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Rockit, 20 Dicembre 2007 



Morgan al Live di Trezzo sull’Adda. Si alza il sipario e si scopre che a suonare sono lui e Megahertz. I due presentano molti pezzi pescati dal repertorio del cantante lombardo, alcuni "classici" dei Bluvertigo e qualche cover. Tutto è riproposto in chiave elettronica, l'effetto è straniante e affascinante insime. Eleonora Chiari racconta.

Davanti al sipario un paio di sinth. Si alza e quel che c’è dietro sono un paio di tastiere, nient’altro. La scenografia è essenziale, per non dire inesistente. Non c’è una batteria, non c’è una chitarra. Nulla.  Morgan arriva sul palco accompagnato da Megahertz, “l’uomo dal cuore sintetico”, suo fedele compagno nella carriera da solista. E subito è applauso. Inizia una session strumentale psichedelica e piuttosto lunga, non tanto per accordare gli strumenti fantasma, quanto per regolarne volume e l’intensità. L’esordio non ha un’acustica tra le migliori, i bassi sono troppo potenti e coprono il resto dei suoni campionati e sintetizzati. Un macello musicale poco nitido. Ma finito il rodaggio, Morgan ingrana alla grande e apre con “La decadenza". Di seguito, senza interruzione, si riconoscono le note iniziali, saggiamente digitalizzate, di “Amore Assurdo”. Autobiografia allo stato puro. “Animali familiari” smorza la tensione dell’elettronica, il leone marino che fa strage di pinguini è talmente realistico e surreale che diverte. Accompagnato da un flauto anni ’30, Morgan inizia un piccolo siparietto: “l’impresario si lamenta…ma cos’è questa crisi?”. “La crisi”: altro salto al passato con uno dei pezzi più osannati dei Bluvertigo. Si susseguono chicche passate, “Heaven in my coktail”, e assaggi dall’ultimo album, “Tra cinque minuti”. Poco dopo “Me” e “Zero” portano tutti i presenti alla massima partecipazione, con le ragazze che vorrebbe tornare agli anni d’oro per la dignità delle groupie. Io capisco e condivido. L’atmosfera è ormai calda e i tabagisti iniziano a soffrire l’astinenza. Morgan è l’apri fila della trasgressione e, cosa non si fa per una sigaretta, sul palco, tra applausi di invidia, invita a salire un fan simbolico a cui è concesso per un attimo il vizio del fumo. Nella mia mente si delinea la sua figura come quella del genio ribelle, senza regole sue e non curante dei divieti. Ma è un pensiero effimero che rifugge lontano quando attacca con “Da A ad A” e l’unica cosa che rimane è la sua figura di dolce papà e uomo innamorato delle A della sua vita. Torna nel suo appartamento in cui ha vissuto da solo e che ora è  “Altrove”. Salta, scalpita, sintetizza i suoni con veracità e passione. Chiude con “Contro me stesso” e dimostra che si può essere intimista ed elettronico. Lo ha fatto Brian Eno, lo può fare anche Marco Castoldi. Per il bis, rito d’obbligo, non ha lasciato i dettagli al caso. Rientra con “Fashion” di David Bowie. Con la stessa eccentricità: è lui il nostro Duca Bianco. Il gran finale è affidato a “La cosa” con i cori della ancora bowieana “Station to Station”. Conclusione dalle citazioni colte.

Non era quello che mi aspettavo. Non per questo è stata una delusione. Nel mio immaginario, dopo aver saputo che Morgan avrebbe tenuto una data al Live, aveva preso forma l’idea di lui e un pianoforte. Dimenticandomi completamente (…ma come ho potuto?) della sua capacità di stupire le aspettative, di essere tutto e il contrario di tutto. Di essere contro se stesso. E chi c’era sa bene cosa vuol dire: ballare e commuoversi a ritmo di elettronica, provare insieme sensazioni contraddittorie. Il segreto è non essere mai uguali a se stessi. Il trucco è non farci sentire mai uguali a noi stessi.

