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L'Arena, 11 Aprile 2009



LANCIO.  IL MUSICISTA MILANESE GIUDICE DI «X FACTOR» PROMUOVE IL NUOVO DISCO, IL PRIMO DI UNA TRILOGIA
Una raccolta di brani poco conosciuti di Endrigo, Morricone, Ciampi,  Modugno, Paoli e Bindi


Arriva come una fotografia in bianco e nero del periodo d'oro del pop in italiano il nuovo disco di Morgan, il primo volume di Italian songbook, l'inizio di «una trilogia che io - ha confessato il leader dei Timoria e giudice di X Factor - chiamo "dello straniamento"».
Con la sua voce a tratti aspra, il musicista milanese ha raccolto brani di Ennio Morricone, Piero Ciampi, Sergio Endrigo, Domenico Modugno, Gino Paoli, Umberto Bindi, scovando le insolite e spesso misconosciute versioni inglesi e realizzando così un disco anglo-italiano che non sfigurerebbe in una discoteca di culto.
Ma quando è cominciata questa passione, a tratti da collezionista e musicofilo, per la canzone d'autore italiana? «Una volta che ho esaurito le soluzioni musicali all'interno del pop raffinato inglese e americano anni '80, quello che ho esplorato con i Bluvertigo. È finito il mio interesse - e non vuol dire che non mi piaccia più. In realtà ci possono essere dei punti di contatto tra Tenco, per esempio, e David Sylvian. Anzi, l'universo musicale di Bindi e Tenco è più vicino a quello dell'ex leader dei Japan di quanto non lo sia Eros Ramazzotti».
Probabilmente ha prevalso la scelta di scavare in un periodo del pop italiano oggi dimenticato. «Perché a quel tempo le nostre canzoni erano riconosciute» precisa Morgan «apprezzate e tradotte in tutto il mondo dai cantanti numero uno in assoluto, come Elvis Presley e Tom Jones. A quel tempo, negli anni Sessanta, il pop italiano faceva parte del dibattito musicale mondiale. Se io faccio un disco oggi, per i ragazzi inglesi che fanno rock non cambia nulla. Se invece ne esce uno dei Radiohead, ecco che migliaia di band cercano di suonare come loro e ne sono influenzati. Negli anni '60 eravamo competitivi e il mio "Italian songbook" vuol dire: riprendiamo il filo del discorso, da quegli anni in cui eravamo all'avanguardia del pop».
Nel disco appare anche un brano di Piero Ciampi, certo non famosissimo. «Accanto ai brani che rientrano nel canzoniere italiano per eccellenza» sottolinea Morgan. «Ho voluto aggiungerne uno di Ciampi, "Qualcuno tornerà", traducendolo in inglese e facendo finta che abbia avuto grande successo negli anni '60. E probabilmente la cantava Scott Walker».
L'unica canzone priva di versione italiana è Back home someday. «Sì» conferma Morgan. «È stata scritta da Endrigo con il regista Fulci e parte della colonna sonora di uno spaghetti western intitolato Le colt cantarono la morte e fu... tempo di massacro. Quando noi parliamo di un certa musica (un tex-mex rock con chitarre surf e beat, ndr), diciamo che è "alla Tarantino". In realtà è roba spaghetti western, composta da musicisti italiani. Back home someday venne pubblicata solo per il mercato estero e cantata in inglese da Endrigo, con una pronuncia perfetta. Noi non la conosciamo ma negli Usa è un classico». In Italian songbook Morgan si presenta come cantante. «E infatti si intitola Canzoniere. È il disco di un cantante e non di un autore. No non faccio parte - almeno ancora - del canzoniere italiano. Non sono il deus ex machina di quest'opera. Io presto la mia voce a questa raccolta che deve avere un senso più vasto, esteso e universale». Con un sogno nel cassetto. «Quello di eseguire brani di un album che Fabrizio De Andrè tradusse per intero (Tutti morimmo a stento) e cantò in inglese (The ballad of the junkies), e che poi, indoddisfatto del risultato, ordinò di distruggere. In realtà quel disco c'è ancora, in giro. Mi piacerebbe solo ascoltarlo o averne il testo».

