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GenovaTune.net, 21 Ottobre 2008 



Genovatune ha incontrato l'eclettico artista: fra ricordi, canzoni e composizioni, Morgan si racconta apertamente ai lettori. In un'intervista tutta da gustare.


Ciao Marco, è un onore e un piacere! Hai due minuti per qualche domanda?
Prego!

Quali sono stati i meccanismi alla base della composizione di DaAadA, la tua ultima fatica?
Oh cacchio...

E' dura?
Eh, ma non è dura. E' bello rispondere a questa domanda, e lungo! Dunque.... Quando scrivo delle musiche, devo avere una ragione che mi coinvolga, che mi convinca, che mi dia il senso di farlo. Le metodologie, i modi a cui arrivo a scrivere le cose, sono sempre nuovi. DaAadA è un album più dissoluto, meno formale, rispetto al precedente Canzoni dell' Appartamento e al remake di Non al Denaro, Non all'Amore, ne al Cielo, un'opera assolutamente formata, di un equilibrio formale già scritto e già stabilito, entro il quale potersi aggirare con molti limiti, con molti vincoli, che è sempre una cosa interessante, ma nel nuovo album ho sentito l'esigenza di spaccare queste barriere, di fare un disco che avesse la mia forma, che in quel momento era informe. Ho scritto brani con più libertà compositiva, emotiva, timbrica. Sono partito a scrivere delle canzoni anche da degli errori, degli sbagli, da sequenze non volute di composizioni al computer dove per sbaglio si spostava, ad esempio, una traccia, o con sonorità sbagliate, random, a quel punto ripartivo e concepivo sonorità nuove. Contro Me Stesso, ad esempio, è una canzone che è contro se stessa; la struttura e l' armonia si auto-generano e auto-determinano da piccolissimi impulsi, io schiacciavo una nota e da questa nota veniva fuori una sequenza di accordi.

Di solito gli errori si cestinano...
Quello che sto facendo adesso è portare all'estreme conseguenze questo discorso, al limite del poter anche io stesso dominare o non dominare la situazione, ci sono dei casi completamente fuori dal mio controllo. Non sono più io a determinare il brano, ma è una specie di meccanismo che io decido ma che dopo mi supera.

Lo lasci andare e vedi che succede?
Sì, sì. Sono per la totale libertà e anarchia delle canzoni.

Parlando invece del remake di Non al denaro, non all'amore,ne al cielo, mi è capitato di scontrarmi con l'opinione di puristi dell'opera di De Andrè, giudicandola intoccabile. E' capitato anche a te?
Ma...non credo sia interessante questa polemica, per due motivi precisi. Innanzitutto, l'opera di Edgar Lee Masters, scrittore, poeta americano, viene dal 1915. Quindi quando dici che De Andrè è intoccabile, può darsi, ma Edgar Lee Masters è toccabilissimo, in quanto lo ha toccato anche De Andrè, e non solo lui; quella è un'opera che è stata tradotta in mille lingue, tutte le lingue del mondo hanno un libro che si chiama L'Antologia di Spoon River, poi Fernanda Pivano ne ha fatto una traduzione in Italia nel 1941. De Andrè ha letto la traduzione della Pivano perchè non sapeva l'inglese, se n'è innamorato, ha voluto farne un adattamento, ha spostato il genere da poesia a canzone, quindi l'ha toccato non poco. Piovani e Bentivoglio, lo hanno aiutato rispettivamente per le musiche e per il cash, facendo un pò di luce su chi ha fatto quest'album. E' un disco che io ho amato proprio come questi miei detrattori, ho sentito l'esigenza di fare l'amore con quel disco.

Sono innamorato di quell'album!
Io anche! E penso proprio che chi ha un buon orecchio e una buona cultura musicale capisca ascoltando la mia versione quanta dedizione ho nei confronti dell'album originale. Il senso del lavoro di E. L. Masters è la poetica della collettività, raccontata da un paesino, dove ci sono mestieri e figure che si incrociano tra di loro, dove la morte è un pretesto per parlare della vita. Mi ricordo che da ragazzino quattordicenne ascoltando questo disco avevo una grande apertura nei confronti del microcosmo che si presentava, mi veniva voglia di vivere nel mondo, di entrare nei negozi; la morale di fondo riguarda l'agire comune, il fare comune. L'uomo esiste ed è tale proprio perchè sa rapportarsi agli altri. Data la natura colletiva di quest'opera bisogna che si tramandi, il mio scopo non era quello di dire: ehi ragazzi, sono figo, riesco a fare il disco di De Andrè. Tanti non hanno idea di cosa significhi rispettare il prossimo, quindi rispettare un'opera d'arte che parla di questo mi sembra che sia un atto di umiltà, più che di presunzione.

