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Kataweb, Marzo 2006




Stasera a Roma l'artista siciliano sul palco con Marco Castoldi. "Dopo il prossimo album tornerò nella band"

Il tour di Morgan dedicato alle canzoni di Non al denaro, né all'amore né al cielo di Fabrizio De Andrè, ospita stasera, evento unico, Franco Battiato, all'Auditorium Conciliazione di Roma. Due artisti di generazioni diverse (Morgan è del '72, Battiato del '45) ma che dialogano già da tempo sul piano
artistico e sono uniti da un rapporto di reciproca stima, si ritrovano sullo stesso palco per rendere omaggio al grande Faber, ma anche per eseguire
insieme brani di entrambi.

Come ci spiega Morgan: "Faremo qualcosa di suo, qualcosa di mio e qualcosa di De Andrè, credo quattro o cinque pezzi in tutto. Non c'è molto tempo per provare, ma con Battiato ci si intende facilmente e si può anche improvvisare". Battiato sarà ospite anche in altre date? "No, soltanto a
Roma. E' difficile trovarsi nello stesso luogo lo stesso giorno per chi è sempre in giro. Stavolta fortunatamente tempo e luogo hanno coinciso e abbiamo colto l'occasione".

Le due ore di concerto saranno divise in due set distinti, con una prima parte dedicata alle canzoni del leader dei Bluvertigo e una seconda a quelle
di De Andrè. Battiato presumibilmente suonerà verso la fine, dal momento che Morgan ha creato per questo tour un continuum difficile da interrompere. "Ho organizzato - spiega Morgan - il concerto in due atti che si snodano come due suite senza interruzioni: la prima parte è composta dalle mie canzoni, che ho completamente riarrangiato, la seconda da quelle di De Andrè, che ho lasciate intatte nella forma che avevo elaborato a suo tempo".

Non al denaro, né all'amore né al cielo, lo ricordiamo, è l'album che De Andrè incise nel 1973 con gli arrangiamenti di Nicola Piovani, ispirandosi
all'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, uno dei capolavori della letteratura americana e che Morgan ha rielaborato creando il primo "cover
album" italiano. Un lavoro appassionato e riuscito, che nasce da un antico amore per Faber e per quell'album in particolare.

"La prima volta - racconta Morgan - l'ho ascoltato a 14 anni e da allora non l'ho più abbandonato, suonandolo in tutti i modi, con tutti gli strumenti e
in ogni variante. E' un disco estremamente profondo, in cui basta chiudere gli occhi per perdersi nelle sue storie. Quelle poesie che fanno parlare le
anime dei defunti che raccontano la loro vita, la loro morte, come si sentono, le connessioni fra loro quando vivevano nel villaggio, gli amori i sotterfugi, le cattiverie, le invidie, sono state scritte da Lee Masters nel 1915 e da allora si tramanda questa sorta di lezione morale, con le traduzioni nelle varie lingue fra cui quella della Pivano nel 1941. Poi arriva De Andrè negli anni Settanta e lo adatta, lo porta in un altro genere. Io adesso, umilmente, lo rendo semplicemente all'oggi senza velleità di trasformazione, tranne dei piccoli aggiustamenti musicali, perché credo che un'opera così appartenga a tutti, che vada diffusa. Quelle voci hanno bisogno di farsi sentire, allora come oggi".

Conclusa quest'ultima parte del tour Morgan si dedicherà alla realizzazione del prossimo album, che dovrebbe essere anticipato entro l'estate da un
singolo. "Sarà una cosa molto diversa da quello che ho fatto in passato - anticipa il cantautore -, le canzoni più complesse e articolate che abbia mai scritto, dei marchingegni infernali che però, stranamente, risultano facili all'ascolto. Come dei fiori, la cui bellezza è frutto di meccanismi genetici estremamente complessi eppure così facile da godere".

"Musicalmente - prosegue Morgan - ho abbandonato l'idea del suono vintage, ma c'è sempre una importante parte orchestrale, focalizzata più sugli archi che sui fiati. Non ho mai impiegato meno di due anni a fare un album, stavolta ho deciso di farlo in fretta: tutto si consumerà nell'arco di tre mesi. Credo che questa sostanziale differenza lo renderà più impulsivo e meno perfezionista, determinando linguaggio ed estetica. Come al solito procedo in modo un po' sperimentale".

E i Bluvertigo? "Recentemente ho avuto in regalo cinque DVD con registrazioni di concerti, interviste, partecipazioni televisive. Rivedendo quel passato devo dire che il gruppo era veramente qualcosa di forte. Abbiamo rotto tante barriere, tanti tabù musicali. Direi che dopo questo mio disco sarà il tempo di fare un nuovo album con loro".

