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Liverock.it, 2003



Primo album solista di Marco Castoldi, alias Morgan (Milano, 23/12/1972: dopo alcuni mesi, in Inghilterra, morì il glam). Dopo aver militato nel gruppo musicale Bluvertigo per nove anni, dall’underground al mainstream, dalle cantine all’assurdo palco sanremese, decide di ricominciare da una nuova prospettiva, ulteriore.
Appartato dal gruppo –temporaneamente- inizia a concepire e comporre il nuovo disco nella primavera del 2001, e termina necessariamente il 3/3/03 (data d’abbandono dell’appartamento).

“Prendi un appartamento in affitto ci metti dentro una famiglia e un pianoforte e scrivi un disco che parla di quello che stai vivendo, vengono fuori alcune canzoni ‘ambientate’ in un luogo di vita e di lavoro, sospeso al quarto piano d’una città in ri-costruzione, Milano.
L’appartamento ha cinque stanze, e molte finestre da cui, volendo, penetra la luce quasi mai diretta del sole. Da questo punto di vista si osserva, si scrive, si racconta la vita, non solo quella reale ma anche quella immaginata e desiderata. Affiorano i momenti piccoli e ordinari, l’intimo d’una quotidianità d’oggetti e di nomi propri, dei dialoghi infinitamente brevi e non conclusi che sono i più preziosi. Anche la vita degli altri, quella per caso scrutata o spiata, agita come uno spettacolo d’ombre nelle case degli alveari-palazzi è fonte d’ispirazione e confronto.
L’appartamento è partito spoglio, un foglio bianco. Progressivamente ha accolto persone, ha accumulato dischi, libri, strumenti musicali, qualche mobile, molti armadi, paludi di cavi, margherite, disegni su carta e alle pareti, giochi per bambini e per adulti, tutti i libri di Munari, altre persone, fiori e piante, quaderni, microfoni, pentagrammi, macchinari di tecnologia digitale, soprammobili e feticci iconografici, scene e accadimenti vari, finché, avvicinandosi il termine per la restituzione dell’appartamento, tutte le tracce indispensabili della vita trascorsa lì dentro sono entrate in due belle scatole di cartone foderato di stoffa dipinta a mano, la musica invece è confluita in un CD di una durata inferiore ad un’ora.
Le cose e le persone dell’appartamento servono al disco così come l’inverso, in simbiosi, rendendolo un organismo ‘biologico’. Per descriverlo potrei proporre la definizione di musica organica, prendendo la parola in prestito da quell’architettura che impone l’uso dei materiali e delle forme che in natura si trovano nel luogo dove si vuol costruire. Non è più solo un disco e neppure solo un appartamento, è un disco-appartamento, ma le canzoni non lo descrivono, non lo arredano, ne fanno parte integrante, con lui si mantengono: nel modo dei parassiti traggono da esso la linfa vitale indebolendolo, conservandolo, idealizzandolo”.
(Morgan)

C’è un luogo (l’appartamento a Milano)
un tempo (un’imprecisata epoca sicuramente collocata nel passato recente)
tre personaggi reali (Me stesso, the baby, Aria)
dei personaggi ‘mediati’ (Paul McCartney-attraverso un VHS, Napoleone-attraverso una fiaba inventata, il Famosissimo Attore Americano-attraverso la TV, Maometto-attraverso un libro, il matto-attraverso una canzone)
dei fenomeni atmosferici (vento, pioggia, temporali, luce del sole)
una natura fantastica (alberi e montagne che camminano, luce commestibile, piogge che ‘ragionano’)
una natura svanita (fiori che appassiscono, alberi che scompaiono)
animali (le formiche, il cigno, l’elefante) abiti e gioielli simbolici (la giacca dell’anno scorso, ‘quella gonna’, gli strani anelli).