Giulio Brusati

Fonte




L'Unità, 8 Aprile 2009




Eccentrico, eclettico, imprevedibile e spiazzante. È così che lo descrivono, ed è così che è diventato uno dei fenomeni televisivi dell’anno, trasformando "X Factor", Raidue, in un talent show geneticamente modificato, in un’isola in cui la musica pare essere tornata miracolosamente protagonista, tanto da attrarre sinanche nomi come Ivano Fossati e Pino Daniele. «Quanto è intelligente!», sospirano quelli che si affacciano ad " X Factor" come attratti da una forma di vita aliena. D’altronde è sin da quando ha raggiunto la notorietà con i Bluvertigo, che Morgan provoca, incuriosisce, fa discutere: lo fa con i suoi dischi (è in uscita «Italian Songbook», in cui rivisita alcuni grandi classici della canzone italiana) e lo fa in tv, dove si prepara per il gran finale di «X Factor», accanto a Simona Ventura. Lo fa con i libri: «In parte Morgan», scritto col giornalista Mauro Garofalo e pubblicato da Elèuthera, è un viaggio nel suo pensiero, nel suo rapporto con la musica e la macchina mediatica.

Elèuthera è una casa editrice libertaria. Sei per caso anarchico?
« L’anarchia è una teoria filosofica, l’anarchismo è un comportamento anarcoide. Penso all’intelligenza artificiale: i ricercatori che se ne occupano dicono che non si potrà mai realizzare, ma perseguendola ottengono risultati che migliorano la qualità della nostra vita. E così le piccole conquiste libertarie sono quelle che rendono dignitosa l’esistenza sociale».

Ai concorrenti di «X Factor» citi spesso le regole di vita musicale di Schumann, che suggeriscono rigore, disciplina, dedizione. Un musicista di oggi come fa a coniugarle con le esigenze del mercato, le lusinghe del successo?
«Personalmente le applico senza difficoltà. Ho avuto dei buoni maestri che non hanno mai separato la vita dall’arte, perché la musica è inscindibile dalla struttura umana e dal modo di sentire del musicista, pertanto certe regole sono naturalmente e spontaneamente applicate dal buon musicista, senza nessuna fatica. Poi si possono anche sovvertire e rivoluzionare, ma solo se le si conosce e le si applica correttamente. La musica, in ogni caso, è soggetta a regole perché è una scienza esatta».

Ancora Schumann: regola 24. "Considerate come cosa abominevole e mostruosa quella di praticare il benché minimo cambiamento nelle opere di buoni maestri, l'omettervi qualche parte, o l'aggiungervi del nuovo". Eppure hai modificato parecchio l'arrangiamento e gli accordi di “Albachiara” per la cantante Noemi, sostenendo che dopo 30 anni erano necessari dei cambiamenti.
«Ma "Albachiara" è musica leggera. E la musica leggera non è scritta, non ha spartiti, si tramanda oralmente e quindi le modifiche sono inevitabili. Lo stesso vale per le fiabe: la versione originale del "Cappuccetto Rosso" di Perrault termina col lupo che se la mangia; il cacciatore che uccide il lupo e salva Cappuccetto Rosso è stato aggiunto dalla tradizione orale. Le canzoni sono tradizione popolare, quindi si possono modificare. Altrimenti avrei lasciato "Albachiara" così com’è».

Non ami molto Vasco Rossi, o sbaglio?
«Mi piacciono le ballate cantautorali, in cui dimostra di essere un artista illuminato e intelligente, capace di cogliere aspetti profondi delle relazioni umane. Non amo invece il suo rock sloganistico, perché mi sembra un vecchio che si atteggia a ragazzino».

La regola 29 di Schumann fa riferimento all'intelligenza e al gusto dell'uditorio. Il pubblico italiano quanto ti sembra preparato?
«È nascosto, esiste ma si vergogna. Gli intenditori ci sono, altrimenti non si spiegherebbe il successo di artisti stranieri come Bjork, Smashing Pumpkins, Massive Attack. Forse i dischi italiani sono prodotti da una classe dirigente discografica impreparata, poco coraggiosa, che non produce cultura».

"Etica" è parola che usi spesso. Esiste, per citare Battiato, un'etica fonetica?
«La struttura musicale è una cosa astratta: quando mi ritrovo coi miei strumenti e ho a che fare con note, accordi, cadenze, ritmi, timbri tutto è concesso, non c’è etica, anzi più si è distruttori più si è grandi, se si è capaci di inventare nuove strutture. L’etica entra in causa quando si lavora sul testo».

