. Insomma un lavoro ben fatto che lasciava intuire un’attenta e scrupolosa preparazione da parte del regista e che è a riprova della risaputa cultura musicale di Morgan. La chiave di lettura dello spettacolo fa leva sulla modernità del soggetto e ne sottolinea la sempre sorprendente attualità. Morgan gioca con i personaggi della vicenda, li caratterizza  con i propri tic (in particolar modo il conte Robinson) e ne individua le virtù e soprattutto i vizi (per esempio la dedizione all’alcool di Paolino oppure le inconfessabili tendenze sadomasochiste di Fidalma). Il gioco scenico è sempre molto dinamico e le parole chiave del libretto di Bertati vengono evidenziate tramite proiezioni. Il regista sfrutta inoltre alcuni oggetti scenici con funzione simbolica (per esempio un velo bianco che allude al matrimonio segreto fra Carolina e Paolino) e partecipa in prima persona all’azione intervenendo in due momenti del secondo atto (addirittura cantando una parte del recitativo di Fidalma). La scena unica di Patrizia Bocconi, illuminata dalle luci di Marcello Jazzetti, rispetta l’unità di luogo del dramma e fornisce una cornice atemporale e neutra che racchiude l’azione in un ambiente essenziale ma moderno echic, una sorta di casa sventrata di cui si è conservato soltanto lo scheletro della struttura: una grande griglia praticabile che campeggia al centro della scena e che viene popolata soprattutto dai figuranti previsti dalla regia. I costumi disegnati da Giuseppe Magistro giocano invece alla parodia, stravolgendo lo stile elegante degli abiti e delle acconciature dei personaggi, che vengono rivisitanti in chiave pseudo-punk (particolarmente le parrucche, che strizzano l'occhio all'epoca settecentesca con palese ironia).

Questa produzione si caratterizzava anche per l’eccellente resa musicale, a cominciare dalla prestazione fornita dall’Orchestra Filarmonica Italiana diretta da Carlo Goldstein, che si è prodotta in un’esecuzione puntuale della sinfonia introduttiva, in cui si sono potuti apprezzare l’ottimo suono orchestrale e la precisione nell’intonazione. La scelta dei tempi e delle dinamiche da parte di Goldstein si è rivelata sempre efficace e pertinente ai diversi momenti musicali dell’opera (peccato solo che l’amplificazione fallosa delle voci abbia spesso  sfasato gli equilibri sonori tra fossa orchestrale e cantanti sulla scena). L’orchestra inoltre  è stata ottimamente coadiuvata dal clavicembalo diMaria Silvana Pavan, la quale ha accompagnato i numerosi recitativi secchi sempre con grande duttilità e piena aderenza alle scelte dei solisti.

Molto affiatata la compagnia dei cantanti, che ha aderito con entusiasmo al progetto registico di Morgan, fornendo allo spettacolo quel valore aggiunto che ne ha sancito il successo convinto presso il pubblico. Gran parte del merito in questo senso è da attribuire ai due veri e propri animali da palcoscenico presenti nel cast: Stefania Bonfadelli e Bruno Praticò, autentici mattatori della serata, i quali, forti del proprio talento e della grande esperienza scenica, hanno fornito una caratterizzazione esilarante dei personaggi rispettivamente interpretati. Per quanto riguarda il soprano, abbiamo ritrovato una Stefania Bonfadelli in forma davvero smagliante e sempre bellissima. Della sua Carolina non si sa se apprezzare di più l’ottima prestazione vocale o il gioco scenico spigliatissimo, in cui sfodera tra l’altro un notevole virtuosismo atletico che le permette di calarsi dall’alto della scena aggrappata soltanto ad una tenda. Dal punto di vista musicale la Bonfadelli ha fatto valere tutta la qualità del proprio strumento, che risponde appieno alla tipologia vocale del soprano lirico-leggero, unendo la facilità del registro acuto e la fluidità nell’esecuzione delle agilità tipica delle voci leggere, alla bella tornitura del medium della voce, più caratteristica invece dei soprani lirici. L’aria del I atto “Perdonate, signor mio” costituisce uno dei momenti culmine della serata; in essa la Bonfadelli ha dato libero sfogo alla propria vena comica, raccogliendo un successo personale meritatissimo, mentre nell’ampio recitativo accompagnato del II atto “Come tacerlo poi, se in un ritiro ad entrar son costretta…?”, ha caricato la propria interpretazione di efficaci accenti drammatici che hanno messo in luce il lato più profondo del personaggio.

