Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”.


Rolling Stones, Luglio 2007 



Una sera di giugno. Presso la sua villetta con giardino Marco Castoldi riceve cordialmente Massimo Coppola. Dapprima gli offre una bistecca con patate e un bicchiere d'acqua. Quindi lo invita all'ascolto del suo nuovo disco, suonato nella living room della piccola dimora. I due, alternando le parole all'ascolto, si intrattengono per quasi tre ore in conversazione sopra diversi aspetti di alcuni dei brani che compongono il disco, intitolato Da A ad A... Marco: «Amore assurdo, il primo brano era Amore assurdo».

Massimo: «Sembra un musical».
«Sì, è fortemente sinfonico, c'è un grande dispiegamento di forze orchestrali, con archi e legni, in questo pezzo tratto da un mio racconto. Ognuno di questi brani viene fuori da un racconto di prosa. E quindi c'è uno stile fluido, non “poetico" nel senso della metrica poetica. È discorsivo e un po' stream of consciousness. In questo caso il riferimento può essere anche Battiato, che l'ha poi mixato, per la prima volta ha fatto il fonico di mix… lui non era d'accordo sul volume del basso perché quello che avevo ottenuto io era estremo».

Qui come nel tuo disco precedente c'è un uso di espressioni tipiche della canzone d'amore – cuore in frantumi – insieme a qualche elemento estraneo... la parola di questo pezzo secondo me è passamaneria…
«Be' sì, com'era cosmogonia in Altrove!».

«Un ultimo sguardo commosso all'arredamento e chi s'è visto s'è visto». Finiva così se non ricordo male...
«Sono tutti dischi di prigionia. Mi ero chiuso in un soggiorno di Milano, stavolta mi sono chiuso in un basement di Monza. Però la sostanza è quella, io entro in me stesso, sono solo quando faccio questi dischi, in una casa».

Prodotti da una specie di unheimlichkeit... una “angoscia” da luoghi (non) familiari...
«È una tristezza, è una desolazione della casa. Immagina un campo lungo: vedi tutti gli oggetti della casa, apparentemente fanno parte di un vissuto quotidiano normale. Ma più ti avvicini, più c'è una malattia degli oggetti, e più sembrano parcheggiati là, da tanti anni, inutilmente. I giornali dell'anno scorso, i libri aperti alla stessa pagina che è ingiallita. Questo ha a che fare con il “lasciare le cose là come sono", senza spostarle, per la paura del cambiamento. E anche per la paura dell'abbandono, sono tutte canzoni d'abbandono. “Belle scatole da conservare. Stivare per ricordare, accumulare... nastri, carte, fotografie, passamanerie”. Accumulare ricordi che io non vado neanche più a consultare ma so che stanno lì... e che mi fanno piangere. È un angosciante ricordo chiuso in una scatola, della serie “speriamo che non succeda mai più che io sia così solo"».

Brano numero due. Da A ad A. Hai delle dichiarazioni spontanee?
«Da A ad A è la teoria delle catastrofi, una teoria che comincia così: “Due corpi A e A sono ‘vicini’ ma ‘lontani’, sono ‘uguali’ ma ‘diversi’...”. È tutta così. In sintesi dice che quando un corpo da A vuole andare a B accade qualcosa di imprevedibile, che fa parte delle leggi del caos per cui questo corpo è costretto a ritornare in A anche se è “convinto” di essere in B. Allora implode, diventa l'anti-se-stesso, un buco nero...».

Teoria applicabile alla condizione umana…
«Totalmente». Da A ad A ha una fase pseudo-dark molto mitteleuropea, chitarre un po’ cupe, suoni metallici sullo sfondo e poi ripartono dei fiati settecenteschi...

«Siamo in piena imitazione barocca come stile compositivo».

A quel punto uno si aspetta la chitarra e invece parte una fuga di fiati. È una continua sorpresa, in questo è psichedelico. A ogni verso, cambia il pezzo.
«Questo brano l'ho composto come un caleidoscopio, cioè il caleidoscopio era poggiato sul mixer. Ho finalmente trovato un caleidoscopio che non fosse di pezzettini di vetro ma che fosse di liquidi. Lo guardavo per distrarmi dal computer. Mi ha fortemente influenzato...».

I temi affrontati in questo disco, come in quello precedente, sono molto personali e tristi... eppure Da A ad A è giocosa, come se ti avessero regalato cento giocattoli e ti fosse venuta voglia di giocare con tutti contemporaneamente... quante tracce ci sono?
«Più di duecento. E suonano tutto il tempo. E infatti ho perso il controllo. Il disco è il tentativo di ritrovare il controllo... era parte del gioco perdere il controllo, il disco è sfuggito di mano. Ha una sua volontà. Cioè io ho cercato di domarla questa bestia».

Il testo, non l'autore, è ciò che conta ecc ecc… E la A è la A di Asia?
«Sì, ma è anche la A di Anna Lou, mia figlia, e tutte le A della mia vita: la A di anarchia e di per aspera ad astra... È la A di assurdo, è la A di Albert Camus…».

