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Mario Luzzatto Fegiz, Fegiz Files - Radio Capodistria 5.2.2012

AUDIO

Trascrizione:

La domanda che io da tempo mi pongo è: è un genio o è un bluff?
Allora, nel disco che si chiama Italian Songbook volume 2, Morgan abbandona il ruolo di istrione televisivo e prosegue il viaggio musicale nel grande repertorio italiano che aveva iniziato nel 2009 pubblicando Italian Songbook volume 1, tanto è previsto un terzo volume.
A prima vista quello di Morgan è un percorso culturalmente ammirevole, un lavoro di ricerca e di approfondimento di tutto rispetto.
Nel tentativo di dare nuova vita a brani di Tenco, Gaber, Endrigo e Modugno, Morgan conferma il suo temperamento stravagante con arrangiamenti decisamente eclettici.
Gusto retrò, modernità e un pizzico di presunzione coesistono in "Donna bella non mi va", allegra, frivola e spensierata e "Io che non vivo senza te", tra l'altro è stata scelta come colonna sonora del film di Lucini e Brizzi "Oggi sposi", e nella versione inglese è entrata nel repertorio di molti grandi come Elvis Presley e Dusty Springfield.
Poi c'è "Parla più piano" di Nino Rota, dal film "Il padrino", davvero suggestiva.
Insomma questo di Morgan, Italian Songbook volume 2, è un disco insolito, probabilmente non indispensabile, cioè ne avremmo fatto anche a meno, ma è comunque da consigliare a tutti coloro che non si accontentano di una lettura superficiale del repertorio degli anni '50 e '60.
Morgan dimostra di essere in grado di mescolare le carte e modernizzare un mondo musicale del passato rendendolo attuale.



MAX - BLOG PENSIERI E PAROLE
Il nuovo album di Morgan? Desolante!
Mercoledì 1 febbraio 2012 - di Massimo Poggini

Lo aveva minacciato e, purtroppo, è stato di parola: di Italian songbook è uscito anche il secondo volume. E se già il primo mi aveva lasciato parecchio perplesso, questo è decisamente peggio. La formula è identica: prende un mazzetto di canzoni del passato e le “coverizza”. Il problema è che con un’unica eccezione (Marianne, che Sergio Endrigo presentò all’Eurovisione nel 1968), alle altre canzoni Morgan nella migliore delle ipotesi non aggiunge niente: è il caso di Io che non vivo di Pino Donaggio, riproposta sia in italiano, sia in inglese. Alcune le fa letteralmente a pezzi, valga come esempio la terrificante versione di Parla più piano (dalla colonna sonora de Il Padrino, musica di quel genio di Nino Rota) che chiude l’album. Ma Italian songbook vol. 2 è infarcito di “chicche” in negativo: se Si può morire di Nanni Svampa nella versione dei Gufi aveva un senso, nelle mani di Morgan diventa una nenia tediosa. Ugualmente irritanti sono le cover de Il gioco del cavallo a dondolo di Roberto De Simone, Abbracciami di Charles Aznavour, Non insegnate ai bambini dell’immenso Giorgio Gaber e Hobby, un pezzo “minore” di Luigi Tenco. Morgan ripropone in modo proditorio pure Sole malato di Domenico Modugno, anche in questo caso sia in italiano, sia in inglese: io prediligo di gran lunga la versione che ne fece un paio d’anni fa Mike Patton, alias Mondo Cane. Completano l’album due brani inediti composti da Morgan: Desolazione, la prima canzone del disco, pezzo strumentale che è poco più di un divertissement; e Una nuova canzone, che mi pare brutta e inutile al tempo stesso.

Che altro dire? Personalmente Morgan lo conosco da quasi vent’anni, cioè da quando pubblicò le primissime cose con i Bluvertigo . Parafrasando il mitico Piero Ciampi, sostengo da sempre che “ha tutte le carte in regola / per essere un artista”. Il problema, proprio come faceva il grande cantautore livornese (al quale tra l’altro Morgan ha pure dedicato un tributo), è che si butta via. Tra un X-Factor e l’altro, anziché concentrarsi su ciò che in teoria dovrebbe saper far meglio (la musica), vaga negli spazi siderali alla ricerca di nuove esposizioni mediatiche. Probabilmente avrebbe bisogno di una persona (un manager, un amico, un cugino…) capace di spiegargli come gira il mondo e che, quando fa delle cazzate, abbia il coraggio di dirglielo chiaro e tondo, magari a muso duro. Altrimenti, andando avanti di questo pazzo, il buon Marco Castoldi in arte Morgan ce lo ricorderemo semplicemente come “il cantante spettinato”. E per uno che ambisce a fare dell’arte non è certo un complimento!



