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Newsic.it, 30 Aprile 2009 

 

Se andate di frettil curioso caso di MCa non fatelo, non pensateci nemmeno. Intervistare Morgan, o almeno tentare di farlo, vuol dire rincorrere a braccia aperte una chimera, crogiolarsi nella più pura delle illusioni, sudare un intero guardaroba di camicie e fare incetta di integratori vitaminici e caffè (anche se la caffeina non rientra nelle vostre abitudinarie priorità). Vuol dire, inoltre, annullare impegni personali per andare incontro ai suoi innumerevoli cambi d´orologio e di umore, attendere minuti che si trasformano in ore e, ahimè, in giorni. Vuol dire – infine? - ricordare, seppur con dolore, il motto del fu Luca Dirisio, il quale cantava, con aggressiva determinazione, "ci vuole Calmaesanguefreddo". L´esperienza insegna (andate a pescare dal vostro archivio il n.30 di Beat, Luglio/Agosto 2008) ma la speranza, fortunatamente, ravviva l´animo e credevo che almeno stavolta la dea bendata sarebbe stata dalla mia parte giornalistica... No. C´è da riconoscere, però, un margine di miglioramento: dalle due settimane di attese e ripensamenti ai "soli" due giorni di altrettanti inghippi. Ma bando alla ciance, la voce di Morgan richiama attenzione e l´occasione è da prendere a morsi.

Se non ci sono obiezioni partirei da X-Factor...
"... sto mangiando".

Bene, il nutrimento prima di tutto. Quest´anno nello show...
"... volevo prima scusarmi per il ritardo".

Grazie, ma ora ce l´abbiamo fatta e...
"... però sono un uomo impegnato, quindi non si poteva fare altrimenti".

Ok. X-Factor seconda edizione: su cosa hai puntato quest´anno come giudice?
"Con la mia categoria, gli Over 25, sono stato piuttosto fortunato. Sono arrivato alle ultime puntate con gente di altissimo livello, sono saltate fuori personalità molto forti come quelle di Mattero, Noemi, Laura. Quest´anno ho puntato sulla squadra, sullo spirito di gruppo, una strategia che per i fini della vittoria del programma può sembrare poco utile, dato che alla fine ad X-Factor c´è un solo vero vincitore. Ma anche qui io la vedo diversamente: la vera vittoria di X-Factor è l´escursione musicale. Ci sono ragazzi che non sono professionisti e che devono quindi ricavare esperienza dal nostro insegnamento, imparare il più possibile. Non ho puntato sul cavallo di razza, ma sul divertimento, la collaborazione, la visione aperta delle cose".

Chi è che se l´è giocata male?
"Enrico. Quando durante un confessionale ha detto ´io sono il migliore´ la gente non ha percepito la sua ironia e quella battuta gli ha segato le gambe. Questo è pur sempre un programma dove è la gente che vota, bisogna stare attenti. Scusa ma devo rispondere al cellulare".

Un´interruzione l´avevo messa in conto, non ci sono problemi. Uno, però, ne sorge quando Morgan mi chiede il nome della zona dove si trova l´albergo in cui risiede.

Mi concedi un vuoto di memoria?
"Sì, ho appena chiuso la telefonata. Era la mia ragazza".

Quindi confermi la tua relazione con Maddalena Corvaglia?
"Sì, sono sette anni che non sono fidanzato ed è tutto molto strano".

Ti lascio la privacy. Qual è il personaggio che ti ha colpito maggiormente?
"Laura. Ha una bellissima voce, una personalità timida. Una molto, molto misurata che non se la tira, una che canta bene ma che vuole imparare. Io la noto subito la differenza di uno che affronta la musica con umiltà ed uno che invece neanche ci pensa. Mi piace prima pensare alla persona e poi al musicista, la persona è il terreno dove si poggia l´anima musicale. Puoi anche avere del talento ma se non hai la giusta intelligenza non vai da nessuna parte. E questo vale anche in tutti gli altri campi artistici". 
 
Mara Maionchi e Simona Ventura neanche quest´anno sembravano pensarla come te.
"Che palle questo fatto dell´incapacità di vivere il dibattito, la discussione. Il polemos è importante altrimenti non ci sono le scintille. Cerco di cogliere l´occasione del dibattito perché da spettatore vorrei vedere questo".

