ME (Morgan): analisi di Debora Pagano

23 luglio 2015

Il Punto di Vista

11790328_10206005185683081_1853717646_oVi presentiamo oggi una interessante analisi di “Me”, da “Canzoni dell’appartamento”(2003), primo album solista di Marco “Morgan” Castoldi.

L’autrice, Debora Pagano, non è solo una giovane estimatrice del cantautore, ma anche pittrice, cantautrice e studentessa del corso di Sound Design all’Istituto Europeo di Design (IED) di Roma, e ha scelto di analizzare il brano nell’ambito del corso tenuto dal prof. Gian Paolo Sammarco (Psicoanalista, Docente di Semiotica dell’arte e di Teoria della percezione e psicologia della forma).

Suoi sono anche i ritratti che arricchiscono l’articolo.

Titolo: Me  11758952_10205522891444069_2129286363_n (1)

Artista: Marco Castoldi, in arte Morgan  

Album: Canzoni dell’appartamento  

Durata: 6:20

Musiche e Testi: Marco ‘Morgan’ Castoldi

Anno: 2003

Produzione: Mescal/Columbia (Sony)

Edizioni: Essequattro Music Italia, Universal Music Publishing, Sm Publishing

Gli occhi della musica
(Debora Pagano, acquerello su spartiti musicali)

La scelta di questo brano in particolare del repertorio di Morgan è dovuta al semplice fatto che lui è il mio punto di riferimento musicale, e non solo. Inoltre trovo il brano molto interessante.

Marco "Morgan" Castoldi (Debora Pagano, acquerello su cartoncino )

Marco “Morgan” Castoldi
(Debora Pagano, acquerello su cartoncino)

Il titolo del brano è “Me” . Nulla è più personale di questa parola, lascia intendere tutto senza spiegare niente, può essere quasi considerata una parola autoreferenziale, si auto-descrive.

Questo brano è uscito nel 2003, era la settima traccia del primo album da soli sta di Morgan, dopo il ‘congelamento’ (come lo definisce stesso l’artista) dei Bluvertigo. Il disco ebbe un grande successo nonostante però si distacchi dal genere Bluvertigo, è infatti uno stile più da canzone d’autore italiana, concettuale come prima, ma allo stesso tempo più introspettivo e personale.

Morgan stesso definisce la genesi di questo album, brano dopo brano, quasi come a raccontarci una storia, la sua storia di quel periodo : “C’è un luogo (l’appartamento a Milano), un tempo (un’imprecisata epoca sicuramente collocata nel passato recente), tre personaggi reali (Me morgan_coverstesso, The baby, Aria), dei personaggi ‘mediati’ (Paul McCartney-attraverso un Vhs, Napoleone-attraverso una fiaba inventata, il Famosissimo Attore Americano-attraverso la Tv, Maometto-attraverso un libro, il matto-attraverso una canzone), dei fenomeni atmosferici (vento, pioggia, temporali, luce del sole), una natura fantastica (alberi e montagne che camminano, luce commestibile, piogge che ‘ragionano’), una natura svanita (fiori che appassiscono, alberi che scompaiono), animali (le formiche, il cigno, l’elefante), abiti e gioielli simbolici (la giacca dell’anno scorso, ‘quella gonna’, gli strani anelli)”.

Ero bambina quando sentii per la prima volta in radio “Altrove”, la prima traccia del disco, e mi cambiò la vita. Poi EsuccessoaMorgansentii “Me” in radio, e ne fui rapita. Ascoltavo, ma ovviamente non potevo comprenderne pienamente i significati, l’equivalenza o l’inferenza, non conoscevo il vissuto personale di Morgan, e non ero abbastanza matura per certe connessioni mentali. Ma trasmetteva qualcosa, una sensazione di nostalgia o malinconia, un intero pattern emozionale incognito e anche se non sapessi bene definire cosa fosse, mi piaceva. Passò il tempo, non lo ascoltai per anni, poi accadde qualcosa. Nel 2008 uscì un “Greatest Hits” di Morgan, intitolato: “E’ successo a Morgan” , e si ripresentò sotto i miei occhi quel brano. Ormai avevo raggiunto il giusto livello di saturazione artistica per poterne capire ogni minima sfumatura. La mia ricezione del brano era avvenuta.

 

Analisi del testo e della parte strumentale

Introduzione Strumentale; Il primo secondo del brano è già una nota, una nota che si ripete su varie ottave in modo ossessivo e psichedelico, una nota d’inizio dalla quale nasce tutto. Nasce la melodia. Dopo pochi secondi dall’inizio, la ripetizione della stessa nota viene accompagnata dal rumore dei tasti di una macchina da scrivere, quasi come se Morgan in quel momento stesse scrivendo la sua storia in nostra presenza.

