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Rockol.it

Bluvertigo
CIELI NERI
Sony Music

19 febbraio 1998         

Fossero tutti così, i singoli: sei brani, di cui uno, "Cieli neri", proposto in due versioni, ad aprire e chiudere quello che più che un singolo può essere a buon diritto considerato un minialbum. Del talento dei Bluvertigo si è già discusso a lungo, e non è un caso che il seguito del gruppo e l’interesse suscitato continuino a crescere giorno dopo giorno. Ad aumentare l’attenzione credo che provvederà anche questo singolo, che personalmente ritengo tra i migliori contenuti nel secondo e più recente album del gruppo, "Metallo non metallo". Insieme alla title-track, proposta i due versioni ("radiophobic" e "versione XII"), entrambe con la presenza di Mauro Pagani al flauto traverso, su questo singolo troviamo uno dei brani di punta del precente album, "Acidi e basi", in un differente mix denominato "total recall": si tratta di "l.s.d.", anche detta "la sua dimensione", qui riproposta in una versione che mette in luce la continua crescita musicale del gruppo, trainato verso una ricerca sempre più consapevole e matura dalla sua stessa musica. Oltre ad un breve strumentale intitolato "Notte dopo un’esplosione", che mette ancora in mostra le multiformi abilità compositive di Morgan, cantante e leader del gruppo, i Bluvertigo ci sorprendono ancora con un paio di cover: le canzoni scelte non sono certo semplici da rieseguire, ma i ragazzi superano la prova egregiamente, soprattutto con "Nightclubbing" della premiata ditta Iggy Pop/David Bowie, resa in modo magistrale. I Bluvertigo mettono subito in mostra i propri riferimenti musicali, e finiscono per realizzare del brano una cover che unisce amore per l’originale a entusiasmo e perizia strumentale: veramente una grande prova. Anche "Prospettiva Nevsky" di Franco Battiato (altro faro illuminante per i Bluvertigo che, qualche anno fa, nel backstage di un Concerto per il Primo Maggio, tributarono al musicista catanese di ritorno dal palco un caloroso applauso, prima di avvicinarlo timorosi per presentarsi) è realizzata con grande bravura e maturità, mettendo ancora una volta in luce il talento indiscutibile dal gruppo ("Prospettiva Nevsky" è peraltro il brano dei Bluvertigo presente sull’album tributo "Battiato non Battiato", a lui dedicato). I suoni, qui come in tutti gli altri brani, sono completamente a fuoco, e questo singolo potrebbe essere la dimostrazione che il grande successo, per i Bluvertigo, è ormai solo una questione di tempo. 




