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Il Secolo XIX, 6 Luglio 2010



Venerdì a Sarzana con il nuovo tour per una stagione «senza mia figlia: sua madre mi impedisce di vederla ma io aspetterò»

NESSUN PENTIMENTO Rifarei tutto. Non ho mai detto cose scandalose

NELLA terra di mezzo. E non soltanto perché venerdì Morgan apre il suo tour nazionale al festival Sconfinando di Sarzana. Che lui definisce, appunto, «terra dimezzo, com’è la Lunigiana ». Terra di mezzo è anche il momento che il musicista sta vivendo. Sia professionalmente,dopo«essere stato radiato dalla Rai» per aver detto di far uso di stupefacenti. Sia nel privato, «costretto a star lontano » dalla sua unica, amatissima figlia. Che non vede da oltre sette mesi: «Da Natale,da quando sua madre, che mi vuol togliere la patria potestà per andarsene negli States,mi impedisce di vederla. Nonostante l’ordine del tribunale. Ma che faccio: per vederla e stare con lei mi presento con la polizia, creando alla bambina altri traumi?». Ecco perché non è affatto casuale La scelta di partire per una lunga estate di concerti «molto strumentali e sinfonici» proprio dalla Lunigiana e dal Golfo dei Poeti. «Qui hanno respirato Shelley e sua moglie Mary, che in questi posti ha scritto il “Frankenstein”» dice Morgan «qui si fondono Ravel e King Crimson, Tenco e Vivaldi. Classici con leggerezza. Amo la musica come poema Sinfonico dei primi del ’900, arrivata dopo la grande euforia dell’Opera. È la sobrietà della musica pura, che parla da sé». Musica essenza stessa della vita di Marco Castoldi più conosciuto come Morgan. Tutte le sue parole vengono accompagnate dalle note che si inventa lì per lì.Ora al pianoforte, ora alla chitarra. Note che cambiano mentre si racconta.Anche se forse non ne avrebbe troppa voglia. E non basta certo una risata o una nota altissima del pianoforte, «senti il sole, dopo la tempesta», a sdrammatizzare il ricordo di quell’intervista che gli ha sconvolto la vita. Pentito? «E perché mai? Rifarei tutto. Non ho detto cose nè scandalose, nè tali da motivare una radiazione dall’albo Rai. È stato soltanto un pretesto, per fare una politica spicciola del c....» replica «io rimango me stesso. Dico quel che penso. E non me ne frega niente. È evidente che c’erano motivazioni politiche. Non piaccio ai potenti di oggi. Ovvio. Così come loro non piacciono a me. Da Santoro,ho citato Dante,il V Canto di Semiramide, riferendomi ad altro, a chi ci governa». Il premier? «Certo» sbotta Morgan, mentre la musica si fa più forte «è lui che ha fatto scendere in basso la cultura. È un poveraccio. Mi fa un’immensa tristezza. E più di lui, quelli che lo circondano. E che vogliono mettere i loro figli in un mondo fatto solo del dio denaro, che loro stessi adorano. Posso anche essere ucciso, ma quello che dovevo dire l’ho detto.Ho avuto la forza di dirlo. Anche se hanno fatto pulizia etnica Sul mio passato». Sono finite nel mirino anche persone che non hanno avuto alcun dubbio nella difesa netta: tra tutte, Claudia Mori. La voce finalmente si rilassa. Pur avendo avuto epici scontri con lei, durante “X Factor”, moglie di Adriano Celentano per Morgan è un punto fermo.Di più: «Lei fa parte della mia schiera. È una libera. Capace di difendere le sue idee. Come me, ha un modello di tivù indipendente. È saltata perché mi ha difeso, quando parlavo del progetto Rai di distruzione della televisione». Ora c’è Anna Tatangelo. La battutaccia prende il posto delle note al pianoforte: «Bene. Ha un gran bel seno.Hanno fatto bene a prenderla. Ma cosa vuoi che ti dica? Forse rappresenta una fascia che prima non c’era, quella del Sud. Prima forse era un po’ troppo nordico. Lei invece rappresenta quell’Italia che non c’era. Aspettiamo e vediamo ». E intanto estate di concerti. Estate strana:senza la figlia,senza progetti in tivù e senza un amore. Un’estate triste?«Mano.Sarà divertente. Nel senso che farò divertire gli Altri con i miei concerti. Che saranno diversi».Che il suo tempo stia per finire, lo dice ancora una volta in musica: sulle note di “Goodbye all the people” dei Pink Floyd. «Era del ’78» ricorda prima di affermare «l’amore ce l’ho. È un amore in generale. Anche se non ho una cotta per nessuno».Ride e confessa:«Pare che il suono del mio clavicembalo abbia qualcosa di erotico:lo ascoltano e poi si spogliano sulle note della “Toccata” di Paradisi. Mia figlia...». La voce adesso non ha più alcun timbro leggero. Le note sono gravi quando ripercorre un calvario che lo riporta indietro di molti anni. Troppi. La morte di suo padre.«Lasciamo che i tribunali decidano» spiega «ho molta fiducia nei giudici.Non li critico. Li rispetto.Quanto a lei,mi odia. Vuole andare in America emi toglie la patria potestà, perché non mi opponga. facendo come se non esistessi. L’ha sempre fatto. Lei non ha mai visto suo padre,non è stato una figura presente, come purtroppo il mio per altre motivazioni. E vuole che anche sua figlia non abbia un padre. È lei,mia figlia,che ci sta rimettendo, perché sono i padri che insegnano ai figli come stare al mondo.Sto con Ettore, non con Andromaca». Pausa. «È la storia che si ripete:mio padre è stato negato a me, che lo continuo a cercare. E viene negato amia figlia».

