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Orizzonti n.13, 2000


Domanda – In “Altre forme di vita”, canzone nella quale ribadite l’assurdità di considerare la Terra come l’unico pianeta in cui sia presente la vita, avete in un certo senso criticato il punto di vista cattolico. Il fatto che abbiate cantato al “Primo Maggio” di Roma, in un concerto sotto la benedizione del Papa, rappresenta in qualche modo un ripensamento?

ANDY – Assolutamente no! Noi abbiamo partecipato a quel concerto, politicamente molto discutibile, perché pensiamo che per portare un’idea, un pensiero, una musica, è giusto entrare nei contesti e dall’interno proporti per quello che sei. Io penso che sia stato molto stimolante partecipare a un concerto come quello per poter dire la mia, che non è una protesta, ma solo un punto di vista.


Domanda – Ma un po’ tutti i ragazzi che vanno al “Primo Maggio” astraggono dalla politica…

ANDY – Io personalmente sono stanco di politicizzare la musica perché penso che questo si sia rivelato un gravissimo freno nel tempo.


Domanda – E cosa sono, in un aggettivo, le vostre canzoni?

ANDY – Credibili. Anche se hanno un approccio molto discutibile e sono soggette alle più svariate interpretazioni, sono sincere dal di dentro, non si tratta di una costruzione sul nulla, non si inventa. Si parla guardandosi allo specchio, anche delle proprie fobie. Per cui se possono indurre un individuo a guardarsi dentro e a riflettere sulla sua condizione, in modo meno banale delle produzioni musicali che circolano nel nostro paese, sono ben contento. A noi non interessa avere un target più esteso perché quella è una questione imprenditoriale, legata al lavoro pubblicitario. Si ha a che fare prima col marketing e poi col concetto che sta alla base.


Domanda – È in questa prospettiva che va analizzata anche la canzone “Sono = sono”, in cui si afferma che si può essere sé stessi anche se si scopre di non essere buoni?

ANDY – È proprio perché si ha la consapevolezza di essere anche non buoni, che ci si sente come si è.


Domanda - Ma il modo meno banale di fare musica è soprattutto il frutto di messaggi molto forti, che se giungono ad un pubblico inadeguato possono subire diverse distorsioni, anche pericolose…

ANDY – Sì, è vero, c’è questo rischio. Avviene un continuo misunderstanding di quello che fai e di come viene preso dalla gente, ma questo non mi disturba: ognuno si appropria di quello che ascolta e lo fa suo, se gli interessa.


Domanda – Non vi sentite responsabili di questo?

MORGAN – La responsabilità l’abbiamo solo in merito ai pezzi che facciamo in studio, non credo che ci sia niente di pericoloso. Anzi, ragionando, mi viene in mente ce c’è senz’altro qualcosa di pericoloso in quello che facciamo, ma questo è il lato migliore, il lato buono. Quindi preferisco essere male interpretato, non essere compreso, diciamo così. Come Pavese.


Domanda – A questo proposito, recentemente hai pubblicato un libro di poesie. Che cosa spinge un cantante a cambiare genere?

MORGAN – Non ho pensato deliberatamente di scrivere un libro di poesie. Per me il confine tra le poesie e le canzoni è molto labile. Ho scritto delle cose che possono essere canzoni o poesie. Dipende dal contesto in cui vengono inserite, in un libro sembrano poesie, in un disco sembrano canzoni. Ma per me rimangono identiche.


Domanda – Anche tu Andy, oltre alla musica, ti dedichi a un’altra passione, quella per la pittura…

ANDY – Un individuo può vivere delle sensazioni che cerca di convogliare in un risultato, che può essere raggiunto ricorrendo a più forme di rappresentazione. Le mie sono la musica e la pittura.


Domanda – Ma le coltivi separatamente?

ANDY – Cerco il connubio. Per me la tela bianca e le casse mute, mentre stai per comporre qualcosa di musicale, hanno delle somiglianze ed è su questo che sto lavorando. Sto cercando di ottenere un risultato partendo dalla mia attività di grafico illustratore e mettendo le mie illustrazioni su tele.
Sto sviluppando un linguaggio sul fluo, sui colori fluorescenti: sono dei grandi fumettoni!


Domanda – E in che modo concili queste tue attività all’interno del gruppo?

ANDY – Faccio il coloratore degli arrangiamenti, metto gli effetti e mi occupo delle ambientazioni.


Domanda – Siete uniti tra voi?

ANDY – Molto


Domanda – E il messaggio è unico o no?

ANDY – No, differente. Il progetto è di Morgan: si tratta dei suoi pensieri, a cui io mi associo musicalmente molto volentieri. C’è un’ottima comunicazione tra di noi e sul palco di avverte una bella verve. Questo è importante. Il resto sono solo aggettivi dei media…


Domanda – Un tuo parere sulle altre realtà musicali?