Ecco, nel Mito di Sisifo Camus...
«...parla dell'assurdo, che è alla base di questo disco. Ero su un treno, andavo da A a B, cioè da Milano a Roma, e leggevo proprio Il mito di Sisifo, e ho capito come avrei dovuto fare il disco. E in effetti sono andato a Roma per niente, e sono tornato indietro perché non c'era niente da raggiungere. E son tornato al punto di partenza...».

Animali familiari è una canzone buffa con uno stile molto diretto che si rifà a stereotipi giocosi per rappresentare la condizione maschile. In natura i maschi...
«...subiscono. È un esperimento. È una “canzone-documentario"».

Ci sono molte onomatopee musicali. Hai usato strumenti che ricordassero i suoni della natura...
«...ho usato strumenti concreti, pezzi di legno, pezzi di ferro. E gli strumenti giocattolo. Qualsiasi strumento lì, è sostituito con la sua riproduzione giocattolo. Quindi la fisarmonica è una piccola fisarmonica, la chitarra è una piccola chitarra, il vibrafono era questo qui [ding!]».

Come hai fatto ad accordarlo?
«Niente... suoni le note che possono starci per dare timbro. È l'onomatopea musicale alla Tom&Jerry: il trombone per il momento grottesco, il clarinetto che viene usato anche in Pierino e il lupo, mi sembra per fare la papera, pepapopepe...».

A me è sempre piaciuto quella specie di glissato discendente che sottolinea delusioni e difficoltà dei personaggi... ecco, quel glissato, quella specie di onomatopea interiore è trasparente, semplice, maschile.
«Sì, è un'asciuttezza maggiore che hanno i maschi. O forse parliamo un po' meno...».

Parliamo meno.
«Io per esempio sono un uomo piuttosto femminile, non nella mia sessualità, ma nella mia quotidianità, nei gusti, nel modo in cui gioco. Per esempio amo la fiaba, le tappezzerie floreali. Io sono anche vissuto soltanto in mezzo a donne, perché mio padre è morto quando ero adolescente. Mia sorella, mia mamma, le mie zie, le mie nonne: lavoravo all'uncinetto quando avevo 15 anni, facevo la maglia, mi sono fatto dei cappelli. Quando i miei amici andavano a giocare a pallone, io stavo a casa a scrivere, a parlare con le donne. Il fatto che abbia scelto di fare il cantante è per una certa voglia di conquistare, di essere amato, guardato. Alle donne piace questo, no? Cioè, queste sono generalizzazioni, sono cazzate. Possono essere tutte confutate immediatamente, quindi, così, un po' all'acqua di rose...».

Alla carlona! Alla carlona! Ma è giusto così, perché siamo le formiche, gli oranghi, e tutto quanto. Passando a un altro pezzo, Demone della notte... la prima cosa che mi è venuta in mente è il tuo telefono di casa... uno chiama sente dieci squilli, poi a un certo punto ecco un altro suono e altri squilli di un altro tono, poi altri suoni e squilli ancora diversi...
«E c'ho lavorato tanto... a un certo punto c'è anche un finto fax. Abbiamo studiato tutto, è stato molto complesso. Fa parte del budget dell'album, sempre sonorità della casa...».

Poi ho pensato a Nick Cave non so neanche perché...
«Il mio riferimento sui demoni e la notte sono gli Everly Brothers. Nancy's Minuet. Ricorda la balera, quelle atmosfere lynchiane, il night club della tua camera da letto. Il pezzo racconta dell'unico vero grande incubo che ho avuto in tutta la mia vita, un incubo a occhi aperti. Ho avuto una grande visione, e a me non capita, neanche sotto stupefacenti potentissimi. Mi sembrano cazzate, quelli che dicono “ci sono i serpenti", o “vedo gli alieni", gli alieni ce li avranno dentro. Nel mio caso credo che il problema fosse il passaggio dall'adolescenza all'età adulta. È stata una notte decisiva, credo che abbia rappresentato la morte della mia adolescenza. Insomma ho visto questo volteggio di bambini-vampiri che mi portavano con loro in una spirale demoniaca».

Merda.
«Una roba da cagarsi in mano... ero sveglio, sudavo di brutto. A un certo punto ho avuto il coraggio di dire: “No ma cazzo, cioè ma stiamo scherzando?". Ma li vedevo, c'erano e avevo una paura pazzesca, allora ho preso la cornetta del telefono, ho ascoltato, faceva tu-tu e io ero sveglio. Ho acceso la luce, ovviamente la visione è sparita – ma io avevo una caga pazzesca – allora sono andato da mia mamma, l'ho svegliata, e le ho raccontato questa cosa, e mia mamma – che come dico nella canzone “non sa capire le malinconie" – mi ha detto solo: non avrai digerito...».

Genio!
«È un genio, perché a quel punto, io tac! Sono ritornato per terra...».

Esatto. Peraltro aveva sicuramente ragione.
«È quello che dico io...».

Nel Cantico dei drogati, De Andrè dice...

«“Come farò a dire a mia madre che ho paura”... io sono riuscito invece a dire a mia mamma che ho paura, e lei mi ha detto “non avrai digerito" e non avevo più paura. Per questo il suo non sapermi comprendere è stato positivo, in questo caso. L'altro riferimento che c'è nella cantilena finale della mamma è Major Tom, Ashes to Ashes di David Bowie, che dice: “My mother said to get things done. You better not mess with Major Tom”. In quel caso la madre lo comprende e dice: “Poverino sei un drogato di merda, te l'avevo detto io che non avresti mai dovuto fare quelle cose là". Invece mia madre, essendo aliena dalla mia situazione...».