Eleonora Chiari

Fonte: http://www.rockit.it/articolo/16816/marco-castoldi-morgan-live-club-trezzo-sulladda-mi


Mente Locale, mensile cultura e società di Pescara,10 Dicembre 2007



Musica/ Morgan in concerto

Dove: Pescara, Teatro Circus

Non vedo Morgan da questa estate, precisamente dal 27 luglio, giorno in cui il tour di "Da ad A" si è fermato a Roma, ed io ero lì, tra il pubblico di Villa Doria Pamphilj. Per me era il live di Morgan numero...boh! Sinceramente in 10 anni tra i suoi e quelli dei Bluvertigo ho davvero perso il conto! Diciamo che era l'ennesimo live...e non è che mi sia divertita poi tanto: concerto in stile più o meno classico, con chitarre, basso, pianoforte, batteria, strumenti vari e la giusta dose di elettronica...un live pomposo, ricco e barocco. Barocco e pomposo un pò come il disco, che ho apprezzato, sì, ma che ho trovato un pò pesante e che non mi ha per nulla folgorato, così come invece accadde per "Canzoni dell'Appartamento" e per tutti e tre i dischi dei Bluvertigo.
Stavolta Morgan è stato invitato a Pescara dal Comitato Regionale per la pace e i Diritti umani, il concerto è gratuito e alla fine saranno più di 900 gli spettatori, presenti nella sala.
Alle 18 c'è la conferenza stampa alla quale arriva un pò spettinato e un pò assonnato, ma comunque disponibile e ciarliero, tanto da rendersi persino simpatico, facendo dimenticare quasi subito quell'atteggiamento un pò spocchioso che lo caratterizza e che lo rende antipatico a molti. A volte anche a me.
Abbandonate le giacche di velluto, le camicie con volant e fiocchetti e i cappelli a falda larga, Morgan questa volta è vestito di nero con scarpette di pelle bianche e senza calze (molto eighties!), capelli (finalmente!!!) corti e brizzolati, occhiali da sole a specchio e una birra in mano, decisamente meno bohemien dell'ultimo periodo, quello, per intenderci, di "Canzoni dell'Appartamento", ma soprattutto dell'ottimo rifacimento del capolavoro di De Andrè "Non al denarò non all'amore né al cielo". Ora ha un aspetto ancora diverso e contrario, che potremmo definire "dada", come il concetto che si lega al suo ultimo disco "Da ad A", lavoro molto introspettivo e autobiografico in cui ogni brano è diverso dall'altro, dove elettronica, rock, pop e orchestre sinfoniche si mescolano, si rimbalzano, si oppongono in un caleidoscopico dadaismo più o meno gradevole. E per chi come me ha amato moltissimo i Bluvertigo, la sua immagine attuale sembra molto più vicina al Morgan della trilogia chimica di "Acidi e Basi", "Metallo e non Metallo" e "Zero". Sarà un segno?
Mentre si libera degli occhiali, sorseggia la sua birra e accende una sigaretta, quella che puntualmente chiede di poter fumare anche dove sa benissimo che non potrebbe, Morgan imbastisce una singolare ed interessante lezione di "anatomia elettronica" per svelarci perchè questo tour si chiami "Bio-electric".
Il palco, spiega, sarà quasi vuoto, eccezion fatta per lui, il fidato Daniele Dupuis, alias Megahertz, e un terzo organismo composto da circa 30 macchine collegate le une alle altre, un sistema di connessioni elettroniche in cui i componenti di tecnologia avanzata e quelli vintage (computer, sinth, connettori, centraline a controllo voltaico, drum machines, midi...) hanno la stessa funzione che nel corpo umano hanno i vari organi. Tutti questi elementi infatti rispettano una gerarchia stabilita dalla possibilità di comunicare tra loro e di influenzarsi inviando e ricevendo impulsi. Il cuore ovviamente è il computer, un portatile Apple in questo caso, il cervello una master keyboard, una tastiera che funge da centralina di smistamento dati, l'arpeggiatore, ossia la macchina che riceve i segnali di ritmo dal cuore/computer e influenza le altre macchine, funge da polmone, e la macchina audio che filtra il suono ha la stessa funzione del fegato. E poi tanti altri congegni più piccoli, che rappresentano i nostri organi minori, cmunque importanti e indispensabili al corretto funzionamento dell'intero organismo.
