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MUSICA E DISCHI

Morgan
Canzoni dell'appartamento ***1/2
Produzione: Morgan e R. Colombo
Columbia (Sony Music) COL5119042

È certo che la personalità di Morgan è troppo complessa per essere contenuta in un solo ruolo. E infatti, gruppo a parte, prima di arrivare qui il frontman ha fatto molte altre cose: libri, collaborazioni, ecc. Un percorso grazie al quale ha accumulato altre esperienze prima di chiudersi nell'appartamento del titolo per comporre e realizzare questo CD. Inizialmente doveva essere una raccolta di cover ma poi, visto l'affollamento di progetti simili (Franco Battiato, Robbie Williams), Morgan ha scelto un'altra strada salvando solo Non arrossire di Giorgio Gaber e Se (If di Roger Waters), e restando tuttavia in una dimensione da lui stesso definita retrò. Rispetto ai Bluvertigo qui risulta più estroverso, solare, psichedelico, perfino più beatlesiano (Ragioni delle piogge), lui che aveva sempre individuato in David Bowie il principale punto di riferimento. In realtà sono molti gli spunti interpretativi: un romanticismo sonoro e poetico di sorprendente calore, un tappeto d'archi mai troppo soffice, improvvise virate psichedeliche, citazioni coltissime. Il risultato è diversissimo dalla discografia dei Bluvertigo (meno male, altrimenti perché congelare - e non sciogliere - il gruppo?) ma al tempo stesso coerente con la personalità del musicista.
di Antonio Orlando

pubblicata su Musica & Dischi: n.664 - 2003/05 pp. 59




MUSICALNEWS

Pubblicato il 09.12.2003

Morgan dall'appartamento al Premio della Critica
di Antonio Ranalli

L'album "Canzoni dall'appartamento" di Morgan, dopo il Premio Tenco, si aggiudica anche il Premio della critica, indetto da Musica & Dischi. Secondo posto per "Caramella Smog" di Samuele Bersani. Tra gli stranieri si impone Ben Harper.
Marco "Morgan" Castoldi con le sue "Canzone dell'appartamento" (Sony Music) vince il premio della critica promosso dalla rivista specializzata Musica & Dischi. L'artista è stato votato da una giuria composta da critici e giornalisti musicali di varie testate (quotidiani, mensili, siti web ecc.). L'artista ha battuto l'altro capolavoro dell'anno, ovvero "Caramella Smog" (BMG) di Samuele Bersani. In effetti tra i due album la scelta era piuttosto ardua vista l'alta qualità del materiale proposto da Morgan e Bersani.
[SPOILER]Tra gli stranieri si è affermato Ben Harper, mentre il miglior esordio dell'anno è stato considerato quelle del gruppo Le Vibrazioni.
Giunto alla XXIV edizione, il Referendum "Premio della Critica" indetto annualmente dal mensile “M&D Musica e Dischi” fra gli esponenti della critica e della stampa specializzata in Italia, nei differenti generi musicali, e volto a segnalare i migliori dischi pubblicati sul mercato nazionale.
Il “Premio della Critica” istituito da “M&D Musica e Dischi” – storico mensile specializzato nel settore dell’industria musicale, fondato nel 1945 - nel corso degli anni si è affermato come il più prestigioso riconoscimento per la produzione discografica pubblicata in Italia in tutti i generi musicali. Si è imposto all’attenzione fuori dalle luci dei riflettori e senza necessità di cerimonie ufficiali, grazie alla trasparenza del metodo su cui si regge: M&D invita ogni anno 100 critici ed esperti di musica – scelti fra gli esponenti delle più rappresentative testate giornalistiche in Italia – a esprimere le proprie preferenze sulla produzione edita nell’arco dell’anno precedente, nei vari generi, e ogni anno a dicembre diffonde i risultati pubblicando integralmente tutte le schede pervenute e la classifica dei vincitori, stabiliti secondo un punteggio aritmetico.
Le categorie prese in considerazione sono cinque: classica/strumentale, classica/vocale, jazz, pop & rock e dance. I critici designati in ogni categoria esprimono le proprie segnalazioni votando, nell’ordine, i migliori cinque dischi di produzione italiana e altrettanti di produzione straniera; per la categoria pop & rock è inoltre prevista una segnalazione supplementare per la migliore opera prima.
I risultati di questa XXIV edizione, insieme alle schede pervenute dai “giurati” nelle differenti categorie, verranno riportati nel numero di “M&D Musica e Dischi”, in edicola dal 10 dicembre .
Il premio ha permesso, nel corso degli anni, di consacrare molti nomi fra i più significativi sulla scena musicale e discografica: sul fronte classico Claudio Abbado è stato premiato ben 13 volte, Riccardo Muti 8 volte, Maurizio Pollini 5 volte; sul versante pop/rock il primato va a Franco Battiato (5 premi nell’arco delle 24 edizioni), seguito da Bob Dylan (4 premi), quindi – con 3 premi – Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori, Ivano Fossati e Bruce Springsteen; nell’area jazz 3 vittorie ciascuna hanno ottenuto Franco D’Andrea, Miles Davis e Keith Jarrett. Il Premio di M&D è anche valso a segnalare l’attenzione del pubblico e degli operatori parecchi artisti al loro debutto discografico, che nel corso degli anni successivi si sono trasformati in protagonisti: basti citare – fra i tanti – i casi di Daniele Silvestri (nel 1994), Alanis Morissette (1995), Carmen Consoli ( 1996), Cristina Donà (1997) Alex Britti (1998), Coldplay (2000), Pacifico (2001) e numerosi altri, che il referendum ha permesso di scoprire o valorizzare nei giusti meriti.

Queste le classifiche dell'edizione 2003.