A proposito di rispetto, mi sembra che tu ne abbia parecchio nei confronti della canzone d'autore italiana ma soprattutto per la scuola genovese, quindi Bindi, Paoli, Lauzi, De Andrè. Che rapporto hai con le loro canzoni, con Genova e con la Liguria?
Bellissimo, devo dire... La Liguria, si può dire.. E' il mare di Milano, non si offendano i genovesi, noi milanesi veniamo molto volentieri a mangiar bene e a stare bene in Liguria, a respirare della bella aria e a vedere paesaggi bellissimi. C'è da dire che la scuola dei cantautori genovesi, che è la scuola più importante della musica leggera italiana, della musica d'autore e non tanto leggera tra l'altro,non me ne vogliano i genovesi, di cui sono estremamente amico (non siamo poi così diversi da loro fondamentalmente) si può anche chiamare la scuola di Milano. Questi fantastici autori alla fine per fare i dischi se ne venivano a Milano, dove si divertivano, si incontravano, amavano e morivano. Quindi venivano a Milano a registrare i loro dischi, ma non è che tornavano a dormire a Genova (ride, ndr) e a Milano creavano l'ambiente culturale. Io li ringrazio per aver portato la loro persona in questa città, che hanno in qualche modo influenzato. Sono nati a Genova ma sono emigratia Milano dove hanno creato le loro opere d'arte. Quindi si chiama scuola di Genova, ma era a Milano!

Come hai vissuto la reunion con i Bluvertigo e com'è andato il tour estivo?
Bene. E' stata una bella ri-unione.Giusto adesso ho appena sentito al telefono Andy che è a Biella per una sua mostra personale e perchè è il suo compleanno. Quindi adesso..uniti e si va avanti!

Vi ho visti a Genova lo scorso luglio, con le navi come scenografia...
Oh, bello il concerto di Genova!

Dunque.. pianoforte e voce, basso e voce, marchingegni futuristi, tastiere.. qual'è la dimensione in cui ti senti più a tuo agio sul palco?
Mi piace praticare tutte le dimensioni, mi sento a mio agio al pianoforte, ma anche al basso e alla voce, mi piace fare la breakdance..

...Ti ho visto fare il moonwalking!
Beh, appunto, con Andy ci siamo conosciuti all'età di quattordici anni, sotto i portici della città di Monza, io avevo lo skateboard, Andy aveva i pattini, i rollerblade, facevamo la breakdance, ai tempi nell '84 c'era questa moda ed era una bella moda perchè ci faceva muovere, ci faceva ballare in mezzo alla strada..

Eri un paninaro?
Son stato un paninaro. Poi sono diventato un dark, ma un dark particolare perchè non amavo i dark. Mi piaceva l'estetica dark ma non le persone perchè le trovavo un pò tristi. Poi sono diventato new romantic, anche se lo ero contemporaneamente al paninaro, ero combattuto. A volte mi mettevo i pantaloni della Naj Oleari, le scarpe American's, i jeans Levi's bianchi risvoltati, lo Spencer fiorato, con le spalline imbottite e le frangette, gli occhiali Ray- Ban col cappello da Robin Hood; non ero accettato nella comunità dei paninari, in piazza San Babila mi si guardava in cagnesco. (ride, ndr) Adesso non ci vado in giro vestito così,forse peggio! Oh, aspetta però, mi hai fatto venire in mente una cosa a riguardo. Rispetto a tutto quanto si può dire sui paninari, c'era una sorta di fai-da-te, dove praticamente dovevi essere in grado con l' Uniposca di disegnare la faccia di Paperino o di Topolino dietro al giubbetto Levi's con il pelo. Quindi dovevi essere un pò artistino, dovevi metterti le toppe sui pantaloni, se non potevi comprarti i guanti della Timberland dovevi farti il simbolo della Timberland. C'era una creatività nell'arte paninara, io le ho fatte tutte queste cose, purtroppo non ho conservato nulla di quel periodo se non una foto, dove ci sono io con i capelli a spazzola ingellati, gel rigorosamente l'Oreal, con il giubbetto... si chiamava.. Lo Schott, camicia Naj Oleari, occhiali con il cordoncino, alla Bertinotti, cintura di El Charro e le punte di ferro attaccate alla camicia.