L'elettronica diventa metafora del meccanismo biologico che governa il corpo umano. L'idea, assolutamente spiazzante e ossimorica, di proporre un concerto di questo tipo per il secondo tour di "Da ad A", ha spiegato ancora il Castoldi, è nata come improvvisa esigenza di cimentarsi di nuovo nella sperimentazione, riponendo per un pò nelle custodie gli strumenti classici, la stessa esigenza di reazione che 6 anni fa lo aveva allontanato dalla sperimentazione bluvertighiana in favore della musica classica e degli strumenti canonici. Un pò per seguire l'onda creativa del momento, un pò per riallenarsi all'elettronica in vista di un prossimo futuro con i Bluvertigo, ha scelto così di spogliare completamente i suoi pezzi, di ridurli al loro esoscheletro e di riproporli in versione elettronica radicale.
Morgan parla...parla...e, come al solito, ne "sa a pacchi", si dice da queste parti! Racconta aneddoti, immancabilmente nomina Bowie, risponde alle domande, elargisce consigli...Scoccata l'ora del soundcheck, infrange ancora una volta poco elegantemente il divieto di fumare, accende l'ennesima sigaretta e, seguito dalla scia ondeggiante e fumosa che lascia nell'atrio del teatro, ci saluta e va ad "immergersi" all'interno del suo macchingegno bio-elettrico che, a dire il vero, già da un pò gorgheggiava ossessivamente disturbando la nostra conferenza!
Alle 21 in punto il Teatro Circus apre le porte, e molti ragazzi si precipitano giù per le scale nel tentativo di accaparrarsi il posto migliore. C'è chi arriva con più calma e scende le scale senza fretta, come ad esempio il pubblico più adulto, che probabilmente è il perchè si aspetta un Morgan al pianoforte che canta De Andrè e purtroppo subirà una cocente delusione. Il teatro si riempie e guardando attorno non è difficile riconoscere gli stessi visi che 10...8...6 anni prima erano ai concerti dei Bluvertigo (come la sottoscritta!) ad urlare in coro "E' praticamente ovvio che esistano altre forme di vita!!!" Un pubblico di veterani, quindi, ma anche di nuovi adepti e di gente curiosa...una platea cangiante come cangiante e camaleontica è l'ispirazione artistica di Morgan. Al centro del palco giganteggia la macchina-umana di asimoviana memoria: due postazioni perfettamente speculari, una in cui Morgan governa il computer-cuore, molte tastiere di generi differenti, tra cui anche una vecchia Roland, ed effetti di vario tipo, e l'altra controllata da Megahertz, dove spiccano tra gli altri un moog voyager, un korg e un theremin, il singolarissimo strumento composto da due antenne, inventato nei primi del '900 dall' omonimo fisico russo. Il live è un esplosione di suoni e di colori! Un sound vigoroso kraftwerkiano, ma più rotondo e meno algido (merito anche dell'acustica del teatro), lascia sbalorditi e attoniti quelli che si aspettavano altro. Tutto sembra un enorme videogame, in cui Morgan e Megahertz con movimenti a volte lenti, a volte convulsi, domani e dominano il grande robot musicale da cui sono circondati e abbracciati. Ma come ogni robot che si rispetti, anche questo tenta la ribellione costringendo i due a qualche tempo morto, ben gestito e dedicato a simpatiche gag, in cui giocano con il pubblico, bevono e offrono del vino (versandone sbadatamente anche sul mouse del computer!), e addirittura invitano gli spettatori a riconoscere i versi dei vari uccelli tramite i classici fischietti-richiamo di uso venatorio! Il concerto è coinvolgente fino alle ultime note del bis, e l'ingegnoso e moderno Multivac sonoro "si comporta bene" diventando il protagonista assoluto del palco. La nuova scommessa artistica di Morgan, coraggiosa, è stata vinta.