POP & ROCK
ITALIANI
1. CANZONI DELL’APPARTAMENTO Morgan (Columbia)
2. CARAMELLA SMOG Samuele Bersani (Ariola)
3. DOVE SEI TU Cristina Donà (Mescal)
4. DOMANI Mauro Pagani (NuN)
5. LAMPO VIAGGIATORE Ivano Fossati (Columbia)

STRANIERI

1. DIAMONDS ON THE INSIDE Ben Harper (Virgin)
2. ELEPHANT White Stripes (XL)
3. CUCKOOLAND Robert Wyatt (Rykodisc)
4. HAIL TO THE THIEF Radiohead (Capitol)
5. STREETCORE Joe Strummer (Hellcat)

POP & ROCK OPERA PRIMA

LE VIBRAZIONI Le Vibrazioni (Ricordi)

DANCE

ITALIANI

1.SATISFACTION Benny Benassi (Energy)
2. VOGLIO VEDERTI DANZARE Prezioso feat. Marvin (Time)
3. QUELLI CHE NON HANNO ETA’ Eiffel 65 (Bliss Co)

STRANIERI

1. E SAMBA Junior Jack (Pias)
2. MUNDIAN TO BACK ME Punjabi MC (Time /Motivo)
3. GET BUSY Sean Paul (Atlantic)[/SPOILER]




DELROCK

Morgan
Casa discografica: Columbia
Anno: 2003

«Doveva essere un disco di cover ma poi sono usciti Battiato e Robbie Williams con qualcosa del genere. Allora le cover me le sono scritte io». Morgan spiega così il suo nuovo album, il primo senza Bluvertigo, giocando con le parole a ragion veduta. Questa idea delle «auto cover» vuol dire che i brani sono stati concepiti come «altrove nel tempo», volutamente rétro, a indicare una felice regressione forse dovuta ai trent'anni appena compiuti o forse alla recente nascita della figlia. «Sono tornato fino a Tenco, a Bindi, ho scoperto Beach Boys e Scott Walker. Soprattutto, ho rivalutato la forma canzone. Voglio fare qualcosa calato nel mio tempo che però parta da lì». Il titolo va preso alla lettera. Morgan ha affittato una casa a Milano, ci ha messo dentro famiglia e pianoforte e ha cresciuto quest'album nutrendolo «con la vita vissuta, immaginata e anche spiata dalla finestra, con gli oggetti, i dialoghi, i dischi suonati e i libri letti». Due anni dopo ha traslocato: «tutte le tracce indispensabili sono entrate in due belle scatole di cartone foderato di stoffa dipinta a mano, la musica invece in questo cd». Un gran bel gioco, con una leggerezza che i dischi Bluvertigo non avevano ma anche con eleganza, con voglia di ricerca; «non dissolvendo le forme di una volta, semmai assolvendole» da una postazione assolutamente contemporanea, con un attento lavoro di post produzione digitale su una materia fondamentalmente acustica e all'apparenza «classica». Altrove non per nulla è il primo singolo, un bell'uncino che spiega il disco da subito. Ma piacciono anche The Baby (un omaggio alla figlioletta sulle piste di Brian Wilson via XTC), la dichiarazione d'amore di Aria e le due cover «vere» rimaste del progetto originario: Non arrossire di Gaber e una bella traduzione di If, dimenticata filastrocca di quando i Pink Floyd erano ancora giovani e non così dark.

Riccardo Bertoncelli 12.05.2003




ROLLINGSTONE

Morgan, 'Canzoni dell’appartamento'
17 Luglio | Rolling Stone

Sony Music
In poche parole/ - Canzoni d’amore strappalacrime, canzoni paterne per la figlia, canzoni per serate folli, cover di Giorgio Gaber e Pink Floyd riletta in italiano.

Descrivere un disco di Morgan è difficile, è come recensire 40 anni di storia musicale, tante sono le sfaccettature del personaggio e, per la transitività, i suoi lavori. Glam rock e beat, new wave e musica cantautorale, psichedelia e pop music. Lo si evinceva dai suoi lavori con i Bluvertigo, lo si evince ancora di più dal suo primo disco solista dove sembra sfogarsi e liberarsi da tutte le sue difese.
Canzoni d’amore strappalacrime, canzoni paterne per la figlia, canzoni per serate folli, cover di Giorgio Gaber e Pink Floyd riletta in italiano (If…).
La marcia in più del disco probabilmente è l’ausilio di Carlo Carcano come autore degli arrangiamenti degli archi presenti nelle canzoni.
Il primo singolo Altrove è stato nelle prime posizioni di vendita, pur non essendo affatto una canzone dal semplice significato è riuscita a stregare il pubblico: forse questa è la forza di Morgan, parlare come nessun altro fa nelle canzoni e rendere la Cultura alla portata di tutti.
Canzoni dell’appartamento vince nel 2003 il Premio Tenco, il premio della critica più importante in Italia, come miglior opera prima dell’anno.