ANDY – I Soerba sono una bella realtà degli anni novanta.
I Subsonica sono dei cari amici e stanno sviluppando bene il loro suono, sono bravi e sono contendo per loro. Ma un gruppo che, personalmente, ritengo vero nel coltivare il proprio progetto è quello degli Scisma.


Domanda – E della musica italiana degli anni novanta, genericamente, che ne pensi?

ANDY – Gli anni novanta sono stati gli anni del campionatore per poter prendere qualcosa da qualcuno e utilizzarlo col proprio linguaggio. Questo è stato l’unico vero approccio.


Domanda – Tu menzioni, comunque, gruppi italiani di musica rock che sono poco conosciuti, con un seguito ridotto…

ANDY – Il rock italiano è come babbo natale: inesistente…
È considerato un fermento insulso che non ha mai interessato le case discografiche maggiori, proprio perché queste non possono trarne un grande fatturato.


Domanda – Ma se le case discografiche non investono è perché pensano che non ci sia gente interessata all’acquisto di questi album…

ANDY – Esattamente. Mentre negli anni ottanta c’era il Burghy come luogo di aggregazione e di massificazione, bisognava avere un certo tipo di vestito per essere figo e se non ce l’avevi eri sfigato (a tal punto che il povero fregava il moncler al ricco), negli anni novanta è stato peggio: il ricco si vestiva da povero… Il ricco andava al Leoncavallo o in altri centri sociali, per farsi le canne quando mamma e papà non c’erano. In un contesto così artificiale è ovvio che la musica rock fosse solo un pretesto e non interessasse realmente.


Domanda – La vostra prospettiva?

ANDY – Fare esattamente quello che vogliamo, perseguire un’idea fino alla fine, senza lasciare che interferenze esterne possano intaccare la nostra integrità, specie se vengono da discografici, giornalisti.

Fonte




Quotidiano.net, 11 Agosto 2000 



Nella loro musica così poco italiana, Franco Battiato è comunque sempre stato un punto di riferimento. Accanto ai David Bowie, ai Brian Ferry, ai Lou Reed, ai David Gaham dei Depeche Mode, i Bluvertigo di Morgan hanno sempre messo il cantautore catanese. Che ha cantato nei loro dischi, esattamente come Morgan ha suonato l'amato basso nei suoi. Un dialogo più o meno alla distanza che a volte infrange gli obblighi segnati nell'agenda e si ritrova sullo stesso palco per una serata in cui i Bluvertigo cantano Battiato e Battiato canta i Bluvertigo.
"Doveva essere una sorpresa per il festival 'Il violino e la selce' - dice Morgan, bassista e voce della band milanese -, ma vedo che oramai non lo sarà più". Che succederà sul palco? "Noi, oltre alle canzoni del nostro ultimo disco 'Zero', suoneremo sei brani tratti dai suoi L'era del cinghiale bianco e La voce del padrone, ma anche 'Shocking in my town'...". E Battiato? "'Sovrappensiero' e 'Altre forme di vita', ovvero quelle canzoni che sono sempre state classificate come in stile Battiato".
Ma per i Bluvertigo chi è Franco Battiato? "Semplicemente il nostro padre putativo". Rimane ancora oggi il vostro unico punto di riferimento musicale italiano? "Sì, anche se ultimamente nei nostri viaggi in furgone tra un palcoscenico e l'altro ci capita spesso di ascoltare Ivano Fossati".
E il resto della musica italiana? "In Italia ci sono sempre stati momenti esaltanti: penso a De Andrè, a Finardi, alla Pfm, agli Area. E attorno a questi, un sottobosco di imitatori poverissimi di idee". Il vostro ultimo disco "Zero" è stato recepito male sia dal pubblico che dalla critica. Delusi? "E' un disco molto sovversivo sia nelle liriche che nei suoni, un disco che sfiora l'avanguardia, un disco che doveva attaccare il sistema e c'è riuscito. Detto questo le quasi cento mila copie vendute diventano tante: abbiamo cercato di travestire da pop l'avanguardia, ma evidentemente l'inganno non c'è riuscito...".
Progetti futuri? "Stiamo lavorando al prossimo disco. Chiusa la trilogia chimica, vogliamo un concept album molto anni Settanta con canzoni dilatate e meno elettronica". Un'ultima domanda. Se si dice Asia Argento, Morgan cosa risponde? "Un'ottima attrice, una ragazza talentuosa. Per il resto 'no comment'".

Andrea Brusa

Fonte: http://qn.quotidiano.net/2000/08/11/1189799-L-intervista.shtml



Rockol, 2000 



I Bluvertigo e il Rock'n Roll, un bell'intreccio?
Si, i Bluvertigo sono una divertente band di rock'n roll. E il rock'n roll in Italia onestamente non c'è, non c'è comunicazione nel modo in cui si pongono i cantanti, e in tutto l'ambientino musicale non c'è niente di rock'n roll e questo si trasmette nella musica. Noi ci stiamo provando.