Il polemos non è mancato ma cosa avresti voluto per questa seconda edizione?
"Meno consapevolezza da parte dei concorrenti. Hanno già visto cosa succede dopo, l´entusiasmo non manca ma aumenta la competitività. Questa cosa non deve esserci tra di loro e per fortuna non ce n´è stata più di tanto. Gli autori li hanno divisi apposta nei loft, ognuno per squadra, ma come si è visto non è servito a nulla. Non abbiamo avuto tempo per fare quelle cazzate lì perché abbiamo a cuore la bontà di quello che facciamo".

Ami X-Factor, ma hai detto che non ci avresti mai partecipato.
"Non lo so, vengo da un´altra epoca. A quindici anni guardavo Saranno Famosi, il telefilm. Una scuola di musica, danza, mi piaceva. Ho sempre avuto la possibilità di fare musica e grazie alla televisione la faccio anche in maniera diversa. Il mio libero arbitrio è merito della luminosità di alcuni personaggi al vertice della rete (RaiDue, ndr). Gente televisiva, che prova, sperimenta, si appassiona. Gente molto presente ma non per dettare regole, quanto per partecipare: a volte sono proprio loro a dire dagli questa canzone, prova con quest´altra. Puoi chiamarmi fra dieci minuti?".

Perché?
"Devo fare questa telefonata urgentissima, dai richiamami tu, giuro che rispondo".

Come dicevamo all´inizio? Calmaesanguefreddo. Un bel respiro e dieci minuti passano come un soffio. Tanto, dopo aver aspettato due giorni la pazienza è allenatissima

Di X-Factor ne abbiamo parlato abbastanza. Ora addentriamoci nella tua di musica: presentami "Italian Songbook vol.1", il tuo ultimo album.
"Il disco è una domanda che mi sono posto. Ho notato che negli anni 50-60 la musica italiana era apprezzata da grandi star come Elvis Presley e Tom Jones e quindi mi sono chiesto che differenza ci fosse con quella di oggi, come mai interessa più quello che facciamo? Il problema ovviamente siamo noi, non siamo stati capaci di stare al passo, in ogni campo abbiamo perso colpi. Anche i politici sono legati alla nostra incapacità di competere, pur essendo un popolo intelligente. Non viviamo le situazioni, spesso e volentieri non siamo neanche cittadini...".

Ritorniamo alla musica.
"Sì. Al di là di questo come ti dicevo c´è stata in certi anni l´età dell´oro della musica italiana: Modugno, Endrigo, Paoli, Gaber, Jannacci, Tenco, De André, Lauzi. Grandi autori che hanno scritto cose che molto spesso sono usciti dai nostri confini. Scavando nel passato ho visto che alcune canzoni hanno avuto anche una vita internazionale e ´Italian Songbook´ è proprio questo: un canzoniere dove trovano posto i pezzi che sono diventati importanti a livello mondiale".

Ecco quindi il perché di due versioni dello stesso brano, in italiano e in inglese.
"Esatto, volevo una tracklist speculare. Ma il successo della canzone non c´entra. Ci sono pezzi come Il mio mondo (il primo singolo estratto, ndr) di Umberto Bindi che con la versione in inglese, You´re My World di Cilla Black è diventato un cult. Ma trova spazio anche Il cielo in una stanza che nella versione inglese di Mina, This World We Love In, è stato un flop".

Questo è il volume numero uno, quindi s´ipotizza che ce ne saranno altri.
"Già, una storia eterna. Voglio arrivare al punto in cui si presenti il volume n.13 o n.14, voglio che tutti abbiano la propria collezione. Sto già incidendo La musica è finita di Califano che Robert Plant tradusse senza fortuna, ma voglio sottolineare che qua e là ci sono anche degli inediti".

Due pezzi strumentali, due invenzioni per orchestra d´archi.
"Non solo. Alcune composizioni non avevano la versione in inglese. E allora? L´ho fatta io, vedi Someone will come back che è la traduzione di Qualcuno tornerà di Piero Ciampi. Che artista sfortunato, il pubblico non l´ha capito".

"Voglio cercare la comunicazione col pubblico, più che la perfezione della performance".
"L´ha detta lui?".

No, riprendo una tua citazione per allacciarmi ai live. Pare che durante uno dei tuoi ultimi concerti tu abbia cantato Pippo non lo sa, Romagna mia ed altry medley nazional popolari con il pubblico in delirio. Ma le recensioni non lo erano altrettanto.
"E allora? Chi ha scritto queste recensioni evidentemente non ha una grande cultura musicale perché si dia il caso che Pippo non lo sa è un meraviglioso pezzo fascista, quando la canto mi viene in mente la faccia di Berlusconi. Ma poi chi è che scrive queste cose? Non mi conosce, io sono quello di sempre, anzi, ancora più libero".