Ondarock


Bluvertigo - Morgan
Il pop futurista
di Alessandro Biancalana, Lorenzo Salzano

Uscito nel 1997, Metallo non metallo è uno di quei "casi" che nella immobile scena italiana dovrebbero accadere più spesso: una ventata di aria fresca anche rispetto a una scena rock già di per sé in fase di grande rinnovamento. I Bluvertigo si confermano infatti un'alternativa non solo al cantautorato più istituzionale ma anche a chi, nella scena indipendente, cavalca i modelli più o meno tradizionali del rock incentrato sulla chitarra.
La scelta di giocare sull'ibrido con l'elettronica è, considerata a distanza di tempo, del tutto lodevole e innovativa. Una canzone come "Fuori dal tempo" poteva, nel '97, sembrare un elettropop nostalgico o arrivato in ritardo. Nel 2009 suona invece del tutto plausibile, forse perché l'elettronica anni Ottanta, piuttosto che essere semplicemente tornata di moda, è stata in realtà assimilata del tutto solo ora dal vocabolario pop. Oppure la forza del brano è semplicemente quella di essere un gran bel pezzo pop, dalla qualità appunto "fuori dal tempo".
Il video che lo accompagna traina il disco al successo quasi un anno dopo la sua pubblicazione, sfruttando intelligentemente la nascita del canale Mtv Italia. Rivisto oggi il clip appare piuttosto povero, ma l'importante è che allora non lo sembrava affatto, per un semplice motivo: la sorpresa suscitata dal carisma di Morgan e dall'atteggiamento scanzonato e anticonformista della band. Finalmente un gruppo ironico (che non significa poco serio, anzi), dei personaggi non ingessati in pose da cliché rock, ma disposti a inscenare un simpatico balletto, che rimanda, almeno sul piano iconico, a un altro celebre movimento d'arti: quello di Franco Battiato in "Centro di gravità permanente".
Proprio il "battiatismo" è l'altra carta giocata dal gruppo, e consiste nel cercare un'altra via allo scrivere i testi in italiano, possibilmente lontana rispetto alla "poesia" da quattro soldi di tanti rocker convinti di esser vati solo perché versificano nella lingua di Dante. L'alternativa di Morgan è quella di testi linguisticamente vicini alla prosa, ma pronti ad accendersi di citazioni colte e di accostamenti surreali che portano allo straniamento anche del materiale di per sé banale. Addirittura, e i due singoli più famosi dell'album fanno sorprendentemente parte di questa categoria, alcune canzoni propongono strutture "a tesi": "Fuori dal tempo", nella sua leggerezza, attacca un filone, appunto quello delle cose e dei ruoli sociali del tutto anacronistici, per il quale l'Italia può fornire ampi spunti: "Il questionario dei tre giorni è proprio fuori dal tempo/ i professori sono quasi tutti fuori dal tempo...".
I Bluvertigo sono a loro volta fuori dal tempo perché sanno pescare da epoche e stili diversi, per fagocitarli e creare, a colpi di citazioni, qualcosa di nuovo: puro postmodernismo, e ben altra cosa rispetto al revival new wave cui ci siamo abituati in questo decennio, per cavalcare il quale Morgan e compagni sono arrivati troppo in anticipo (o in ritardo?). Resta il fatto che "Il mio mal di testa" e "Oggi hai parlato troppo" cominciano con riff di chitarra decisamente in linea col rock indipendente dell'epoca, ma "Vertigo Blu" è funky rock isterico che arriva dalBowie di Berlino, "Altre forme di vita" è il pop anni Ottanta di Depeche Mode eDuran Duran, "Cieli Neri" è introdotta dal flauto prog di Mauro Pagani e si potrebbe proseguire a lungo.
Il gioco delle citazioni, bisogna notarlo, non è mai fine a se stesso ma serve a raggiungere risultati specifici. "Cieli neri", con la sua simbiosi di strumenti veri e synth, riesce a essere un raffinato ambiente sonoro prima ancora che una classica ballata romantica. "Altre forme di vita" parte elettronica e poi vede l'inserimento del potente basso del leader, con un effetto in tutto e per tutto dance. Nella sua leggerezza, il pezzo riesce quindi ad abbattere annosi steccati ideologici tra musica alternativa e da ballo, ponendo i Bluvertigo in un'area di contaminazioni simile a quella esplorata dai Subsonica, coi quali non a caso condivideranno il singolo "Discolabirinto" nel '99.
Tutto il suono, denso, organico, freddo, è una mediazione tra le tecniche di registrazione anni Novanta basate sui computer e il desiderio di far rivivere le elaborate produzioni italiane degli anni Settanta: per quanto Morgan ami la wave non ne sposa di certo il minimalismo, optando invece per un gioco infinito di accumuli e stratificazioni, di suono come di senso. Perfetto complemento al contributo proteiforme del leader sono un chitarrismo tecnico quanto funzionale e i deliziosi interventi dei synth di Andy.

