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In occasione della presentazion del calendario Lavazza 2010



“LʼItalia si è fatta apprezzare nel mondo anche grazie alla Canzone Italiana: le poche cose che la gente comune allʼestero sa del nostro Paese, infatti, vengono proprio dalle canzoni lanciate nella nostra lingua”.

“UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI” così è scritto sul Palazzo della Civiltà allʼEur di Roma.
E oggi dove sono i pensatori, gli artisti, i poeti? Non ci sono più? Ci sono eccome, solo che attualmente hanno problemi ad essere… esportati.
LʼItalia è ancora fondamentalmente vista come la patria dellʼarte, dello stile e della bellezza, ma dovremmo ricordarcelo più spesso per riappropriarci dellʼimportanza che ci spetta nel mondo.

Da un punto di vista artistico, ritengo che la Canzone Italiana sia un patrimonio culturale che va assolutamente rivalutato e rilanciato a livello internazionale, ed è per questo motivo che ho accettato con piacere di collaborare con Lavazza.
Da diverso tempo sono impegnato anchʼio, come artista, a ricercare e rilanciare le canzoni più rappresentative della nostra cultura, soprattutto quelle degli anni passati perché, paradossalmente, lì trovo ancora del ʻnuovoʼ.
Parlo soprattutto della Canzone Italiana tra gli anni ʼ50 e ʼ60, unʼepoca che ha espresso grande ricchezza da un punto di vista di scrittura musicale. Forse in questo decennio la Canzone Italiana ha vissuto la massima originalità, basti pensare ai grandi successi che hanno contribuito anche alla conoscenza della nostra lingua allʼestero.

Non è azzardato dire che la canzone Italiana ha contribuito a ʻesportareʼ la nostra creatività, a sedimentare la percezione degli italiani come poeti, artisti, pensatori. Persino un artista internazionale del calibro di Elvis Presley, con Itʼs Now Or Never (ʻO Sole Mio) o ancora con You Donʼt Have To Say You Love Me (in italiano cantata da Pino Donaggio) aveva riconosciuto la forza della Musica Italiana, concorrendo a valorizzare il nostro Paese da un punto di vista musicale.

I pensatori, i poeti … lʼItalia è ancora fondamentalmente la patria dellʼarte: il senso del bello è un concetto italiano. LʼItalia possiede una percentuale molto alta del patrimonio artistico mondiale, ma allora perché siamo “poveri”, mi domando?. Sono convinto che dobbiamo far leva su questo se vogliamo capitalizzare e tornare ad avere un ruolo autorevole e più forte nel panorama artistico mondiale.

Oggi sembra quasi che la nostra musica non abbia più un dialogo con lʼestero e allora ben vengano aziende a respiro internazionale ma “fortemente” italiane, come Lavazza, che si offrono da tramite. Una sorta di cavallo di Troia che porta fuori (anziché dentro) la nostra cultura grazie ad un marchio.

Nel Calendario Lavazza ho trovato interessante questa dualità fra arti come la fotografia e la musica che il calendario esprime così bene. Arti dirette che colpiscono immediatamente i sensi di chi ne fruisce, ma mentre la fotografia è ʻfermaʼ la musica ʻscorreʼ. La fotografia è unʼistantanea, la musica invece accompagna il tempo, si mette di fianco alla vita e scorre insieme ad essa.
Per contro, la Musica Italiana dagli anni ʻ50 ad oggi ha perso in parte il suo valore di autenticità e originalità, viceversa la fotografia attraverso la tecnologia si è arricchita molto, grazie per esempio allʼuso della post produzione. Senzʼaltro questo aggiunge complessità, modernità e, per me, interesse.

Le foto del calendario più che istantanee sono quadri, performance, installazioni, scenografie, non sono più solo fotografie, sono illustrazioni. So che Miles Aldridge infatti disegna le fotografie prima di realizzarle, come quadri che hanno anche una loro verità, diventano tridimensionali.
Le immagini di Aldridge traspongono nellʼattualità un titolo ʻanticoʼ e questo accostamento crea un volume che non ci sarebbe se, per esempio, la foto di Guarda Che Luna mostrasse Fred Buscaglione con un microfono degli anni ʼ50. In questo caso lʼimmagine risulterebbe ferma, mentre il senso che ne dà Aldridge è di dinamicità.