Patrizia Albanese



La Stampa, 3 Luglio 2010



"Elio è diplomato al Conservatorio, ha un pezzo di carta. Mara ormai "è" un pezzo di carta".
 

MONZA - Nuovi giurati a X-Factor. Leggi «Tatangelo, Elio, Ruggeri, Maionchi» e pensi a lui, Morgan. Una figura da periodi ruggenti, quando suonare e comporre metteva in qualche modo in gioco le vite stesse degli artisti e dei loro seguaci, persi in sogni poi frantumati dietro una scia di eroi per sempre giovani dal loro posto in cielo. Pian piano è scesa la nebbia dell'omologazione impressa dall'industria, squarciata all'improvviso dalla nascita dei talent-show. Non c'era da star allegri.

Ma il volto più impegnativo e discusso che la musica popolare della tv abbia mai avuto, è un volto vero. Cacciato dai network dei regno, che farà, come sta? Dallo studio scavato sotto il suo appartamento a Monza, racconta che il 9 luglio debutterà un nuovo tour, «Con Certo», con la Ensemble Symphony Orchestra di Massa Carrara, che aprirà «Sconfinando» di Sarzana.


Sta bene, dice: «Ho veramente quel che voglio, al di là della vicenda del tribunale con Asia per mia figlia Anna Lou. Ieri ha compiuto 9 anni e ho pensato di risolvere il problema degli auguri con la radio: poiché l'aria almeno non le è impedita, è partita questa canzone per lei». Intona accompagnandosi al pianoforte, in inglese, una versione morbida di «Vola Colomba», assai lontana da Nilla Pizzi: «E' firmata Luigi Tenco, me l'hanno data i suoi parenti. E' morto prima di riuscire ad inciderla».