Terribile! Perchè non l'hai usata per la copertina di E' successo a Morgan?
Perchè mi vergogno! (ride ndr)

Riguardo al futuro invece.. Cosa ci combinerai? Stai scrivendo qualcosa di nuovo?
Il futuro? Il futuro non è interessante. E' molto meglio l'infinità del passato.

O del presente? A volte sembra che sia il presente ad essere infinito..
Io non lo vedo il presente. Il presente non c'è. Non vedo ne il futuro ne il presente, io guardo al passato.

Come un serpente che si morde la coda?
Come un serpente che si gusta la coda.

Grazie Morgan, sei stato disponibilissimo.
Ciao, grazie a te!

Foto di: Valentina Cusato
 
 
Alberto Marinelli

Fonte




Sound and Vision,
 

morgan2008 Morgan allo Specchio

Morgan allo Specchio

L’amato pianoforte, le richieste del pubblico e lui, Marco Castoldi, in arte Morgan. Impegnato nel tour “E’ Successo A Morgan”, dal nome dell’ultimo album, l’artista è un mix esplosivo e conturbante di dolcezza poetica ed irriverenza artistica. Lo abbiamo incontrato dopo il concerto dell’Asolo Free Music Festival, per una vivace chiaccherata sulla musica che ci circonda. Morgan, tu riesci ad unire l’abilità di autore e quella di eccellente interprete di brani storici della musica mondiale.

Come nasce il tuo rapporto con i mostri sacri della musica?
Non ci si può fermare alla sola contemplazione del passato, le canzoni sono materia viva, che rimane anche dopo la morte dell’artista. Nella musica classica un programma di concerto è organizzato in maniera cronologica, dal barocco fino alla musica moderna. Io semplicemente cerco di portare questo nel pop, dove non esiste effettivamente una conoscenza reale dei classici né una storicizzazione come nel jazz. Rimaneggio canzoni, per studiarle da vicino, indagando spinto dalla curiosità, per scoprire il tessuto effettivo, e da qui imparo il modo di comporre un brano. I cucino. La musica è un atto quotidiano della mia vita, non riesco a pensare ad una giornata senza. Scrivo, o suono e canto, o ascolto, o produco o penso. Per cui non c’è un momento in cui sono più ispirato o meno. Scrivo ciò che vivo. Bisogna avere allenamento e metodo. Credo che nemmeno esista. Sarò catastrofico ma non vedo verve, né azzardo né originalità. Zero autonomia, nulla di realmente sperimentale. Colpa dell’Italia in generale. Siamo indietro in tutto, e musica e cultura sono parte riflesso di questo. Purtroppo. Ci voleva una ventata di insegnamenti musicali, per quanto di breve durata. Non mi interessava parlare con un linguaggio poco divulgativo, di scale armoniche e tecniche musicali, ben pochi avrebbero capito. Invece raccontare con costanza e tenacia, della storia di una canzone, anche solo per presentarla, è cosa rara per la televisione italiana. Ho cercato di fare qualcosa di edificante, ed è incredibile.

Che ne pensi della scena musicale italiana? E in merito alla tua partecipazione ad X-Factor che mi puoi dire?
Grandi nomi della storia della musica sono un piacere ed un dovere. Cantare pezzi di Bindi, di Modugno, Tenco, mi aiuta a progredire e mi diverte. Ultimamente ti direi la programmazione musicale al computer. Il mio modo di concepire la scrittura musicale è assolutamente astratto e slegato perché vedo negli strumenti, come dice la stessa parola, dei mezzi per esprimere la musica tutta, e non possono però diventare il fine di questa. Credo che le canzoni debbano essere pure, scritte con e nella mente. Al computer puoi vedere ciò che stai creando, attraverso le forme d’onda. Mi occupo di scrittura di musica in termini digitali ed elettronici, come metodo. L’estetica dell’elettronica in sé non mi serve, preferisco l’etica. Non credo di avere ispirazione. Non sono uno che si deve concentrare, che ha bisogno di un determinato luogo o tempo. A me va bene tutto, perché faccio musica con la naturalezza con cui. Si direbbe un approccio molto classico e razionale. Inoltre spazi tra generi molto diversi tra loro, dal pop alla musica d’autore passando per il rock.