La presenza scenica e le doti attoriali di Bruno Praticò sono tali per cui lo spettatore rimane letteralmente catalizzato dal suo Geronimo e già dal suo ingresso al I atto il basso buffo riempie la scena con la propria esuberanza vocale e la propria debordante personalità interpretativa. Praticò sfrutta ogni caratteristica della propria voce per delineare una figura teatrale dal fortissimo carisma e dalla verve comica irresistibile. All’occorrenza sa essere tonante, tronfio, magniloquente, prepotente, meschino nella propria avidità, ecc. ma sempre guadagnandosi la simpatia incondizionata da parte del pubblico. La sua esecuzione della cavatina “Udite, tutti udite” rappresenta inevitabilmente un momento di fortissima comicità, ma la riuscita espressiva del brano non deve mettere in secondo piano l’ottima resa musicale,  valorizzata dalla notevole proiezione vocale. Anche il duetto fra i due bassi che apre il secondo atto lo trova davvero eccezionale nel virtuosismo del canto sillabico serratissimo tipico della scrittura vocale per basso buffo.

Il cast comprendeva anche il Paolino del giovane tenore Edgardo Rocha, originario dell’Uruguay e che molti ricorderanno per la recente partecipazione alla Cenerentola televisiva con la regia di Andrea Andermann, trasmessa in diretta dalla Rai ed in cui Rocha interpretava il ruolo del principe Ramiro. Tipica voce di tenore di grazia, Rocha si è fatto apprezzare per la precisione della propria esecuzione e per la morbidezza dell’emissione. L’ampia aria del secondo atto “Pria che spunti in ciel l’aurora” viene resa in modo davvero lodevole, sia per la suggestione della mezza voce che per la facilità del registro acuto. Rocha emerge nei momenti più languidi della partitura e delinea un Paolino tenero e vittima delle varie peripezie che si trova a dover affrontare.

Maria Costanza Nocentini, già ottima Carolina, abbandona i panni della cadetta per vestire quelli della sorella maggiore, in cui si fa valere per la spiccata musicalità e le proprie notevoli doti sceniche (esibendo tra l’altro un cosiddetto “stacco di coscia” di tutto rispetto). L’esecuzione dell’aria del secondo atto “Se son vendicata”, parodia della tipica aria di furore della primadonna seria, la trova convincente ed immedesimata, mentre davvero spassosi i diversi momenti d’insieme in cui la sua Elisetta si scaglia contro la sorella minore (particolarmente lo splendido terzetto del I atto “Le faccio un inchino”).

La Fidalma di Irene Molinari tradisce una presenza scenica troppo giovanile per il ruolo impersonato, ma offre una prestazione vocale apprezzabile e si segnala per la recitazione divertente che mette in evidenza la caratterizzazione particolare del personaggio pensata dal regista.

Filippo Fontana esibisce timbro robusto e dal registro acuto facile e sonoro. Nel sopra citato duetto con Geronimo nel secondo atto riesce a tener testa senza soccombere all’esuberanza di Praticò (considerato il talento istrionico di quest’ultimo non è merito da poco), mentre nell’ingresso del suo personaggio al primo atto restituisce la cavatina “Senza, senza cerimonie” con adeguata disinvoltura vocale e spirito consono.