Katia Marinelli




BIELLE

Stile retrò e forma canzone
di Lucia Carenini

“Zero", l'ultimo CD dei Bluvertigo risale al 1999, con esso si chiudeva la trilogia chimica iniziata con "Acidi e basi" e proseguita con "Metallo non metallo". Dopodiché il nulla, se si esclude la raccolta "Pop Tools" del 2001. Così Morgan dal pizzetto caprino sceglie la strada solista, senza per questo lasciare i Bluvertigo, che peraltro non si sono sciolti, sono "Vivi e vegeti" - conferma il cantante - "solo temporaneamente congelati", impegnati in attività varie ed eventuali.
Nel suo sito – ben fatto e intrigante – Morgan presenta così il suo album Canzoni dell'appartamento: "Prendi un appartamento in affitto, ci metti dentro una famiglia e un pianoforte e scrivi un disco che parla di quello che stai vivendo". Ne esce un lavoro dai toni retrò, che sembra una cover di se stesso, forse perché all'inizio era stato pensato proprio come un disco di cover.
Undici canzoni, decisamente pop, di cui nove originali e due – superstiti del progetto originale - rivisitazioni ben mimetizzate: "Non Arrossire" di Gaber e la traduzione di "If" dei Pink Floyd.
Canzoni surreal-intimiste, a tratti volopindariche. Battiato docet.
L'album ha vinto di larghissima misura la targa Tenco per la miglior opera prima. Ora, a parte l'annoso problema di quanto sia giusto considerar opera prima il lavoro di chi di dischi ne ha già pubblicati almeno tre, (e nemmeno come componente di sfondo di una band, ma come leader) ed è un personaggio noto, mentre un premio all'opera prima dovrebbe quantomeno segnalare al pubblico dei veri esordienti – ma questa è un'altra storia – resta da chiedersi se Marco "Morgan" Castoldi questo riconoscimento lo meritasse davvero.
Niente da dire su suoni e arrangiamenti: una parte è stata registrata nell'appartamento, un'altra con l'Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Foggia. Poi Morgan ha messo tutto dentro un computer e ha accuratamente rimaneggiato, scomposto e ricomposto per raggiungere la perfezione stilistica.
Ne è uscito un prodotto raffinatissimo e curato fino ai minimi particolari, in un miscuglio di revival anni 60, new wave, elettronica inglese anni 70, suoni retrò, qualche traccia di cantautorato italiano e parti orchestrali. Più qualche soluzione stilistica che sembra pensata per Mina.
Inoltre l'album sembra fatto apposta per l'etere; il singolo apripista, "Altrove" (e qui spezzo una lancia a favore di Morgan, che ha capito che il brano trainante va messo all'inizio di un album, non alla fine) è un brano a tinte soft, che ben introduce il concetto del lavoro.
E il disco è bello. Canzonette in superficie leggere e orecchiabili, ma sotto, per chi sta attento subito, altrimenti un po' alla volta, si percepiscono tecnica ed elaborazione. L'appartamento appartiene al nuovo filione elettro-italo-retrò, quello di cui fanno parte anche i Baustelle.
Si legge ancora sul sito di Morgan: "Queste undici canzoni retrò nascono fuori moda nel mondo contemporaneo, in una casa non d'epoca ma abbastanza vecchia... rivivono il momento in cui fui io bambino nell'appartamento di un tempo". Sicuramente c'è un sound da "canzone italiana" e si percepisce il suono degli spartiti da piano bar, forse quegli stessi spartiti del pub di Varese dove Marco suonava a 14 anni.
Il funambolico Morgan ha fatto tutto: ha composto musiche e testi, curato parte degli arrangiamenti, e co-prodotto il lavoro. Ne è uscito un bel disco, insomma, che ha anche una copertina raffinata, di architettura razionalista.
Ma possiamo chiamarlo esordiente? Il dubbio (maligno) che si insinua è che visto che ascoltar dischi di ignoti o quasi costa tempo e fatica e, visto che non tutti sono prodotti da grandi firme, si rischia anche di cozzar contro suoni scricchiolanti o arrangiamenti difficoltosi, qualcuno (molti?) abbia pensato: Morgan? Un nome una garanzia. E zac, votato.




ROCKOL

Dice che è diventato grande. Messo da parte un po’ d’ironia. Disilluso (?), è anche più concreto. Molto è successo grazie (a causa di) due donne. Una, Asia (lui che è poeta la chiama Aria) gli ha aperto una ferita nel cuore. L’altra, Anna-Lou Maria Rio (il nome ricorda il titolo di un album. Pazienza) è la sua piccola figlia, che gli ha regalato “un’esperienza naturale ma anche straordinaria”. Sarà vero.
Di sicuro si capisce che Morgan-alias-Marco è un uomo che ama.
Si capisce dai testi, certo (banale): ma anche dal modo in cui respira la musica. Che è poi una musica bizzarra, classicheggiante, nata e cresciuta in un appartamento, proprio come facevano i bimbi una volta. E Morgan-alias-La-levatrice se l’è coccolata per due anni, prima di concederle il permesso di uscire. “Ho fatto tutto da solo, al computer. Poi ho chiesto all’Orchestra di Foggia di risuonarmi le parti sinfoniche”, spiega. Semplice.
All’inizio dovevano essere tutte cover, però poi no, “Ho pensato che la critica avrebbe pensato che non ero in grado di scrivere canzoni originali, e poi che mi avrebbe paragonato a Battiato: lo amo ma non sono uguale a lui”, ha confessato Morgan-alias-Il-dietrologo. Qualcosa del progetto iniziale, a dire il vero, è rimasto: “Non arrossire” era un pezzo di Gaber, “Se/If” roba che arriva dritta dritta da Roger Waters, e poi chissà, altre cover verranno (forse) con il prossimo disco.
Le nove canzoni scritte da Morgan comunque sono una delle cose migliori che abbiamo visto (sentito) in Italia da parecchio tempo a questa parte. Merito dell’appartamento milanese in cui sono state composte, e che l’autore ha adorato? Morgan-alias-Il-casalingo giura che tutto ha influito su questi pezzi; persino i muri, i tendaggi, la televisione che blaterava le solite sciocchezze. Non ambient music ma “musica ambientata”, “Canzoni dell’appartamento” è un contenitore coraggioso, che non ha paura (o forse ha proprio voglia) di sporcarsi le mani: roba nata per voce e pc, o voce e pianoforte e poco altro, che tiene a mente la tradizione e di lì si muove per andare altrove, oltre; musica di cui in fondo si può dire poco e niente, perché sfugge e cambia a seconda del modo in cui l’ascolti; a seconda del volume, ma anche dello stato d’animo e del tempo metereologico e di quanto vale lo stereo che ti hanno regalato gli amici (facendo colletta) quando ti sei laureato.
Morgan non è Pavarotti, e lo sa bene. Allora punta su qualcos’altro: sulla metrica e sulle parole che si sforzano sempre di sorprendere, sul ritmo, che a volte assomiglia a quello della forma-canzone più pura (“Non arrossire”), a volte si avvicina al poema sinfonico (“Altrove”); che a tratti lascia spazio al “vecchio” blues e lo reinventa (“The baby”), a tratti ripiega su un rock che avevamo dimenticato, e gli restituisce vita e dignità (“Se/if” ma anche “Heaven in my cocktail”). Non esagera, non vuole strafare, gioca con le parole e sceglie un numero ridotto di canzoni (undici) perché evidentemente sono quelle di cui è davvero convinto. Se ne frega di essere alla moda e infila tra gli altri un pezzo che si intitola “Canzone per Natale” (non male per un disco che esce a maggio), non rinuncia – per fortuna - alla sua antica presunzione paragonandosi a Bach (“come lui faccio roba che suona semplice. Ma il percorso per arrivarci è stato molto complesso"). Dedica un pezzo alla figlia, uno ad Asia/Aria. Ci mette amore.
È un consiglio che non diamo mai. Ma questo disco, fate il piacere, compratelo. Su.