Sarebbe bello ricordare cosa avevi mangiato, questa sarebbe...
«Frutti di mare».

Eh Eh. I frutti di mare, si sa, sono pericolosi... a un certo punto, in questa canzone, entra un basso, due note secche che ti fanno immaginare un seguito e invece no. Sembra che tu abbia volutamente rifiutato la ripetizione, cioè non vuoi dare quella soddisfazione all'ascoltatore...
«È il coitus interruptus dell'arrangiamento mio, troppo comodo. Ci sono ripetizioni un po' segrete, nascoste, ma sono macroripetizioni, le vedi a livello di macrosistema, non di loop piccoli, che si ripetono…».

...mamma mia! È un concept album!
«Assolutamente. Io lo definirei anche più beceramente opera rock, perché...».

Per l'elemento sinfonico.
«Per l'elemento sinfonico».

Certo.
«Certo. C'era tanto materiale ma ho voluto tenere un campione di ogni elemento. C'era un bel giro di basso lì... e c'era anche dopo. E ho detto: “Cosa faccio, a quale dei due rinuncio?”. E allora ho detto: “No, li tengo tutti e due". E questo succede su tutti gli elementi. I corni suonano un brano e mi piace un'esecuzione che fanno; poi gliela faccio risuonare e mi piace perché è molto diversa. Allora, allora le faccio suonare insieme così tu li senti tutti e due... Ovviamente dopo c'è il procedimento di smontaggio, e di rimontaggio che è stato lungo...».

Quanto c'hai messo?
«Sei mesi di lavorazione concreta; eseguire, suonare, scrivere partiture e farle suonare all'orchestra. Due anni di ragionamento sopra alla cosa. E non l'ho mai cantato questo disco... sono tutte delle voci-guida, c'è stata solo una session di due giorni, quando stavo per partire per l'Inghilterra. Disperato perché dovevo chiudere e andare a masterizzare il disco...».

Storia d'amore e di vanità...
«Sì. A te dico questa cazzata che poi non scriveremo...».

Qual è?
«Che in genere la divanità è l'idea platonica del divano. Storia d'amore e divanità».

La divanità è l'esser-se-stesso del divano, nel suo ritornare all'esserci del tuo culo, diciamo.
«Sì».

Allora il pezzo è diviso in due… una prima parte più tradizionale, cantata e poi una lunga parte strumentale in cui non si riesce a capire se stai scendendo o salendo…
«Compositivamente è una canzone stranissima. Come si dice delle progressioni “sale di quinta e scende di grado”. Sale e poi riscende, sale e poi riscende. Ho lavorato molto a questa cosa. L'ho trovata giocherellando col pianoforte facendo questi trucchetti un po' alla Escher. Cioè vediamo se riesco a dare l'illusione di salire e invece sto scendendo? Oppure viceversa...».

Il patetico, nel linguaggio della musica, è una cosa precisa...
«È una cosa anche bella, cosa che nella vita non è. Quando tu dici a una persona quello è patetico, fa schifo».

È il classico termine che è diventato spregiativo e non si sa bene perché, perché deriva da pathos... Direi che nella prima parte del pezzo c'è una specie di neorealismo patetico...
«Che è la canzone romantica italiana...».

...nel senso che non si può evitare di compatire, no? Il pezzo si chiama Storia d'amore e di vanità, però è anche d'amore e di verità, perché il patetico secondo me è la verità.
«Sì. Quando uno fa capire quel che prova davvero, diventa patetico. È il sentimento dell'amore più tragico. Ma adesso arriva il bello dell'album, quel pezzo che è proprio il “capolavoro” vero del disco. Quello con la fumata di crack iniziale... senti...».

Titolo?
«Contro me stesso».

Sembra musica generativa...
«Si tratta di delirio musicale, di perdita totale della coscienza musicale. È anche la canzone più tossica che ci sia ma anche d'amore, perché ci si comprende nella sofferenza. È la canzone sperimentale del disco, si sovrappongono pattern assurdi senza nesso ritmico né armonico. Qui risiede tutta la ricerca che ho fatto, sia in termini di elettronica inorganica, sia di composizione orchestrale per clusters, cioè per dissonanze da orchestra usata per fare gli effetti, non accordi... ci sono mille versioni di questo brano e quella che ho messo nel disco è quella sbagliata, io ne avevo preparata un'altra....».

È il giusto finale per questa canzone. È interessante l'uso della chitarra acustica in un contesto quasi noise...
«Dove tutto il resto è completamente informe, la chitarra fa accordi di la maggiore, do maggiore... che poi la chitarra acustica è elettronica. Sono tre le chitarre. Campionate, e sono io che suono il tasto tran-tata-tran-ta-tran...».

Il pezzo finale tradisce le intenzioni del disco. Viene fuori quella specie di sporco, grezzo, destrutturante. Nega tutto il disco.
«Sì, completamente. C'è un clima berlinese...».