In quale ti senti maggiormente espresso? E da dove nasce la tua ispirazione nel comporre?
Che adesso ci siano ragazze molto giovani che sanno dei Pink Floyd o di Tenco, grazie ai quei discorsi. Spero si sia anche visto il mio amore nei confronti di questi artisti. Rifarò XFactor, magari affidando qualche brano di Bowie in più, da suo grande fan ed estimatore quale sono.

Come è possibile dunque portare la reale cultura musicale in televisione, cosa che latita in Italia?
Ho partecipato ad altri programmi musicali, ma di minor successo. Credo sia importante proporre storia e novità rendendole accattivanti e popolari. A volte il pubblico televisivo viene lobotomizzato perché mancano le proposte. Se invece si iniziasse ad infarcire i programmi con sane pillole, intelligenti e fruibili, di musica nuova e di storia della musica, tutti ne godrebbero, dai musicisti ai fans. Servono ricerca, storia e capacità di divulgazione. Le vie d’accesso vanno aperte, tutto qui.

Morgan è da seguire, assolutamente. Un piccolo e grandissimo uomo, sensazionale e colto come non mai.


Daniele Pensavalle

Fonte



Il Secolo XIX, Luglio 2008



L’anarchia musicale ha un profeta. Si chiama Morgan, è leader dei Bluvertigo, ed è diventato popolare come super giurato di “X-Factor”. Artista imprevedibile, geniale e molto preparato, si sente libero solo sul palco: «Sono per l’individualismo musicale. Decido al momento cosa cantare senza rendere conto a nessuno. Magari cambio la canzone un attimo prima di eseguirla, sono un sovvertitore. Da cosa dipende la mia volubilità? Un po’ da tutto: per esempio dal pubblico, dall’umore, dal clima, dall’atmosfera, anche dal campo magnetico. Lo so, sono tutti elementi poco prevedibili che influenzano la sostanza. Ai miei concerti, infatti, la scaletta non esiste, tutt’al più c’è uno scivolo».

Ride Marco Castoldi, 35 anni, raccontando quanto è insubordinato, tranne quando suona con il suo gruppo storico, i Bluvertigo che «funzionano perché ho il mio spazio altrove. Da solo posso muovermi in ambiti dissoluti, i Bluvertigo mi mettono un abito più formale. I concerti con loro sono più strutturati e hanno tempi definiti». Per altro la band, che ha pubblicato “Storytellers”, album e dvd griffati Mtv, sarà a Sanremo domenica prossima, in piazza Colombo con ingresso gratuito, mentre sabato 26 luglio suonerà a Genova, Arena del Mare, nell’ambito del Goa-Boa, dove il biglietto costa 15 euro più i diritti di prevendita.

A sua volta Morgan ha appena pubblicato una raccolta di 17 brani che riassumono il suo percorso artistico estremo. Si intitola “È successo a…Morgan” e pesca in tre album solisti: “Canzoni dell’appartamento” del 2003, “Non al denaro non all’amore ne al cielo”, riproposizione del Fabrizio De André ispirato dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, e l’introverso “daAadA”: «È un album di ballate, intimo e riflessivo, senza il mio lato più scanzonato». Però ci sono rarità e inediti come “L’Oceano di Silenzio” di Franco Battiato: «L’ho realizzato in un giorno. Battiato è il musicista più veloce al mondo nel produrre canzoni, io ho provato a batterlo. Poi c’è “23 Roses” tratto dalla colonna sonora del film “Il quarto sesso”, non è un inedito ma una rarità. Infine “Il nostro concerto” di Umberto Bindi che ho registrato per divertimento».

Morgan ha da sempre un rapporto tormentato con le case discografiche: «Non c’è slancio, lavorano tutti in modo impiegatizio». La sua popolarità, invece, è lievitata con “X-Factor”: «Tornerà a settembre e farò ancora il giurato. Lì mi estraneo da tutto e credo che questa sia la ragione del successo. Il mio lavoro resta quello del fare musica: produrre, arrangiare, comporre. Non potrei mai presentare un programma». L’enigmatico Morgan in questo periodo definisce il suo umore «magnetico, potrebbe essere addirittura positivo». Sarà che ha trovato un nuovo amore, dopo la rottura sentimentale con Asia Argento, ma lui non è d’accordo: «Amore? Non penso di avere a che fare con questa parola». Torna il sorriso solo parlando della figlia Anna Lou: «Passerò agosto con lei. Sono un padre con tanti difetti, ma sono un padre».