Qual è il gruppo che ascoltate volentieri?
A noi piacciono i Rolling Stones seriamente, cioè non è che ci piacciono perché fanno musica anni '60. Ci interessa molto il rock'n roll più puro, come quello di David Bowie. E onestamente credo che il vero rock non piaccia a nessuno, cioè mi accorgo di come alla fine fingano quelli che dicono di apprezzarlo.

E i Duran Duran?
Sono un argomento molto scottante per me! Li abbiamo conosciuti recentemente, noi siamo stati sempre fans dei Duran Duran. Nick Rhodes ha anche firmato la tastiera di Andy, ha fatto una specie di opera d'arte. Dei Duran Duran consiglio l'ascolto del primo album che è un'opera geniale che si chiama appunto "Duran Duran" e risale all'81.

Il pubblico musicale è diviso: chi ama i Bluvertigo e chi ne parla male. Pensare in negativo vuol dire comunque avervi ascoltato!
Penso che sia normale e che evidentemente il pubblico si è posto nei nostri confronti in maniera critica, quindi ha apprezzato o ha disamato, però in effetti questo significa comunque che un contatto c'è stato. E' normale soprattutto quando si è singolari, e noi lo siamo. Non a caso siamo considerati degli animali da baraccone

La critica è comunque dalla vostra parte e anche il pubblico in fondo vi ha scelto...
Benissimo! Penso che così si debba fare, quando si ama della musica, questa deve essere amata e prescelta e quindi quando si ama, si ama per sempre, non è possibile che ci siano ripensamenti. Quando io scelgo per esempio lo faccio con convinzione, non apprezzo quelli che parlano bene di alcuni musicisti e poi magari dicono "questo disco non mi piace", questo vuol dire che ascoltano freddamente. Quando invece ci si pone con amore e con scelta di convinzione, si apprezza tutto, il bene, il male e gli errori, anzi soprattutto gli errori.

Nella tua arte, nella tua capacità di andare anche oltre la musica, cos'è che ti piace fare in particolare?
Mi piace scrivere, ho scritto delle poesie, poi me le hanno rubate e le hanno pubblicate. Si, mi è successo anche questo!

Parliamo di un grande maestro Alfred Hichcock, Vertigo fa pensare immediatamente a lui, c'è qualche riferimento nella scelta del nome?
C'è anche il riferimento a "Vertigo (Do The Demolition)" che è una canzone dei Duran Duran dell'album "Notorius" dell'86. Ma effettivamente c'è anche il riferimento a Hitchikoch, abbiamo colto due piccioni con una fava.

Chi cura il tuo trucco?
Ho una stylist che mi segue e mi cura, non ho più capacità di intendere e di volere! Un tempo avevo un gusto ben preciso, oggi l'ho totalmente perso e così riguardo i vestiti, ma anche le persone, non mi sento più capace di scegliere. E se devo fare apparizioni pubbliche sono costretto a chiedere a qualcuno un consiglio su come abbinare i capi d'abbigliamento.

Nell'album colpiscono i disegni che richiamano alla mente minimal art e forme geometriche, li hai disegnati tu? Hanno un significato particolare?
Si, li ho disegnati io. Ho avuto l'idea di fare tutto il servizio fotografico ambientato in un paesaggio che NON fosse lunare, questo vuol dire che doveva essere lunare, ma che dal paesaggio lunare si togliesse quanto di luna vi fosse, per cui è un'astrazione. Però doveva essere uno spostamento in un'altra dimensione e ho quindi pensato alla geometria come filo conduttore di tutto il disco, sia nelle foto che nel modo in cui questa catena di sinonimi di "Zero" gira completamente come una circonferenza e questo è il senso ciclico di "Zero", il concetto geometrico, per cui abbiamo fatto cubi, piramidi e così via.

Che rapporto hai con internet?
Normale, quando mi serve qualcosa utilizzo internet se voglio percorrere la strada più breve.

Tolti i panni dell'artista cosa fa Morgan?
Dormo, esco con la mia ragazza, vado al parco, compro lo zucchero filato, prendo le navicelle per tornare avanti nel tempo, faccio del mio meglio per mantenere i rapporti cui tengo di più, e faccio in modo di troncare quelli che non mi sono mai interessati, è un lavoro pazzesco che si svolge al telefono. Insomma faccio le cose che fanno tutti. Poi suono e studio anche musica classica, sto cercando di riprendere il pianoforte perché voglio diplomarmi al conservatorio entro un paio d'anni, spero. Questi almeno sono i miei buoni propositi!

Intervista di Michael Bonelli si ringrazia Paola De Simone

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