Paola Maraone 20.05.2003




NEWSIC

MORGAN CANZONI DELL’APPARTAMENTO
Voto: 8
Casa Discografica: Columbia/Sony

“Canzoni dell’appartamento” rappresenta il debutto solista di Morgan cantante dei Bluvertigo. Un lavoro autobiografico, messo insieme durante un periodo ben preciso della vita dell’artista, dalla primavera 2001 al marzo 2003 in un appartamento della zona di città studi a Milano: “ metti dentro una famiglia (Asia Argento sua compagna e la figlia Anna-Lou)e un pianoforte e scrivi un disco che parla di quello che stai vivendo, vengono fuori alcune canzoni ‘ambientate’ in un luogo di vita e di lavoro”, ha detto Morgan descrivendo il progetto. Un disco di ‘musica organica’, dove l’ambiente ha influenzato la musica.

Il sound che si respira in queste canzoni ha una parvenza restrò , come se questi brani fossero stati registrati negli anni ’60. Un disco di Morgan, o forse è meglio dire di Marco Castoldi (vero nome dell’artista), che ha voluto raccontare in queste tracce le sue esperienze personali , la nascita di una figlia, una storia d’amore… In antitesi con i dischi dei Bluvertigo, questo set solista di Morgan ha ricercato nei generi tradizionali, , quindi non più attuando una demolizione della forma musicale, semmai un’assoluzione della tradizione. Ed eccoci alla musica. Solo il brano che apre il disco e primo singolo, merita parole di elogio . Costruita su un giro di basso “Altrove” ha la capacità di affascinare, richiamare l’attenzione dell’ascoltare e rimanere impressa nella mente. Subito dopo una della chicche del disco; una vera e propria serenata dedicata da un padre alla propria figlia “The Baby”: dolcezza, tenerezza e fragilità , sono gli elementi che caratterizzano questa ballata. Morgan ha voluto incidere anche la psichedelica “Aria” rivolta alla sua ex compagna Asia Argento.

IL disco contiene anche due cover; la bella interpretazione di “Non Arrossire” di Giorgio Gaber e la traduzione di “If” “Se” di Roger Water. Il CD ha altri momenti molto interessanti , il western all’italiana di “Italian Violence”, o un brano dalla forma più tradizionale come “Le Ragioni delle piogge”. La chiusura e affidata al lento “Canzone Per Natale”. Morgan si conferma uno dei personaggi di punta del panorama rock milanese, autore, poeta, un’artista della scena giovanile contemporanea. Con “Canzoni dell’appartamento” ha voluto mostrare un Marco più maturo e adulto musicalmente.. che ha scritto i testi e le musiche (tranne le cover) , ed in parte ha anche provveduto agli arrangiamenti. Un disco per imprimere in maniera indelebile un paragrafo molto importante della sua vita, ma allo stesso tempo per esorcizzare le sofferenze, gli aspetti negativi e…girare pagina