“I miei due genitori nascono negli anni’40, quando l’Italia veniva bombardata, poi ricostruita in qualche modo. Io sono nato e ho trascorso l’infanzia nella stanzialità degli apparentemente-tutti-uguali-appartamenti in primitivi complessi abitativi, opere di ricostruzione post-bellica. Razionalismo e speculazione edilizia.
Queste undici canzoni ‘retrò’ nascono fuori moda nel mondo contemporaneo, in una casa non d’epoca, ma abbastanza vecchia da suscitare nostalgia e interpretare perfettamente la regressione, all’indietro, sessant’anni dopo, rivivono il momento in cui fui io bambino nell’appartamento d’un tempo. Allora nello scaffale sotto il giradischi c’erano vinili e cassette di Elvis, Beatles, Stones, Pink Floyd, De Andrè, qualcosa di Ravel, niente Bob Dylan, molto Little Richard e Platters, 45 e 78 giri, mio padre aveva nastri originali di dixieland che custodiva preziosamente nel tinello, mia madre suonava musica classica al pianoforte e operetta e io mi addormentavo sul divano. Il mio essere diventato padre ha risvegliato in me melodie di Donovan che avevo sepolte nell’inconscio musicale. La regressione, dicevo, avviene naturalmente con l’esperienza dell’infanzia rivissuta attraverso i figli, con la memoria che emerge e si tramanda, ma anche con la cosciente distanza che prendo da una modernità che non mi appartiene e di cui non accetto tutti gli aspetti.
Per ciò, in antitesi con i dischi fatti con i Bluvertigo, che rappresentano per me la possibilità di distruggere gli stili antichi, questa volta ho intrapreso una strada guardandomi indietro, ricercando nei generi tradizionali di cui ho memoria i modelli da esplorare, quindi non più operando una dissoluzione della forma musicale, semmai un’assoluzione della tradizione.”
(Morgan)

‘Altrove’ = Soul-ballad
‘The baby’ = Shuffle
‘Crash’ = abstract-reggae
‘Aria’ = Psichedelia
‘Non Arrossire’ = beguine
‘Me' = ballad
‘Se (if)’ = surf
‘Italian violence’ = western all’italiana
‘Heaven in my cocktail’ = beat/sci-fi
‘Le ragioni delle piogge’ = canzone tradizionale italiana
‘Canzone per Natale’ = Walzer lento


La realizzazione
‘Doveva’ essere un disco di cover, ma l’aveva appena fatto egregiamente Battiato ("Fleurs"), poi esce Robbie Williams con gli ‘standards swing’, allora dico: “è meglio se scrivo io dei brani originali e fingo di farne delle cover. Saranno così delle auto-cover”.
Del progetto di cover rimangono comunque due brani: la versione hard-core di ‘Non arrossire’ (Gaber/Pennati/Mogol) e la ‘poppizzazione’ di‘Se (if)’, con traduzione italiana molto aderente del testo originale di Roger Waters.
Ho registrato il pianoforte nell’appartamento in orari diurni, predisponendo microfoni anche all’esterno del palazzo, così da poter avere la contemporaneità fra la musica e i continui rumori metropolitani, su piste indipendenti. Questo ha fornito al disco una parvenza di musica concreta, in alcuni passaggi di ‘Me’ e di ‘Canzone per Natale’.
Le sessioni di registrazione acustica sono avvenute nell’appartamento di Milano, quelle elettriche negli studi ‘vintage’ di Mauro Pagani e presso gli studi ‘Registrazioni Moderne’ di Roberto Colombo (co-produttore del disco).
L’orchestra sinfonica è stata diretta e registrata presso il Teatro Umberto Giordano di Foggia.
Io, l’autore, ho composto le musiche e i testi, ho co-prodotto l’album assieme a Roberto Colombo, gli arrangiamenti d’orchestra sono in parte miei, in parte del compositore comasco Carlo Carcano.
Nonostante anche un ascoltatore attento potrebbe essere ingannato dall’atmosfera ‘acustica’ e ‘classica’ del disco, la sua sostanza è invece interamente elettronica, non perché siano stati usati sistemi di programmazione musicale o suoni campionati, ma semplicemente perché una volta composto e registrato nel disco rigido, ho scomposto l’intero lavoro per rimontarlo infine digitalmente a casa. È ‘house music’?
(Morgan)

Fonte




Rockit, 12 Dicembre 2003



Ed è ciò che ho avuto, scoprendolo splendido intrattenitore, bassista sopraffine e capace d’infondere quell’aria gustosamente leggera-glam-autoironica che gli permette di rileggere brani della tradizione italiana, vedasi ad esempio la splendida versione di Umberto Bindiofferta alla fine del primo bis.