E qui viene in aiuto la regola 60. "Le leggi della morale sono anche quelle dell'arte". Sei d'accordo?
«Totalmente. Non sopporto l’idea di artisti grandi ma uomini di merda, tipo De André o John Lennon. Chi si permette cedimenti umani sputtana la sua figura di artista. Lennon fu lasciato dal padre e se ne lamentò in una canzone, ma a sua volta lasciò suo figlio. Tutti sanno che De André era un tipo cattivo, ma allora tutta questa pietà nelle canzoni cos’era? Avrebbe fatto meglio a metterne di meno nelle canzoni e di più nella vita».

A proposito di De André, hai definito "Bocca di rosa" una tesi di laurea.
«De André è superiore a tutto ciò che si ascolta oggi, per l’impianto narrativo, il suono, la musicalità della parola, le soluzioni moderne impiantate su basi antiche. Lo stesso vale per Jannacci, Gaber, Tenco, Endrigo. Peccato che nell’interpretazione dei Farìas a "X-Factor" non ci fosse pensiero; per motivi di tempo erano stati tagliati i versi sui cattivi consigli dati come Gesù nel tempio, che è la stoccata morale che ci tira in mezzo tutti. “Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”: tu che additi la puttana sei più puttana di lei».

Valerio Rosa 


La Stampa, 27 Marzo 2009

 


"Che peccato non avere entusiasmi così si finisce sempre per soffrire di più"

In parte Morgan, in parte Marco Castoldi. Eccolo, unico e doppio, alla Fnac di Torino, per presentare a centinaia di fan adoranti il suo libro, scritto insieme a Mauro Garofalo. Un dialogo durato quasi un anno e condensato da Eleuthera in 160 pagine fitte di pensieri e impressioni, illustrate con foto in bianco e nero, dove appare bambino, mentre già suona la tastiera, poi giovane adulto, con gli occhi segnati dal rimmel e i capelli lunghi, appena prima di fondare i Bluvertigo. Il libro, da settimane nella top ten dei più venduti, cita Tenco e Hofstadter, alterna Orwell e X Factor: “Non è una biografia, non ci sono episodi e non ci sono fasi della mia vita”, precisa Morgan.

In pArte Morgan racconta la sua visione del mondo: potremmo definirlo un libro politico?
«Sono uno che dice le cose che pensa, in qualunque dibattito e non ho mai avuto nessun problema nel dichiarare da che parte sto. La politica è un atto quotidiano, è nel comprare un prodotto, nel comunicare qualcosa, nell’usare un telefono oppure un altro: tutto è politica, ma solo se hai una coscienza politica puoi parlarne. Io sono consapevole, faccio delle scelte e me ne assumo la responsabilità».

Ad esempio, si è schierato a difesa di Prodi…
«Non ne potevo più di sentir dire che non andava bene, trovavo che la sua squadra di governo fosse molto interessante».

E quella attuale?
«Non mi esprimo, non ho tempo da perdere, non mi interessa. Sono stupidi, a me piace occuparmi di persone intelligenti».

Ha visto Saviano da Fabio Fazio?
«No, non seguo la tv, non ho idea di come sia un telegiornale, non leggo quotidiani, non so cosa succede in giro. Sono diventato una persona che non avrei voluto, ma non posso tornare indietro, anche se mi perdo molte cose importanti: quello che vedo mi dispiace troppo, e mi fa incazzare. Come posso avere fiducia nelle istituzioni se un ex cantante di piano bar diventa Presidente del Consiglio?»

Ma vota alle elezioni?
«Certo».

Perché di recente se l’è presa anche con Baricco?
«Non è un attacco personale: Baricco fa parte di una schiera di letterati che a me non piace. Non è Moccia, certo, ma nell’ansia di rimanere comprensibile a tutti, perde quello slancio che uno del suo calibro è obbligato ad avere se scrive un libro. Perché la letteratura non è il trash della tv e della radio, si può volare alto, e lasciar perdere quelle quattro copie smerciate negli scaffali degli Autogrill. Lì i miei dischi non ci sono mai stati, eppure ne ho venduti tanti, non mi piacciono gli ascoltatori distratti, voglio che chi mi compra sappia ciò che sta scegliendo».

Ma lei, a suo modo, non porta la cultura musicale nella tv, che è il tempio del trash?
«Tutti vogliono conoscere cose nuove, ascoltare discussioni intelligenti, e invece la tv non ne dà: ha paura di perdere spettatori, per questo tende a livellare tutto verso il basso. Io invece penso che valga la pena puntare in alto: a qualcuno il messaggio arriverà, magari saranno quei ragazzini di quindici, sedici anni che mi scrivono per ringraziarmi di avergli fatto scoprire Sergio Endrigo e Luigi Tenco con X Factor. E l’altra sera il picco di ascolti c’è stato per il mio duetto con Ivano Fossati, altro che Mike Bongiorno».

