“Il matrimonio segreto” secondo Morgan – La prima a Novara, 5.10.2012

 

Programma di sala autografato dal regista Marco “Morgan” Castoldi

Venerdì 5 ottobre un pubblico attento e critico riempiva il bel Teatro Coccia di Novara per la prima de “Il matrimonio segreto” di Cimarosa per la regia di Morgan.

Accanto a curiosi e fan erano presenti  appassionati d’Opera, habitué del Teatro e cittadini di Novara che inizialmente avevano accolto la scelta di affidare la regia a Castoldi con un misto di perplessità e curiosità, che era palpabile anche tra il pubblico della prima. Il  “tutto esaurito” di inizio stagione avrebbe quindi potuto danneggiare il novello regista, amplificando la risonanza di eventuali commenti negativi, ma così non è stato, le perplessità iniziali hanno lasciato posto via via a meraviglia e divertimento.

Come preannunciato in conferenza stampa l’allestimento infatti si è dimostrato ricco di sorprese, divertimento e soluzioni originali. Vi offriamo due diverse chiavi di lettura da parte delle nostre inviate presenti in sala; prima però ringraziamo il soprano Angela Nascimbeni, che per noi ha commentato: “Morgan è geniale, ha fatto dell’Opera “Il matrimonio segreto” un vero divertimento ma nella giusta dimensione. La musica, si sa, è stupenda, i cantanti veramente eccellenti. Un plauso particolare a Bruno Praticò e alla signora Stefania Bonfadelli. Veramente uno spettacolo da vedere“.

 

Morgan’s Play (di Viviana Sorbi)

L’impronta castoldiana si coglie nel trucco di scena, nella scelta degli oggetti scenici (presenza sul palco di un manichino abbigliato con tanto di tuba grigia, cappello prediletto del nostro, quasi a ricordare il suo occhio vigile), lampadari e poltrone tra il barocco e il moderno, l’aria dark ma elegante delle damine e il verde fluo dei falpalá, tutto riconduce a Morgan.

Senza mai strafare, la cifra dello spettacolo è chiaramente personale: gli ingredienti sono ben visibili, mischiati dalla magica alchimia di Castoldi. In poche parole …da A ad A! Dal passato settecentesco al presente dark , dal classico all’irriverente , dalla tradizione del canto classico al pop della commedia negli atteggiamenti provocatori dei personaggi (indimenticabile il frustino di Fidalma). Ma l’anima prevalentemente musicale del regista (cosa non comune) si coglie comunque nella scelta di dare ampio spazio proprio alla musica, senza troppe sovrastrutture e nel ruolo centrale dato anche ai musicisti, un quartetto d’archi entrato a far parte integrante della scena all’inizio del 2° atto.

 

Morgan e il cast sul palco a fine spettacolo – Serata della prima, 5 Ottobre 2012

Nel palchetto vicino alla scena spicca in alcuni momenti un panciotto scarlatto: il regista, con un’acconciatura simile alla parrucca dei suoi personaggi, si concede anche un piccolo cameo cantato nella parte di un consigliere.

Sul finale Marco Castoldi dà libero sfogo al “play”, non solo nel senso di recitazione e di esecuzione musicale, ma anche di espressione della sua giocosità, in un ballo e girotondo finale con tutto il cast; questo forse spiazza il pubblico del teatro ma non chi di Morgan ha imparato a conoscere e apprezzare proprio i contrasti, la severità e l’animo bambino, la malinconia e lo humour, la serietà e il gioco, l’amore per atmosfere e stili retrò ma anche per la tecnologia: forse Morgan a volte nel suo essere “fuori dal tempo” non è “presente” ma di sicuro coniuga passato e futuro, incarnando in un certo senso proprio quell’idea di “tempo fisso” che è il fulcro della sua idea registica.

Risultato: platea rapita, divertita e trascinata spesso in applausi a scena aperta, tanto che già durante la pausa alla fine del primo atto Castoldi fuori dal foyer raccoglie i primi entusiastici consensi degli astanti.

Nel parterre segnalo Franca Rame, Anna Maria Guarnieri, I Moderni (gruppo vocale torinese protagonista della scorsa edizione di X Factor), il discografico Stefano Senardi e soprattutto persone che negli ultimi anni sono state molto vicine a Morgan, professionalmente e umanamente, come Ivano Fossati con Mercedes Martini (qui nel ruolo di aiuto-regista), Dori Ghezzi e Agostino Nascimbeni (Lombroso).

 

 

IL MATRIMONIO SEGRETO TRA OPERA E CINEMA (di Michela Bonvicini)

Note di regia di Marco “Morgan” Castoldi dal programma di sala

Le recensioni apparse prima della mia sono positive, anche la mia lo sarà, perché adoro la musica barocca, l’opera e l’innata capacità di stupire di Morgan. “Adorare” non indica qui ammirazione illimitata ma quel senso di soddisfazione e serenità che pervade l’animo al suo apparire: vale certamente per tutti e tre i soggetti presenti alla serata: Morgan, clavicembalo, barocco.