Giorgio Albertazzi, maestro del teatro italiano, ti ha definito "una meravigliosa maschera" e ha lanciato l´idea di fare un programma con te.
"Lo so e ne sono onorato. Vorrebbe creare una gara di versi, una competizione poetica e visto che la cultura è una delle mie debolezze...".

Credi che al pubblico possa interessare uno show del genere?
"Il pubblico non vede l´ora di vedere e ascoltare queste cose".

Quindi al bando il "popolo bue" iconizzato dalla tua collega, Simona Ventura.
"Non è una definizione che amo. Ma con lei è carino anche questo: scazziamo, facciamo la pace. È una che sta al gioco".

Anche tu. Durante una performance ad X-Factor avete iniziato a ballare e... Pare che sia scivolata una mano sul suo fondoschiena.
"Che ci vuoi fare, la carne è debole e non ho resistito. Va bene ti saluto".

Di già?
"Ma è un´ora che parliamo!".

In realtà no, ma concedimi un´ultima domanda. È vero che durante il tempo libero ti cimenti con l´uncinetto?
"No, ma sono sicuro che saprei fare anche quello. E comunque io il tempo libero non-ce-l´ho (scandisce bene la frase, ndr)".

Un tempo che rispecchia alla perfezione il suo proprietario: perennemente occupato.
"Sì, occupato come un cesso (ride, ndr)".

Ride Morgan, e di gusto. E sarà colpa della caffeina, del pizzico di nervosismo o della concreta realizzazione di aver compiuto un impresa incredibile, non lo so: eppure rido anch´io.
 
Vyncent Valo

Fonte: http://www.newsic.it/artisti/body_artisti.php?id=714

 


Liquida magazine, 24 Aprile 2009



Con l’uscita del suo nuovo disco solista, Italian Song Book Vol. 1, Marco “Morgan” Castoldi riscopre gli anni Sessanta e si appresta a pubblicare una trilogia

Di lui si dice tutto e il contrario di tutto. Arrogante. Presuntuoso. Geniale. Estroso. Introverso. Ma ci si dimentica che la televisione è una cosa e l’arte del musicista è un’altra.

Bisogna separare il Morgan mattatore televisivo di X Factor o protagonista vip delle cronache mondane e quello nel ruolo di musicista. Ciò che Marco “Morgan” Castoldi fondamentalmente rimane – soprattutto ora che ha pubblicato da qualche giorno un nuovo disco come solista, intitolato Italian Songbook Vol.1.

Un album in cui Morgan ha preso pietre miliari, da “Lontano dagli occhi” di Endrigo a “Resta con me”, e le ha cantate in modo fedele, rispettando pari pari le originali. Un’operazione di riscoperta e valorizzazione della musica italiana in una doppia versione nazionale e da esportazione, anticipata nelle radio dal singolo “Il mio mondo”.

E infatti Emmebi, ad esempio, parla così del nuovo lavoro di Morgan:

Attenzione però, non è un classico dischetto di rifacimenti dicanzoni celebri come potrebbe fare una Pausini o un Carboni qualsiasi. Italian Songbook vol 1 ha il suo bel cotè intellettuale e ripercorre le orme del suo maestro Battiato che ha già affrontato il tema con l’operazione Fleurs. Qui siamo dalla parti del ripescaggio delle tradizioni della bella musica italiana da esportazione: ecco quindi una manciata di canzoni di Bindi, Paoli, Modugno, Ciampi ed Endrigo eseguite sia in italiano che in lingua inglese. I modelli di riferimento vanno dai brillanti progetti di ripescaggio di Ry Cooder all’operazione nostalgia di Richard Hawley.


Un lato poco conosciuto del sound made in Italy, che include canzoni scritte da grandi artisti come Gino Paoli, Umberto Bindi e Piero Ciampi e ribadisce una passione che Morgan aveva già manifestato nel corso di X-Factor.