Condivido inoltre la scelta dei titoli delle canzoni del calendario. Sono i segni dellʼItalia, delle tracce, perchè attraverso queste canzoni si può in qualche modo rintracciare lʼItalia e il mondo di emozioni che suscita. Trovo che siano delle vere e proprie tracks.
La mia preferita fra tutte è (posso dirlo?) Guarda Che Luna.
Eʼ una canzone senza tempo, un classico che si può vestire di maledettismo, un pezzo ʻvirileʼ che non riesco a immaginare cantato da una voce femminile.
ʻO Sole Mio mi fa venire in mente Elvis Presley, la star internazionale per eccellenza. Eʼ una canzone scritta lontano dallʼItalia, sul Mar Morto, da un italiano che aveva nostalgia di Napoli.
Con Te Partirò è un pezzo molto elegante e armonico mentre Baciami Piccina mi evoca il Fox Trot e persino il Quartetto Cetra con il surrealismo che ha pervaso la storia del gruppo.
Non conosco molto bene Nessun Dorma ma la foto che rappresenta la canzone mi richiama alla mente gli alberghi della Riviera Ligure; quei tre stelle con lʼimpianto dellʼaria condizionata allʼesterno, tutto arrugginito: uno spaccato dellʼItalia nel nostro immaginario.
Vaʼ Pensiero è talmente conosciuta da essere cantata in Italiano anche allʼestero. Eʼ una meravigliosa aria e secondo me rappresenta un momento felice della Musica Italiana. Se mi è permesso divagare mi fa venire in mente quanto siano diversi Verdi e Wagner, pressochè contemporanei e praticamente così diversi… la differenza che cʼè tra loro è la stessa che ci può essere tra David Bowie e Domenico Modugno... la dissonanza (intesa anche come innovazione) rispetto al romantico, allʼarmonia.

Vorrei buttare lì una provocazione: in realtà noi siamo dei melodici e degli armonisti. Oggi cerchiamo di rompere gli schemi e di essere innovativi, ma credo che spesso finiamo per fare solo del chiasso. Invece sono convinto che dovremmo ripartire da quello che sappiamo veramente fare, per esempio da quando avevamo qualcosa da dire con la musica leggera. Se ripartiamo da questi temi, riappropriandoci della nostra identità, potremmo finalmente tornare a dire qualcosa anche allʼestero. Non siamo e non saremo mai inglesi, non abbiamo canzoni alla Beatles: in questo sono più bravi loro!
Da questo punto di vista siamo superati, Spinoza direbbe: “Lei è più amante del nuovo che del vero”. Io non sono amante del nuovo se non è unito al vero, penso che lʼItalia abbia più la preoccupazione del vero, il nuovo a volte non ci riesce…

Dobbiamo avere il coraggio di guardarci con disincanto, dallʼesterno. Apprezzo lʼidea di Lavazza di chiedere ad un artista internazionale e non italiano di parlare di Italianità. Ci offre unʼopportunità in più, un punto di vista che per noi può essere nuovo, unʼaltra prospettiva. Amo vedere questʼItalia filtrata… lʼItalia filtrata come il caffè: è una bella immagine!

Musica e caffè quale armonico binomio…la musica viene composta quasi sempre di notte: a me piace il silenzio della notte che però è fatta per dormire quindi, per restare svegli, cosa cʼè di meglio di un espresso? Il caffè è una miscela così come anche la musica. Cʼè un termine che usiamo spesso: mix, che significa miscelare i suoni, dare equilibrio alle varie assonanze e agli strumenti per raggiungere quellʼequilibrio perfetto. Chi beve un espresso non conosce lʼarmonia e la complessità delle proporzioni che lo caratterizzano, proprio come una melodia. Alla fine con la musica quello che ti arriva è unʼemozione, come con il caffè ti arriva il gusto. La misteriosa miscela del caffè e la misteriosa miscela della musica: più è armonizzata e più è difficile da scomporre. Infine concedetemi una considerazione molto personale: spesso mi chiedono che cosa avrei fatto se non fossi diventato un musicista... francamente non lo so, non so immaginarmi altro rispetto a ciò che sono. Sono Italiano, sono musicista: non potevo fare altro che questo… il caffè non mi veniva.

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