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Gossipstar, 10 Aprile 2010



Pubblicato da Tania il 10 April , 2010 alle ore 2:37 pm

Dopo la querelle tra Asia Argento ( nella foto con il suo avvocato ) e Morgan accusato dall’attrice di non essere un buon padre e per questo, trascinato in tribunale con l’intenzione di strappargli la patria potestà della figlia, spunta un altro personaggio che prende le difese dell’ex leader dei Bluvertigo. Si tratta del musicista Fabio Cinti che, secondo quanto riportato dal settimanale diretto da Candida Morvillo “Novella2000″, avrebbe intenzione di dire la sua sulla vicenda e togliersi, per l’occasione qualche sassolino dalle scarpe.
“Morgan vive con un giovane con il quale ha una convivenza di tipo lussurioso”, avrebbe spiegato l’attrice per giustificare la sua decisione di escludere definitivamente dalla vita della piccola Anna lou 8 anni, suo padre reo non solo di aver ammesso di continuare a lottare contro la dipendenza da stupefacenti, ma anche di intrattenere legami promiscui con un suo collaboratore artistico. “Le accuse sono infondate. Sono stato tirato in ballo dalla signora ma io con Morgan ho solo un rapporto di lavoro. Non sono la lussuria di nessuno”, sostiene visibilmente risentito Cinti. Oltre il legale del cantante chiamerà a testimoniare a favore del suo assistito la ex di lui Maddalena Corvaglia, Simona Ventura, Claudia Mori e Mara Maionchi, per dimostrare che l’artista si è sempre preso cura amorevolmente della figlia che sotto la sua ala non corre alcun pericolo come invece sostiene la sua ex sposata da qualche anno con il regista Michele Civetta. Intanto l’attrice a suon di carte bollate e udienze presso il Tribunale dei Minori di Roma, continua la sua battaglia diretta a far decadere la patria potestà sulla piccola Anna Lou, nata dalla tormentata relazione con il giudice di “X Factor” che operato alle corde vocali, non è potuto essere presente in aula rimandando alla fine di Aprile l’appuntamento con i giudici.


The Walwian, 25 Marzo 2010



March 25th, 2010 in walwian.com by Luca2

Morgan mette la testa sul palmo della mano.
E’ l’incrocio tra uno che ascolta con attenzione e il teschio dell’Amleto.
Una ex ministra racconta e piange.
Una ministra racconta e non piange.
Morgan sta attento. Ascolta.

Chi non lo conosce lo odia.
Chi lo conosce lo disprezza.
Quando è così, qualcosa deve essere andato molto storto.
E lui sembra dannatamente uno che ci è rimasto male.

Flashback.
I Bluvertigo suonano L’Assenzio sul palco dell’Ariston.
E’ il canto del cigno della band. La band funziona. La band soprattutto, ha funzionato.
E’ un adieu. Mille miglia lontano dal carrello dei bolliti.

Flashback.
Morgan si agita sulla poltrona. Cita e sorride.
E’ una scena splendida. Sta cercando, con lucido entusiasmo, l’approvazione di Corrado Augias, che per un periodo è sembrato suo mentore.
Dietro le quinte della vita, Augias legge gialli a casa. Morgan prende crack.

Erano amici? Erano davvero in confidenza?
A lume di naso:
Morgan non fumava crack davanti ad Augias.
Gradi di separazione.
Menzogne sostenibili.
Distanze.
Corrado A. accarezza con paternalismo e simpatia il giovane uomo.
Morgan non gli sta leccando il culo.
Vuole sinceramente piacergli.
A lume di naso.

Vecchie immagini.
Morgan che suona il pianoforte, very sixties, bohemien, in mezzo ai monti.
L’acustica delle Dolomiti è da buttare. Lo show è delizioso.
Augias lo definisce con parole molto vecchie, un po’ fuori moda:
figlio dei fiori.