I'm blue - Marco "Morgan" Castoldi (Debora Pagano, olio su tela) click per ingrandire

I’m blue
(Debora Pagano, olio su tela)

Inizia quindi il testo : “Se voglio che si avveri il sogno, Che ho fatto da bambino, Mi devo stare vicino fin troppo”.Le prime tre frasi del brano parlano di se, del suo sogno fatto da bambino, quello di fare il musicista, di trasmettere emozioni e saper intrattenere il pubblico. Parla di se come se fosse ancora quel bambino e deve quindi ‘starsi vicino’ per accompagnarsi in quel sogno con la costanza e la consapevolezza della sua aspirazione.

Continua parlando sempre di se stesso: “Per imparare le cose non le devo disprezzare, Potrei finire male, o troppo normale” . Ha voglia di continuare ad imparare per raggiungere il suo obiettivo, ma deve anche imparare a non criticare troppo ciò che lo circonda se realmente vuole comprenderlo. Infatti potrebbe ‘finire male o troppo normale’, potrebbe renderlo come ‘chiunque’ e quindi un qualcuno generico che lui definisce ‘troppo normale’, e che non vuole essere.

Poi continua con delle frasi non più rivolte verso se stesso, ma verso un altro soggetto: “E se cerco di parlarti non ci sei mai, Non so come dirti che vorrei te, al mio fianco”. Queste due frasi sembrerebbero riferite alla sua compagna del tempo, con la quale ha convissuto nell’appartamento di Milano citato nella genesi dell’album, ovvero “Aria” uno pseudonimo per parlare di Asia Argento (ndr il cui nome completo è in effetti Aria Asia Maria Vittoria Rossa). Evidentemente con i ritmi di vita differenti, la probabile mancanza di comunicazione di quel momento, lui non riusciva a parlare e ad esprimere i propri sentimenti nei suoi confronti.

Mani di un polistrumentista, Marco "Morgan" Castoldi  (Debora Pagano, pastello su carta)

Mani di un polistrumentista, Marco “Morgan” Castoldi
(Debora Pagano, pastello su carta)

In seguito c’è nuovamente una parte strumentale: “Strumentale: piano”. Questa parte è suonata unicamente al pianoforte, ed è un motivo comunque malinconico, che sembra crescere, ma sul più bello cala nuovamente. Quasi come un impulso che vuole uscire, ma viene represso. Di sottofondo al piano ci sono dei rumori urbani però, quasi a turbare la quiete del momento, probabilmente proprio ad indicare la quiete turbata, tra lui ed Asia, dal vivere in un luogo caotico.

Poi prosegue: “Ascolto volentieri da chi mi sa spiegare, Quello che poi uso per comunicare”. Qui parla della sua continua voglia di conoscenza, specialmente in ambito musicale, ovvero gli piace ascoltare chi ha più esperienza di lui e riesce a trasmettergliela in modo che lui possa fare ugualmente che è “quello che poi usa per comunicare”.

In seguito continua: “Non voglio fare del male, vengo costretto” . In questa frase identifico i due impulsi che ognuno di noi possiede ovvero l’Eros ed il Thanatos poiché lui non vuole fare del male, ne a se stesso, né agli altri, ma qualcosa dentro di lui, un impulso remoto, lo spinge comunque a farlo.

Marco "Morgan" Castoldi -making of (Debora Pagano, pastello su carta)

Marco “Morgan” Castoldi
making of
(Debora Pagano, pastello su carta)

Poi Morgan afferma: “Ti può tradire anche l’amico migliore”. Questa frase, rivolta all’ascoltatore del brano, sembra quasi un’avvertimento, o magari una sensazione che lui ha provato di ‘tradimento’ e che vuole esporci, quasi come a proteggerci per non farci provare lo stesso dolore.

Continua poi con queste due frasi: “E se voglio condannare la ragione , Devo cominciare da me”. Lui vuole condannare la ragione, quindi vuole dare una sentenza alla ragione, vuole stabilirla, ma prima deve dare una sentenza a se stesso, deve condannare se stesso, quali torti e ragioni ha.

Conclude con queste ultime frasi: “Rivelarmi in questa mia contraddizione: Saper scegliere una fine, starla ad aspettare”.La contraddizione di cui parla è quella precedentemente espressa nel sentenziare se stesso, quindi prima lui, poi la ragione.

23 roses Marco "Morgan" Castoldi (Debora Pagano, pastelli su cartoncino)

23 roses (My eyes need to stop crying)
(Debora Pagano, pastelli su cartoncino)

Adesso però parla anche di fine e quindi dare una fine a questo suo ‘rivelarsi’, mettere un punto alla sua identità e ‘starla ad aspettare’, quindi aspettare di comprendere chi è, per poi accettarsi.

Conclusione Strumentale: Pianoforte e macchina da scrivere proseguono come all’inizio della canzone. Lui ormai sta finendo di scrivere, cancella e va a capo, i rumori urbani continuano a fare capolino, ma lui ha ormai finito di scrivere, ed il brano si conclude con un unica nota, che rappresenta se stesso; ha iniziato da solo e conclude da solo la sua storia.

Marco "Morgan" Castoldi (Debora Pagano, acrilico su carta)

Marco “Morgan” Castoldi
(Debora Pagano, acrilico su carta)

 

 

 

 

 

 

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