Federico Fiume



La Repubblica, 08 Marzo 2006



Dice che la musica ha bisogno dei revival, che sta registrando un nuovo disco, che Milano è come una donna, che la discografia assomiglia alla politica italiana: «Molte chiacchiere, poca sostanza».
E pazienza se a sentirlo parlare, con quel suo fare da artista intellettuale, si fa persino fatica a stargli dietro. Il bello di Morgan, lunedì sera al Nazionale con il rifacimento di Non al Denaro Non all' Amore Né al Cielo, il disco del 1971 di Fabrizio De André, sta proprio in questo: nell' essere imprevedibile, nel saper guardare le cose sempre con la curiosità di un musicista che raramente si accontenta di ciò che ha fatto. Lui, che dal 1995 si è affermato come leader dei Bluvertigo suonando più che altro pop in stile anni Ottanta, dopo la nascita della figlia Anna-Lou e la fine del legame con Asia Argento ha cambiato completamente rotta: non più canzoni in gran parte esterofile, ma una musica, sin dal suo primo disco solista Canzoni dell' Appartamento (2003) legata a Bindi, Conte, Gaber, fino appunto a De André.

Morgan, come mai questo cambiamento?
«E' stata una necessità, influenzata dalla fine del rapporto con Asia e da mia figlia. Ciò che canto è sempre aderente alla realtà. Direi quasi una musica autobiografica».

Però non aveva mai detto di apprezzare tanto Gaber o De André?
«Sono sempre stato aperto a qualsiasi forma musicale. Ho iniziato a quattordici anni, facendo piano bar, e così già allora ero obbligato a ricercare autori italiani che risalivano persino agli anni Cinquanta. In me c' è sempre stata una compresenza di vari generi».

Lei abita a Milano. Quanto l' ha influenzata questa città?
«Moltissimo, ha un fascino oscuro e romantico: da scoprire e spogliare come una donna. Bisogna avere sensibilità, saper andare in profondità perché è una metropoli meno appariscente di altre, tipo Firenze o Roma. Ma una volta sviluppato un certo occhio clinico, allora si scoprono posti davvero unici».

Per esempio?
«Via Lincoln, che è ancora conservata come è stata costruita nell' Ottocento, o anche posti più conosciuti, come il Cenacolo. Ci vado almeno una volta al mese: mi fermo in contemplazione e cerco ispirazione».

Come sarà il concerto di lunedì?
«Sarà diviso in due atti. Il primo sarà un medley di mie vecchie canzoni, come LSD e Canone Inverso che ho scritto con i Bluvertigo, più qualche inedito. Il secondo sarà dedicato al disco di André: lo suoneremo io e il mio gruppo».

Adesso che vanno di moda gli anni Ottanta, lei suona De André.
«Non mi interessano i revival, anche se credo che facciano comunque bene. Per fare qualcosa di nuovo bisogna sempre rifare o almeno citare chi c' è stato prima. E poi io ora sto registrando un nuovo disco, che sarà un ritorno al pop. Uscirà forse in estate. Avrei voluto prima pubblicare la versione che ho scritto in inglese di Non al Denaro Non all' Amore Né al Cielo, ma i discografici sono degli ottusi, parlano tanto e combinano poco. Proprio come i nostri politici».

Massimiliano Leva


Ilcibicide.com, 8 Febbraio 2006



E’ cambiato Marco Castoldi in arte Morgan. L’ultima volta che avevamo avuto modo di parlare con lui era stato più o meno cinque anni fa, sempre a Catania, alla vigilia dell’indimenticabile concerto che infiammò, metaforicamente, i verdi alberi del giardino Bellini. Si, le cose sono cambiate, decisamente. Ora c’è qualche capello bianco a ricordare i calendari che sono passati, e una linea di saggezza in più, che ne esalta la straordinaria vena artistica. Passeggiando, mentre la cenere di una sigaretta scandisce il tempo, Morgan risponde con estrema cortesia alle nostre domande, non risparmiandoci giochi di parole e una sana ilarità che ci ha lasciato il sorriso sulle labbra.