Al termine della recita tutti i protagonisti della serata sono stati accolti con favore dal pubblico a riprova del successo di questa produzione. Particolarmente evidente l’entusiasmo del regista salutato con calore dagli spettatori, fra cui spiccava la presenza di Franca Valeri, indimenticata “signorina snob” e notoriamente grande appassionata ed intenditrice di opera.


Fulvio Zannella




La Stampa, 13 Ottobre 2012



Successo al "Coccia" di Novara per la prima opera lirica del giurato di X-Factor: la direttrice artistica alla ricerca di compratori

I numeri parlano da soli: tutto esaurito alla prima, nel parterre artisti come Dori Ghezzi e Ivano Fossati. Teatro stracolmo anche alla replica di domenica, con pubblico stipato anche nel loggione.

«Il matrimonio segreto» firmato da Marco Castoldi in arte Morgan - all'esordio assoluto in regia - che lo scorso fine settimana ha aperto la stagione del teatro Coccia di Novara, è stato un «successo vero». Mentre si preparano gli altri appuntamenti in cartellone (già stasera un altro grande evento di richiamo, il Novara Gospel Festival), è chiaro l’intento della direttrice artistica Renata Rapetti per il «post esordio»: «Da oggi cercherò di vendere l’opera in Italia. E non solo qui».

Dunque il proposito della vigilia, quello cioè di esportare la produzione anche fuori dal Coccia, diventa ora una realtà. Anche perché alla «prima» erano presenti alcuni manager, che sicuramente hanno apprezzato la regia e l’organizzazione. E un primo passaggio nazionale e oltre, per lo meno in televisione, Novara se l’è già assicurato: «Il matrimonio segreto», registrato il 5 ottobre al Coccia, andrà in onda a dicembre su Sky Classica, in venti Paesi del mondo, e su Sky Arte, visibile a tutti, con un commento introduttivo di Morgan. In questo modo si potranno alleggerire i conti in rosso, oltre a fare fronte alle spese di allestimento. I conti in tasca. «Il matrimonio segreto» ha avuto costi contenuti: 170-180 mila euro complessivamente.

Dice ancora Rapetti: «E’ veramente poco, se pensiamo che in altre produzioni questa è la cifra che viene data come compenso al regista di fama. Ringraziamo gli sponsor e tutti coloro che hanno lavorato gratis o hanno offerto materiale gratuitamente, architetti e light designer».

Soddisfatto anche il sindaco di Novara Andrea Ballarè: «E’ stato un successo vero. Anche il pubblico di profani dell’opera ha gradito la rappresentazione, si è divertito. E’ questo quello che vogliamo per Novara, è questa la politica culturale da seguire: la città deve diventare un centro di eccellenza a livello internazionale». E archiviato il successo della «prima» a marchio tutto novarese, la fitta agenda del teatro si riapre. Anche in senso materiale: è fresca di stampa e in distribuzione in questi giorni, l’Agenda del Teatro Coccia, originale pubblicazione («un oggetto da collezione», dice Roberto Cicala della casa editrice Interlinea) che alle classiche pagine da agenda alterna gli appuntamenti della stagione in corso e brani legati alla storia dell’edificio. Cicala: «E’ un prodotto classico in veste innovativa che non ha altri esempi analoghi in Italia». Stampata in 25 mila copie, è distribuita agli abbonati e a chi si recherà in biglietteria.
Marco Benvenuti

Fonte


Blogosfere.it, 12 Ottobre 2012



Ultima puntata registrata delle selezioni di X Factor 6 (voto: 7) in attesa del primo live di giovedì 18 ottobre su Sky Uno. Agli Home Visit sono 24 (anzi 23, visto che Marasi è ritirata) gli aspiranti concorrenti ma solo in 12 saliranno sul palco.

Gli Under Uomini atterrano in Sardegna,  carichi di aspettative e voglia di cantare. Raggiunta la bellissima  località di Poltu Quatu, accolgono entusiasti l'arrivo di Simona Ventura  che presenta ai ragazzi la loro vocal coach Paola Folli.