Anna G - Foto di Andrea Straccini



Bloomriot, 3 Settembre 2007



Noi ascoltiamo, seduti, immobili, lì, ogni volta, quando arriva il 31 agosto e non ne possiamo più, estremo momento liberatorio, finale, ascendenza o decadenza? Chissà, di certo fine, fine del peggio, del caldo "infernale" e della morte dei mesi trascorsi. Fine dell'estate che noi, in gran parte, odiamo.
Così trasudiamo questo desiderio di catarsi in capo ad una fila infinita davanti all'ingresso di uno dei più storici club milanesi, alzaia naviglio pavese, assistendo l'avvicendarsi di sporchi giochi di danaro perchè il locale è storico si, ma di certo manca, nell'elargire finte promozioni e superamenti di file a "chi offre di più", di una certa eleganza e raffinatezza, tutto pur di presenziare, di esserci, di fare le tre del mattino lì dentro per poi uscire e ricominciarci da capo.
Superate le vergogne di baristi e tristi proprietari, prendiamo posto nascosto, non troppo davanti (perchè i 45 euro compresa cena che avrebbero promesso posti riservati ci siamo rifiutati di spenderli, per svariati principi più o meno intuibili)ma nemmeno troppo indietro. Un pianoforte e la solita atmosfera buia, che sa di tepore, familiarità, tutto un po' anni 60, come quando Endrigo dava vita ai suoi recital ed infatti di recital si tratta anche in questo caso.
Appare Marco Castoldi, diverso, a detta delle presenze "sistemato", capello corto, direi meravigliosamente brizzolato, uno spazio maggiore al viso, al sorriso, alla giovinezza. E' strano il taglio netto e tanto sta a significare, un nuovo inizio, un tentativo, un desiderio. Il repertorio parte con una ormai classica Il Mio Regno di Luigi Tenco, presegue con Mariti In Città di Modugno per poi soffermarsi sulla richiesta Altrove, poi qualcosa, quando Marco introduce una indimenticata Save A Prayer, si apre: continuo a voltarmi indietro dove qualche file più in là, c'è l'ex compagno di brigata Andy che ascolta, dal suo angolino, assieme alla sua compagna, Morgan che canta e suona facendo impazzire il pubblico; osservandolo trovo la prima piccola perla commovente della nottata, un uomo accusato e non, accusante e non, rispetto ai rapporti con Morgan e rispetto alla non scongelazione dei Bluvertigo che sorride e guarda il suo amico di sempre con uno sguardo che a parole descriver non si può, prima proprio durante questa vecchia e nostalgicissima hit che tutto il pubblico intona e che i due eseguivano insieme poi, con ancor più mio stupore, anche con i brani che la seguono, di certo meno da repertorio Bluvertigo: Animali Famigliari, Odio L'Estate (appunto), O Mia Bela Madunina e When You Are Smiling...a quel punto però, nel susseguirsi come sempre coinvolgente e raffinato di questi pezzi che per chi consuetamente vede il Nostro live sono ormai dei classici, Andy viene introdotto sul palco e ai fan dei Bluvertigo succede qualcosa, improvvisamente si annullano pensieri sulle reunion, "fanno bene?fanno male?" chi lo sa, ma lì sul palco c'è Andy e qua sotto ci sono io e con me tante persone che sono cresciute vedendo i due creare ed esibirsi insieme, che hanno fatto delle loro gag dei classici della conversazione, che si sono fatti accompagnare ai concerti del 1998 dai genitori, pur di non mancare, e tra queste sensazioni a pelle percepibili, tra sguardi emozionati impossibili da nascondere, arriva Altre Forme di Vita, il classico, quello che tutti cantano, anche qua, anche ora mentre le due voci sembrano non essere molto in accordo, sembrano improvvisare anche se è chiaro che improvvisazione non è.