Carlo Cassani 12.05.2003




STORIADELLAMUSICA

Morgan
Canzoni Dell’Appartamento
di Alessandro Grassi

Somme di quattro pareti, vedute quadrangolari, curiosità che emergono silenti aldilà di una coltre di certezze, spiare per vedere la vita e poi ritornare a riflettere sulla propria, rifugiarsi nella propria arte fatta di paura ed urgenza di comunicazione (innanzitutto verso se stessi, o perlomeno con la propria parte più recondita) e vedere l’evoluzione dell’ego pensiero momentaneo che prende forma, osservare l’iter della creazione che prende consistenza e si concede al vivere.
“L’appartamento come sintesi”, forza e ritrovo dell’accumularsi di svariati pieni e vuoti, recipiente necessario e vivo per materializzare quello che si è, che si è stati, e per illudersi su quello che si sarà, col tempo e nel tempo… Quattro anni fa usciva “Zero”, la magnifica chiusura della trilogia chimica dei Bluvertigo, poi una lunga stasi, che è coincisa con il portare avanti i progetti dei singoli: Andy alla pittura e quant’altro e Morgan alla scrittura, alla vita privata e alla progenie. In mezzo a tutto questo, forse, un desiderio di procreare un qualcosa di completamente personale, al di fuori delle interrelazioni e delle conseguenze più o meno piacevoli di queste.
E nell’arco di due anni (periodo di vita e condivisione con/nell’appartamento) è sbocciata e si è alienata dall’idea per divenire reale, questa raccolta di canzoni, pensata, forgiata e scaturita dall’insieme di elementi che hanno caratterizzato il viversi in questo “contenitore”. Canzoni dell’appartamento, quindi. Niente da spartire con il proprio passato “illustre” (i Bluvertigo s’intende…), forse qualche brandello di ascolto frequente che si materializza sotto forma di cover o rilettura (si veda “Non Arrossire” e “Se”), ed un mare di atmosfere da descrivere e da sottolineare. Nuove, perlopiù.
Presenze, personaggi, co-protagonisti, e animazione dell’oggettistica, gli argomenti di cui questo disco si nutre e di cui parla, tutti affrontati con la rigorosa intelligenza retorica che già conosciamo in Morgan, ma che risulta addolcita dal freddo razionalismo sentenziante di un tempo e che si rifugia nel ragionamento “dal dentro” l’emozione calda, viva, traspirante e respirante.
E allora il tutto diventa, un lento serpeggiare in mezzo a sensazioni leggiadre e tangibili, pregne di sostanza e di ricordi attaccati a quelle musiche tanto soavi quanto piene di archi, piani e flessuosi bassi. Un inaspettato salto dentro una certa canzone all’Italiana di derivazione anni ‘50/’60, che mantiene il fascino dell’esposizione sonora, arricchendola di quiete (o dubbiosità) comunicante.
“Aria”, sottintende l’amore vissuto e vivente, rosso e multiforme, dove il piano diventa organo lieve di un sussurrare di parole lineari e limpide, sincere. “Crash”, si vede investita di una costanza da “dichiarazione di intenti”, mosse effettuate ed il presente fatto di coerenza, un candido fluttuare di grooves delicati. “Altrove” (primo singolo estratto), gioca la carta del “lasciarsi trasportare” senza dar peso al dove si andrà, con la presuntuosa pazzia/sicurezza di giovarne quanto basta.
“The Baby”, una dedica, un’immedesimarsi, un ritornare e capire meglio quello che si è stati da birbanti bambini, tutto vissuto in chiave Beatlesiana (o meglio assonante con Paul McCartney). “(Evaporazione)”, coda strumentale del motivo principale di “Aria”, che conduce al primo stacco stilistico vero e proprio, quella “Non Arrossire” di Gaber-iana memoria, qui rinvigorita in maniera sognante, barocca, quasi con la supervisione onirica di Mina…
Si prosegue con “Me” (uno degli apici del disco), dove il protagonista rimane il pianoforte e l’intelligente verve esponente. “Se (If)” è l’adattamento di un vecchio brano dei Pink Floyd, che nelle mani di Morgan diventa una concessione alla libertà di azione (buona ma nulla di che). “Italian Violence”, si presenta come un ibrido di cantato in Italiano ed Inglese, dove si espongono i cari vecchi odiati/amati stereotipi Italiani, mischiandoli con le proprie attitudini quotidiane, un brano buono dove ai toni lenti si miscela un ottimo arrangiamento d’archi ed il solito piano descrivente. La seconda sorpresa, quasi fuori contesto, viene concessa dalla sferzata energica e ritmica di “Heaven In My Cocktail”, dove la “velata” spensieratezza si dipana su un mantello di disco-funk tipicamente anni ’70; più che un tributo, un’intransigente e divertente episodio (magari una futura via per accedere al Bluvertigo creare?). Chiudono questo viaggio nella fotografia del contesto emozionale-razionale dell’appartamento, “Le Ragioni Delle Piogge” e “Canzone Per Natale”; la prima, delicata e riflettente, una perla di un dispiegarsi di ricordi e cumuli di pensieri, la seconda, un tenero elogio al Natale (terzo episodio completamente fuori dal tempo…).
Di per se, questo album è quanto di più fresco ed originale potesse capitare al panorama pop Italiano, gioca in terreni che fanno parte della cultura della nostra canzone nazionalpopolare ma che vengono rivisitati con una lucidità alchemica degna di un innovatore/cospiratore. Quindi un disco che sicuramente si lascia apprezzare nella sua quasi totalità, riuscendo a convincere per contenuti e corsi sonori intrapresi. Dall’altra parte va evidenziato che la ricerca melodica effettuata paga dazio (in qualche episodio) al passato più di quanto sia necessario, ma senza per questo che ne venga intaccata l’ottima qualità. …E non è neanche da escludere che fosse una componente prevista e anticipata da Morgan stesso…
Insomma non un tributo generico all’Italianità, più che altro un rincorrere il modo di esporre un decorso di emozioni vissute, in maniera diretta e senza costrizioni di forma o sostanza. Pillole di vita a narrarsi




SENTIREASCOLTARE

Non ho mai avuto voglia di conoscere fino in fondo l’opera dei Bluvertigo, sembrandomi più posa che sostanza quel rimestare scellerato geometrie electropop di sfacciata matrice eighties. D’altro canto il Morgan-pensiero, così pervaso di scomodità intellettuali e nonsense puzzalnaso organizzati attorno ad un acume tanto angoloso quanto esibizionista, mi ha sempre infastidito ed attratto in egual misura. In altre parole, quest’uomo ha tutte le carte in regola per starmi sulle palle, però - com'è come non è - un po’ mi piace. Lo stesso posso dire di questo disco, debutto in solitario per Marco “Morgan” Castoldi, capace di strapparmi simpatia malgrado trasudi dandismo d’accatto e una strisciante civetteria da "inconsueto ad oltranza", puntando stavolta l'obiettivo - messa da parte la venerazione per i maestri del synth pop (che, a parte una citazione dei Japan in Heaven In My Cocktail, traspare comunque in una certa algidità vocale) - sul cantautorato italiano dei sessanta stemperato con sapori soul e prog (!).