Flashforward.
Una rivista di donne nude e marchette, fa chiacchierare Morgan.
Dice alcune cose oggettivamente vere.
“Gli psicofarmaci sono pesanti”
“La coca era prescritta da Freud”
Dice cose oggettivamente vere, dice cose opinabili. O meglio, opinioni.
Dice cose socialmente inaccettabili.
Come oltremanica succede ogni due settimane, scoppia il casino.
Siccome siamo un Paese che non è in grado di stabilire un ordine di priorità neanche vagamente dignitoso, il casino scoppia a livello istituzionale.

Inizia la lista delle cose patetiche.
Non è patetico Morgan a chiedere scusa, visto che tutti l’hanno fatto, dopo aver detto qualcosa.
Chiedere coerenza al rock & roll è come chiedere ad un’ala di calcio di saper difendere.
E’ una richiesta tanto ragionevole quanto fuori luogo.
E’ una richiesta giusta nel momento sbagliato, al tizio sbagliato.
E’ patetico il pubblico ad accusare Morgan di incoerenza.
La coerenza si chiede ragionevolmente ai decisori pubblici, forse ai propri genitori, e sicuramente ad Eddie Vedder.

Chiedere coerenza al resto dello show biz, è una pretesa radicale e vagamente schizofrenica, nevrotica, che genera confusione nelle intenzioni, rivela un bisogno di sicurezze e certezze, mal riposto, mal indirizzato.
E’ patetico.

Ogni singolo drogato dello show biz,
diventa patetico, in lasso di tempo ragionevolmente lungo.

I Bluvertigo forse sono stata la band più brillante degli ultimi trent’anni di musica italiana.
Sicuramente sono stati la band più moderna, esportabile ed intelligente.

Per scrivere una frase come:

“I professori sono quasi tutti fuori dal tempo“

ci vogliono una misura, una intelligenza, una lucidità assolute.

“Quando mi fido io non c’è bisogno che ti fidi tu“

(non) è solo il verso di una canzone. E’ l’evidenza artistica, è la solidificazione discografica di cosa accade a far germogliare una certa arroganza dialettica su uno strato di intelligenza squisitamente urbana.

Borghesi.
Nei momenti di crisi, nello scivolo a spirale, vien fuori il background.
Fuori dai denti. Sans doute.
Morgan non è stato incoerente nel chiedere scusa.
Morgan non è stato incoerente a fare X-Factor. X-Factor è una parte. E’ una perla nel curriculum.

Morgan è andato in tv per poter far dire a tuo nipote:

“Ma lo sai che Morgan faceva un reality show?“

Che è come dire, con un certo gusto antiquario-nerd:

“Ma tu sapevi che De Andrè ha condotto per sei mesi Novantesimo Minuto?“

Ma Morgan che si arrabattava tra ministre riscaldate nel salotto buono della tv italiana, può trovare spiegazioni, sì, ma nessuna consolatoria.
E’ come se Morgan avesse temuto – sinceramente e follemente temuto, una debolezza forse causata all’abuso delle droghe, prolungato, non più ludico – di poter finire reietto, escluso, ramingo e abbandonato dall’industry. La reazione alla sparata, dopo le ovvie e indolori scuse, è stata di paura, abnorme paura. La paura di essersi bruciato, di finire à la Mia Martini, o qualcosa del genere. E’ sembrata una reazione alimentata dalla paranoia, più che dal calcolo opportunista, di cui è stato non troppo giustamente accusato.

Un parallelo chiarificatore e fuori luogo, è con working class hero/Noel Gallagher, fondamentalmente sereno nella consapevolezza della sua misera provenienza: non avevo niente, male che vada, ho comunque vinto.

Un parallelo imbarazzante e spietato, è con bohemien/Pete Doherty, viveur sinceramente incosciente e mostruosamente puro, nel suo tirare la corda, senza preoccuparsi delle conseguenze, e nel farlo senza un’ombra di maledettismo o nichilismo grunge.

Morgan ne esce con le ossa rotte.