Colleghi e Festival lo cercano. Il 23-24 sarà ospite al Festival Gaber a Viareggio, in una saporita collaborazione con Franco Battiato, amico e confidente: «Ho saputo che suonava la chitarra per Ombretta Colli nelle balere, da ragazzo, voglio fargli ricordare i bei tempi: pranzeremo con la Colli, spero che suoneremo "Segnali di vita" che io venero, e mi farà l'onore di intervenire nella mia "Amore Assurdo". Battiato, Fossati, qualche volta De Gregori, sono da proteggere. Oggi la musica in Italia fa schifo, e un artista deve smettere un po' i cappotti di cachemire e pensare a dov'è il problema. C'è un calo umano, l'uomo importa sempre meno».


La voce di Morgan ha uno scatto. S'intuisce che pensa alla famosa intervista di «Max» nella quale confessava di fare uso di sostanze: «Tu non tieni fuori uno per una cazzata così - sbotta -. "Max" è un pretesto. Il vero motivo è che non sono come loro. E poi non c'è registrazione: chissà quanto avranno offerto Vespa e Santoro per averla, ma non è mai uscita fuori. Io comunque sto bene, ho due gambe due braccia, sono umano, ho un discreto stipendio, ho potuto comprare un assurdo SUV grazie a X-Factor. Ma la gente pensa che io sia completamente pazzo».


E la nuova giuria di X-Factor? «Tantissimi auguri alla Tatangelo che è una bella donna, fatto insindacabile; Elio, diplomato in flauto traverso, ha un pezzo di carta. Maionchi "è" ormai un pezzo di carta, invece. Ruggeri? E' di destra. Dunque la giuria è molto ben composta, L'unico rischio è il rapporto umano: Maionchi ti dà una pacca ma non approfondisce temi esistenziali, Ventura era troppo star. La Mori, anche lei troppo altolocata, con me è stata grandissima, mi spiace che non l'abbian presa perché mi ha difeso. Elio? Dovrebbe solo imparare a non sfottere la gente ma a relazionarsi: perché si può anche non scherzare».


Marinella Venegoni

Fonte



Rockol, 26 Giugno 2010



26 giu 2010 - Una volta tanto, la notizia è una di quelle che fanno piacere: Morgan torna a dedicarsi alla sua musica. E’ quello che annuncia il comunicato stampa che presenta un mini-tour di cinque date in compagnia dell’Ensemble Symphony Orchestra, diretta dal Maestro Carlo Carcano, a cui si affiancheranno i musicisti Daniele Dupuis (basso), Sergio Carnevale (batteria), oltre allo stesso Morgan, impegnato al pianoforte, tastiere e clavicembalo. Intitolato “CON CERTO”, lo spettacolo verrà inaugurato al Festival “SCONFINANDO 2010” di Sarzana (provincia di La Spezia), dove debutterà il 9 luglio, per poi proseguire il 16 luglio a Cesenatico (FC), il 20 luglio a Roma, il 10 agosto a Lignano Sabbiadoro (UD) e il 27 agosto a Marina di Pietrasanta (LU). Al centro dello spettacolo, oltre all’esecuzione di alcune composizioni di musica classica, le canzoni del Morgan solista e quelle, di altri, contenute nella sua cover dell’album “Non al denaro, né all’amore né al cielo” di Fabrizio De André e nell’album di cover “Italian songbook vol.1”.

Quando risponde al telefono dalla sua casa-studio di Monza, trovo Morgan impegnato a riascoltare i nastri del suo tour invernale, quello effettuato in perfetta solitudine ma con la compagnia essenziale della tecnologia: il tour per “pianoforte, i-phone e computer”, come lo chiama lui, gli ha dato la possibilità di incentrare buona parte dello show sull’interazione, di volta in volta diversa, con il pubblico, appassionato all’idea di partecipare attivamente ad un “concert in progress”: "Riascoltando le registrazioni dei concerti mi sono accorto di avere dei dialoghi fantastici con il pubblico. Sono deliranti, surreali, il pubblico segue lo spettacolo con un’impostazione degna del miglior dadaismo. Di questi dialoghi mi piacerebbe fare un collage, ora. Del resto questa tournée è stata davvero unica, fatta di eventi irripetibili, divertente per me, che non ero costretto a fare mai lo stesso spettacolo, e per loro, che si rendevano conto che quello che stava succedendo era unico, succedeva una volta sola e solo per loro. Proprio come nella vita".