Il pubblico è in estasi, tra i due ci sono abbracci e gesti complici, alla fine del pezzo Andy in cerca d'accendino finisce ad accendere la sua sigaretta contro quella di Morgan..sembra un abbraccio, un bacio, visto da sotto il palco, di certo un gesto che manda in visibilio i fan.
Ed è così che parte davvero l'improvvisazione, Somebody dei Depeche Mode, cantata struggente da Andy e una Personal Jesus da manuale, immensa, emozionante, un balzo all'indietro perfetto anche dal punto di vista esecutivo. I due si salutano, abbracciano di nuovo, e da qua in poi io la scaletta esatta non la ricordo più.
Ricordo una Ritornerai di Lauzi e una incredibile e mai eseguita prima, cover di Odio di Umberto Bindi, pezzo decisamente avantgarde e di inestimabile valore.
Oltre a queste altri pezzi nuovi e d'antica esecuzione live: Una Storia d'Amore e di Vanità, Liebestod, Un Medico, Un Ottico e Morire Per Delle Idee e pezzi meno noti come Ma Cos'è Questa Crisi? o Il Crack Delle Banche con tanto di variatio a favore di una "se rubi invece qualche milioncino ti senti nominare cavaliere!"
Una pausa breve e poi si ricomincia, alla grande, si ricomincia con il vigore che solo il tardo orario può trasemettere, in quel buco del mondo dove ci troviamo ora.
Il completo nero (con cappellino) lascia spazio alla camicia a righe e a una maggior rilassatezza, si ha voglia di ballare, di lasciarsi andare, di emozionarsi come solo quando la perdita di controllo e del senso di luogo e tempo sono in stadio avanzato, riesci a fare.
Inizia la seconda parte con Agostino Nascimbeni dei Lombroso, ormai fedele amico e spesso compagno di palco del nostro, con mio immenso stupore tre pezzi uno dopo l'altro, da Abbey Road dei Beatles, ovvero Oh Darling eseguita maestosamente con una voce in grandissima forma, il classico di Harrison Something seguito a ruota da una grande Maxwell's Silver Hammer. Io sono commossa e stupita nel riascolare queste cover del disco che non solo reputo essere il migliore dei Beatles ma che è anche quello che mi ha accompagnata nelle notti di questa estate.
La perdita di controllo prosegue, con l'incedere di altissimo livello del live, si scelgono altri classici dei Beach Boys come Surfin'USA, Suspicious Mind di Elvis, una grandiosa Lucille e un altro paio di pezzi dei Beatles.
La complicità con Agostino è evidente, i due si divertono, questa seconda parte ha tutto il sapore di una jam session tra amici, peccato solo per il pubblico che ha abbandonato il locale o è rimasto troppo seduto senza seguire, a mio avviso, lo spirito dei pezzi scelti. Rimane il gran finale lasciato a una grandiosa I'm Waiting For The Man che si conclude con un ironico ma non troppo "e che tutte le Scimmie siano con voi".
Se il live a Le Scimmie del 2005 era stato il live della decadenza, dei 40kg o poco più, dei pezzi struggenti e della lacrima facilissima, il live che preparava a un autunno in caduta, che faceva pensare a un abbandono, questo live a Le Scimmie del 2007 è invece in apparenza il presagio di una concentrata rinascita umana: i capelli corti, la forma e la vitalità positiva (?) percepita paiono esserne presagio.
E poi c'è questo incessante seppur celato, profumo di Bluvertigo...