A noi piccoli borghesi una cosa amara rimane di traverso.
E in questo siamo patetici, sicuramente.
E’ condensabile in questo:
“Tu sei una rockstar. Se inizi a preoccuparti tu, che cosa dovremmo fare noi?
Prendi i milioni. Prendi i milioni per farci ridere. Quei soldi – parliamo di soldi
perchè siamo tutti borghesi – sono la tua assicurazione sulla vita. Sono la tua
personale cassa mutua, perchè tu possa mandare a fanculo la tua vita, mandare
a fanculo gli astanti, perchè tu possa – più serenamente di come hai fatto, decidere
di dire questo e quello, e chiedere scusa al limite, magari ipocritamente, per non
sentire scocciature. Ma tu ti sei andato a raccomandare.
Sei, oggettivamente, nella posizione di non doverlo fare. Se pensi di doverlo fare,
non sei così sveglio.
Non sei un dritto, né un incoerente.
Non ci stai capendo niente.
Una volta un tizio che mi voleva bene mi ha detto:”don’t put your life in the hands of rock & roll band“.
E non vengo qui a caricarti di chissà quale responsabilità. Vederti arrabattare
come uno stagista, mi mette tristezza. E tu non sei più divertente. Questo è il vero
punto. Questo, è un problema, tanto mio, quanto tuo.”

Morgan è un borghese. Scritto senza il minimo disprezzo. E’ una valutazione quasi
entomologica. Lo è nel chiedere scusa, preoccupato per il futuro, nella sua manifestazione più degradante. Lo è in modo splendido, nella cultura che infonde nelle sue creazioni.
Lo è a livello intimo, nella cangiante parata di versioni di sè che offre, da giovane rockstar a maturo compositore. Lo è nella parata di vesti e vestiti che ha messo su negli anni. Nella stupefatta, e stupefacente, varietà di luoghi non-comuni che ha sintetizzato attraverso un haircut o una giacca. Forse Morgan ha divertito, da Asia alla Del Turco, più di quanto si sia divertito, non è dato saperlo. Ha scritto dischi con la band assolutamente solidi, ha scritto album, un album soprattutto, da solista, che è la quintessenza del going solo.

Ha ricordato John Lennon, con il suo Appartamento, e lo ha ricordato anche nelle sue espressioni più incerte, con l’album successivo, di cui non ricordiamo il nome. Così fragile e fiacco, da far inquietare la major.

“Ehi major posso fare un album che non riesce a dire molto, con delle non-canzoni… sono Morgan!”
“Ti sei bevuto il cervello, ragazzo.”
“Ma io sono Morgan!”
“Ma quelli sono i miei soldi!”

L’altro polo dei Bluvertigo era Andy Fumagalli. The Quiet One, verrebbe da dire, tanto per ingabbiarlo in una definizione trita. Andy che suona le canzoni composte, con l’aria di chi ci ha messo del suo. Andy che non cambia stile da anni. Che mantiene da tempo immemore la stessa pettinatura, la stessa allure, le stesse giacche. E questa sua immutabile non-maschera, lo rende un milione di volte – usando categorie che trovo francamente odiose – più vero della sua controparte.

Una immutabilità che sa di vita, più che di arrogante, pervicace, coerenza.
Semplicemente, gli piacciono i capelli ossigenati e le giacche azzurrissime. Non è ossessionato, almeno non sembra, dallo scoprire un’altra possibile interpretazione di sè.
Alla tastiera, naturalmente alla console, gradevolmente, prevedibilmente, in modo discreto e divertente artista, con i suoi pupazzi colorati e pop. La forma e la sostanza coincidono. Poi c’è l’aurea. Quelle sculture, quei cuscinoni warholiani, e l’etichetta di “artista”, per una questione di sfumature invisibili, potevano risultare insopportabilmente pretestuose.

E’ la normalità di Andy, a renderle simpatiche. Impossibili da disprezzare, perchè impossibili da sopravvalutare. E’ la banalità del bene. E’ un taglio scalato di cui si intuisce la fattura e che non sembra una parrucca perfetta. E’ una ruga d’espressione al bordo del rossetto. E’ guardare un giovane uomo, che ha fatto una grande rockband, naked, sulle pagine di Rolling Stone Italia. Non imbarazzato dalla sua stessa nudità, vagamente sorpreso, razionalmente quieto per la anormalità – a prescindere dalla cornice – di starsene con il cazzo di fuori.