GRANDIPALLEDIFUOCO.COM

Morgan Vs Ruggeri

Parliamo quest’oggi di due uscite discografiche che sono in se “riproposizioni” ma che mantengono alto il piglio della riscoperta e sono tutto sommato operazioni qualitativamente valide.
Iniziamo con Marco Morgan Castoldi che rispetto al precedente volume uno, in questo Italian Songbook, scava ancor più in un repertorio di nicchia e soprattutto, scompare quel fastidioso effetto karaoke che pervadeva l’opera prima, facendola risultare noiosa e banale.
Da segnalare oltre ai due inediti, lo strumentale “Desolazione” e “Una nuova canzone”, divertsmant antico e moderno allo stesso tempo, la versione di “Si può morire” (sempre attuale) di Nanni Svampa con i Cluster, Marianne di Endrigo, Sole Malato di Modugno e Hobby di Tenco.
(...)



ROCKIT

Morgan, è uscito "Italian Songbook Vol.2"

Il 24 gennaio è uscito un disco di Morgan. Se non ve ne siete accorti, tranquilli: è stata l'uscita più silenziosa nella storia dell'ex leader dei Bluvertigo.

Il disco uscito è "Italian Songbook vol. 2", ovvero la seconda parte del progetto di Morgan di rivisitazione di grandi canzoni della storia della musica italiana.

Il volume precedente è datato 2009, mentre l'ultimo disco di inediti rimane "Da A ad A", uscito nel 2007. Un secolo e mezzo fa


 
SENTIREASCOLTARE

C'era una volta Marco "Morgan" Castoldi, uno che era passato con rara disinvoltura, almeno in questo Paese, dagli esperimenti sul pop-rock non troppo strettamente 80s, a quelli sul cantautorato italiano del passato e forse anche del futuro. Quel che rimane di una mente musicalmente brillante è un ultimo importante e bellissimo disco di inediti che risale a 5 anni fa, vale a dire all'estate del 2007 cui sono seguiti due Best of e, con questo Italian Songbook Vol.2, anche due dischi di cover. Dimentichiamoci di questa forma di prolungata e agonica morte artistica, come da contratto Sony, e lasciamo dunque campo libero a quello che sono, di fatto, questi 15 brani: 13 cover e 2 trascurabili inediti.

Tutto quel che succede in questo secondo volume del canzoniere italiano è un imbruttimento delirante e borderline della materia trattata, un imbruttimento essenziale, vale a dire delle proprietà originarie dei pezzi, distruzione insomma di quello che poteva essere, almeno in teoria, un gioco di sperimentazioni su una materia viva, checchè se ne dica, come quella dei classici della canzone italiana. Quel che si ascolta, invece, è un ammasso di suoni che di sperimentale hanno poco, che si divertono a sovrapporsi sghembi gli uni sugli altri, in un fiera di canti e controcanti, di piroette e giravolte in digitale che più che caleidoscopiche risultano fuorvianti, alienanti, distruttive di una forma canzone che, in ogni caso, andava di certo rispettata.

Più che minimal, il canzoniere italiano, si direbbe midimal, in un trionfo di suoni midi che se nel volume precedente rispettavano le regole del piano-bar delle Moby Dick dirette in Sardegna, qua prendono un'astronave per la luna. A che serve dire che i nomi snocciolati qua sono Endrigo, I Gufi, un De Simone raro e originariamente straziante e grandioso (Il gioco del cavallo a dondolo), uno dei più bei Modugno che si possano ascoltare? Nulla, probabilmente, perché delle origini resta poco. Una cosa però va detta, il Castoldi, quando fa o rifà musica, segue sempre sé stesso, se il volume uno era dunque la privazione dell'originalità, della scrittura e della sobrietà espressiva, qua siamo nel campo del delirante fluttuare. Confidiamo nell'avvenuto ritorno a Mescal e nel grandioso album di inediti che Morgan annuncia da tempo. "Ho visto le migliori menti della mia generazione…" ma si spera - ancora - di no.

(5.2/10)

Giulia Cavaliere



ROCKIT


di Renzo Stefanel, 03/04/2012 

Rubo questa riflessione dal Facebook della collega Giulia Cavaliere: “Una volta tanti anni fa su GQ è uscito un bellissimo servizio fotografico di Morgan e Asia Argento, intervallato da meravigliosi scambi di poesie, sms, e amore che, almeno a noi da fuori, sembrò proprio vero. A distanza di 12 anni Morgan posa vestito, con la sua nuova fiammella... per «Chi». Il declino si è definitivamente compiuto”. Dodici anni fa, aggiungo io, era uscito da un anno “Zero” dei Bluvertigo, che conteneva classici come “La crisi” e “Sono=Sono”.