...questa sorta di abbandono che tu hai definito tossico... mi vengono in mente quei filmati dei jazzisti neri strafatti...
«Eroina».

Eroina.
«Ma questo è crack. E qui peraltro nessuno dei musicisti si è fatto niente. È un fatto concettuale... Anche perché c'è Sollima, violoncellista meraviglioso, che è capace di delirare consapevolmente. Poi c'è Liebestod, il pezzo che canto con Asia, partorito dal primo accordo dell'ultimo atto dell'opera Tristan und Isolde. Il testo è di Asia, la musica è mia. È stato bello farlo, abbiamo passato tantissimi giorni a lavorare insieme nel periodo di Natale. La situazione era molto romantica».

...il Natale mi fa venire in mente il finale del disco. Un accordo maggiore, solenne e improvviso adeguato come soundtrack della resurrezione di Cristo...
«C'è un'apparizione. C'è ottimismo».

Ma ti è uscito proprio per caso come sembra dal disco?
«Totalmente»

E poi ci sono degli archi un po’ simil minimalismo inglese... E all'improvviso...
«È un groviglio musicale, note molto vicine tra loro e alla fine esce questa luce. È simbolismo puro. Musica descrittiva, non c'è dubbio. Sto descrivendo, come dici tu, cioè ascolti Jardin sous la pluie di Debussy, e dici: “Qua c'è la pioggia". Lì, vedi, c'è la luce. È il colpo di scena, il gran finale...».

Dieci minuti di roba scura, psichedelica, berlinese... e alla fine questa mossa tipicamente italiana, se non cattolica...
«Il lieto fine?».

La salvezza dopo le tribolazioni...
«Non te lo aspetti da questo disco. Nell'Appartamento c'è Canzone di Natale che non è...».

No. Canzone di Natale io non la posso ascoltare…
«Canzone, caaaanzoone...».

Noooooooooooo. Aiuto. Guarda, i miei Natali in famiglia erano una cosa veramente...
«Sì. Il lutto».

La famiglia è un lutto... ecco il pezzo in cui canta anche tua figlia, You Blue. C'è un finale, anche lì patetico: parli a tua figlia della separazione tra te e Asia...
«Sì. Bisogna essere sinceri con i bambini, non dire menzogne, far sì che imparino a gestire anche la sofferenza... Questa è la canzone che ho scritto per il suo quinto compleanno. Era un periodo in cui eravamo in rotta io e la madre. E c'era proprio una situazione molto brutta, Anna Lou andava e veniva. Le ho fatto un regalo, ho scritto una canzone, in cui c'è il gioco ma anche il momento che ho sempre definito “la patetica", appunto».

Da qualche anno si parla della “sacralità” della famiglia. I laici, i libertari, quelli anche vagamente di sinistra, sono additati come nemici della famiglia. Se dici «i gay devono fare quel che gli pare», sei contro la famiglia. Se dici «non mi voglio sposare, voglio i miei diritti lo stesso», sei contro la famiglia…
«Sono follie...»

Poi quale famiglia. Io continuo a pensare che la famiglia “tradizionale” sia innanzitutto un luogo di malattia...
«...del quale liberarsi. È bizzarro che tutti quelli là che parlano di famiglia, poi siano tutti divorziati, gente che... insomma poi questa gente qua va a puttane, è proprio la loro ipocrisia che li porta a quello. Di quale famiglia parliamo?».

Per questo credo che la tua “patetica” sia una canzone politica...
«Certamente. Il concetto è questo: siccome oggi la famiglia è sfasciata, è importante avere a che fare con la realtà delle cose. Allora questo pezzo spiega: tu hai un rapporto con tua madre, ma hai anche un rapporto con me. E siamo due cose diverse: quando sei con me ci divertiamo io e te. Quando sei con la mamma ti diverti con lei. E io non ostacolerò mai questa cosa. Vuol dire semplicemente questo: guarda che anzi ne hai due di famiglie...».

Bene. Basta. Chiudiamo la registrazione. Abbiamo eseguito Conversazione sopra alcuni brani dell'ultimo lp di Marco Castoldi in arte Morgan intitolato...
«Da A... ad A. Com'è, in tedesco?».

Von A... zum A. Credo.
«Von A zum A».

Buonanotte.
«Notte».

Fonte non più disponibile



La Repubblica, 25 Luglio 2007



C' è una lettera dell' alfabeto che ossessiona la vita di Marco Castoldi alias Morgan, lo «sturm und drang» del rock italiano. La «a». Come Asia, cognome Argento, la sua ex compagna. Come Anne Lou, la bambina che ha avuto con l' attrice. Come autodistruzione, una pratica che l' ex Bluvertigo conosce bene, a giudicare dalla densità tormentata delle sue canzoni.