Del resto non tutti sono così ben propensi ad accogliere le sperimentazioni del bizzarro Castoldi, come Wittengstein fa notare riportando una recensione di La Stampa:

Un plateale esempio di onanismo culturale. Il canuto cantautore si è divertito a parlare del disco facendo ascoltare qualche pezzo e i giornalisti si sono annoiati come accade quando vai a teatro e l’attore non recita, ma fa il fenomeno
Già immaginiamo i prossimi scempi sui brani scelti da Morgan per i volumi 2 e 3 dove, tra un gigante e l’altro, Mister Bellicapelli infilerà dei suoi brani inediti. «Saranno in linea con quelli dei quali ho dato la mia versione», ha detto Morgan alla presentazione: siamo già preoccupati.


Noi abbiamo incontrato morgan in persona, per intervistarlo e tastare con mano. Ecco cosa ci ha raccontato.

Come è nata l’idea di questo disco?
In passato mi dedicavo molto al pop inglese anni Ottanta, ma quello è un genere di cui ormai so tutto e quindi non mi interessa più. Qui, si tratta del disco di un cantante . Qui non ci sono io come autore, presto solo la mia vocalità per qualcosa di più vasto. Si tratta anche del primo album di una trilogia che io chiamo “dello straniamento”. Raccoglierò in totale una ventina delle più belle canzoni dell’epoca che a quel tempo venivano ascoltate in tutto il mondo e facevano rientrare a pieno titolo la musica italiana nel dibattito internazionale e pubblicherò presto in questa direzione anche un volume 2 e 3.

Come mai questa voglia di pubblicare addirittura tre dischi dello stesso genere?
Perché all’inizio doveva essere un disco solo, ma da 10-11 pezzi siamo arrivati a 20. Allora meglio farne tre: escono prima e costano meno. E poi come mi ha detto Battiato, la musica non si vende a peso. Negli altri volumi ci saranno anche cose originali di Morgan, nello stile di come sarebbero state se fossero nate ai tempi, ma anche rarità vere. Sto convincendo Dori Ghezzi a darmi la traduzione inglese di “Tutti morimmo a stento” fatta proprio da Fabrizio De Andrè. La cantò anche, ma poi fece distruggere l’incisione. Mentre io stesso ho tradotto e canterò “La collina”, da Non al denaro… Poi una chicca vera, la versione inglese di “Vola colomba” tradotta da Luigi Tenco, che non la cantò mai. Tenco che riscrive Nilla Pizzi in quello che sembra un brano dei Beach Boys. Lisergico, no?

Insomma, si tratta quasi di un lavoro pedagogico?
Diciamo che sto facendo un lavoro d’archivio da condividere e che ho scovato alcune versioni, piuttosto rare, di pezzi famosi. Ma soprattutto amo questa musica.

Perché crede che gli anni Sessanta siano così belli?
Perché poi il pop rock angloamericano ha occupato ogni spazio disponibile, e mica a torto. Tante volte era davvero migliore. Noi però ci siamo fatti colonizzare, senza colpo ferire.

Riprenderà soprattutto il suo ruolo di musicista nei prossimi mesi?
Farò un tour estivo con la band con cui ho inciso i miei dischi solisti, Canzoni dell’ appartamento e “Da A ad A“. La mia idea è portarla a ripetere il fulgore che ha toccato il 31 agosto 2005 alle Scimmie, quando abbiamo suonato fino alle 4 di notte 40 canzoni di Modugno.

Fonte



Freequency, 21 Aprile2009



Modugno, Paoli, Bindi e Ciampi in versione da esportazione, interpretati da Morgan per il suo primo Italian Songbook


Finito l'innamoramento per il pop anni '80, Morgan è passato all’esplorazione della canzone d'autore degli anni '50 e '60, periodo in cui la produzione nostrana girava il mondo facendosi conoscere un po’ da tutti. Così, tra i molteplici impegni, televisivi e non, Marco "Morgan" Castoldi ha deciso di raccogliere e riarrangiare alcuni di questi brani nel suo Italian Songbook Vol. 1. La scelta è caduta su sette canzoni, presentate in doppia versione italiana e inglese, così come furono esportate sul mercato internazionale con grande successo, mentre il testo del brano di Piero Ciampi è inedito, cioè tradotto per l'occasione dallo stesso Morgan. Tra gli altri autori selezionati per questo primo volume — altri due ne seguiranno — ci sono Endrigo, Modugno, Gino Paoli e Umberto Bindi, insieme a un brano strumentale composto da Morgan e Stefano Barzan, realizzato con gli archi della Royal Philarmonic Orchestra.

