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Rockers, 27 Settembre 2004



Innanzitutto un saluto dalla redazione di rockers.it…Com’è stato realizzare la colonna sonora per il film di Alex Infascelli “Il siero della vanità”? Quali sono state le tue impressioni?

Mi sono trovato bene, mi è piaciuto anche se avrei potuto farlo anche prima. Appunto mi domandavo come mai non avevo mai fatto una colonna sonora, e non riuscivo a darmi una risposta. Poi è arrivato Alex Infascelli e mi ha proposto questa colonna sonora ed ho accettato subito perché non vedevo l’ora di farla perché sapevo che musicalmente mi avrebbe appagato molto come esperienza.
Poi appunto io da adolescente, cioè da bambino forse, le prime cose che scrivevo musicalmente intorno ai 13-14 anni, in età pre-discografica, erano proprio delle musiche moderne, un po’ astratte, strumentali, che tutti mi dicevano: sembrano colonne sonore. Ho iniziato ad esprimermi musicalmente così prima ancora del rock, facevo musica non so se definirla classica o forse musica contemporanea, dove mischiavo l’uso del sintetizzatore con il pianoforte e le partiture per archi.
Ho iniziato con quel tipo di approccio musicale. Poi c’è stata una parentesi di molti anni in cui ho fatto rock, pop, un po’ di tutto. Mi piacerebbe tornare a lavorare a tempo pieno a musica da film o per balletti.. cose del genere.

Quindi è un’esperienza che ripeteresti volentieri quella di comporre colonne sonore?

Sì, infatti adesso volevo dirlo a Polansky.

Parlando della tua esperienza cinematografica, mi riferisco alla comparsa nel film di Battiato “Perduto Amor”, quali sono state le tue impressioni e come ti sei trovato col Battiato versione regista?

Con Battiato mi sono trovato benissimo, perché con lui mi trovo bene comunque, sia che si faccia della conversazione sia che si lavori. Devo dire che è mirabile il modo in cui predispone, il modo in cui dirige le situazioni. E’ molto calmo, accomodante, sempre piuttosto ironico, allegro, molto raffinato. Ad esempio è difficile che ci siano tensioni, è molto disteso.
Lavorare in un ambiente così disteso dove il patron diffonde questa grande tranquillità è positivo. È come se avesse la capacità di far andare bene sempre tutte le cose. E’ stata un’esperienza fantastica, divertente, anche umanamente bella. Professionalmente io non ho fatto un granché, non ho imparato a recitare, non lo sapevo fare e ancora non lo so fare.

Quindi dal punto di vista umano è stato stimolante…

Sì. E’ stato bello vedere che Battiato sembrava un regista al suo 40esimo film invece era il primo. Sembrava molto strano che fosse il suo primo film, perché in effetti tutti, non solo io che non sono un grande intenditore ma anche proprio tutti gli addetti alla macchina cinematografica, dal truccatore all’operatore, al tecnico della scenografia, vedevano in lui un riferimento autorevole proprio come un regista avvezzo. Proprio perché, evidentemente, si era proprio sentito quasi in modo trascendente questa cosa di diventare regista.

Una curiosità: nel tuo primo album da solista “Canzoni dell’appartamento” le tracce sono 12, come i mesi dell’anno e proprio il dodicesimo pezzo si intitola “Canzone per Natale”. C’è forse un riferimento temporale, e quindi ai mesi, oppure è stata una casualità?

No, è una casualità anche se poi me ne sono accorto una volta fatto. Non è stata premeditata. La canzone di Natale è stata messa lì perché era l’unica posizione all’interno del disco.. all’inizio non poteva stare.. l’ho messa alla fine come una specie di appendice, di coda, ma il fatto che sia al dodicesimo posto è una casualità.

“Gli inglesi sono gentiluomini che scattano polaroids, quando non considero il colonialismo”… cosa ne pensi dell’attuale situazione politica internazionale?