Sorge qui però, per la prima volta, il dubbio infinito dei detrattori di Morgan: che tutto questo non sia forse uno sterile esercizio di stile, un cerebrale gioco di collage del vocabolario pop?
Eppure di fronte a tanti sbrodolamenti emotivi post-grunge non può esser sgradito l'autocontrollo e il senso della struttura portato avanti dal personaggio in questo album, tanto più che i momenti viscerali non mancano: per tutti basti il tiro rock di "So Low". Allo stesso modo è difficile non apprezzare i rimandi alla classica, le oasi pianistiche o gli archi di "Ideaplatonica". Il problema non va comunque eluso, perché la band ha davvero qualcosa da dirci tanto che, fedelmente alla base concettuale già posta nel primo album, il disco sembra proporre una sorta di deragliata autobiografia, la descrizione, non tanto il racconto, della condizione del protagonista nella "inquietante scoperta intellettuale della diversità e del dissidio con le cose ovvero la perdita dell'adolescenza". Inquietudine, quindi, ma secondo una accezione positiva di apertura alle cose del mondo che diventa accettazione solo una volta che di queste ci sia riappropriati, avendole rese materia creativa.
Il testamento emotivo dell'album è probabilmente rappresentato dal lungo finale di una "Troppe emozioni" dove il clima si fa liquido e ombroso, tra il basso ruminante del leader, gli arpeggi lisergici della chitarra, le rasoiate del sax, e un Morgan un po' David Sylvian e un po' "The Man Who Sold The World", che canta il senso di vuoto che assale chi ha messo davvero tutto se stesso nella propria opera.

Metallo non metallo è un disco che si appoggia all'indietro per sporgersi avanti (nel tempo): è la stessa operazione, applicata al rock, che Canzoni dell'appartamento cercherà di operare sulla tradizione d'autore italiana.




Delrock

Metallo non metallo
Casa discografica: Sony
Anno: 1997
Giudizio: 3 stelle (su 5)
Raccolta: No

Grazie a singoli di successo come Fuori dal tempo e Altre f.d.v, Morgan e i suoi diventano personaggi da copertina. Sotto la patina modaiola si nasconde però una band di grande spessore, come dimostra quest'album godibilissimo e tutt'altro che banale.