DaAadA è il nuovo album che Morgan presenta stasera dal vivo in piazza del Duomo a Prato (ore 21, 15 euro) insieme alla sua band, Le Sagome: un titolo che parla «di enigmistica, di calembour, di amori» ma anche di sabbie mobili («sono partito da un punto volendo raggiungerne uno conseguente, in realtà sono ritornato indietro, dibattendomi nell' entropia») e di teoria delle catastrofi, «quella enucleata dal matematico francese René Thom, una specie di buco nero che inghiotte le variabili impazzite». Anche Morgan si è sentito risucchiato da un vortice senza controllo, da un gorgo di disperazione che, nel suo culmine, ha prodotto un cd estremo e barocco, dove le idee si affastellano, si moltiplicano come per partenogenesi, dove il parco strumenti è quanto di più vario si possa pensare: «Il minimalismo dilagante mi annoia, non mi piace. Prendiamo un appartamento: chi lascia le stanze vuote, con pochi mobili, le pareti d' un bianco accecante, obbedisce ad una moda dominata dalla scarsa personalità. Preferisco le case vissute, dove ogni oggetto è un ricordo, dove cd, libri esplodono per raccontare la vita di chi vi abita».

In DaAadA, Morgan esplora la sua esistenza fin nelle viscere, dice tutto di sé, il bello e la bestia del suo essere artista e uomo, la luce ma anche la metà oscura, tra art rock e canzone d' autore: «Non disdegno i particolari cronachistici della mia vita, osservarmi come un Grande Fratello di me stesso, mettere in scena un reality in cui sono sorvegliante e sorvegliato, per poi autopunirmi, autoeliminarmi. Per questo nell' album c' è un pezzo scritto con Asia, Liebestod, un altro con la voce di mia figlia, U-blue. Se è doloroso mostrarmi così ai raggi X? Non direi, casomai è catartico: il raccontare una catastrofe è il primo passo verso il suo superamento».

Le citazioni della musica colta, da Bach a Wagner? «Non è niente di controllato. Sono rapimenti d' estasi davanti ad un paesaggio, illuminazioni che mi lasciano sopraffatto, esanime. Una cosa è certa: cito sempre le fonti, non sono come quei colleghi che costruiscono una carriera sul plagio e poi, quando sono colti in flagrante, cascano dalle nuvole. Mi piace che in una canzone possano convivere sacro e profano, alto e basso. Non sopporto le accademie né il pop usa e getta: preferisco stare nel mezzo, come Peter Gabriel, come Bowie».

A costo di sentirsi dire che l' album del «botto» sarà il prossimo? «Sì, perché le cose che vendono di più, oggi, non appartengono al mio modo di vedere la musica, tipo la riunione dei Take That. L' uguaglianza è semplice: fare il botto, oggi, significa fare schifo».

Fulvio Paloscia






DelRock, 17 Luglio 2007 


I dischi di Morgan sono sempre speciali: come Le canzoni dell'appartamento, quando smise la sua maschera futurista e indossò i più domestici panni della canzone d'autore, e ci stava benissimo, o come Non al denaro, non all'amore né al cielo, pedinando De Andrè passo passo con il microscopio dello scienziato musicale. Anche questo nuovo disco è speciale. "Caotico", dice lui, "fuori controllo, un buco nero", suscitando aspettative di nera musica tellurica.

Invece no, anzi, non solo, perché Da A ad A è un terremoto ma anche uno scherzo giocoso, un musical lieve e un sogno da cui ti svegli sudato e ansimante. è un capitolo di Morgan nel Paese delle Meraviglie, con indovinelli e parole che rotolano da sole, per sentieri che si biforcano, con animali buffi che lo zoologo musicale annota e sceneggia: ma è anche confessione sincera e disarmante, come in quel passaggio di U-Blue cantato con la figlia Annalou ("un regalo per i suoi cinque anni") dove a un certo punto canta "poi partirò e ti divertirai con lei/ E allora canterò che mi mancherai", o subito all'inizio, Amore assurdo, trasparente fino a imbarazzare: "Portavo un cuore entrando nella stanza/ Ma uscendo non lo avevo più/ Amore come vetro lo infranse al primo colpo".

Un album felicemente contraddittorio, così lo vedo, che pare assopirsi e appesantirsi verso la fine ma ha un guizzo splendido nell'ultima Contro me stesso. Chi ha letto I fiori blu di Queneau? Il protagonista, Cidrolin, turbato da scritte contro di lui, alla fine scopre di averle tracciate lui, quelle scritte, in un altro stato di coscienza. Morgan si immedesima lietamente in Cidrolin e, già che c'è, trascina nel gioco anche la canzone stessa, che più volte cambia faccia, intenzioni, sentimento nei suoi dieci minuti di sviluppo.

"Potrebbe essere un singolo", medita l'autore soddisfatto. Ma figuriamoci. Il singolo è la canzone che c'entra meno, Tra cinque minuti. Se vi piace, attenzione, non è detto che vi piaccia l'album: ma vale anche il contrario. Dipende da cosa chiedete a un disco di canzoni, da cosa chiedete alle canzoni. Se è solo "un po' di leggerezza e di stupidità", be', qui c'è troppo d'altro. Ma in forma lieve, garbata, clever, come si dice nel mondo globalizzato. Con la macchinetta sempre accesa quella del cervello. Serve anche sotto la doccia.