Pur sfiorando spesso l'artificiosità, mi è impossibile ignorare la spudorata tenerezza, l’asprigno spleen, la grana acerba di certe interpretazioni, tanto che alla fine sono proprio questi squarci d’intimo palpitante, d’anima ferita sull’orlo di un esistere insoddisfacente, a parlarmi col cuore vivo, ad imprimersi di più, malgrado la giocosità labirintica (certe complicazioni strutturali, l’eccessivo indulgere su espedienti testuali e d’arrangiamento) con cui l’autore si diverte a rivestirlo. Certo, non tutte le undici tracce in programma convincono, qualcosa oltrepassa la misura per eccessivo amore d’alambicco (la mini suite pop-prog di Me, come un sogno Bacharach/Beach Boys in mano ai King Crimson di Island) o fidando troppo in un’impertinenza a vuoto (The Baby). Tuttavia la sgraziata trepidazione di momenti come Aria (ballata psych-soul rivolta al Bowie fantascientifico in cui basta sostituire una consonante - la R con una S - per innescare crudi patemi autobiografici: giochino fin troppo scoperto e civettuolo, ma intrigante lo stesso, con quella voce che nel chorus s’invola alla Costello) o Altrove (pop soul accomodante benché iperstrutturato, capace di far convivere gli ectoplasmi di Stand By Me e Be My Baby con orchestrazioni marpione alla Renato Zero e una certa solennità Franco Battiato) denunciano un’impellenza emotiva poco comune, l’esito esplosivo della melodia storta, il gusto per gli arredi sonici ricercati e decadenti, desueti ed evocativi come cieli in una stanza di bordelli abbandonati, frullati da una voglia irrefrenabile di post-modernità.

A tratti curioso (il reggae trasfigurato di Crash, la fin troppo riverente traduzione della watersiana If), talora pedante (la rilettura filamentosa di Non Arrossir, la pastorale epica di Italian Violence, il madreperlaceo malanimo di Canzone Per Natale), il buon Morgan decide di regalarci nel sottofinale una ottima Le Ragioni Delle Piogge, solenne ballata che scava nel cupo come un Tenco arrangiato da Peter Gabrieled un pensierino al De André della buona novella nell’incedere narrativo dei versi. Per quanto mi riguarda, lo considero disco riuscito per una buona metà. Non che mister Castoldi possa essere tecnicamente definito una “promessa”, ma insistendo su questa falsariga potrebbe col tempo ben ritagliarsi un suo peculiare angolino nel sempre meno asfittico panorama italico, e da lì concederci qualche altro momento di malsana evasione.

(6.5/10)

Stefano Solventi




MESCALINA

MORGAN
Canzoni dell’appartamento
MESCAL / SONY 2003

Articolo di: Christian Verzeletti
Del 12/01/2004

Morgan è un fingitore, un Narciso che si bea della propria immagine riflessa.
Eppure è un’artista vero, non c’è dubbio. Solo ama giocare dall’interno del sistema, usandone e abusandone in modo volutamente ambiguo: i suoi atteggiamenti egocentrici destano poco simpatia, ma, oltre che a gratificare il suo ego, servono a nascondere virtù che richiederebbero troppa serietà.

Per anni Morgan ha cammuffato la sua musica con i lustrini e i trucchi dei Bluvertigo ed, anche ora che ha indossato le vesti della canzone d’autore, rimane il dubbio che continui a fingere, a nascondersi dietro un’immagine riflessa.

In effetti “Canzoni dell’appartamento” non è l’annunciata raccolta di covers né quell’album intimo e privato, nato e costruito in un loft dove l’autore si era rinchiuso con le sue canzoni e la sua compagna. Non lo è nel senso che non è un disco in cui Morgan si confessa o si spoglia: piuttosto è un cambio d’abito che mette meno in evidenza pose e suoni glam.

“Canzoni dell’appartamento” è stato di fatto concepito in una realtà domestica e poi sviluppato, aperto in studio: dalla finestra d’una camera ci si affaccia sulla piatta monotonia d’un panorama urbano e si alza lo sguardo. Alle schiere di condominii sostituite idealmente il mondo della musica attuale e ne potrete dedurre l’approccio di un’artista che vuole vedere riconosciuto il suo tentativo ambizioso di distinguersi.

Così tutto l’album ha un substrato d’archi orchestrale, come richiede buona parte della canzone italiana da Sanremo a Battiato, ma questo è collocato in un contesto suonato e stratificato. La voce segue le vie della melodia e del bel canto, senza dileguarsi in scioltezze sentimentali, anzi, anche quando il tono è quello di un crooner romantico, Morgan non perde occasione per dichiarare tra le righe la sua estetica.

Lo stesso ruolo hanno le due cover: “Non arrossire” (Gaber-Mogol) rimanda alla stagione più limpida della canzone italiana, mentre la versione di “If” (Roger Waters) è una dichiarazione d’amore sottile per gli anni ’70.

Limitativo definire questo disco come pop e ingiusto classificarlo come canzone d’autore, nonostante la recente targa del Premio Tenco: alla sua immagine Morgan aggiunge riflessi di Battiato, di David Bowie, di Peter Gabriel, dei Beatles, del miglior progressive e pure certe eleganze da musica da camera.

Anche il singolo “Altrove” è un suggello alla canzone italiana, che nasconde più di un particolare. Tutti i brani sono investiti di un lavorio strumentale fine ed arguto, che, oltre agli archi, si compone di loops, wurlitzer, theremin, mellotron, vocoder, fiati, noise, tamburi ad acqua ecc.: Morgan costruisce pezzi di grande musica con la stessa scioltezza con cui canticchia il na-na-na di un ritornello pop o con cui commuove ammiccando al pianoforte.