Classici, certo: tutti di pugno di Morgan, però. Dopo, sappiamo com’è andata: l’iniziazione alla coca proprio da parte di A.A., così si dice e chissà se è vero, il divorzio, l’affidamento negato della figlia, lo scioglimento dei Bluvertigo, un primo album solista gioiellino, “Canzoni dell'appartamento”, un inutile rifacimento filologico di “Non al denaro, non all'amore né al cielo” di Fabrizio De André, un secondo album solista, “Da A ad A”, metà aspirante gioiellino e metà fuffa ricoperta da sontuosi arrangiamenti, opera dello stesso Morgan e dell’ottimo Carlo Carcano, ma sempre fuffa, la notorietà televisiva grazie a X-Factor, un primo tributo alla tradizione italiana, “Italian Songbook Volume 1”, davvero inutile  e povero (quattro canzoni in doppia versione, italiana e inglese), ma come al solito arrangiato da Dio, lo scandalo del crack, no Sanremo, il ritorno in tv, prima con Sgarbi che lo cazzia e umilia in diretta e poi di nuovo a X-Factor ma su Sky, e adesso questo “Italian Songbook Volume 2”.

Che da un lato sarebbe anche apprezzabile rispetto al primo, perché offre 12 classici più o meno dimenticati della canzone italiana, di cui solo uno in doppia versione, come al solito ottimamente arrangiati, e perfino due canzoni autografe del principino di Monza, il che è un evento in sé. In realtà anche questo disco mostra che il declino di Morgan si è definitivamente compiuto, come il servizio su «Chi» con la nuova fiammella, sicuramente disinteressata secondo il modello Olgettina.

I due inediti sono imbarazzanti: “Desolazione” (i latini dicevano “nomen omen”…) sguazza tra lounge, Thelonius Monk e Stravinsky senza combinare nulla di buono, perlomeno nel senso di originale, in quanto l’esito è “un già sentito in qualche colonna sonora anni 60-70” (non escludo qualche plagio occultato, ma non ho certezze); “Una nuova canzone” è anche peggio, dato il metatesto che gioca proprio sul non avere più ispirazione e la musica che si muove tra neworleanismi jazz beffardi, solite svisate dodecafoniche, atmosfere blues da versione televisiva di un bar malfamato, che, come al solito, non produce niente di buono. La classica montagna (di cultura) che non riesce a partorire neppure il proverbiale topolino.

In più c’è il senso dell’operazione complessiva di “Italian Songbook”: apparentemente una celebrazione del grande patrimonio perduto della canzone italiana; in realtà la necessaria compensazione all’immagine di trasgressivo maledetto (diciamocelo, la versione colta di Fabrizio Corona), in modo che il pubblico televisivo, sotto tonnellate di cerone buongustaio, trovi pane per i suoi denti, e cioè musica comunque digerita e digeribilissima, senza nessun guizzo di novità. Insomma, una Retromania ad uso dei rotocalchi, delle comparsate tv, dei servizi su «Chi», che paga, eccome se paga, e magari di qualche critico “serio”, capace di abboccare all’amo e di invitarlo (pagato) al premio Tenco o Ciampi o Fra’ Cazzo da Velletri di turno.

Chiude l’album la cover di “Parla più piano” di Nino Rota (che sarà anche stato Nino Rota, ma le sue boiate le ha scritte anche lui, e questa è una di esse, degna del peggior Fausto Papetti. Vorrei graziosamente ricordare che le puzzette di Beethoven sono sempre puzzette), in cui spicca un crescendo finale di voci che si inseguono, sempre più dissonanti, ma in grado di creare alla fine una nuova armonia.

Provocatoriamente, l’ultima cosa che si ode di Morgan è lui che tira su col naso: tanto per far parlare, tanto per fare un po’ di sarcasmo verso chi gli ha voluto tanto male perché drogato (e qui sarei anche con lui, contro il bacchettonismo ipocrita dei dirigenti Rai), tanto per vedere chi abbocca all’amo, nuovamente. Peccato che quella sniffata diventi invece una fotografia impietosa: dello stato in cui versa Morgan (ci sono ottime cliniche per la disintossicazione e ottimi psicanalisti: basta saperli cercare) e della lacrima che scende sulla guancia del ex-fan deluso di fronte a tanta pochezza e tanto spreco di talento. Una volta, dodici anni fa, avevamo una rockstar emergente. Oggi ci resta una vedette di successo, in piena decadenza umana e artistica. Il che non mi fa piacere per nulla, sia chiaro. 