Raramente si è visto qualcosa di più spontaneo nella sua costruzione. E’ la sensazione di una ammissione preliminare al fondare una band come i Bluvertigo, di fare opere d’arte, di fare il dj, di posare nudo:

non è normale, ma non è neanche una cosa forzatamente eccezionale.

Sono le situazioni, è la vita, e la somma di entrambi sottointesa pudicamente. E’ l’allure delle persone speciali in storie che diventano assolutamente straordinarie se uno fa le cose giuste, le fa bene, e magari divide la strada con quello che qualcuno definirebbe, pesantemente, istrionico, Morgan.

Morgan & Andy adesso girerebbero in Bentley e l’ambiente avrebbe fomentato manifestazioni ancor più accentuate della loro persona. Andy raccoglie sguardi incuriositi e affettuosi, pieni di rispetto. Morgan viene osteggiato da ogni parte. I tipi come il primo vengono continuamente sottovalutati, quelli come il secondo sono in grado di irritare e rendersi invisi praticamente a chiunque. E’ una decina di anni che latita la loro musica. E’ un bene: Strade peculiari e discrete, o bruciarsi, essere travolti. Bolliti, mai.

Fonte

 


RiverBlog, 25 Febbraio 2010



February 25th, 2010

In un Paese normale, Raffaele Panizza sarebbe semplicemente un giornalista che ha fatto il suo lavoro. Ha incontrato un personaggio, gli ha fatto delle domande, e ha scritto le risposte. That’s it. Niente di più. Ma siccome viviamo nel Paese della fuffa dietrologica, Panizza è diventato, secondo alcuni: il “manipolatore di interviste”, il “mostro che ha estorto dichiarazioni”, lo “scorretto che ha estrapolato frasi ad hoc”. Per la cronaca: Panizza è il collega che ha firmato l’intervista nella quale Morgan confessava di far uso di droghe. Intervista registrata, e, quindi, “vera”. Su internet mi sono divertito a leggere le accuse mosse a Panizza, classe 1974, collaboratore per MAX e consulente del Chiambretti night. Spesso è la solita litania qualuquista anti-giornalisti. Altre volte, schizzi di invidia di tanti colleghi che avrebbero voluto firmare quel pezzo e che, invece, preferiscono schiumar rabbia. Perché – lo dico per chi non frequenta il mondo del giornalismo – chi firma una scoop è visto come un fastidioso rompicoglioni.

Quando è esploso il caso, mi sono messo in contatto con lui. E, oggi, a poche ore dalla puntata di Annozero, che vedrà come ospite Morgan, ecco l’intervista.

Andiamo al dunque: per colpa tua Morgan non è andato a Sanremo. Sintesi giusta?
A non voler essere cervellotici sì, sintesi giusta. Anche se mi pare che la vera causa, oltre ovviamente alle sue dichiarazioni, sia lo strano can can di opinioni che è immediatamente seguito alle prime anticipazioni della mia intervista su Max. Se un giornalista di Repubblica o del Corriere, appena si ritrova in mano l’intervista di un artista che racconta di drogarsi tutti i giorni, si sente in dovere di chiamare come prime persone Giorgia Meloni e Carlo Giovanardi, significa che c’è qualcosa che non va. C’è proprio uno spostamento di piani, dallo spettacolo alla politica, che mi pare piuttosto emblematico del momento che viviamo (non solo in Italia) ultimamente. Credo che se ci fosse stato Nichi Vendola presidente del consiglio, giusto per capirci, al massimo i colleghi che hanno ripreso l’intervista avrebbero cercato Luzzato Fegiz, che in passato ha ammesso di usare coca, per fare una piccola storia del rapporto tra coca e rock and roll. La Meloni avrebbe fatto il suo comunicato stampa, ma non se lo sarebbe filato nessuno.