Un collage dei dialoghi tenuti con il pubblico. Per farne cosa?
"Io lavoro molto con le voci al computer. Cose dette in passato e che oggi andrebbero diffuse e amplificate. Penso all’orazione funebre di Moravia quando è morto Pier Paolo Pasolini, un documento preziosissimo, in cui vengono dette cose molto importanti. O alcune dichiarazioni televisive di Pasolini che andrebbero trascritte e considerate degli oracoli, così come alcuni pensieri affidati da Calvino ai fortunati giornalisti che hanno potuto avvicinarlo, oppure dichiarazioni di Carmelo Bene. Sono documenti memorabili, disponibili perché avvenuti in presenza di un microfono e oggi presenti in gran parte su Youtube. Il lavoro che faccio è integrarli con le mie canzoni nuove, che sono infarcite di voci. Poi mi piace manipolare la forma vocale, e quindi utilizzare anche voci di poeti, scrittori. Smonto le voci, o meglio smonto i loro discorsi e li ricostruisco. Fabbrico delle voci sintetiche costruite con i singoli fonemi di questi personaggi, ai quali però talvolta faccio dire quello che voglio io".

Quindi stai lavorando ad un nuovo album, finalmente…
"Diciamo che faccio tutto questo per un lavoro che sarà. Un lavoro che vedrà la luce attraverso dei suoi emissari che ne racconteranno le gesta, un disco che arriverà quando gli avranno preparato terreno fertile le sue emanazioni. E’ come se stessimo parlando di un tessuto molecolare. L’album sarà preceduto da alcune sue protuberanze, che sono simili a lui come tessuto e con le quali avrà un legame proteico. Stiamo parlando di un disco che si potrebbe chiamare “Utopia”, un lavoro per il quale sto esplorando l’idea di una sorta di intelligenza artificiale applicata alla musica e alla sua fruizione, e per la quale mi sento ormai a metà del lavoro".

Utopia, legame proteico, intelligenza artificiale…inizio a pensare di essermi perso qualcosa…
"E’ molto semplice, in realtà. In buona sostanza io fornirò una canzone con una chiave di ascolto, per cui la prima volta che la ascolti sarà come io volevo, mentre dalla seconda volta in poi sarà come tu vuoi: ne influenzerai l’andamento, la composizione, gli arrangiamenti, i timbri, il missaggio, le parole stesse. Creerai dei percorsi tra le canzoni e comporrai come vuoi la sequenza dell’album, perché sarà probabilmente o un’applicazione di i-phone o un sito, ma non sarà più un supporto rigido come il cd. Sarà comunque un album, fornito nella mia versione, chiamiamola “Utopia: Morgan release 1.1”, alla quale ognuno potrà affiancare la sua. Sarà un mio disco, ma potrà essere rielaborato da chiunque altro".

E come?
"Non servirà essere un musicista, basterà essere in grado di fornire degli impulsi. Ad esempio esporre il disco a determinate temperature, o dare degli impulsi ritmici percuotendo l’iPhone mediante il touch screen, o ancora, sempre mediante il touch, avere la possibilità di interagire con il brano nel momento in cui ti interessa e fargli prendere altre vie rispetto a quelle che sta percorrendo. Naturalmente tali possibilità saranno di numero finito, ma poiché è moltiplicando un numero finito che si ottiene l’esponenzialità, potremo dire che questo disco non è infinito ma gli si avvicina, ossia tende a “+infinito”. In questo senso l’album sarà finito proprio quando sarà completamente non finito, ossia sterminato nelle sue potenzialità. Mi segui?"