La prima cosa che hai spiegato di quest'album è che è "Il più estremo" che tu abbia mai fatto.
Un disco estremo, sì, e in tutti i suoi aspetti, non solo a livello concettuale. Estremo è anche il modo in cui è stato realizzato. Ci ho messo molto tempo a farlo, per lo più a casa mia, impiegando metodi complicati e anche stravaganti. Ho usato per esempio versioni mixate di cinque o sei fonici diversi, mescolandole, e alla fine le canzoni che si ascoltano nell'album non sono definitive; sono fotografie attuali del pezzo, qui e adesso, ma niente esclude, anzi è probabile, che in futuro ci possano essere degli aggiornamenti. Si tratta di un disco fondamentalmente incompiuto di cui è uscita solo una traccia provvisoria: e c'è una archeologia dell'album, ci sono tantissimi elementi, anche nascosti.

La copertina è uno scarabocchio...
La copertina riflette la confusione dell'album, che è molto molto caotico, fuori controllo. Il titolo, Da A ad A, si riferisce alla teoria delle catastrofi, una teoria matematica che in astrofisica tenta di spiegare il fenomeno dei buchi neri. Questo disco è un po' un buco nero, un'implosione musicale rappresentativa della mia vera esistenza negli ultimi anni: caotica, estrema, a tratti anche un po' tragica.

In una canzone, La cosa, tu citi i Kinks di I'm Not Like Everybody Else ma dici che in fondo tu vuoi essere, anzi sei, come tutti gli altri...
Io mi sento molto uguale agli altri e coltivo senz'altro la mia specialità tutt'e due le cose. Considero tutti gli esseri allo stesso livello e poi credo che ognuno sviluppi un proprio percorso, una sua particolarità, diversificandosi ma non elevandosi. Io mi sento fraternamente e positivamente collegato all'umanità ma questo non toglie che rivendichi il mio particolare. Nella mia pelle sono solo io e non vorrei essere scambiato per un altro, e non vorrei essere nella pelle di un altro. Non mi sono mai trovato a invidiare qualcuno o a desiderare di essere un altro.

Come definiresti la musica? Io ci trovo molto Brian Wilson e Van Dyke Parks, l'amore per un certo musical vezzoso d'altri tempi.
Sì, tutto questo c¹è di sicuro, sono cose che amo e che ascolto, ed è un modo di concepire il pop che mi appartiene. Mi piace che il pop si avvicini all'opera classica, con molti riferimenti alla produzione orchestrale. Quanto alla definizione, be', questo disco ritorna a una procedura che era quella dei Bluvertigo: far coesistere generi diversi, riferimenti diversi, anche all'interno di uno stesso brano. Nelle Canzoni dell'appartamento questo mancava, era un'opera coerente con se stessa, lineare. Qui invece ci sono colpi di scena, diversioni, cambi di percorso. è ammesso, anzi cercato, che una canzone muova da una parte e poi a sorpresa cambi completamente direzione. Guarda Contro me stesso. Fino a un certo punto è una cosa cantautorale, seppure con un'armonia insolita, strampalata, poi se ne parte per una dimensione funky, prog, con inserti jazzistici ma un'orchestra alla Lygeti fatta di armonici, clusters, oggetti orchestrali novecenteschi. Una canzone che si contraddice, che dà ragione al titolo: è contro se stessa. Ma quello che vale lì, altrove è diverso. Un pezzo come Da A ad A, per esempio, è un trionfo di fiati che saluta la discesa agli inferi, l'entrata nell'antimateria. Io la vedo come una folle festa collettiva su un vascello fantasma, per l'ingresso in una dimensione da cui non si ritorna nel buco nero appunto.

C'è un tema che caratterizza Animali familiari e poi ritorna anche altrove, quello degli animali. Più che una ossessione sembra un tuo tic felice...
Sai, mi piace molto il Bestiario fantastico di Borges, amo fin da bambino quando arrivano gli animali nella mitologia. E da quando ho una figlia, vado spesso allo zoo e se vogliamo di zoo ne ho uno personale in casa, uno zoo di peluche che amo e mi diverte quando non c'è lei diventa mio. Animali familiari è una canzone che mi piace particolarmente, l'ho scritta per Annalou ma poi ha preso una sua piega autonoma. Lo trovo uno spunto per un genere nuovo che io definisco "canzone documentario". Dopo averla finita mi è venuta l'idea che si potrebbe fare tutto un disco solo di canzoni documentario, e chissà che un giorno non lo realizzi davvero.

Retrospettivamente come giudichi il tuo disco prima, Non al denaro, non all'amore né al cielo?
Lo giudico un esercizio di stile importantissimo, e un momento di crescita. Mi ha rivitalizzato, davvero, e sotto il profilo musicale è stato terapeutico. Tu non lo consideri un mio disco mentre io sì, lo considero mio non certo come autore ma come ricercatore. è stata un'esperienza di analisi, di studio, di ricerca musicale. Non avrei potuto farlo se prima non avessi registrato Le canzoni dell'appartamento, dove sono tornato nella canzone classica d'autore e ho verificato che musicalmente era quello l'ambiente che mi interessava: e da tutto questo percorso viene il disco nuovo.