 Come mai questa nuova passione per la musica italiana?
Avendo esaurito tutte le soluzioni del pop inglese anni '80, avendo sperimentato tutto ciò che potevo in questo campo, conoscendolo ormai in ogni sua forma, ho perso interesse verso lo stesso. Il mio interesse verso qualcosa non è una questione di gusto, ma di conoscenza, di possibilità di sperimentare e ricercare. La nostra canzone del periodo anni '50-'60 adesso mi dà molto in questo senso. È stato un momento molto alto della musica italiana, un qualcosa che ancora oggi può ispirare e da cui si possono prendere tante idee.

Un periodo glorioso, molto ricco di soddisfazioni per gli autori di allora.
In quegli anni la musica italiana influenzava il mondo. All'estero si rifacevano le versioni in inglese perché la diffusione di quelle canzoni era mondiale, avevano una dignità e un'influenza fondamentale anche sulla musica degli altri. Questo purtroppo ora non succede più, la dignità della canzone italiana è bassissima. Anche i grandi come Elvis Presley e Tom Jones, per fare un esempio, si cimentavano in queste versioni in inglese che sono andato a ricercare e che ho riproposto. Attenzione: sono versioni anglofone che sono diventate dei classici anche della discografia anglosassone!

Com'è avvenuta la scelta dei brani?
Queste sono le più belle canzoni riconosciute nel mondo, da tutti, non da me. Sono brani che hanno superato ogni barriera. Nel primo disco sono finite le tracce che avevo già pronte. L'idea è di fare una trilogia, così da inserire meno canzoni in ciascun album e poterlo vendere a un prezzo ridotto (il Cd è nei negozi a € 12.90, ndr). Questo primo Cd è la foto di una ricerca, quella che ho fatto su questa musica. Sono canzoni con diverse tipologie armoniche e melodiche, ma tutte accomunate dalla loro bellezza oggettiva. Nel prossimo “volume” ci saranno anche delle mie composizioni realizzate nello stile di queste canzoni. Per quest'album mi sono comportato da solo interprete, non ho scritto nemmeno le partiture affidate al Maestro Stefano Barzan. Non posso certo competere con questi grandi maestri!

Tra i “maestri” hai inserito anche Ciampi, un bel riconoscimento per il musicista livornese.
Ciampi è stato un grande poeta, ma non ha avuto la fortuna del riconoscimento del pubblico, del successo. A mio avviso metterlo in questa lista, insieme ai “mostri sacri”, è stato come premiare la sua bravura, un cercare di dargli maggiore visibilità, anche se tardiva. La traduzione della sua Qualcuno tornerà è stata proprio letterale, non ho interpretato niente. Anche questo è un tentativo di far conoscere un grande autore al mondo.

Un Cd di questo genere, con i testi in inglese, con canzoni già note a livello internazionale, quanto è pensato per il mercato estero?
Beh, molto! Innanzitutto c'è la voglia di dare una mano alla musica italiana, di presentarla all'estero, anche se queste sono cose già note. Il problema però è la distribuzione dei dischi. Io sono con una major internazionale, ho un contratto per tutto il mondo con loro. Non posso andare, che so, in Francia e fare dischi con un'altra etichetta che non sia la Sony. Ma il problema è che all'estero loro non sono interessati a stampare e produrre il mio disco. Qualsiasi direttore della Sony nel mondo non è interessato a “lavorare” un disco che non sia una sua produzione, e non per una scelta artistica o di qualità della musica, ma solo perché perderebbe potere nei confronti della casa madre. È un'assurda questione di potere, di gelosie e dinamiche interne alla casa discografica.

Quanto ti piace lavorare sulle traduzioni?
Molto! Sto traducendo in inglese anche il disco di De André Non al denaro, non all'amore, né al cielo” – che avevo già riproposto in italiano — cioè lo sto riportando all'originale, ai testi di Edgar Lee Master con la metrica poetica di Fabrizio. Sto anche cercando di farmi dare da Dori Ghezzi il testo in inglese del Cantico dei drogati: Fabrizio ne fece una versione con il testo in inglese che registrò, ma che poi ordinò di cancellare perché non gli piaceva la sua pronuncia. In realtà non fu distrutta, ed esiste ancora una “lacca” di quelle registrazioni che pare sia in mano a un discografico. Io voglio rispettare la volontà di De André: non m'interessa quella registrazione ma solo il suo testo, in modo da poterlo ricantare.

Luca Trambusti 

photo credit: Paolo De Francesco

Fonte

 
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