Domanda: Dopo uno strepitoso quanto elegante esordio solista, nessuno si sarebbe mai aspettato un disco omaggio (remake o rifacimento che sia). Da dove nasce l’esigenza di riproporre il concept album italiano per eccellenza, lo straordinario “Non al denaro non all’amore né al cielo” di Fabrizio De Andrè?
Morgan: In realtà io ho sempre fatto concept album, sin dal primo disco dei Bluvertigo “Acidi e basi” (1995), che addirittura fa a sua volta parte di una trilogia concept, quella “chimica” per l’appunto. Mi piace la struttura formale, organica, ragione per cui ho sempre praticato l’ascolto, l’analisi e l’assetto del concept. Poi, quando ho avuto l’occasione di mettere le mani proprio sul disco concept per eccellenza, proprio come hai ricordato, è stata un’esperienza di estraniamento perché mi sono totalmente messo nei panni dell’autore. Ne è venuto fuori qualcosa di molto strano, forse paragonabile a quanto fece Gus Van Sant con “Psycho”, il remake del capolavoro di Alfred Hitchcock. Diciamo che posso dire di aver dato forma ad un nuovo genere della musica leggera che è il remake discografico, che non si era mai visto se non sotto forma di parodia.

Domanda: Azzardiamo un confronto: De Andrè faceva “confessare” i protagonisti delle sue storie mentre tu parli sempre in prima persona…
Morgan: Trovi? Beh in realtà si, perché effettivamente mi identifico di più nel personaggio di quanto lo facesse De Andrè. Ti spiego meglio, io interpreto il mio ego momentaneo mentre De Andrè poneva una distanza, facendo parlare la maschera.

Domanda: I due lavori hanno una durata differente, c’è stato un intervento diretto sulle partiture? Al di là di Vivaldi, quali altre citazioni possiamo percepire?
Morgan: Si. A mio avviso c’erano dei limiti dal punto di vista dell’arrangiamento. Oltre a Vivaldi, che Piovani citò nel ’71, ho omaggiato Pacherbell il cui canone, a mio avviso, giaceva sotto forma nascosta nei giri di accordi di una canzone come “Il Chimico”. Diciamo che ho “esplicitato”.

Domanda: Il Morgan compositore di colonne sonore tiene fede alla fabula visiva o invece opera in modo distaccato, tessendo un tappeto estraneo alla storia ma che da essa potrà essere calpestato?
Morgan: Penso che la colonna sonora rappresenti in se un’occasione per aggiungere un personaggio alla storia. Se il musicista riesce ad entrare in gioco può essere visto come un elemento aggiuntivo, che non si vede ma di cui si sente fortemente il giudizio, che può allo stesso tempo condannare e comprendere, ora con un tema di morte, ora con un tema d’amore. Ad una condotta può essere associato un motivo sonoro.

Domanda: Parliamo dei Bluvertigo: è vero che state lavorando ad un nuovo album, il primo dopo sette lunghi anni di attesa?
Morgan: A volte ritornano, a volte no. A tratti i Bluvertigo sono un po’ come il fotone che quando va da A a B nello stesso tempo sta andando da B a A, e quindi è veramente un casino, perchè siamo intermittenti, proprio esattamente come un fotone, che si vede ma forse non c’è, quando lo vedi sta scomparendo, quando non lo vedi sta lavorando. Quindi i Bluvertigo sono qualcosa di completamente atomico e non so dove può portare questa follia che abbiamo generato, in una struttura del gruppo che definirei una democrazia anarcoide, perché ognuno nel rispetto dell’altro fa un po’ quello che gli pare. Questo ha portato ad una sorte di paralisi, di congelamento, che però, forse, è la realizzazione del gruppo. Mi spiego meglio: questo gruppo di quattro persone si realizza nel momento in cui non è unito, perché l’esperienza fatta insieme viene portata all’esterno. Siamo una sorte di Ministero degli Esteri… andiamo in giro a diffondere qualcosa che abbiamo creato insieme.

Domanda: Il messaggio dei Bluvertigo è stato capito?
Morgan: No assolutamente. Sarà capito (sorride di gusto).

Domanda: Cosa dobbiamo aspettarci da un album di Bugo prodotto da Morgan?
Morgan: Bugo è la promessa del futuro e anche del passato visto che ha già fatto quattro album. Io punterei molte carte su di lui, è davvero valido. In effetti però, ora che mi ci fai pensare, quello che a me non piace avrà successo sicuramente. Ti faccio qualche esempio: quando Paola & Chiara mi fecero sentire il loro album, quello con “Vamos a bailar”, dissi che si trattava di un lavoro bellissimo ma che il pezzo in questione andava tolto… poi tanto per dirne un’altra, quando Le Vibrazioni mi proposero di produrre il loro nuovo album risposi che per me la musica era bella ma che i testi erano da cambiare perché, a mio avviso, non avrebbero avuto mai successo… e invece. Di conseguenza ciò che a me piace, prendi Bugo o i Lombroso, non piace agli altri, e mi dispiace per loro, perché è un vero peccato che siano conosciuti da pochi.