Il mio pensiero è molto complesso però anche molto semplice.
Penso che il mondo occidentale, capitalistico, non so come definirlo, comunque quello in cui pensiamo di vivere noi chiamandoci mondo moderno, tecnologicamente avanzato, va in due direzioni: io li vedo un po’ come i buoni e i cattivi, cioè chi decide di stare al mondo con la coscienza e chi lo fa in modo incosciente.
I governanti guarda caso, secondo me sono tutti un po’ incoscienti,nel senso che non capisco perché non fanno questo ragionamento fondamentale che se veramente continuano le cose così, violenza su violenza, le bombe ecc. anche loro muoiono, i loro figli, i loro familiari, i loro amici.. non capisco quindi come possano sentirsi esclusi dalla catastrofe che loro stessi stanno evocando. Quando c’è stato l’attentato alle torri gemelle veramente io ingenuamente pensavo che la reazione non sarebbe stata la guerra all’Afghanistan, ma sarebbe stata un’apertura ad un dialogo, ma non lo dico con tono provocatorio.. io avrei fatto quello ma io non sono un politico, un amministratore, però effettivamente sarebbe stata la soluzione più intelligente.
Dire va bene, se voi avete fatto questo c’è un motivo, qual è? Spiegatecelo e noi non dico che faremo quello che voi ci chiedete però cercheremo se non altro di capire.. che questo poi è un pensiero anche ingenuo..
Però il vero problema è che già sapevano, e credo sia plausibile che alcuni membri del governo americano abbiano tramato per arrivare a quel punto lì perché era necessaria al sistema di Bush la guerra, iniziata poi da suo padre anche..
Quindi era un bellissimo pretesto per poter far scatenare una guerra, per combattere gli arabi e chiamarli terroristi. Io questa parola la uso con grande difficoltà perché non penso che il terrorismo, non dico penso non esista, però è una specie di cancro del nostro sistema, più si alimenta la stupidità con cui questi governano e pensano di far soldi.. non si sa poi per cosa.. cosa vogliono prendere? I rubinetti d’oro? E dopo i rubinetti d’oro cosa c’è? I rubinetti di platino e poi? Non lo so, di diamante? Non capisco.. comunque penso che il terrorismo sia un cancro del sistema.

Luigi Tenco, Giorgio Gaber ed altri grandi autori italiani sono stati sicuramente un’importante fonte d’ispirazione per il tuo lavoro.Credi che nella scena musicale italiana attuale ci siano dei musicisti che possano essere paragonati o considerati alla stregua di questi grandi artisti?

Bah, non lo so..

Trovi che la situazione sia un po’ “morta”?

Sì, trovo che sia abbastanza morta. Anche per esempio gli attori, non per fare il nostalgico, però effettivamente se pensi che negli anni 60 in Italia c’erano attori come Tognazzi, Mastroianni, Manfredi e tanti altri, Gassman, Carmelo Bene, tante espressioni diverse del mestiere dell’attore tutti però estremamente forti, con una personalità incredibile, con una preparazione enorme.
Dove stanno adesso gli attori così? Se uno vuole fare un film come “La grande abbuffata” di Ferreri con 5 attori italiani di oggi, cosa fai? Prendi Stefano Accorsi? Non ci sono o non lo so, forse io non me ne intendo..
In musica anche lì Bugo, per esempio, Cristian Bugatti, è interessante, è molto forte, molto originale sia nel linguaggio verbale, quindi come scrive i testi, e sia nell’uso dei suoni, nella sua visione musicale. Lui sembra un visionario, potrebbe essere paragonato un po’ a quello che era Celentano negli anni ’60 secondo me.
Dal canto mio, evito di auto-giudicarmi.
Tricarico, credo sia in uscita il suo nuovo album e sono molto curioso di sentire com’è. Mi piacevano gli esordi di Niccolò Fabi ad esempio. Sì, ci sono delle cose che mi piacciono comunque.. Fabi scrive molto bene, è colto..
C’è una cosa, però, che manca forse a questa nostra generazione, che è l’audacia.
E’ come se fossimo cresciuti in cattività. Siamo nati direttamente da generazioni di MTV, Videomusic e non abbiamo forse la capacità di vedere che ci sono tante altre possibilità e che ci si può esprimere anche in modi diversi da quello che è il palinsesto di Radio DJ o cose di questo tipo.