Il pezzo è di quelli che non si scordano facilmente, in un misto – lo dico per assonanza, in consapevole ignoranza di critica musicale – di Mozart (Così fan tutte) e Rossini (Le nozze di Figaro), quest’ultimo spudoratamente ripreso in una frase scherzosa del basso (“Sono il factotum della città…ehm, scusa, Cimarosa!”) – che confesso non aver riconosciuto come nota tipicamente castoldiana… Sospetto possa essere una pura invenzione del cantante.

Innanzitutto la location. Come disse Morgan in una presentazione, visto da fuori il teatro è davvero immenso! I suoi due porticati corrono per quasi cento metri, ospitando anche il Piccolo Coccia, ambientino dedicato al riposo post-spettacolo degli artisti.

Il disappunto per un posto in quinta fila destra, reperito all’ultimo minuto, è stato subito mitigato dalla posizione del clavicembalo in fronte, e dall’apparizione a sorpresa in apertura del secondo atto. Dopo tutto avevo una buona visuale anche sul palco.

Tante cose sono state anticipate dalla conferenza stampa e il mio divertimento da spettatrice attenta è stato quello di riuscire a spiegarle ma tante altre generavano ancora sorpresa pura!

Come le tante poltrone, di identica foggia ma diverso colore, rossa, verde, blu, bianca, gialla, assegnate ai vari personaggi, forse per dare maggior dinamicità alla scena.
La poltrona intatti viene usata nell’eccezione moderna, come comodo appoggio per lunghe discussioni, dondolando mani e gambe in segno d’impazienza o sprezzo dell’interlocutore (ricordate che è in pratica una gara di dialettica, un’asta del contratto di matrimonio, tra offerente e acquirente, la famiglia e il Conte Robinson).

Largamente preannunciata la “poltrona di Cimarosa” multicolor, inizialmente posta nell’angolo estremo sinistro, per chi osserva, fino ad essere trasportata anche al centro della scena.
Il significato? Forse un luogo per meditare o ricevere nuovi istruzioni dall’autore, nei momenti più complicati.

Una nota buffa, di sicura creazione “morganica”: il proscenio è delimitato da piccole poltrone di circa 30 cm, di colore verde pastello, senza alcuna funzione specifica nella vicenda, ma che potrebbero anche nascondere le luci della ribalta.

Sullo sfondo una prospettiva in stile tragedia greca, che il Castoldi-regista descriverà come “una casa sventrata”: un’alta costruzione di tre piani, con vari passaggi orizzontali, attraversati da sagome ora bianche ora nere (forse personificazione dei sentimenti, di serenità e tristezza, candore e malizia?) alternate a luci ora chiare, ora rosse, turchese, rosa, giallo neon.

Foto di Mario Finotti dalle prove generali – Costumi di scena di Simone Racioppo e Doriana Roio

Si direbbe proprio che la dinamicità delle cose e dei colori sia il fulcro di tutta la rappresentazione: le poltrone vengono spostate qua e là, i piani prospettici scivolano dall’alto vero il basso, da destra a sinistra, dall’alto scendono pure i lampadari di varie fogge e colori (rosa corallo, giallo, bianco perlato), che poi all’alto ritornano, le persone-idee-personaggi scorrono dentro e fuori e sali-scendono le scale…

Neanche le parole si sottraggono alla legge del movimento: nascono da una trave e scorrono verso il suo estremo opposto, dopo una breve sosta funzionale alla lettura e a volte, addirittura, quando il momento è topico, riempiono lo schermo intero, tipo cinema, e scorrono impazzite qua e là, prima di ritornare nell’ombra.

Anche l’inizio dello spettacolo è di tipo cinematografico, con lo scorrimento dei titoli di coda, a svelare i nomi dei protagonisti, della Production e dei ringraziamenti: bianco su sfondo nero.

Titoli, colori e spazi: tutto nella via stilistica del regista.

La direttrice del teatro, Renata Rapetti, ce l’aveva anticipato: “Abbiamo coinvolto Morgan nel progetto per il suo approccio visivo alla musica.” E si è visto!
L’opera è tridimensionale: le parole vagano nell’aria, udibili e visibili, in tutte le direzioni; gli abiti e le parrucche dei protagonisti sono anti-convenzionali, unite dal quadretto e dal bicolore fluo di nastrini e polsini settecenteschi gli uomini, moderne e sensuali le donne (con il già accennato tacco a spillo e certe nevrosi erotiche dei giorni nostri).

Ottima la caratterizzazione dei personaggi, la gestione dello spazio di scena, con i continui movimenti degli oggetti, l’arredo allestito in un momento particolare, i gesti che accompagnano e a volte anticipano o addirittura spiegano le intenzioni.

Ecco, la soluzione geniale arriva proprio in quei momenti in cui pensieri si fanno più misteriosi all’osservatore: nei momenti di crisi o delle scelte obbligate da compiere, il Castoldi ci dà anche la soluzione visiva.

Quindi, che dire… Morgan dovrebbe darsi alla lirica? Decisamente sì! Ovviamente non in via esclusiva ma posso testimoniare che il suo lavoro è stato di ottimo livello e gli rivolgo la personale richiesta di continuare a percorrere questa strada.
E non nascondo il desiderio di voler conservare lo splendido ricordo con un DVD completo di prove e making of.

 

Informazioni sullo spettacolo,  fotogalleryrecensioni  

Foto in evidenza: © Mario Finotti

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