Rockit

Bluvertigo
Metallo Non Metallo
di Davide Baroncelli 20.02.1998

Scrivere una recensione su un disco dei Bluvertigo senza farsi (troppo) condizionare negativamente dalla smisurata antipatia del loro leader, Morgan, è un' impresa che può dare risultati interessanti. "Metallo non Metallo" è un disco presuntuoso come il suo autore (Morgan ha scritto tutti i testi, quasi tutta la musica e prodotto l'album). Ma, benchè sia spesso eccessivo, scomposto e discontinuo, il disco si assume molti impegni, come pochissimi altri al giorno d'oggi, mantenendo molte delle sue promesse.
La scommessa principale che Morgan e compagni fanno, ne sono sicuro, è quella di fare "Arte" con la A maiuscola. C'è una bella differenza, infatti, tra questo disco e la grande maggioranza delle produzioni italiane attuali (che non sono quasi mai arte, ma mero intrattenimento di consumo). I Bluvertigo non inseguono nessuna tendenza, non copiano nessun "sound" attuale, nessun genere. Molto più preoccupati di crearsi un proprio genere, Morgan e compagni studiano da band di culto, intessendo complessi tessuti sonori in cui colorazioni elettroniche vivaci e moderne si sposano a linee di basso di sapore anni'70 (accompagnate da parti di batteria che sono forse la cosa più vicina ad un certo tipo di pop odierno), in un impasto di chitarre potenti (Metallo non metallo...) su cui si adagiano le voci di Morgan e Andy (di stampo "depechemodiano" , ma con un gusto per la pronuncia che è tipicamente italiano e ricorda i cantanti dei migliori anni 70).
Sembrerebbe, insomma, che dal mio punto di vista la scommessa artistica sia vinta, ma non è del tutto così. Lo dico chiaro: amo questo disco, ma non è arte. I tessuti sonori e la ricerca dei colori di cui è fatto questo (molto variopinto) quadro musicale sono il campo in cui l'opera è meglio riuscita (memorabile, da questo punto di vista "cieli neri", con il sottofondo di piano elettrico e chitarra con tremolo su cui Mauro Pagani disegna linee di flauto crimsoniane), ma rimangono dei difetti laddove l'impasto sonoro non riesce a diventare un vero e proprio amalgama e rimane allo stadio di "composizione" di (tanti) strumenti e linee diversi. Le divagazioni armoniche di Morgan sono interessanti, ma lasciano l'amaro in bocca quando si comprende che costituiscono più un divertissement o un esercizio di snobismo intellettuale, e non un vero e proprio terreno fertile su cui far crescere canzoni (si pensi a "fuori dal tempo", in cui la parte finale, del tutto troncata dalla versione radio-televisiva è una specie di "protuberanza colta" ad una canzone 'carina', ma molto meno "valida"). Ma anche qui, bisogna riconoscerlo, c'è una distanza abissale con le migliaia di produzioni italiane (e non) di vomitevole conservativismo che vengono sfornate quotidianamente, costruite da decenni sulle stesse idee musicali.
Dove, a mio parere, il disco crolla quasi interamente è sui testi. Ora, oggigiorno non importa più a nessuno cosa viene detto nelle canzoni, ma io ho dei gusti un po' retro, e soprattutto credo che, dato che Morgan & c. puntano in alto, sia giusto notare quando in alto non arrivano. Insomma, sarà che non riesco a fare a meno di immaginare l' espressione convinta e priva di dubbi con cui Morgan canta (ed appare in TV), ma queste canzoni dall'egocentrismo strabordante proprio non mi vanno giù. Ce ne sono alcune che ritengo veramente orride "Il mio malditesta", "oggi hai parlato troppo", "le arti dei miscugli", "l'eremita", "vertigoblu": filosofia spicciola, intellettualismi sterili (che mi hanno fatto venire in mente che il sottotitolo del disco dovrebbe essere "ho fatto il liceo e si sente"), lezioni di vita e presunzione a borsate, condite da uno stile che si vorrebbe eclettico, e riesce ad essere solo caotico. Morgan scrive testi come se avesse una storia lunghissima alle spalle, che gli permetta di riempire un sostanziale vuoto di significati con il gioco verbale, il trucchetto (assonanze, richiami interni,...), l'ammiccamento bizzarro. Insomma, forse Morgan si prende alla lettera (nelle "arti dei miscugli" sentenzia discutibilmente che "in ogni opera d'arte che si rispetti come minimo c'è tutto: tutto è tutto, quindi anche brutto), ma secondo me vale la pena cambiare direzione... Mi piacciono di più canzoni e frammenti di canzoni più intimisti (ancora "cieli neri", o "ideaplatonica", che nonostante un paio di secchionate all'interno è la canzone del disco che preferisco), gli spunti elegiaci (come in parti di "ebbrezza totale") o la cupezza di "troppe emozioni". Paradossalmente i testi più riusciti sono forse il famoso testo dei tre giorni o "altre forme di vita" in cui, per un istante, Morgan sembra prendersi meno sul serio... Peccato, perchè di spunti la musica ne dà molti,soprattutto permetterebbe uno slancio lirico ben maggiore, e più efficace. Infine: il booklet del disco si apre con la seguente frase: "i tre tempi dell'avventura del cuore: dapprima l'immediatezza ottusamente paga della realtà, ossia l'infanzia aproblematica, poi l'inquietante scoperta intellettuale della diversità e del dissidio con le cose, ovvero la perdita dell'adolescenza e infine il recupero di una spontanea armonia e di una nuova, ritrovata immediatezza". Parrebbe una linea di svolgimento, una struttura degli argomenti del disco. Chi riesca a ritrovarne il filo nei testi mi informi.




Rockol

Bluvertigo
Metallo non metallo
Nuove forme... di rock
recensione di Valerio Veleno