Domanda: Prendo spunto dalla t-shirt che indossi, che ritrae la reginetta del dark Siouxsie… che cosa ne pensi della reunion dei Bauhaus?
Morgan: Non lo so… (ma quel suo sorriso ironico sembra dirla lunga… ndr).

Domanda: Ultima domanda di rito: se ti dico Cibicida cosa ti viene in mente?
Morgan: Il Cibicida, il sito lo conosco! Siete voi? Grande!!! E’ la traduzione dal latino di “colui che uccide il cibo”, ma mi sembra un’interpretazione troppo facile… o no?

* Supporto a cura di Emanuele Brunetto
* Foto a cura di Emanuele Brunetto e Riccardo Bresmes
A cura di Vittorio Bertone

Fonte



La Repubblica, 07 Gennaio 2006



Notte di musica dedicata a un "amico fragile". Nel teatro tenda di Ottaviano (piazza Mercato), alle 21, tre grandi artisti reinterpretano i capolavori di Fabrizio De Andrè. La serata vedrà per la prima volta insieme sul palco Vittorio De Scalzi, anima dei New Trolls e autore con Riccardo Mannerini di "Senza orario senza bandiera", l' ex PFM Mauro Pagani, che con Faber compose l' indimenticabile "Creuza de ma" (premio della critica come miglior disco degli anni Ottanta) e Morgan, che smessi (temporaneamente) i panni di "poeta" dark dei Bluevertigo ha realizzato un remake discografico di "Non al denaro, non all' amore né al cielo".

Classe '72, Marco Castoldi, in arte Morgan, aveva solo un anno quando il cantautore genovese prese libero spunto dall' Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters riadattando, con Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani, nove epitaffi dell' opera. «Scoprii per la prima volta quel disco nell' estate dell' ' 86 - racconta Morgan - ero in campeggio con alcuni amici e ne restai affascinato. Poi quando l' anno dopo al ginnasio studiai nel corso di letteratura inglese Edgar Lee Master, mi venne voglia di approfondirlo ricordandomi delle canzoni di De Andrè».

Come è nata dopo tanti anni l' idea di fare una cover di "Non al denaro, non all' amore né al cielo"?
«L' anno scorso, quando Dori Ghezzi mi propose di fare un' esecuzione dell' album di Spoon River. Mi sembrò una coincidenza piacevolmente inaspettata e accettai con entusiasmo: quel disco lo sentivo parte di me, l' ho sempre considerato uno dei capolavori della musica italiana».

Ha dato un' impronta personale, una versione "morganiana", a questo capolavoro?
«Innanzitutto l' ho portato indietro nel tempo dandogli sonorità anni Sessanta. Poi, perché non avevo le partiture, è stato affascinante ricostruirle cercando di rispettare il tessuto musicale armonico, anche se ho rallentato il ritmo. "Un giudice" nasceva come la canzone più scarna dell' album io, invece, per contrasto, e sull' esempio della PFM, ne ho dato una terza versione molto lontana dall' originale. Più che sottrarre qualcosa ho aggiunto, ampliando musicalmente i brani. E modificando l' interpretazione vocale: non potevo eguagliare il timbro di De Andrè».

Qualcuno ha scritto che ha rifatto questo album capolavoro perché non aveva altro nel cassetto
«L' importante è avere un progetto che ti dà propulsione: riuscire a proporre oggi nel panorama musicale appiattito un' opera così densa e importante, è piacevolmente fuori del tempo. Ora sto scrivendo per una colonna sonora e sto componendo canzoni per un prossimo album. Le idee non mi mancano».

Stasera dividerà il palco con due grandi musicisti.
«Conoscerò finalmente Vittorio De Scalzi di cui apprezzo la musica. Mauro Pagani, invece, è un amico con cui ho collaborato fin dal primo disco dei Bluvertigo. è un' anima inquieta sempre in movimento: è raro incontrare una persona che alla sua età abbia lo stesso entusiasmo di suonare e rinnovarsi».

Prima di raggiungere Ottaviano si è fermato qualche giorno a Napoli. Che emozioni le ha trasmesso la città?
«Mi ha dato una sensazione di libertà, di sospensione: qui mi viene voglia di andare in giro per le strade a parlare con la gente. E poi mi piace dal punto di vista artistico, per la sua architettura antica e capace allo stesso tempo di essere moderna. Come Barcellona potrebbe diventare un polo di attrazione per l' arte e la cultura. Peccato che il governo non sia in grado di valorizzare dei gioielli come Napoli, peccato che questa città sia lasciata allo sbando».

Annalisa Lualdi

Fonte

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