Scarna ma ‘casalinga’ la scenografia, a riprendere i motivi delle stanze d’un appartamento, candelabri, viste su quartieri popolari da Italia-del-boom-economico, e fiori in quantità. Gruppo affiatato, ma Morgan soffre un po’ l’avvio di concerto, tanto che all’inizio del secondo pezzo temo fortemente per la riuscita della serata, e mi preparo ad una cocentissima delusione. Errore: la musica sa riservare sempre ottime sorprese, vuoi per la birra prontamente offertami dagli amici, vuoi –soprattutto - per la sistemazione dei suoni ad opera di Marco LaNonna Posocco (assolutamente da non sottovalutare il suo apporto!) che andranno via via sistemandosi già dopo i primi tre pezzi.

Suona quasi sempre pianoforte, fender rhodes e tastiere, Morgan, per spostarsi a centro palco solo in qualche brano: dietro di lui, l’unico superstite della band ‘madre’ siede dietro ad una batteria con una grancassa dal diametro spaventoso e senza tom, un percussionista con baffetti ed un pellicciotto da far invidia a Fred dei Flinstones, e gli altri a scambiarsi basso e chitarra, a curare cori. E - ci mancherebbe! - moog, theremin e tastierine varie affidate alle dita di quel Daniele Dupuis, sorta di alter-ego dello stesso Morgan solo più alto di un buon venti centimetri, che già avevamo visto all’opera nei Versus e coi suoi Farina Tipo 00.

Sono le atmosfere, ad averci colpito: come in quegli spettacoli di varietà in bianco e nero che a volte si riesce a rivedere su RaiSat, come se il Nostro giocasse a fare il Duca de noantri alle prese con la tradizione melodica italiana e, spiritosamente teatrale, sapesse anche donarci una strepitosa, chilometrica versione di “Sunday morning”, a suggello di quasi due ore di concerto.

Divertente e divertito, ben lungi dal musolungo dei tempi dei Bluvertigo, Marco Castoldi pare davvero aver trovato una strada propria che parte dalla riscoperta del patrimonio musicale del passato; ma se prima era la wave e gli anni ’80 ad essere amorevolmente saccheggiati, ora lo sguardo del nostro volge ancora più indietro, alla musica italiana degli anni ’50 e ’60. Riproponendone così gusto melodico e calore, donandoceli con un afflato poetico ed una simpatia insperata, e, soprattutto, rileggendone comunque gli stilemi in chiave moderna - chè non di mero recupero pare trattarsi.

Una conferma, quindi, per chi l’aveva già veduto in questa veste (penso alle date del ‘Tora! Tora!’, ad esempio), una sorpresa per chi - come il sottoscritto - vi si è accostato di recente, ma anche un ‘addio’ da parte di chi - rimasto al solito pub ed incontrato sulla via del ritorno - si è candidamente proclamato incapace di seguire l’artista monzese in questa sua avventura. In questa sua nuova, splendida avventura.

Gran bel concerto.

E’ uno ‘Zoo Animal Sound’ certo non gremito come nelle aspettative di chi vi scrive, quello che accoglie la data ferrarese del tpur “Alive & detuned” di Morgan.

Entro nel locale - ottima struttura che sta portando una ventata di buona musica live in zone in cui si era ormai abituati a rivolgersi a Bologna o, verso nord, ai centri sociali ed ai locali del Nordest - forte di ripetuti ascolti dedicati a “Canzoni dell’appartamento” e di tutte le positive impressioni riportate da chi l’ha già visto in questa nuova veste. Scevro quindi da ogni pregiudizio di sorta - mai impazzito per lui, né mai visti i Bluvertigo, distantissimo dai gossip da rotocalco et similia - entro per il concerto di Morgan”.