Oltre le linee dei condominii milanesi e dietro il riflesso del proprio volto alla finestra, Narciso scorge il cielo: bisogna solo alzare lo sguardo inseme a lui



















THE BOOK OF SATURDAY

Morgan – Canzoni dell’Appartamento (2003)

Si può fare pop e ricordarsi del rock, tracciarlo, considerare che in fin dei conti molto nasce da lì. Quindi con riconoscenza, abbozzare angoli di buona musica e nel riquadro collocarsi allo specchio e compiacersi per un’opera prima, questa del Morgan solista, che in fin dei conti – tra piccole cadute e recuperi improvvisi – tutto sommato non lascia l’amaro in bocca alla fine dell’ascolto. Dentro Canzoni dell’Appartamentoc’è di tutto, dall’enorme distanza che separa la critica tra detrattori ed estimatori, ai Bluvertigo (apprezziamo la non negazione del passato), la tradizione cantautoriale italiana rielaborata in chiave semi-rock, a tratti il tripudio degli archi che suonano barocchi ma mai ridondanti, e pillole di sapienza musicale che fanno di Morgan (come scritto anche da Foxtrot), uno dei più grandi rimpianti che la musica italiana abbia prodotto nelle ultime decadi.

Per l’appunto, un prodotto, quello che Morgan è diventato con il tempo, ma questo è un altro discorso. Canzoni dell’Appartamento va ascoltato, riascoltato, con stati d’animo diversi, anche se racchiude un senso di malinconia nonostante il ritmo spesso veloce e incalzante. Notevoli sono Altrove, Crash (Storia di un Inventore), Aria, Non Arrossire (cover dell’omonima di Gaber) e Se (if) – cover della più celebre If dei Pink Floyd contenuta in Atom Heart Mother.

Testi minimal, emozionali, istintivi e talvolta sconnessi ne fanno un campione di nonsense misto a ricercata leggerezza. Ma c’è anche l’occhio lungo sul marketing e se vogliamo, la scelta di una Canzone per Natale, in un album uscito a maggio, fa di Canzoni dell’appartamento un disco-panettone, anticipato…




ROLLING STONE

n°49, novembre 2007;
Rubrica "Review -Lo straniero" (Joe Levy, vicedirettore di Rolling Stone USA, recensisce in ogni numero 3 album italiani)


recensione Canzoni dell'appartamento (Morgan) 2007 Joe Levy Rolling Stone




LA SCENA - MUSICA VISIBILE
Morgan
Canzoni dell'appartamento

di Caterina Nirta

Sembra di tornare indietro di 40 anni, di essere all’aria aperta e con in sottofondo le note che escono gentilmente da un jukebox. Ecco, questa è la sensazione che le “Canzoni dell’appartamento” di Morgan mi lascia dopo ogni ascolto.
Avevamo già avuto modo di apprezzare il singolo d’anticipazione prevedendo anche qualche sorpresa che, immancabilmente, è arrivata con l’album. Un album con un deciso tocco retrò e una serie di dolci atmosfere dilatate ed inaspettate che lo rendono, in questo preciso momento, un disco insolito e sorprendente.  Un Morgan cresciuto e maturo che nel suo appartamento ha sviluppato le 12 tracce del disco le quali, pur contenendo gli elementi più complessi e gli spunti più vari,  percorrono il medesimo percorso condividendo una base comune: quella di un uomo consapevole, che decide di fermarsi e fare il punto della situazione e tirare le somme della sua vita in modo silenzioso e riflessivo, promuovendo ambienti casalinghi, privati e quanto mai intimi. Siamo infatti davanti ad un album estremamente organico che riflette profondamente l‘ambiente circostante (persino l‘intermittenza di un cellulare durante la traccia numero tre) e che si alimenta della semplicità della quotidianità per scavarsi dentro e darsi una ragione; una sorta di esorcismo di paure e debolezze. Q
uanti si aspettavano un lavoro alla Bluvertigo rimarranno delusi e/o sorpresi trovandosi di fronte a delle canzoni di matrice assolutamente differente che con l‘elettronica e gli esperimenti musicali d’avant guard non hanno nulla a che vedere. L‘intero album è stato scritto infatti al pianoforte e arrangiato da un‘orchestra, la “Suono Sud” di Foggia. Non un caso, ma una vera e propria volontà da parte di Morgan di tornare a sperimentare il metodo classico e tradizionale.
The Baby, pezzo che forse meglio di altri riesce a far carpire il cambiamento musicale , stilistico ed interpretativo di Morgan, è una simpatica ballata, scritta con gli occhi di un baby per l’appunto. Un pò folle e surreale probabilmente, ma sicuramente efficace e tenera quanto basta per far sì che l’ascoltatore ci si affezioni subito. Aria è invece un’accorata canzone d’amore caratterizzata da una semplicità testuale fuori dal comune.
Canzoni come Crash e Me, mostrano una profonda vena ironica e fanno trapelare una certa paura e insofferenza da parte dell’autore nel confronto personale con la vita. I testi del disco possono sembrare a tratti eccessivamente semplicistici, ma un ascolto leggermente più approfondito li rivelerà estremamente profondi e riflessivi, come profondo e riflessivo è il viaggio che Morgan decide di fare dentro se stesso attraverso questo album.
“Canzoni dell’appartamento” contiene anche due cover: una splendida interpretazione di Non arrossire (contenuta anche nel singolo, “Altrove”) di Giorgio Gaber e la traduzione di If di Roger Water. Le ragioni delle piogge è forse il brano più toccante e geniale; Morgan si analizza attraverso flash ed associazioni mentali (incoscie?), invoca spiegazioni e si circonda di confusione e smarrimento,  arrivando alla conclusione che bisogna essere profondamente convinti che il mondo è orripilante per essere felici. Un brano capace di trasmettere all’ascoltatore sensazioni malinconicamente eleganti e un certo senso di intimo pessimismo che pretende risposte.
La chiusura è affidata a Canzone per Natale, un’esaltante pezzo in bilico tra ambienti pop e sinfonici, dolcemente nostalgica e “misurata” all’inizio, ma che poi sfocia in un crescendo di tensione e coinvolgimento. Un disco, questo, che oltre a sorprenderci per le insolite scelte musicali del nostro Morgan, apre gli occhi a tutti coloro che ancora nutrivano riserve sulle capacità compositive di questo giovane artista. Un disco che ci regala 12 eleganti e raffinate chansons di eccellente livello (e se ci fosse un aggettivo superiore ad eccellente, sarebbe quello)  e  mostra un Morgan  geniale, poeta e musicista come non l’avevamo mai visto prima.
Pubblicato il 19/05/2003