Morgan dice che hai travisato, frainteso, estrapolato. Insomma, quelle cose che si dicono quando ci si vuol rimangiare un’intervista. Te l’aspettavi, mentre scrivevi il pezzo?
No. Anche perché, vista la delicatezza degli argomenti, non mi sono permesso di fare nessun copia-incolla, nessun montaggio. La conversazione è avvenuta con la stessa scansione in cui l’ho scritta, senza “cose dette prima e messe dopo”, o viceversa. e comunque non credevo certo che sarebbe scoppiato tutto sto casino. Che Morgan potesse essere alle prese con problemi di droga, non me lo sono inventato io. Erano tutte le presone che avevano a che fare con lui, in particolare negli studi di X Factor, che non perdevano occasione per raccontare delle volte che si presentava strafatto alle registrazioni. Io non avevo idea che ciò rispondesse al vero. Glie l’ho chiesto. E lui ha risposto sinceramente.

La cosa che ti ha dato più fastidio leggere di te.“Leggere” nulla. Durante una trasmissione radiofonica il figlio di un giornalista molto importante ha detto che ’se si profilasse un nuovo caso Pantani, io dovrei avere il peso di un morto sulla coscienza’. Una roba brutta da sentire.
Tornando indietro, ri-scriveresti lo stesso pezzo?
Professionalmente, sì, lo scriverei tale e quale. Detto questo, vedere la rassegna stampa del mio “caso Morgan” poco più bassa della tragedia di Haiti mi ha fatto schifo.

Hai più sentito Morgan?
No. Solo qualche sms. Spero che il momento dei chiarimenti arrivi presto.

Quando lo hai intervistato, Morgan era lucidamente “consapevole” di ciò che stava dicendo?
Sì. Era lucido, esaustivo, come sempre. Magari un po’ assonnato, vista l’ora (ci siamo incontrati intorno alle 17, orario in cui lui normalmente dorme), tanto che un paio di volte, sdraiato sul divano, si è quasi assopito. Non ho pensato neppure un attimo che fosse sotto l’effetto di droga, anche perché associo la cocaina a stati di eccitazione, non certo a torpore. E’ stato lui a dirmi, a un certo punto, di essere anche in quel preciso istatane sotto l’effetto del crack.

Sul web s’è scritto di tutto, su di te. Dagli insulti alle dissertazioni sulla professionalità. Eppure hai fatto “banalmente” il tuo lavoro. Ma qualcuno ti ha fatto i complimenti?
I complimenti sono stati molto più numerosi che gli insulti. Però mi hanno colpito di più i secondi. Dei primi non so bene cosa farmene. Mi hanno invitato in tutte le trasmissioni possibili, offerto soldi per vendere la registrazione dell’intervista, ma me ne sono rimasto bello tranquillo a casa mia. Ritengo che il caso Morgan sia una scoreggia nell’universo, e come tale lo considero.

Ricevuto minacce, più o meno velate?
Minacce no, discorsi strani però sì. I giornalisti musicali in particolare sembrano non aver gradito. E’ come se avessi rotto qualche equilibrio che regge il gioco tra artisti e stampa. Anche gli uffici stampa sono agguerriti. C’è la targa “io non posso entrare” davanti a un paio di porte. Mi dispiace e contemporaneamente non fa nessuna differenza. Io non sono interessato a diventare amico dei personaggi. Anzi. Credo che offuscare un po’ il loro bagliore, finto, sia un ottimo servizio sociale per chi sta a casa affondato nel divano, cresce i figli, e si chiede come cavolo è che nella vita non gli sia successo nulla di eccezionale.

Sanremo ha sbagliato a impedire a Morgan di salire sul palco?
Su questo non riesco a farmi un’idea. d’istinto dico che hanno sbagliato, perché, ancora una volta, reato e punizione non sono sullo stesso piano. Se fosse stato ancora a XFactor, dove il suo ruolo è misto, da guastatore-educatore, forse una sospensione sarebbe stata legittima. A Sanremo, dove si canta e basta, e in più si gareggia giudicati da un pubbico, no ha senso. Vedrai che alla fine succederà il contrario, e l’anno prossimo tornerà a X Factor sotto il nume tutelare di Simona Ventura. Sarebbe un paradosso. Ma è inutile aggiungere male a male solo per coerenza.