Fabrizio Basso

Fonte



Il Sid e la sua tribù...e altro, 10 Giugno 2008



Antescritto: Quanto segue è una folle chiacchierata nel dietro le quinte di un concerto fatto da Morgan (s-fatto…? Scheeerzo!) quasi un anno fa a Roma. A condurre l’intervista è stato il mio carissimo amico e finissimo conoscitore di musica Valerio Del Vasto…

L’incontro con Morgan è stato una emozione incredibile per me cresciuto con le sue (o meglio le loro) poesie musicali… e la conferma che la Tv (nello specifico il programma – che tra l’altro seguo con passione… forza NOEMI!! – X factor) non lo ha cambiato: ci troviamo sempre di fronte ad uno dei più grandi personaggi della musica italiana.

Martedì 10\06\2008

L’Alpheus per il penultimo appuntamento del MArteLive offre la presenza del cantautore milanese Morgan già frontman e autore dei Bluvertigo. Parto alla volta del concerto con grande euforia e stimolo perché apprezzo Morgan dal principio e ho vissuto con attiva partecipazione la sua svolta da solista con un disco che secondo me lo ha sdoganato come autore e ha mostrato le sue molteplici doti; parlo dell’album Le canzoni dell’appartamento.

Ascolto il concerto con viva attenzione dopo di che mi avvicino alle quinte e chiedo ad un ragazzo dell’organizzazione di poter intervistare l’artista e mi viene risposto di attendere 30 minuti visto che la richiesta era stata fatta in extremis e senza preavviso.

Non nutro troppe speranze per l’intervista e penso già che il cantautore alla fine del concerto vorrà godersi in pieno diritto la sua meritata pace. Passo di nuovo sotto il palco dopo quaranta minuti e mi viene detto di attenderne cinque e che poi sarei potuto entrare. Con me ci sono alcuni amici e allo scadere del tempo entriamo tutti. Vedo subito Morgan chiacchierare allegramente dietro le quinte e mi avvicino alla fine del suo discorso per stringergli la mano e presentarmi. Lui mi osserva da prima con fare circospetto e poi dopo qualche istante mi presento dicendo il mio nome accompagnato alla parola: “piacere!”, e questi ironicamente afferma di chiamarsi come me. Morgan è visibilmente infastidito dalla nostra intrusione e lo dice da subito, ed è anche chiaramente provato dal concerto, nonché molto brillo, questo però me lo rende più umano nell’approccio, ma so già che l’attacco a me si doveva ancora consumare.

Da prima gli domando come ha capito che voleva fare musica, domanda che può risultare un po’ banale, ma costituisce per me comunque una curiosità. Lui mi risponde contrariato (e io me lo aspetto), domandando a se stesso ad alta voce che domanda fosse, un po’ anche per attirare il sorriso dei musicisti presenti, nonché dei miei amici, che mi credono già perso, ma il timone dell’intervista io lo avevo ben saldo, pur non avendo nulla di scritto e nulla per scrivere o registrare la cosa.

Vi sembrerà egocentrismo, in realtà è solo che lo conosco bene come artista e sono anche a conoscenza tramite delle cose viste del suo carattere indomabile alla Carmelo Bene. Insomma riformulo la domanda chiedendo come si è avvicinato alla musica ed i suoi ascolti d’infanzia coadiuvati dai genitori, insomma dell’imprinting. Su di questo mi risponde ed io mi siedo e so che da quel momento l’intervista è iniziata. Il problema è che mi hanno concesso solo cinque minuti e le domande che ho in mente purtroppo sono tante. Ritornando a Morgan mi risponde che suo padre e sua madre lo avevano cresciuto con buona musica e quindi cita l’importanza di aver ascoltato da piccolo Simon & Garfunkel e tanto altro, al che mi dice ironicamente di aver esordito nella musica ad otto anni dove già possedeva doti pianistiche eccellenti.