Enrico Rigolin

Fonte: http://www.rockit.it/articolo/16558/marco-castoldi-morgan-zoo-animal-sound-ferrara


Musicalnews, 9 Dicembre 2003

 


L'album "Canzoni dall'appartamento" di Morgan, dopo il Premio Tenco, si aggiudica anche il Premio della critica, indetto da Musica & Dischi. Secondo posto per "Caramella Smog" di Samuele Bersani. Tra gli stranieri si impone Ben Harper.


morgan premio criticaMarco "Morgan" Castoldi con le sue "Canzone dell'appartamento" (Sony Music) vince il premio della critica promosso dalla rivista specializzata Musica & Dischi. L'artista è stato votato da una giuria composta da critici e giornalisti musicali di varie testate (quotidiani, mensili, siti web ecc.). L'artista ha battuto l'altro capolavoro dell'anno, ovvero "Caramella Smog" (BMG) di Samuele Bersani. In effetti tra i due album la scelta era piuttosto ardua vista l'alta qualità del materiale proposto da Morgan e Bersani. Tra gli stranieri si è affermato Ben Harper, mentre il miglior esordio dell'anno è stato considerato quelle del gruppo Le Vibrazioni.
Giunto alla XXIV edizione, il Referendum "Premio della Critica" indetto annualmente dal mensile “M&D Musica e Dischi” fra gli esponenti della critica e della stampa specializzata in Italia, nei differenti generi musicali, e volto a segnalare i migliori dischi pubblicati sul mercato nazionale.
Il “Premio della Critica” istituito da “M&D Musica e Dischi” – storico mensile specializzato nel settore dell’industria musicale, fondato nel 1945 - nel corso degli anni si è affermato come il più prestigioso riconoscimento per la produzione discografica pubblicata in Italia in tutti i generi musicali. Si è imposto all’attenzione fuori dalle luci dei riflettori e senza necessità di cerimonie ufficiali, grazie alla trasparenza del metodo su cui si regge: M&D invita ogni anno 100 critici ed esperti di musica – scelti fra gli esponenti delle più rappresentative testate giornalistiche in Italia – a esprimere le proprie preferenze sulla produzione edita nell’arco dell’anno precedente, nei vari generi, e ogni anno a dicembre diffonde i risultati pubblicando integralmente tutte le schede pervenute e la classifica dei vincitori, stabiliti secondo un punteggio aritmetico.
Le categorie prese in considerazione sono cinque: classica/strumentale, classica/vocale, jazz, pop & rock e dance. I critici designati in ogni categoria esprimono le proprie segnalazioni votando, nell’ordine, i migliori cinque dischi di produzione italiana e altrettanti di produzione straniera; per la categoria pop & rock è inoltre prevista una segnalazione supplementare per la migliore opera prima.
I risultati di questa XXIV edizione, insieme alle schede pervenute dai “giurati” nelle differenti categorie, verranno riportati nel numero di “M&D Musica e Dischi”, in edicola dal 10 dicembre .
Il premio ha permesso, nel corso degli anni, di consacrare molti nomi fra i più significativi sulla scena musicale e discografica: sul fronte classico Claudio Abbado è stato premiato ben 13 volte, Riccardo Muti 8 volte, Maurizio Pollini 5 volte; sul versante pop/rock il primato va a Franco Battiato (5 premi nell’arco delle 24 edizioni), seguito da Bob Dylan (4 premi), quindi – con 3 premi – Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori, Ivano Fossati e Bruce Springsteen; nell’area jazz 3 vittorie ciascuna hanno ottenuto Franco D’Andrea, Miles Davis e Keith Jarrett. Il Premio di M&D è anche valso a segnalare l’attenzione del pubblico e degli operatori parecchi artisti al loro debutto discografico, che nel corso degli anni successivi si sono trasformati in protagonisti: basti citare – fra i tanti – i casi di Daniele Silvestri (nel 1994), Alanis Morissette (1995), Carmen Consoli ( 1996), Cristina Donà (1997) Alex Britti (1998), Coldplay (2000), Pacifico (2001) e numerosi altri, che il referendum ha permesso di scoprire o valorizzare nei giusti meriti.

Queste le classifiche dell'edizione 2003.