E’ tutto un po’ omologato insomma..

Sì, ci sono dei riferimenti talmente piccoli e uguali per tutti che quello che viene fuori è una proposta molto omologata, cioè si assomigliano tra loro. Quindi bisognerebbe rischiare di più probabilmente.. nessuno è disposto ad assumersi dei rischi, rischi di non vendere, rischi di non essere proprio considerati di essere talmente stravaganti e bizzarri di dire delle cose, di dirla “talmente grossa” che magari ti mandano anche a quel paese o non ti accettano.
Io ad esempio non sono ben visto in televisione, non mi fanno andare a cantare in televisione, non vogliono.. nonostante poi magari la casa discografica ci provi o cose del genere, non vengo considerato adeguato forse perché in qualche modo, e questo un po’ mi lusinga, sono considerato pericoloso per la stabilità un po’ perbenista di questa nostra società dello spettacolo.

E della scena musicale internazionale cosa ne pensi?

La musica internazionale è diversa perché innanzitutto ce n’è di più, c’è più proposta, c’è più mercato, i mercati sono più grandi e i dischi si vendono di più per cui c’è spazio per cose indipendenti che poi dopo però una volta che diventano importanti e vengono seguite smettono di essere indipendenti entrano nel sistema però rimangono sé stesse, rimangono così forti come lo erano inizialmente. Io penso che il sistema americano, nonostante si possa criticare tantissimo, per quanto riguarda l’industria dello spettacolo americano è la prima industria americana, quella che porta più fatturato all’America, quindi evidentemente a loro interessa. Nel nostro caso non è così, credo che in Italia il settore dei dischi non ha tanta importanza, vendiamo pochi dischi.. non è considerato un bene primario anche se secondo me lo è come arricchimento proprio dell’anima, dello spirito dell’uomo.
C’è più tradizione in America, anche in Inghilterra. Gli anglosassoni si sono conquistati questo ruolo nel mondo di paladini del rock&roll e nessuno riesce a rubar loro lo scettro di questa cosa, non ci prova neanche nessuno.
E quindi sul fronte rock- pop gli americani e gli inglesi la sanno lunga secondo me e soprattutto l’industria discografica è molto più attenta ai giovani talenti stravaganti e originali, più qualcuno è originale, si differenzia da quello che c’è nel mercato e più secondo me i discografici puntano su di lui. Invece in Italia siccome hanno molta paura di fare degli insuccessi perché i soldi sono pochi per investire ecc. cosa fanno, scelgono di scritturare qualcuno se assomiglia a qualcun altro che c’è già non se è diverso.

Non si osa insomma!?

Sì, non si osa..

Per quanto riguarda la tua partecipazione di questa sera ad Enzimi, come sarà articolata la seconda parte della serata?

Non lo so, sarà un terno a lotto perché io ho appena imparato ad usare un nuovo software con cui lavorerò questa sera. Sono alle prime armi con questa cosa, sperimenterò e speriamo che venga bene.. potrò impappinarmi o magari delle cose potrebbero non funzionare, non lo so.. io però me la gioco sempre così, mi piace il rischio, mi piace quel brividino che mi dà iniziare soprattutto usando nuovi strumenti musicali, nuovi linguaggi.. non mi fermo mai.
Ho un repertorio di 300-400 canzoni, non ho fatto una scaletta precisa.. vediamo.. mi lascio guidare un po’ dal luogo, dalla gente, dalla situazione.. cerco di captare e di capire quel che vuole la gente o presumo di capire.. comunque in qualche modo mi voglio modellare alla situazione perché sennò mi sembra tutto così un po’ freddo e meccanico. Come dire io faccio questo, arrivo lì e impongo quello che sono io.. io non ho nessuna voglia di imporre nulla, voglio far divertire visto che si tratta di un dj che deve far divertire la gente e farla ballare.. vedo un po’ com’è la gente e in base a questo deciderò cosa mettere..

Ti ringrazio a nome di Rockers per la splendida disponibilità e ti saluto.. alla prossima

Intervista a cura di Giuliana Gasbarrone, con l´ausilio di Angelo Argiolas

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