Tempo fa mi hai detto che i Bluvertigo non si sono mai sciolti definitivamente, che l'ipotesi rimane aperta.
Devi sapere che questo disco, Da A ad A, doveva essere in origine doppio, doppio come le due A, e per quella ipotesi ho scritto diciotto brani. Poi ne ho finiti solo undici ma gli altri rimangono, gli altri sono lì, e credo proprio che li metterò a disposizione del nuovo corso Bluvertigo. Quindi sì, confermo, l'ipotesi è più che mai aperta.

Riccardo Bertoncelli

Fonte



L'Espresso, 6 Luglio 2007 



Imprevedibile, umorale. Proprio come ci si immagina che un artista debba essere. Marco Morgan Castoldi arriva domani sera al Dal Verme, ospite della Milanesiana, per presentare dal vivo il suo nuovo album fresco di stampa «Da A… ad A», terzo capitolo della sua carriera solista dopo i Bluvertigo. Un album diverso dai precedenti: «il più estremo che abbia mai fatto», avverte. E non solo per la musica che contiene, una amalgama tra rock sperimentale, citazioni classiche da Wagner a Bach, funky, progressive e dolci melodie con un cantato persino della figlia di cinque anni, Anna Lou. Ma anche perché, «in questo album c´è tutto di me, di quello che sto vivendo in questi tempi tormentati e con il cuore ferito».
Il riferimento è alla sua vita privata e al rapporto con Asia Argento, l´attrice figlia di Dario Argento, sua ex compagna e madre di Anna Lou, della quale Morgan si dice ancora innamorato e per la quale soffre «non corrisposto», nonostante la fine ufficiale del loro rapporto risalga al 2002, l´anno in cui cominciò a fiorire l´idea del suo primo album solista, Canzoni dell´appartamento. «Quello è stato un disco nato di riflesso dalla fine della nostra relazione. L´appartamento a Milano in cui l´ho registrato era per me, per Asia e nostra figlia. Una volta tornato single cominciai a sentire il bisogno di riempire quelle mura domestiche, svuotate dalla felicità che speravo di trovare in tre. Iniziai così a registrare tutte le canzoni là dentro, come reazione alla mia solitudine. L´ultimo album è però ancora più tormentato. Rispecchia bene la mia tristezza. Volevo che uscisse come un doppio cd, ma per problemi di tempo sono state pubblicate solo undici canzoni. Le altre magari le utilizzerò per un nuovo disco».

Che significa "Da A…ad A"?
«È un titolo che si presta a più interpretazioni. Non solo perché quelle due A sono le prime lettere di parole come amore assurdo, che è anche il titolo di un brano del disco. Ma anche perché a me fanno venire in mente due uguali e opposti: un continuo andare avanti e indietro, dalla prima lettera dell´alfabeto sino all´ultima e poi di nuovo daccapo. Mi sento un po´ come Sisifo, obbligato ogni volta a ricominciare con il mio masso sulle spalle»

Quale masso?
«Asia. Ho un buco nero nel cuore: è una pazza, non gliene importa nulla neppure di nostra figlia. Devo aprire ogni giorno i giornali per capire con chi sta o con chi esce. Mi chiedo perché ci sia tanta curiosità e attenzione per lei».

Riesce a essere un padre equilibrato con sua figlia?
«Con Anna Lou è un´altra cosa. Lei è parte integrante non solo della mia vita ma anche della mia musica. La vedo spesso: le piace giocare, condividere le mie passioni. A volte le dico davanti a un microfono: "fammi sentire la tua voce". U-Blu, la canzone in cui canta con me, l´avevo scritta per il suo terzo compleanno».

È vero che tornerà presto con i Bluvertigo?
«Già, prima però devo finire con gli impegni promozionali legati a questo disco. Poi, ci ritroveremo e decideremmo il da farsi. Per me i Bluvertigo sono sempre stati un laboratorio musicale. Non abbiamo canzoni pronte, ma le idee verranno come è successo in passato».

E dal vivo domani cosa suonerà?
«Da solo, al pianoforte, presenterò tutti i miei nuovi brani»

Massimiliano Leva



TgCom, 6 Luglio 2007 



A Tgcom dice: "Pensi a fare la madre"

"Non la sento da una settimana, non riesco a parlarle. Fino a qualche giorno fa progettavamo le vacanze e poi la vedo che bacia Rosario Dawson alla festa della Diesel". Morgan è un fiume in piena quando a Tgcom parla del suo "folle amore", Asia Argento. Lei ha dichiarato che i suoi partner "non ce la fanno a fare l’amore con lei", lui ribatte: "Non mi è sembrato". Piuttosto, aggiunge: "Pensi a fare la madre".

Il pensiero va alla figlia Anna Lou. "Non è giusto che Asia faccia tutto questo - spiega - e non ci fa una bella figura. Può essere dannoso anche per nostra figlia" che Morgan purtroppo non vede spesso perché la madre "non risponde al cellulare da una settimana".

"E' da sette anni che stiamo assieme, adesso non ce la faccio più. Progettavamo le vacanze, di andare alla sfilata di Gucci e invece va ad una festa della Diesel e si fa vedere mentre bacia in bocca Rosario Dawson. Ma a chi può interessare tutto questo? Alla sua carriera? Vorrei poterle parlare - continua Morgan - e dirle 'Ma cosa stai facendo? Adesso basta!'. Credo che in lei ci siano diverse personalità".