POP & ROCK
ITALIANI
1. CANZONI DELL’APPARTAMENTO Morgan (Columbia)
2. CARAMELLA SMOG Samuele Bersani (Ariola)
3. DOVE SEI TU Cristina Donà (Mescal)
4. DOMANI Mauro Pagani (NuN)
5. LAMPO VIAGGIATORE Ivano Fossati (Columbia)

STRANIERI
1. DIAMONDS ON THE INSIDE Ben Harper (Virgin)
2. ELEPHANT White Stripes (XL)
3. CUCKOOLAND Robert Wyatt (Rykodisc)
4. HAIL TO THE THIEF Radiohead (Capitol)
5. STREETCORE Joe Strummer (Hellcat)

POP & ROCK OPERA PRIMA
LE VIBRAZIONI Le Vibrazioni (Ricordi)

DANCE
ITALIANI
1.SATISFACTION Benny Benassi (Energy)
2. VOGLIO VEDERTI DANZARE Prezioso feat. Marvin (Time)
3. QUELLI CHE NON HANNO ETA’ Eiffel 65 (Bliss Co)

STRANIERI
1. E SAMBA Junior Jack (Pias)
2. MUNDIAN TO BACK ME Punjabi MC (Time /Motivo)
3. GET BUSY Sean Paul (Atlantic)

Antonio Ranalli

Fonte: http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=4149&sz=2


ilQuotidiano.it, 20 Novembre 2003

Sul palco di “Pigro” domani Morgan e “Le Vibrazioni”


TERAMO - Due giornate di musica per la VI edizione dell'omaggio a Ivan Graziani.

Saliranno sul palco di "Pigro – omaggio a Ivan Graziani", anche per l'edizione 2003, esponenti prestigiosi della musica italiana di, organizzato (oggi e domani) per il sesto anno consecutivo a Teramo, città natale del cantautore e chitarrista. Due nomi per tutti: Morgan, targa Tenco 2003 per la migliore opera prima ("Canzoni Dell'appartamento"), e la band milanese "Le Vibrazioni", con cinque nomination alla prossima edizione degli Italian Music Awards (per miglior album, miglior singolo, miglior gruppo, miglior rivelazione e miglior videoclip).

Quella in programma domani si preannuncia quindi una grande serata (venerdì 21 novembre, ore 21) al Teatro Comunale di Teramo, dove si esibirà anche Alexian-Santino Spinelli, "la voce cosciente dei Rom in Italia e in Europa", insieme alla danzatrice Arduina in un appassionante recital romanò, viaggio nell'anima e nel cuore dei rom, con un'originale interpretazione di musiche, canti, danze e poesie in lingua romaní (zingara). Musicista, compositore, scrittore, poeta Rom italiano, Alexian è anche docente di Lingua e Cultura Romaní all'Università di Trieste.

E ancora musica con Filippo Graziani, figlio di Ivan; con Antonio Ramberti, artista montefeltrino (di Novafeltria, Pu) che si presenta con un recital ambientato in un immaginario "treno sommerso"; Ennio Rega, pianista e compositore di origine salernitana, già Premio Tenco nel 1993 come migliore esordiente, con un nuovo album in uscita a gennaio 2004 contenente brani acustici tra jazz e pop; e i Mundolibre. Presenta lo spettacolo Gianni De Berardinis, "interrotto" dalle incursioni di Stefano Nosei. Il chitarrista argentino Guillermo Terraza, entrato nel Guinness dei primati per aver suonato 36 ore consecutive, eseguirà brani di Ivan, mentre il pittore di strada Patrizio Fraternali, su una tela posizionata sul palco, tradurrà in colori i testi delle canzoni.

Sempre domani, alle ore 11, gli studenti delle scuole superiori incontreranno, nell'aula magna del Convitto "M. Delfico", Mario Venuti, Alexian Santino Spinelli, il giornalista e critico musicale Dario Salvatori e Gianni De Berardinis per discutere del "mestiere della musica". Intanto, stasera, appuntamento con "Pigrobeat" al Galadhrim Pub di Teramo, una notte di beat da ballare e un'appassionante jam session con Mario Venuti, già componente dei Denovo, e le coverband Rangzen e The Revox, tutti insieme per ricreare l'atmosfera respirata da Ivan negli anni degli esordi con l'Anonima Sound, gruppo nato nel 1966. La manifestazione è organizzata con il contributo di Comune e Provincia di Teramo, e della Banca Popolare dell'Adriatico; i partner sono Radio Delta 1 e il portale Musicaitaliana.com. Anche per questa edizione Anna Bischi Graziani, moglie di Ivan, devolverà in beneficenza a Emergency il ricavato dalla vendita di 500 bottiglie di vino donate dalla cantina Zaccagnini di Bolognano (Pescara), corredate da un'etichetta recante "un fiore per Ivan", ideato quest'anno dal pittore abruzzese Giuseppe Fiducia.