Le Under Donne arrivano in una località  alle porte di Milano e, in sella a delle bici, proseguono il viaggio  verso gli Home Visit lungo gli argini del Naviglio Grande. Sono accolte da Elio e Alberto Tafuri.

I Gruppi Vocali raggiungono un'incantevole villa sul Lago di Como e osservano con meraviglia il volo dell'idrovolante su cui viaggia Arisa. Con lei c'è Giuseppe Barbera.

Gli Over partono alla volta dell'Auditorium Paganini dove anche Morgan si sta dirigendo a bordo di una strana vettura elettrica. Arrivati a destinazione,  il giudice presenta subito il suo vocal coach Gaetano Cappa.

Under Uomini, Carmelo canta L'amore si odia. Subito dopo tocca a Francesco che canta Stand by me e Paola commenta: "È molto giovane ma ha già le idee chiare". Davide punta tutto sulla sua performance di Tracce di te. Poi è la volta di Alessandro che si esibisce con Walk on by, ma Simona non sembra apprezzare le sue "svisate". Nicola, il più sicuro di sé, canta Nessun dolore. Ed infine Daniele che, con un'energica interpretazione di I can't stand the rain, si lascia andare e sembra convincere sia Simona che Paola.

Ober, Romina riprova a convincere Morgan con Crazy. Lui commenta: "Lei è molto perfetta, canta benissimo, però non mi arriva mai dal punto di vista dell'emozione". Didie, che non vuole crearsi false speranze sull'esito del provino, prova a convincere Morgan con Senza fine. Poi tocca al rapper Morgan Ics che promette di lasciare il suo giudice a bocca aperta provandoci con Nessun dorma. Michele punta tutto su Let's stay together. Infine è il turno di Chiara che confessa: "Devo cantare bene perché se fosse l'ultima volta almeno non avrò un rimpianto", quindi canta Shake it out.

Gruppi vocali, i Frères Chaos cantano Seven Nation Army. Arisa è soddisfatta: "Siete belli, belli, belli! Per ora non dico altro"!. Le Diamond Sisters uniscono le loro voci sulle note di Eppur mi son scordato di te. È il turno degli Akme che vogliono giocarsi il tutto e per tutto puntando su Other side. Poi arrivano le Brutte Abitudini che si lanciano in un mash-up di It girl e No scrubs. A seguire i giovanissimi Up3Side con Diventerai una star. L'ultimo gruppo ad esibirsi sono le Provs Destination che cantano Snow on the Sahara.  Arisa è convintissima e prova a convincere anche Barbera: "Sono fresche  e mattacchione al massimo!".

Under Donne, Cixi vuole dimostrare il suo talento con Tutto quello che un uomo. Poi tocca a Yendry che durante l'esibizione di Le tasche piene di sassi ha qualche difficoltà nel ricordare le parole del testo. È il turno di Gaya che canta Un giudice ed Elio commenta: "Hai detto 'cul', comunque non era male, l'hai detto bene!". Marta si esibisce sulle note di Roxanne: la sua voce sembra convincere Elio. La penultima cantante èLucrezia che canta Goodnight Moon ed Elio commenta: "Ha una personalità sufficientemente contorta". Le esibizioni si concludono con quella di Noemi che interpreta Abitudine.

Quindi il responso. Ecco il cast ufficiale.

UNDER DONNE - ELIO
- ELEONORA BOSIO (CIXI)
- YENDRY FIORENTINO

- NOEMI LUCCO BORLERA (NICE)

UNDER UOMINI - SIMONA VENTURA
- NICOLA ALIOTTA

- DANIELE COLETTA
- DAVIDE MERLINI

OVER - MORGAN
- ROMINA FALCONI
- CHIARA GALIAZZO

- ALESSANDRO GRIMALDINI (ICS)

GRUPPI - ARISA
- AKME
- FRÈRES CHAOS
- PROVS DESTINATION

Fonte


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06.12.2013 Morgan presenta l'inedito "Spirito e Virtù" a X Factor 2013

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