Cosa farà adesso? "Aspetto che rientri nella sua personalità, che torni in sè". Confessa di aver provato molto fastidio quando ha letto su Gq le parole della compagna: "Non c’è più nessuno, zero, da un sacco di tempo. Gli ultimi sei uomini con cui sono andata a letto non ce l’hanno fatta a fare l’amore con me". "A me fino ad una settimana fa non sembrava, non ero moscio", ribatte il cantautore con una punta di ironia.

Ma Asia forse è sempre stata così. Morgan avrebbe dovuto saperlo quando se n'è innamorato. "Esattamente - dice - sono folle d'amore per lei. Per amore si può impazzire. Le ho dedicato canzoni, un disco, ma con tutto l'amore del mio cuore non pensavo fosse così... Sono stato tradito spesso e anche in maniera palese". Basteranno la musica e il nuovo album "DaAadA" a consolarlo? "Purtroppo no", è la risposta.

Andrea Conti

Fonte


◄◄
►►
Novembre 2019
LunMarMerGioVenSabDom
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
FacebookTwitterInstagram
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.YouTubePinterest

420029_353959841289271_154971804521410_1420839_926296322_n.jpg
La Gallery, le nostre foto dei live
xfotxtuh7d9ksqti9xhdqqbehmypvc2d.jpg
Foto - Disegni - Ritratti

**** LATEST NEWS ****

05.12.2014 Tutte le recenti interviste in vista del nuovo disco e dell'autobiografia

Interviste 2014

05.12.2014 Pubblicata l'autobiografia di Morgan "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio"

Bibliografia

23.11.2014 Morgan canta ad X Factor il nuovo brano "Destino cattivo"

Video

06.12.2013 Morgan presenta l'inedito "Spirito e Virtù" a X Factor 2013

Video e Testo

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI AL SITO

QUI

**** LATEST NEWS ****

05.12.2014 Tutte le recenti interviste in vista del nuovo disco e dell'autobiografia

Interviste 2014

05.12.2014 Pubblicata l'autobiografia di Morgan "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio"

Bibliografia

23.11.2014 Morgan canta ad X Factor il nuovo brano "Destino cattivo"

Video

06.12.2013 Morgan presenta l'inedito "Spirito e Virtù" a X Factor 2013

Video e Testo

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI AL SITO

QUI

**** LATEST NEWS ****

05.12.2014 Tutte le recenti interviste in vista del nuovo disco e dell'autobiografia

Interviste 2014

05.12.2014 Pubblicata l'autobiografia di Morgan "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio"

Bibliografia

23.11.2014 Morgan canta ad X Factor il nuovo brano "Destino cattivo"

Video

06.12.2013 Morgan presenta l'inedito "Spirito e Virtù" a X Factor 2013

Video e Testo

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI AL SITO

QUI

**** LATEST NEWS ****

05.12.2014 Tutte le recenti interviste in vista del nuovo disco e dell'autobiografia

Interviste 2014

05.12.2014 Pubblicata l'autobiografia di Morgan "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio"

Bibliografia

23.11.2014 Morgan canta ad X Factor il nuovo brano "Destino cattivo"

Video

06.12.2013 Morgan presenta l'inedito "Spirito e Virtù" a X Factor 2013

Video e Testo

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI AL SITO

QUI

**** LATEST NEWS ****

05.12.2014 Tutte le recenti interviste in vista del nuovo disco e dell'autobiografia

Interviste 2014

05.12.2014 Pubblicata l'autobiografia di Morgan "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio"

Bibliografia

23.11.2014 Morgan canta ad X Factor il nuovo brano "Destino cattivo"

Video

06.12.2013 Morgan presenta l'inedito "Spirito e Virtù" a X Factor 2013

Video e Testo

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI AL SITO

QUI

**** LATEST NEWS ****

05.12.2014 Tutte le recenti interviste in vista del nuovo disco e dell'autobiografia

Interviste 2014

05.12.2014 Pubblicata l'autobiografia di Morgan "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio"

Bibliografia

23.11.2014 Morgan canta ad X Factor il nuovo brano "Destino cattivo"

Video

06.12.2013 Morgan presenta l'inedito "Spirito e Virtù" a X Factor 2013

Video e Testo

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI AL SITO

QUI

**** LATEST NEWS ****

05.12.2014 Tutte le recenti interviste in vista del nuovo disco e dell'autobiografia

Interviste 2014

05.12.2014 Pubblicata l'autobiografia di Morgan "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio"

Bibliografia

23.11.2014 Morgan canta ad X Factor il nuovo brano "Destino cattivo"

Video

06.12.2013 Morgan presenta l'inedito "Spirito e Virtù" a X Factor 2013

Video e Testo

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI AL SITO

QUI

**** LATEST NEWS ****

05.12.2014 Tutte le recenti interviste in vista del nuovo disco e dell'autobiografia

Interviste 2014

05.12.2014 Pubblicata l'autobiografia di Morgan "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio"

Bibliografia

23.11.2014 Morgan canta ad X Factor il nuovo brano "Destino cattivo"

Video

06.12.2013 Morgan presenta l'inedito "Spirito e Virtù" a X Factor 2013

Video e Testo

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI AL SITO

QUI