Droga e vip. Morgan, secondo molti, ha detto l’ovvio. Sono (siamo?) tutti degli ipocriti?
Non ha detto l’ovvio. Ha detto che la droga non gli interessa per lo sballo, ma solo per curarsi l’anima. Ha parlato della non violenza della sua scelta, contro l’aggressività di chi si droga in giacca e cravatta per placare le sue frustrazioni e poi si trasforma in un mostro. Ha detto cose tutt’altro che ovvie. E infatti nessuno ha cercato di capirle.

Fonte

 


La Stampa, 26 Febbraio 2010



Il gossip tv ha fatto dimenticare le doti artistiche di Marco Castoldi. Occorre riscoprire il personaggio proprio attraverso le sue canzoni

A me è sembrata una grande commedia. Dico Morgan e la sua famigerata intervista, e i fulmini dal pulpito Rai, e l'espulsione dal festival, e tutta l'indignazione & le chiacchiere & le tavole rotonde che sono venute dopo. A me è sembrata una grande commedia e mi domando solo se interamente scritta o abbozzata a canovaccio, giusto lo spunto e poi ognuno a ruota libera (tanto in queste cose, in Italia, ci sono formidabili piloti automatici). Alla fine, sembra evidente che ci hanno guadagnato tutti: si è parlato fino a saturar le orecchie di un festival che avrebbe rischiato l'asfissia e il malvagio (ehm ehm) eroe ha avuto mille volte più attenzioni che non gorgheggiando all'Ariston.

La contabilità apparente è questa, ma forse sarebbe il caso di fare altri calcoli. Morgan, dico a te, perchè non spicchi il volo da queste basse lande e non voli alto come puoi fare? Perchè non li abbandoni al loro destino, gli SFestival e anche gli X Factor? Storielle così andrebbero bene a un musicista che non ha niente da dire, a un robottino plasticato che funziona per energia di gossip come certi transformer vanno a pile. Non è questo il caso, credetemi. Morgan è uno dei più sensibili, intelligenti, acuti musicisti della sua generazione, almeno in Italia (e questo «almeno» dipende solo da lui), capace di bellissime invenzioni e ancora più folgoranti re-invenzioni, con un enciclopedico bagaglio di canzoni nella testa e tra le dita che gli fanno buona compagnia e gli mandano utilissimi segnali.

Purtroppo è innamorato del vecchio (vecchio? decrepito) mito della rock star e gli piace troppo atteggiarsi a quello che non è; un cinico dissoluto che si gioca a dadi la vita mentre con la mano sinistra, nei rari momenti di lucidità che si concede, rivela di essere lo specialone della compagnia. Il guaio è che questo modo di fare paga, nella nostra sbrindellata società. Così tutti conoscono Morgan per le sue bagatelle sentimentali e le intemperanze Tv e questo fumettone invernale, in quanto personaggio-domiciliatoin- Tv e maledetto-buono-per-Porta- a-Porta; e nessuno parla mai dei notevoli dischi che pure ha pubblicato facendo banalmente il suo mestiere di musicista.

Fate la prova, andate controcorrente. Dimenticatevi il look da Mohicano in Brianza, il fantasma di Asia Argento e i vaffa di Mara Maionchi, procuratevi due album come «Canzoni dell'appartamento» e «DaAadA»e poi ditemi se non sonounamicoa darvi certi consigli. Morgan sa di storia rock e ricorderà certamente Neil Young e quel suo epitaffio a Kurt Cobain: «Meglio sparire con una vampata che svanire un po' per volta». Temo che, da aspirante maledetto, quella frase lo esalti,magliene voglio regalareuna migliore.Dicono che sia di Flaubert, anche se le frasi a effetto hanno sempre cento padri.

Ad ogni modo: «sii ordinario e metodiconel quotidiano, così potrai essere originale e violento nella tua opera». Auguri Morgan, conto di vederti sparire dalle rubriche di gossip per «troppa normalità » e di essere fatto invece a pezzettini dalla tua musica, per l'appunto «originale e violenta». Il concerto di Morgan si terrà al teatro Colosseo in via Madama Cristina 71 (011/6505195 o 011/6698034)domenica 28 febbraio alle ore 21. Biglietti a 22, 26 e 30 euro (esclusi diritti di prevendita) acquistabili direttamente alle casse del teatro.

Riccardo Bertoncelli 

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