Ci provo… ma come si lavora ad un album del genere? Voglio dire, che tipo di lavoro stai facendo sulle canzoni?
"Beh, ad esempio in questo momento io ho davanti a me cinque monitor e tre computer. Sugli schermi dei monitor ho delle linee colorate, e i tre computer sono interfacciati con i cinque monitor come a comporre un circuito autosufficiente, in grado di sviluppare per ogni esecuzione di un brano un percorso nuovo ed originale rispetto alla precedente. Ogni volta che schiaccio il tasto “play” il brano parte e si sviluppa in un modo diverso ogni volta e quasi incontrollabile. E’ come avere a che fare con un organismo vivente, che se ne va dove vuole: a volte è meraviglioso, a volte è decisamente sbagliato, e allora devo intervenire sull’errore. Quindi di fatto in questo momento sto collezionando gli errori che fa questo disco…"


Temo di aver capito. Sei tornato a fare il musicista…
"Beh, sicuramente per un po’ sono stato lontano da questo mondo, che mi inebria e mi fa divertire molto, per non dire che è un terreno nel quale credo di aver sviluppato delle buone competenze. Il fatto di congegnare le canzoni, di inserirle in contesti meccanici, affinché siano legate da rapporti di relazione e di giustificazione, lo vivo come un gioco. Ci sono mille modi per arrivare a questo risultato, ma il mio mi permette di scoprire sempre territori nuovi, di divertirmi, e quindi di divertire il pubblico. Perché questo divertire, in realtà, viene dal latino “divertere” e vuol dire andare in un’altra direzione. Il divertimento, l’essere diverso, sono parole che hanno una radice nobile, destabilizzante, che si lega al fare qualcosa di differente da ciò che è canonico, percorrendo un’altra strada. Questo è quello che ti sorprende, che ti inebria, che ti fa anche pensare di vivere in modo avventuroso quello che hai scelto di fare e che rischieresti invece di fare in modo abitudinario e noioso e ripetitivo. Facendo così io mi rinnovo, perché mi piace quello che faccio, e ringrazio - non so chi perché sono ateo, però ringrazio qualcuno, o qualcosa o semplicemente il destino, o mia mamma – perché sono un essere umano consapevole e conscio che fa quello che gli piace".

Dopotutto, è pur sempre un privilegio importante, anche nei momenti difficili…
"Beh, appare evidente che non tutti lo fanno, alcuni perché non possono, altri perché non vogliono. Non viviamo circondati da gente che è felice per quello che fa e mi dispiace. I nostri politici ad esempio dovrebbero fare altro, si vede che non sono felici".

A proposito di politici, mi chiedevo se avessi seguito questa falsa polemica sull’inno d’Italia e mi sono chiesto quale sarebbe l’inno dell’Italia di Morgan…
"Per me l’Inno d’Italia è “l’uomo a metà” di Enzo Jannacci. Deve per forza essere quello, se non altro a livello di inno moderno, ascolta (la suona al piano mentre siamo al telefono). Cosa c’è di più bello di questo? E’ incredibile, e poi il testo è veramente importante. Se gli italiani avessero il coraggio – come fecero i nostri padri del Risorgimento – di scegliere un inno di un musicista di oggi, sarebbero uomini veri, vivi. Invece del “Va’ pensiero” o di “Fratelli d’Italia”, scegliete una canzone di un musicista di oggi, di un grande del nostro tempo! Siamo incapaci di intendere e di volere, questa è la realtà. Il dibattito non è tra l’inno di Mameli e il “Va’ pensiero”, il dibattito è se l’Italia è viva o morta".