Sito Internet ufficiale della manifestazione: http://www.pigro.org. Le serate sono a ingresso libero. INFOLINE per il pubblico tel. 335.6040207.

20/11/2003

Fonte

 

Concerto di quattro ore, ieri sera, per la VI edizione di "Pigro"
ilQuotidiano.it, 22 Novembre 2003


TERAMO - Il Teatro Comunale gremito all'inverosimile. Una lunga festa della musica per ricordare Ivan Graziani.

E' stata una festa della musica applaudita da tutte le generazioni la seconda serata di "Pigro – omaggio a Ivan Graziani", la manifestazione organizzata per il VI anno consecutivo a Teramo, città natale dell'indimenticato cantautore.

Quasi quattro ore di concerto, ieri sera, in un Teatro Comunale gremito all'inverosimile, con il pubblico a occupare ogni ordine di posti in platea e galleria, con Morgan e Le Vibrazioni a chiudere i due tempi accompagnati da fan in delirio in attesa del bis.

Sul palco, per questa edizione di "Pigro" – che secondo giornalisti e critici musicali presenti consacra Teramo come una delle isole felici della musica italiana, insieme a Sanremo per il "Premio Tenco" e a Recanati – sono saliti Alexian-Santino Spinelli, con un recital di canti e ritmi della tradizione rom; il figlio di Ivan, Filippo Graziani, insieme al suo gruppo The Revox; Antonio Ramberti, artista montefeltrino con la melodia di "Lugano Addio" come tributo a Ivan; Ennio Rega, pianista e compositore salernitano che dell'artista teramano ha riproposto "L'ubriaco".

Accanto all'elegante conduzione di Gianni De Berardinis è intervenuto a deliziare il pubblico, con le sue inconfondibili parodie di celebri canzoni italiane, Stefano Nosei, mentre il chitarrista argentino Guillermo Terraza ha proposto, negli intermezzi, i classici di Ivan.

La manifestazione è stata organizzata con il contributo di Comune e Provincia di Teramo, e della Banca Popolare dell'Adriatico, con i partner Radio Delta 1 e il portale Musicaitaliana.com e la cantina Zaccagnini di Bolognano (Pescara) che ha donato 500 bottiglie – vendute con incasso in beneficenza a Emergency – con l'ormai tradizionale etichetta recante "un fiore per Ivan" firmata quest'anno dal pittore abruzzese Giuseppe Fiducia.

Si sono esibiti nell'ordine

- 1° tempo: Guillermo Terraza, Ennio Rega, Antonio Ramberti, Morgan;

- 2° tempo: dopo la premiazione delle vetrine beat, Alexian e la danzatrice Arduina, intervento di Dario Salvatori (giornalista e critico musicale), Filippo Graziani, Le Vibrazioni.

22/11/2003

Fonte


 


Rockit, 27 Settembre 2003



L’ultima tappa per il “Tora! Tora! 20032, un festival che a pieno diritto si è inserito nel novero dei grandi eventi musicali italiani, si svolge proprio in quel di Milano. Dato il gran parlare che se n’è fatto un po’dappertutto - almeno per quanto riguarda la stampa musicale più attenta alla musica indipendente italiana -, e data l’incredibile line-up che si prospettava per l’evento, la partecipazione era d’obbligo.

L’elevato numero dei gruppi coinvolti (ben quindici), costringe però a limitare le performance a quattro o cinque brani per band/artista, ma in fondo è un piccolo prezzo da pagare per tutto questo ‘ben di Dio’. Arrivo purtroppo in ritardo, quando i Mambassa stavano ormai concludendo il loro set; sento comunque due canzoni che mi confermano, con la loro orecchiabilità e la loro qualità, come questo gruppo sia passato stranamente radente nella scena del rock melodico italiano, quasi una passeggiata sottovoce in questi anni.