di: LaGiu'

Fonte: http://www.bloomriot.org/1020/morgan-alle-scimmie.html


La Brigata Lolli, 21 Luglio 2007 



Diario da Ricaldone, sabato 21 luglio 2007

Si parla di musica indipendente, oggi a Ricaldone e dell'importanza di combattere l'omologazione, di far sentire la propria voce. Ed è un tema sicuramente affine a Tenco, il Tenco sociale, quello che voleva provare a cambiare il mondo. Ospite della terza giornata Giordano Sangiorgi, che racconta la sua esperienza di patron del Mei di Faenza, il meeting delle etichette indipendenti, quella sorta di bolgia creativa che da dieci anni focalizza sempre più l'attenzione sul mondo delle indies italiane. Con lui i Mariposa, che parlano dal punto di vista dei musicisti e Enrica Corsi, del premio Bindi di Santa margherita Ligure, che da quest'anno si unisce in una sorta di gemellaggio con l'Isola in collina. A testimoniare che l'unione fa la forza e che è stupido arroccarsi nei propri giardinetti.
 
L'ultima serata di questa rassegna prevede uno Mariposa, Cesare Basile, Morgan e Mauro Pagani con Badara Seck. Quattro modi di fare musica indipendente, diversa nei generi ma con la caratteristica comune della qualità delle proposte. E le aspettative sono assolutamente attese. Dopo le sperimentazioni dei Mariposa e della loro musica componibile, un Cesare Basile in gran forma ci regala un set da brivido. Testi taglienti, ombre, luci e ancora ombre, musica minimal-elettrica e parole-rasoio per uno dei migliori esponenti del rock d'autore che abbiamo sulla piazza.
 
E siamo ancora immersi in un'atmosfera fatta di immagini forti, carnali, profonde, avvolgenti, magnetiche, che dopo un velocissimo cambio palco Morgan entra in simbiosi con il pianoforte e con le sue note si tuffa in un'atmosfera neo-anni sessanta e "diventa" Tenco. Intendiamoci, non è una copia filologico-pedissequa e neanche un'identificazione. E' qualcosa di più profondo, di intimo. Morgan è Morgan ma nella pancia è Tenco. L'ha mangiato e l'ha digerito, lo possiede ed è posseduto. 
 
Morgan non sarà un mostro di simpatia, ma sicuramente è un mostro di bravura e la dimensione live è la sua chiesa. Con lui un Enrico Gabrielli tirato in scena per i capelli e "costretto" a suonare pezzi che non aveva preparato dimostrando una competenza e una padronanza dei suoi strumenti fuori dal comune.
 
E Morgan-Marco suona, canta, fuma, scherza ed è serissimo in una girandola di canzoni da brividi sottopelle. Ogni volta che lo ascolto me ne convinco sempre più. Siamo davanti a un personaggio speciale. Inutile descriverlo più di tanto, l'invito è di andare ad ascoltarlo.
 
Si chiude con Mauro Pagani accompagnato da Badara Seck e l'emozione raggiunge livelli altissimi. E' la voce della terra, della foresta e del deserto. E' il canto dell'acqua e del fuoco, della guerra e dell'amore. E' il cerchio della vita.
 
Poi la musica tace e le luci si spengono. Rimangono un cielo trapunto di stelle, un paese in una notte ora di quiete, un vento fresco che ci accompagna verso il mattino e la voglia di tornare in questi luoghi. Che adesso sono anche un po' nostri.

Silvano Rubino e Lucia Carenini

Fonte:  La Brigata Lolli

 


La Stampa , 25 Maggio 2007


Manuel Agnelli e Morgan si incrociano a distanza nei percorsi della settimana rock torinese. Molto più che cantanti, musicisti, compositori, i due sono Alfa e Omega, Zenit e Nadir di un sentire pop partito dalle cantine lombarde e oggi in grado di emozionare centinaia di migliaia di giovani e meno giovani attraverso canzoni, look, gossip, libri, tormenti, successi, crisi di nervi. Diversi, eppure complementari sotto il profilo dello spirito; lontani dal punto di vista stilistico, ma cresciuti entrambi sotto l’ala della stessa etichetta, la Mescal di Nizza Monferrato. Manuel è il leader degli Afterhours, e non ha mai smesso di credere nel progetto che spesso e volentieri ha rimaneggiato nella formazione senza modificarne il Dna.

Morgan ha guidato i Bluvertigo finché gli è parso che ciò avesse un senso, o forse semplicemente fino a quando ne ha avuto voglia. Il primo aveva dodici anni quando il punk arrivò nell’Italia degli anni di piombo, e vuole dire tanto: se parti dai Clash e dai Sex Pistols, i tuoi itinerari all’indietro vanno a Iggy Pop, agli Mc5 e agli Area. Morgan dodici anni li avrebbe avuti con i Duran Duran primi in classifica e i paninari a cavallo del Ténéré; quando si è affacciato sulla finestra del retro ci ha trovato David Bowie e Bryan Ferry. E questo è solo l’aspetto musicale, figurarsi come due svezzamenti così diversi si sono sviluppati al cinema, in libreria, dal parrucchiere, in drogheria o dal sarto. Con tutte le varianti, le situazioni di confine, gli sviluppi progettuali, i percorsi formativi e la conoscenza dei reciproci terreni di coltura scaturiti dal libero arbitrio e dalla curiosità congenita in due individui ad alta concentrazione di sensibilità.