SCANNER.IT

Morgan
Canzoni dell'appartamento 
Torna l'eroe romantico
[Sony] 2003


di Valerio Fumasi


Morgan sceglie la strada solista, ma non lascia i Bluvertigo. Il silenzio discografico dei Bluvertigo è diventato imbarazzante. Null'altro dopo la pubblicazione della raccolta "Pop Tools" datata 2001 a sostegno della partecipazione dei nostri al Festival di Sanremo.

"Zero", l'ultimo CD in studio risale al 1999, con esso si chiudeva la tetralogia degli elementi iniziata con "Acidi e basi"e proseguita con "Metallo non metallo"(album che li stigmatizzando a pieno merito nell'olimpo dei grandi).

La band ci assicura che non si è sciolta, è semplicemente in stand by, prossimo anno prossimo album. Andy (synth & samples) si divide tra pittura, moda (disegnando per Coveri degli abiti fenomenali) e l'attività di Dj in giro per gli alternative club di mezza Italia, Morgan intanto si riscopre autore maggiormente intimista rispetto a quello a cui ci ha abituato con la sua band madre (o forse dovremmo dire figlia…) nel suo primo album solista, "Le canzoni dell'appartamento", pubblicato per la Sony Music Italia il 2 Maggio 2003. Undici pop song, con due rivisitazioni eccellenti: "Non Arrossire" di Gaber e "If" dei Pink Floyd (Atom Heart Mother - Emi, 1970) di Roger Waters. Gusto e dolcezza, ma anche una scommessa davvero intelligente per un Morgan ritrovato, a tratti sorprendente.

Il singolo apripista, "Altrove" è un brano dalle tinte più soft e meno contaminate dall'elettronica "Eniana" che ha sempre caratterizzato i lavori del combo Monzese ed è stato interamente scritto e arrangiato dallo stesso Morgan avvalendosi del produttore Roberto Colombo e dell'apporto di un'intera orchestra. L'album e l'Ep sono due prodotti che sembrano fatti apposta per l'etere, una fresca boccata d'aria novella che squarcerà lo stantio panorama musicale odierno dominato dal "ex-Aphex Twin dell'Hip Hop" Busta Rhimes, che ora gioca a fare Jay-Z con al fianco una spenta Maryah Chery altrettanto impegnata a fare il verso a Gwen Stefani… Ora non possiamo che attendere fiduciosi il ritorno "dell'eroe romantico" anche dal vivo.




RANDOMZOONE


Morgan
Canzoni dell'appartamento
2003

Cosa fa un artista raggiunto il successo? si gode la vita tra belle donne, viaggi, ospitate autocompiacenti; oppure si chiude in un anonimo appartamento milanese con un piano e un computer e fa perdere le proprie tracce. Inaspettatamente         riemerge con il parto del suo "eremitaggio" e ci dischiude all'udito un capolavoro di quelli che di colpo ti fanno dimenticare 10 anni di Sanremi e campioni d'incassi. I riferimenti musicali si sono spostati indietro, scivolando dagli anni 80 ai 70/60/50.E solo un grande artista può permettersi di "giocare" con il passato facendo diventare attuali suoni di 50 anni fa, freschi ed immediati come se nascessero dall'oggi, ma senza nulla concedere al trend ed all'attualizzazione forzata. Il gusto retro segna la distanza che la classe pone tra sè e la banalità Corrente. Per quanto la differenza con i Bluvertigo sia indiscutibile, resta forte l'unità stilistica con il passato (vedi una canzone come "la comprensione" in Zero), a ulteriore riprova che non sono le influenze musicali a guidare il musicista, ma è sempre questi che proietta se stesso su ogni musica di cui si appropria, amandola. Gli spunti e i prestiti sono tali e tanti da renderne oziosa l'elencazione. Ma potrebbero, del resto, rendere giustizia della cultura musicale dell'autore e della sua capacità di trasformarla? Potrebbe essere utile sapere che l'autore ha composto e suonato tutti gli strumenti con un programmino di preproduzione chiamato Reason (a questo ptoposito, ascoltare la traccia 9 del CD singolo "The Baby"), per poi comporre tutta l'orchestrazione. Ma potrebbe aggiungere qualcosa all'apparente facilità con cui le canzoni si porgono a noi? ( Un filosofo dell'800 diceva che questa è una caratteristica irrinunciabile del piacere estetico, ponendosi come potenziale causa di ulcera per T.W Adorno, ma questo è un suo problema. Di Adorno) Non essendo noi critici professionisti, ci prendiamo il lusso di non nascondere la testa sotto la sabbia di fronte a qualcosa che travalica le nostre possibilità analitiche ed esplicative e che mette in ridicolo gran parte dei Mammasantissima in testa alle classifiche di vendita. Possiamo, noi, limitarci a consigliare, di cuore, a chiunque un disco che si fa godere con generosità, senza richiedere, per questo, lo spegnimento del cervello.

-FR- + David (Madreluna)


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