Hanno fatto centro, i Bluvertigo con questo album.
Non c'e' niente da fare. Bisogna riconoscerlo. I 15 brani contenuti in "Metallo non metallo" sono suonati, canticchiati, fischiettati e sopratutto venduti.
Sarebbe forse meglio dire che a fare centro e' stato lui: Morgan.
L'eccentrico, eclettico, carismatico e "pseudo-morrison" Morgan, che ha prodotto, scritto tutti i testi e molte delle musiche dell'album.
...E quando qualcuno fa centro e' ineluttabile che siano in molti a pensarla diversamente, in fondo e' proprio un effetto collaterale del successo. Qualunquismo lirico,intellettualismo da "liceali contro", lezioni di vita gratuite etc.
Sebbene alcune di queste accuse abbiano un qualche fondamento, non si puo' non riconoscere che questo disco merita buona parte del successo avuto gia' solo per avere portato una ventata di freschezza sulla scena musicale italiana.
Ma la novita' implica ricerca e la ricerca costa fatica.
Dal CD traspare chiaramente la volonta' (del resto gia' presente nell'album precedente "Acidi e Basi") di costruire uno stile proprio, nuovo, e riconoscibile.
Dimenticando il passato? nooo tutt'altro... rielaborando idee nuove e tutto quello che si ama, in questo caso Red hot chili peppers nei giri di basso, anni 70 nelle basi di batteria, anni 80 nei suoni elettronici e analogici, e ancora U2, Depechemode, addirittura Pink Floyd e molto altro.
La ricerca ha funzionato? Una buona domanda (come dice Stephen Seeck) merita almeno due risposte.
- Risposta breve: Si
- Risposta lunga: Se nessuno ha ancora inventato un aereo e qualcosa si alza in volo per piu' di 5 minuti funziona? Si anche se siamo ancora lontani dagli aerei di linea. E' per questo motivo che, a cercare in profondita', c'e' qualcosa di goffo in queste nuove sonorita' di fusione tra rock ed elettronica, in questi testi della nuova ribellione post adolescenziale, nella convinzione di Morgan.
Ma in conclusione "Metallo non Metallo" e' un album da comprare ed ascoltare, perche' interessante, stimolante, fresco.... quasi una "nuova forma di vita" :-)




Panopticon

10 x 10 = Made in Italy
I dieci migliori album degli anni '90

Secondo capitolo delle classifiche del Panopticon dedicate al meglio della musica pubblicata nel Bel Paese. Questa volta vanno di scena i Novanta, stagione in cui sono germogliati molti degli artisti divenuti popolari nel decennio successivo, magari con minor merito rispetto a quanto prodotto prima del 2000. Abbiamo cercato di estrapolare i dieci dischi più significativi ancora oggi, e che quindi riteniamo abbiano in qualche modo saputo influenzare le generazioni a venire. A conti fatti, una stagione senza dubbio fondamentale per la crescita d'identità del rock italiano, durante la quale, nonostante i cronici problemi di derivatismo - ancora evidente il debito dei Nostri nei confronti di certi modelli anglo-americani - hanno visto la luce diversi lavori che già sono considerati classici del rock Made in Italy.


Bluvertigo (1997) Metallo Non Metallo

Metallo Non Metallo è il secondo album della trilogia chimica che comprende anche il precendente Acidi e Basi ed il successivo Zero - Ovvero la Famosa Nevicata dell'85. Alla chimica si collegano le varie metafore sulla materia ed i suoisviluppi, le droghe sintetiche, ma soprattutto l'universo delle relazioni ed i rapporti fra le persone in termini di reazioni e aggregazioni. I Bluvertigo irrompono nel panorama musicale italiano portando una dimensione che ancora non c'era, attingendo a piene mani dal mondo del rock inglese anni Ottanta ed aggiungendoci testi ironici ed intricati che risentono dell'influenza del maestro dichiarato Franco Battiato. E' un disco studiato, tessuto ad intreccio e limato con cura quasi maniacale con l'intenzione di non lasciare niente al caso. La sua forza sta nella duplice possibilità di approcciarsi all'ascolto: il pubblico mainstream, abituato a vedere i loro video passare alla tv, rimane colpito dall'immediatezza spesso divertente di brani come "Fuori dal Tempo" e "Altre Forme di Vita" o dalla bellezza di un testo come "Cieli Neri"; allo stesso tempo, l'ascoltatore più attento, che riesce a passare oltre la ricezione più leggera, apprezza la notevole qualità del lavoro svolto a livello compositivo, da cui emerge la grande preparazione dei musicisti coinvolti nel progetto. (F.S.)

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