Quando gli Afterhours si misero insieme, Marco Castoldi non aveva ancora il nome da pirata con cui sarebbe diventato famoso. Manuel e i suoi guardavano ai Velvet Underground e agli Husker Dü, incidevano in inglese e ci misero quasi dieci anni a passare all’italiano, scelta tormentata che significò la svolta verso la popolarità e l’esplosione creativa di dischi come «Hai paura del buio? », «Non è per sempre», «Quello che non c’è» e «Ballate per piccole iene». Questione di rigore, meglio invisibili che accostabili alla musica leggera italiana. Quando decidono che è il momento, esce «Germi». È il 1995, e nelle stanze della scuderia guidata nel Monferrato da Valerio Soave gli scatoloni di cd della banda Agnelli si posano accanto a quelli contenenti le copie di «Acidi e basi», il debutto discografico dei Bluvertigo.

Un gruppo strano, a sua volta capace di inquietanti ballate introverse e riferimenti alla tradizione del rock malato; ma al tempo stesso una band capace fin dall’inizio di essere brand, inteso come marchio da lanciare, segno tracciato con tempismo tutto glam sull’anima del pop nostrano. Il titolo è chimico, e sulla falsariga di una chimica intesa come addizione, sesso, mélange sonoro e mischia emotiva scorrono i seguenti «Metallo non metallo» e «Zero». Insomma, i due ragazzi si fanno valere. E chi ha fiuto se ne accorge. Agnelli piace a Mina, che incide una sua canzone. Di Morgan si accorgono Franco Battiato e Antonella Ruggiero, che lo vogliono ospite nei loro dischi. Come sempre, nascono cricche e giri vizio - virtuosi d'arte e di vita: Manuel intreccia i propri destini con Emidio Clementi e Cristina Donà prima di lanciarsi nel megafestival «Tora! Tora!», dream team itinerante del rock indipendente nazionale da lui ideato e diretto.

Durante e dopo i Bluvertigo, il pirata fa comunella con Mauro Pagani, con cui registrerà una sontuosa rilettura di De Andrè, sguazza nel disco labirinto urbano con i Subsonica, è corteggiato come irriverente giovane di successo da tivù e rotocalchi, entra nella collana editoriale di Elisabetta Sgarbi. L’apoteosi è il flirt con Asia Argento, da cui nasce la piccola Anna Lou. Anche Manuel ha una bimba, Emma, che però fa notizia soltanto tra le spasimanti deluse. Parecchie. Entrambi animati da un ego impossibile da contenere nei ristretti confini della produzione musicale, Zenit e Nadir hanno scritto libri e partecipato a film, si sono imbarcati in viaggi di ogni genere e hanno incassato premi, avendo sempre cura di mettere in cantiere almeno il doppio dei progetti ragionevolmente realizzabili. Non sono rivali, semmai complementari.

Al «Tora! Tora!» 2001 di Collegno erano uno spettacolo, Alfa Manuel direttore con il suo look da rocker immerso in una casa del popolo, Morgan Omega ospite dandy da foto d’epoca, ormai proiettato verso le scelte individuali. Non è solo rock’n’roll, sono tracce di vita nell’Italia del terzo millennio.

Paolo Ferrari 

Fonte


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05.12.2014 Pubblicata l'autobiografia di Morgan "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio"

Bibliografia

23.11.2014 Morgan canta ad X Factor il nuovo brano "Destino cattivo"

Video

06.12.2013 Morgan presenta l'inedito "Spirito e Virtù" a X Factor 2013

Video e Testo

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