Si considera un intellettuale?
«Io sono uno normale, c’è chi di musica ne sa molto più di me, chi conosce più a fondo la letteratura e il cinema, chi il piano lo suona meglio. Perché questa gente non va in tv? Non sono combattivi, non sono narcisi, non annegano nella disperazione».

Disperazione?
«Bisogna non aver niente da perdere, tutti sono attaccati come un’ostrica alla vita. A me invece non interessa concludere nulla, sono qui e non ho nemmeno voglia di ammazzarmi, ma se domani finisse il mondo sono già a posto, ho detto ti amo e ti odio a chi volevo dirlo, ho cantato le canzoni che mi piacevano, ho letto i libri che avevo voglia di leggere, e ora sono soddisfatto».

E’ quello che nel libro chiama “pessimismo attivo”?
«Non ho entusiasmo nei confronti dell’uomo e del pianeta, sfrutto la capacità che ho di vivere dentro di me, ma a volte vorrei essere rincoglionito come gli altri e non soffrire così».

Eppure, dopo la notizia del fidanzamento con l’ex-velina Maddalena Corvaglia, ha dichiarato di vivere un periodo bellissimo. Conferma?
«Confermo e confermo che sta finendo, sono come Leopardi non riesco a essere felice troppo a lungo».

Ora dovrei chiederle spiegazioni…
«Meglio di no, non ne darei comunque».

Allora generalizziamo. Nel libro parla di desiderio e amore, spiegando che sono due cose diverse. Può riassumere?
«L’amore è: io ti voglio bene, tu puoi anche stare con altro, per me non cambia. Il desiderio, invece, implica un bisogno di avere. In casi rari, dare e avere vanno insieme, e allora il rapporto è una vera relazione. Questo, in termini linguistici, si traduce in espressioni diverse: se due dicono “scopare” esprimono l’unione di desiderio e sentimento, ma piuttosto che “fare l’amore”, tanto vale giocare a bridge. O dormire».

Come mai sta sbadigliando?
«Sono stanco».

Si addormenta anche accanto a Simona Ventura?
«Con lei mi addormento anche se non ho sonno».

Ha detto di essere masochista in amore. Trova spesso delle partner sadiche?
«Masochista è come dire sadico, non c’è distinzione, sono proprio uguali: vuol dire concepire la vita e i rapporti di relazione come dominio, non come parità. Succede lo stesso con la depressione e la maia di grandezza, sono de lati della stessa malattia. Per questo sostengo che Berlusconi, in realtà, è un grande depresso».

Torniamo alla musica: quando esce il prossimo disco di Morgan?
«E’ un lavoro in tre parti. La prima, Italian Songbook, esce tra venti giorni, costa nove euro e comprende mie versioni di canzoni italiani diventate famose all’estero in inglese, interpretate da artisti come Elvis Presley; Cliff Richard e Tom Jones. La seconda raccoglierà brani che potenzialmente sarebbero stati dei grandi successi, ma sono rimasti sconosciuti, la terza sarà composta da “falsi storici”, composti da me come se fossero canzoni di altri. Battiato ha ascoltato il primo disco e gli è piaciuto molto, ha deciso di scrivere una prefazione».

Che altro dobbiamo aspettarci?
«Sto lavorando a due libri. Uno è una sorta di manuale per imparare come si fa una canzone, un po’ come quello di Umberto Eco sulla tesi di laurea (uscirà per Isbn a maggio, ndi). L’altro mette insieme, gossip, diari, foto: è un libro molto pop, un po’ come i diari di Andy Warhol».

E poi, dopo la finale di X Factor, ancora tv, con Match Music, di cui è direttore artistico, e pure un tour per pianoforte solo. Ma non è che questa iperattività nasconde qualcosa? Magari quel sentimento di cui racconta nel libro, dove dice che da piccolo si sentiva non voluto?
«Ancora adesso non mi vuole nessuno, sul palco ha qualcosa da dire ma giù dal palco sono una merda, e prima o poi tutti mi lasciano. Quello che so fare è raccontare storie. E bugie».

Fonte


Morgan in esclusiva per La Stampa.it Video


 

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