ASAP FANZINE.IT


di Marco Maresca, 12/04/2012

Morgan riscopre e reinterpreta (senza voce) i classici italiani L’ossessione di Morgan per artisti quali Luigi Tenco, Sergio Endrigo e Domenico Modugno non poteva certo esaurirsi col primo volume del canzoniere italiano, pubblicato dal poliedrico artista brianzolo nel 2009. Esce quindi, per Columbia, Italian songbook vol. 2, il secondo capitolo di una trilogia dedicata alla riscoperta di alcuni brani, di assoluto valore mondiale, risalenti all’età dell’oro della musica italiana.
Nel secondo volume del suo canzoniere, Marco Castoldi (vero nome dell’ex leader dei Bluvertigo) torna a ciò che sa fare meglio: rinnovare, reinterpretare, riarrangiare e soprattutto suonare. Nel primo volume si limitava a cantare: una scelta quasi suicida, dal momento che la sua voce era già in declino. Ma purtroppo la successiva operazione alle corde vocali l’ha definitivamente immolato sulla via dell’afonia. Ecco quindi la scaletta di un’ipotetica serata di pianobar con il rauco ex cantante dei Bluvertigo, racchiusa nell’album Italian songbook vol. 2.
Dopo una breve introduzione strumentale, a cura dello stesso Morgan, intitolata Desolazione, il Castoldi ci porta al ’68, e a Sergio Endrigo che canta la dolce ed intima ballata Marianne. Ne risulta, nella reinterpretazione di Morgan, un brano solare e quasi divertente, complice l’atmosfera casalinga della registrazione, con tanto di imprecisioni e risate isteriche. Segue una cupa rivisitazione elettronica, in stile Depeche mode, di una canzone dei Gufi intitolata Si può morire. Qui la voce di Morgan è ai minimi storici, e a nulla serve l’aiuto del gruppo vocale dei Cluster, proveniente da X factor. Troviamo, poi, un grande classico: Io che non vivo (english version) di Pino Donaggio, a testimonianza dell’internazionalità della musica italiana nei suoi anni d’oro. Morgan ha, poi, il merito di farci conoscere Hobby, oscuro brano di Luigi Tenco con un testo più che mai attuale. Un’altra canzone che rischiava di perdersi per sempre, anch’essa con un testo sconvolgente, è Il gioco del cavallo a dondolo, di Roberto De Simone. Qui finalmente Morgan torna ad essere quasi quello dei Bluvertigo. Abbracciami di Charles Aznavour risulta piuttosto noiosa, e la successiva Donna bella non mi va, di Rodolfo De Angelis, è uno scherzo di pessimo gusto da teatro d’arte varia. La successiva Speak softly love non è altro che la reinterpretazione del tema scritto da Nino Rota per Il padrino. Segue l’immancabile Domenico Modugno, con Sole malato, che l’allievo ripropone con rispetto. Poi Morgan ritiene di dover inserire un inedito, intitolato Una nuova canzone, che non prende alcuna direzione. Il brano nuovo ha, però, il merito di spezzare il ritmo ed alleggerire il disco, per poi introdurre Non insegnate ai bambini, di Giorgio Gaber. Morgan merita un applauso per aver inserito questo brano nel suo canzoniere dedicato ai brani da salvare, e la sua interpretazione, parecchio diversa rispetto all’originale, ha il merito di non sottrarre niente ad una canzone già bella di suo.
Per un ipotetico bis della sua serata di pianobar, Morgan ci propone Pino Donaggio con Io che non vivo (senza te), stavolta in versione italiana, seguita da Sole malato (english version) di Modugno e Parla più piano, versione italiana del già citato tema di Nino Rota per Il padrino.
In conclusione, ci troviamo a commentare un album che mostra qualche importante pregio sommerso da una marea di difetti, più o meno rilevanti a seconda dei gusti dell’ascoltatore. Il lato positivo è sicuramente il coraggio nella scelta dei brani, e quindi il valore storico a posteriori. Un esempio: il Maestro Roberto De Simone è un illustre compositore di musica classica, il quale soltanto una volta si è cimentato in un album di musica leggera, da cui Morgan ha ripescato Il gioco del cavallo a dondolo. Il Castoldi ha quindi letteralmente salvato da un vinile anni ’70 un’ottima canzone destinata a non essere ristampata su CD. Il lato negativo è la triste constatazione che Morgan ha definitivamente perduto la voce e purtroppo a volte anche la capacità di reinterpretare brani altrui senza perdere il senso della misura. Ed è un peccato, dato che stiamo parlando dello stesso Morgan che qualche anno fa aveva magistralmente riarrangiato e reinterpretato per intero il leggendario Non al denaro, non all’amore né al cielo, con tanto di lodi di critica e pubblico, e con tanto di onorevole Premio Fabrizio De André.



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