Tornando a parlare della tua musica, il 9 luglio debutterai al Festival “Sconfinando” di Sarzana con uno spettacolo musicale intitolato “Con Certo”, che ti vede sul palco in compagnia di una grande orchestra. Cosa è successo?
"E’ successo che ho trovato un manager che si chiama Franz Cattini che è riuscito ad realizzare qualcosa che sognavo da tutta una vita, ossia far eseguire dal vivo le mie canzoni con gli arrangiamenti che avevo composto per le loro versioni di studio. Chi conosce i miei album sa benissimo che hanno un substrato orchestrale importante che, per motivi di budget, dal vivo ho sempre dovuto rimpiazzare con arrangiamenti che ne simulassero il ruolo. Questa volta avrò invece a disposizione un’orchestra sinfonica intera, grazie alla quale potremo finalmente ascoltare per la prima volta le canzoni di Morgan".

So che lo spettacolo si aprirà con un omaggio a Ravel…
"Sì, con il “Concerto in Sol Maggiore” di Ravel, che è per me una delle cose più belle scritte in tutta la storia della musica, uno dei momenti in cui si palesa la Grazia, e il ruolo quasi divino del musicista come tramite. E’ il primo brano della scaletta perché tutta la musica di oggi per me è partorita e generata da quella, si sprigiona da quel momento di santità musicale, e dico “santo” perché è moderno e antico nello stesso tempo. Parliamo di una composizione scritta in due tonalità diverse, e che quindi chiede all’interprete una compartimentazione della mente e dell’emozione: chi la suona deve dividersi in due, perché da una mano deve tirare fuori una tonalità e un ritmo e dall’altra un'altra tonalità e un altro ritmo. Quindi le due mani sono completamente non comunicanti, sovrappongono una situazione binaria che procede parallela e trova sempre un accordo. E’ come se fossero un uomo e una donna che viaggiano affiancati nella loro diversità e a tratti si incontrano sprigionando accordi. E’ un concetto quasi biblico, a pensarci".

E oltre a Ravel, cosa troveremo in “Con Certo”?
"Troveremo Vivaldi, sicuramente. E poi la musica di Morgan, quella delle “Canzoni dell’appartamento” e “Da A ad A” e che è sempre stata scritta per orchestre sinfoniche. Per il primo disco l’avevamo registrate in trasferta a Foggia, con l’orchestra del Teatro Umberto Giordano, mentre per “Da A ad A” avevo scritto tantissime cose, per la title-track, oltre a inserire l’orchestra in brani come “Amore assurdo”, Liebestod” e “Contro me stesso”, con partiture basate sul dialogo timbrico che è una cosa che ho imparato da Ravel. Come vedi il cerchio si chiude. Poi ci sarà spazio anche per un omaggio al De André di “Non al denaro…” e ai cantautori celebrati con “Italian Songbook vol.1” e anche a quelli che sono presenti sul secondo volume…"

..che però non mi risulta sia ancora uscito. E’ un progetto ancora in sospeso?
"No, ormai è pronto. Ne avevo ritardato la pubblicazione anzitutto per non farlo uguale al primo in termini di suono , e poi per inserirci anche “La sera”, il brano che avrei dovuto presentare a Sanremo e che ha richiesto veramente molto lavoro, proprio sul fronte dell’arrangiamento orchestrale. Ma poi saltata l’ipotesi sanremese il progetto si è arenato in seguito a quanto successo. Se ci ripenso… abbiamo provato “La sera” a Sanremo per ben tre volte, e gli orchestrali del Festival, gli stessi che hanno poi tirato gli spartiti per protesta in diretta tv, dopo averla eseguita si sono alzati in piedi e hanno gridato “bravò”, proprio così, alla francese…"

Ti senti vicino agli artisti celebrati in “Italian songbook vol.1” e nel suo seguito?
"E’ inevitabile. Tutti quelli che scrivono qualcosa con l’anima, con il sentimento, con il cuore… e con la mente, perché “sentono” la mente, e hanno la fragilità di esporsi nella loro verità umana, con tutti questi sono d’accordo. Non ci sono differenze stilistiche importanti quando si tocca la verità universale nel senso artistico del termine. C’è un solo modo per dire la bellezza, ed è per l’appunto nella parola. La bellezza è la bellezza, una cosa o è bella o non lo è, e quando uno fa una cosa bella mi piace, lo sento vicino, come se fosse mio padre e io vorrei essere suo figlio. Quando eseguo le canzoni di altri non lo faccio con presunzione. Il mio è un atto di umiltà e anche di divulgazione, perché nella posizione in cui sono riesco a far ascoltare della musica che altrimenti rimarrebbe poco conosciuta".