A seguire prendono il loro posto sul palco i Lotus, band che non avevo ancora avuto modo di incontrare; per quanto mi riguarda non ha saputo render giustizia alla fama, proponendo un rock melodico piuttosto anonimo negli esiti, ma ben Afterhours nelle forme, tanto che alle volte sembrando davvero degli epigoni del gruppo di Agnelli (complice o innocente?), anche nel cantato, sebbene il livello sia chiaramente diverso. Insomma… mi aspettavo di meglio. E per quanto riguarda la lodata componente psichedelica della loro musica, nel live è rimasta in disparte; ed è un peccato, dato che soprattutto su questo palco si sarebbe dovuto osare.

A seguire, belli allineati e con batteria centrale in prima fila, si presentano gli One Dimensional Man. Ero davvero ansioso di sentirli, dopo tutte le lodi che son piovute loro addosso da ogniddove. Ma i tre veneziani hanno confermato di avere sound da vendere, precisi ed affilati battono i loro brani secchi e schioccanti come lettere sulle vecchie macchine da scrivere. Il pubblico gradisce, apprezzamenti anche da chi mi circonda, insomma una buona esibizione. Forse manca il pezzo che ti folgora lì su due piedi e ti lascia carbonizzato e fumante, ma la band c’è e si sente!

Altro giro altro regalo, ed ecco che gli Yuppie Flu che prendono il controllo della situazione. Purtroppo confermano l’impressione che mi avevano fatto su disco, ovvero una band nel complesso capace ma che si mantiene su un rock leggero con poche opportunità di caratterizzazione, salvi i momenti in cui l’elettronica fa il suo ingresso e, fondendosi col sound a perfezione - un po’ alla Notwist ma meno arzigogolati -, salva la giornata (la canzone a cui mi riferisco è “Drained by diamonds”). Certo, questione di gusti, ma insieme ai Lotus li metto tra i momenti meno convincenti.

E’ il turno degli Estra, formazione che in questi anni si è mossa, direi, in una zona di ombra relativa, considerando le loro sonorità che possono fondamentalmente essere comprese in quel rock classico che non credo ponga particolari problemi all’ascolto. Il loro show è solido, il cantante sa dar spettacolo, sebbene sulle prime sembri un po’troppo convinto nel suo presentarsi a torso nudo, ma è un’impressione che, davvero, se ne va senza lasciar traccia. Bravi, e menzione per la loro ormai mitica cover in italiano di Iggy Pop.

Sicché dopo panico: sarà l’aria che progressivamente diviene irrespirabile (domenica mattina mi sono svegliato coi polmoni doloranti, non scherzo), sarà il caos, la folla, l’alcol che scorre a fiumi tra i festanti presenti, sarà quel che sarà, ma nessuno intorno a me sapeva chi stesse esibendosi. Penso, dalle ricostruzioni dei fatti, che il personaggio in questione fosse proprio Marco Parente. Il suo spettacolo comunque non mi ha convinto, se non per gli sporadici momenti jazz e per i fiati che spesso da soli risollevavano le sorti di canzoni che, almeno al primo ascolto, mi si son presentate davvero anonime. Canta anche con Cristina Donà e con Manuel Agnelli, ma davvero accolgo con gioia “Idioteque” dei Radiohead che intrattiene il pubblico durante le operazioni di cambio palco. Dite sia stata la confusione di quei venti minuti? Può darsi, ma vi assicuro che non ero certo l’unico nella mia zona.

Però, bisogna ammettere, dopo ci si è ripresi di scatto. Il microfono trova nuovi padroni, e sono i Linea 77. In una sola parola: granitici! Un set folgorante, pesante, potente e preciso, una serie di colpi d’ascia sulla platea che non può restare indifferente e scatena il pogo. Brani scelti tra i più famosi del gruppo ed eseguiti con chirurgica ferocia, sicuramente una delle esibizioni migliori del gruppo a cui abbia assistito, sebbene così breve, ed uno dei momenti più belli di tutto il festival per quanto mi riguarda.