Successivamente gli chiedo della nascita dei Bluvertigo (nome derivante da una canzone dei Duran Duran dall’album Notorius (1986), Blue Vertigo Do The Demolition) e lui mi parla dei Golden Age, gruppo nato nel 1988, che poi genererà i Bluvertigo. Come i Duran Duran, mi racconta del suo come di un gruppo che per scrivere i suoi testi si nutre di letteratura, cinema e arte. Poi subito dopo gli chiedo quanto lo ha influenzato la musica dei Krisma e lui mi risponde “tantissimo” aggiungendo di essere un loro amico personale nonché loro fan da giovanissimo e di aver acquistato all’epoca la copia di Many Kisses. In seconda battuta gli faccio una domanda sull’elettro pop e quanto la musica di Ivan Cattaneo può essere stata d’aiuto e d’ispirazione per le canzoni del suo gruppo, che a mio parere sembrano molto similari. In risposta a Cattaneo dice di non esserne mai stato un grosso fan e che ha avuto per lui  più importanza per l’estetica e per il look che per la musica, aggiungendo poi di aver ascoltato da piccolo nel 1981 la famosa cover ska della Zebra a pois (cantata da Cattaneo ed introdotta nell’album 2060 Italian Graffiati), cantata precedentemente da Mina e scritta dal mitico Lelio Luttazzi. Aggiunge inoltre che possedeva il vinile di Primo, secondo, frutta e Ivan compresa, ma che al cantautore bergamasco preferiva l’arlecchino elettronico Alberto Camerini di cui poi traccia una breve storia dagli esordi al Parco Lambro con Battiato, Eugenio Finardi, Orme, Banco e Delirium capitanati da un giovane Ivano Fossati & many more. Di Camerini aggiunge che è stato pioniere per l’Italia in quanto a elettronica come i Kraftwerk in Germania ed io mi aggancio ai gruppi progressive citati da Morgan al riguardo del Parco Lambro e gli chiedo se conosceva il Balletto di Bronzo e la svolta da solista elettro pop del loro organista e cantante Gianni Leone, e di quanto il disco Monitor dello stesso Leone uscito nel 1981 lo avesse influenzato. Mi risponde subito di conoscere il Balletto di Bronzo ma di non aver mai ascoltato Leone da solista e poi mi parla dell’importanza del punk dei Decibel del mitico Enrico Ruggeri e dei fantastici primi tre dischi progressive di Alan Sorrenti. Dal tastierista Leone faccio un aggancio con il tastierista dei Duran Duran, Nick Rodhes, il quale so che è stato di ispirazione per Andy e Morgan. Da qui mi si illumina e mi parla del modo rivoluzionario e nuovo con il quale il tastierista inglese si era approcciato allo strumento e al sintetizzatore generando e tracciando un nuovo tipo di sound. In quel momento mi ricordo che Morgan anni fa’ lo aveva intervistato come pure Simon Le Bon e Warren Cuccurullo. Così gli chiedo della cosa e lui nel replicare mi risponde che per quell’intervista avevano usato la suite imperiale del Grande Hotel Principe di Savoia, che al dire suo costava sedicimila euro a notte. Aggiunge poi che Rodhes era rimasto colpitissimo della cosa e che non aveva mai visto tanto sfarzo, cosa che appoggiarono in pieno anche Simon e Cuccurullo, che erano appena usciti discograficamente insieme allo stesso Nick con l’album Pop Trash. Morgan rivela anche di essere rimasto in contatto con Rodhes per mesi e di aver parlato con lui per molte ore. L’ultima domanda che pongo al cantante, riunitosi recentemente con il suo gruppo, è come è nata l’idea per la stesura del suo primo album da solista (Le canzoni dell’appartamento - che inizialmente doveva essere un album di cover), lui risponde in maniera svelta ormai provato dall’alcool e dal tempo; insomma rivela che nasce tutto dall’appartamento stesso, affittato da lui per qualche tempo e per il quale poi fu citato per una cifra spropositata, che non dico, dalla padrona dello stabile, che lo accusava di aver filmato la casa e di averla usata per il videoclip della canzone Altrove: il tutto viene coronato dallo sfogo ironico del performer che afferma che il suo disco aveva venduto solo trentamila copie e quindi di essere molto distante dalla situazione economica di Paul McCartney. Dopo di questo il mio tempo finisce e saluto Morgan e lo ringrazio per la gentilezza e per il tempo che alla fine mi aveva concesso anche se non c’era stato un preavviso.L’intervista all’inizio sembrava dura e poco rilassante ma subito dopo si era appassionato e nel congedarsi rivela di essere stato bene per quei venti minuti (che dovevano essere solo cinque).

Con questo mi congedo e ringrazio Morgan e lo staff del MArteLive per l’intervista concessami e lascio che le cose mi portino Altrove.

Vostro e non vostro…

Valerio Del Vasto

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