Ti riferisci al lavoro fatto durante “X Factor”?
"Dico che secondo me ho insegnato musica, non soltanto ad “X Factor”, ma anche all’Italia che guardava, ricevendo come ringraziamento un calcio in culo. Ma del resto la RAI, che una volta faceva servizio pubblico, ora è in una situazione di difficoltà, un po’ dettate dalla situazione politica, un po’ dalle conseguenze che da quella situazione discendono. Eppure ci sarebbe ancora bisogno di quel servizio pubblico: se ripenso alle trasmissioni con Alberto Lupo, al contributo dato alla RAI da personaggi come Giorgio Manganelli, un uomo che aveva inventato insieme a Guido Ceronetti, Umberto Eco, Alberto Arbasino, Italo Calvino, un format radio seguitissimo come “Le interviste impossibili”. Format peraltro di proprietà RAI e per il cui utilizzo la RAI non doveva pagare nessuno. Praticamente il contrario di quello che accade oggi"

Ti stai mettendo a disposizione della RAI, nonostante tutto?
"Io credo di essere stato fortunato. Mi hanno offerto un ruolo, ad “X Factor”, e io ho cercato di nobilitarlo. Credo che il pubblico lo abbia capito molto più dei vertici. Certo, finché mi cacciano con loro non posso parlare, ma visto che ho comunque un contratto di lavoro io rimango disponibile. Non è detto che debba tornare per forza a “X Factor”, ma credo di aver dimostrato quello che valgo quando lavoro con la musica".

A proposito di progetti in sospeso… non dovevate registrare un nuovo album con i Bluvertigo?
"Sì, e mi auguro che succederà. Pensavo che avrei potuto gestire l’alternanza tra i miei progetti solisti e quelli della band, ma in realtà non ne sono stato capace. Intanto è stato bellissimo tornare insieme per alcuni live, abbiamo dimostrato che la band è in grado di rimettersi sulla scena e di dare la m***a a quelle band di cazzoncelli che sanno fare solo tre accordi, perché noi veniamo dalla scuola di Roberti Fripp e Adrian Belew, i Talking Heads, riferimenti che oggi non senti neanche più nominare. Il nuovo album dei Bluvertigo è un progetto fantastico, musicalmente fresco come tutti i nostri dischi, con una follia bipolare, che è poi la solita idea schizofrenica del rock che nega se stesso ed è estremamente interessante, perché i Bluvertigo hanno veramente una capacità di andare da un estrema dolcezza a delle acidità pazzesche.. ho pensato a questi pezzi che sono adattissimi, poi bisogna vedere se nella pratica…"

…qual è l’ostacolo, questa volta?
"Il gruppo è come un matrimonio, e a volte capita di pensare di amare delle persone con cui però litighi quando le hai davanti. I matrimoni nella nostra società si rompono tanto, più del dovuto, e forse anche i gruppi respirano quest’atmosfera di separatismo. In questo momento io sono distante da loro e loro da me. Di conseguenza la band è lontana da se stessa"

E “Utopia”? Il tuo prossimo disco quando uscirà?
"Uscirà quando vuole lui, non quando voglio io. I dischi si fanno quando si hanno delle cose da dire, non si fanno per contratto o per rispettare delle scadenze. E quindi l’album nuovo uscirà quando se la sente, ossia quando il mondo sarà preparato per accoglierlo. In Italia adesso la mia realtà è una m***a, per cui a cosa servirebbe un nuovo disco? Sarebbe come regalare delle perle ai porci, e una volta tanto forse è meglio se me le risparmio".

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