Al rientro delle magliette sudate dalla fossa, fanno il loro ingresso i Perturbazione, che già sapevo bravi, ma non mi immaginavo così abili nel dar spettacolo dal vivo. Il cantante si dimostra non solo capace, ma anche umano, siccome non nasconde il fiatone e la fatica. Con loro la vetta del concerto si raggiunge quando scende tra la gente a cantare, quasi a sottrarsi dagli sguardi di tutti quegli occhi, e non solo esegue da lì il pezzo, ma addirittura riesce a far sedere per terra un bel numero di persone a cerchio e a farle cantare ed alzare a comando. Questo si chiama saper coinvolgere il pubblico!

Cristina Donà continua il festival, dimostrando bravura e precisione. Un set pulito e ben fatto, che riesce a cogliere bene l’immagine di un’artista che attualmente viene incensata ad ogni angolo.

Morgan, invece, mi sorprende. Pensavo sinceramente che il suo disco fosse poco adatto ai grossi live, e qualche spezzone di concerto captato qua e la mi aveva quasi convinto della cosa. Ed invece lui mi smentisce, presentando dei brani arrangiati benissimo e di piena efficacia, il tutto in uno spettacolo soddisfacente ed impeccabile, segno ormai che il nostro personaggio è a tutti gli effetti un veterano, e la sua professionalità deve essergli riconosciuta.

I Modena City Ramblers ormai li si conosce. Calcando i palchi di centinaia di concerti negli anni, ormai il gruppo, oltre ad avere un folto e fedele seguito, è perfettamente rodato e dispone di un repertorio ultracollaudato. Che dire quindi se non che il loro live è stato sine macula come sempre?

Dopo di loro arriva la più grossa sorpresa per chi scrive. Al posto dei defilatisi Verdena si esibiscono i P.G.R. (Per Grazia Ricevuta), composti, per chi non li conoscesse, da quasi tutti i membri dei vecchi C.S.I. con l’aggiunta di Ginevra Di Marco. Un momento magico, davvero, una performance calma e quasi liturgica nel suo svolgersi, un duo di voci evocativo che trascina la folla in un susseguirsi di boati osannanti nel sentire versioni sognanti e splendide di brani come “Cupe vampe”, “Linea gotica” o “Unità di produzione”, o la cover di “Lieve”. Devo ammetterlo, non li avevo ancora sentiti, e quella mezz’ora mi ha semplicemente spazzato via. Il momento più alto di tutta la giornata, una stretta al cuore.

Quasi alla fine, poi, arriva il momento del Marlene Kuntz. Il gruppo si conferma padrone di sé e della situazione con una esibizione compatta e decisa, una piccola gemma che non tralascia di suscitare consensi unanimi nonostante una scaletta per forza di cose incompleta. Ormai un istituzione.

Chiudono, è chiaro, gli Afterhours, con un set che si avvale della partecipazione di Federino Zampaglione, cantante e leader dei Tiromancino, e di Elisa. Il gruppo si cimenta, oltre che in molti pezzi originali, ne “La descrizione di un attimo”, aperta proprio da Manuel e continuata da Federico, e lascia una parentesi (bella e ben fatta, seppur parzialmente fuori posto e forse troppo lunga) ad Elisa per ammaliare gli astanti con il suo canto. Ma non crediate che la band si sia astenuta dal dare spettacolo, anzi! Brani vecchi e nuovi hanno fatto cantare tutto il Mazda Palace, da classici come “Male di miele” a canzoni come “La canzone di marinella” di De Andrè o “mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano.

Un gran festival, ore e ore di musica italiana volate via come un soffio, un piacere davvero.

Andre La Placa

Fonte: http://www.rockit.it/articolo/16548/tora-tora-milano-mazdapalace

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05.12.2014 Pubblicata l'autobiografia di Morgan "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio"

Bibliografia

23.11.2014 Morgan canta ad X Factor il nuovo brano "Destino cattivo"

Video

06.12.2013 Morgan presenta l'inedito "Spirito e Virtù" a X Factor 2013

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