Intervista a Dalia Gaberscik

27 febbraio 2012

Interviste, Senza categoria

Dalia Gaberscik Italian Songbook vol 2 di Marco Morgan Castoldi, dedicato alla canzone italiana a tema etico-sociale contiene anche un brano di Giorgio Gaber, Non insegnate ai bambini (2003), già eseguita da Morgan live in più occasioni (approfondimenti in calce all’articolo;  approfondimenti sugli altri brani dell’album).

Abbiamo intervistato Dalia Gaberscik, figlia di Giorgio Gaber e promotrice della Fondazione Giorgio Gaber e del Festival Teatro Canzone a lui dedicato, oltre che esperta di comunicazione (responsabile dell’agenzia Goigest che gestisce importanti eventi tra cui il Festival di Sanremo, concerti internazionali, uffici stampa di artisti quali Laura Pausini, Claudio Baglioni e Gianni Morandi, teatro, danza e progetti per grandi aziende).


Non insegnate ai bambini è un brano di Giorgio Gaber contenuto nell’album postumo Io non mi sento italiano. Il brano era destinato al nuovo spettacolo di teatro-canzone di Gaber e Luporini, Io quella volta lì avevo 25 anni, mai allestito a causa della scomparsa dell’artista.
Tra gli altri artisti che l’hanno interpretata vi sono Morgan, Enrico Ruggeri, Jovanotti in duetto con Gianluca Grignani, Simone Cristicchi, Roberta Alloisio, i Flexus, il comico Giobbe Covatta, Ornella Vanoni.
Hai ascoltato tutte le versioni? cosa trovi di diverso in ciascuna e cosa in particolare in quella di Morgan?

Trovo che ciascuna versione contenga la sensibilità di chi la canta. Trovo che sia perfetta per mettere a nudo i sentimenti delle persone che la cantano, al di là della loro voce, al di là del loro personaggio. La versione di Morgan (al Festival Gaber 2010, ndr) mi ha commosso perché l’ho ascoltata in un momento particolare della sua vita e i sentimenti che regalava al pubblico erano più che mai intensi e sinceri e mi hanno davvero colpito il cuore. A battaglia navale si direbbe “colpita e affondata”.

Hai qualche aneddoto da raccontarci riguardo a questo pezzo? In particolare, se possiamo, cosa non ti ha insegnato tuo padre?

La canzone nasce a casa. I miei figli erano piccoli e le considerazioni, i pensieri sulla loro crescita con papà erano quotidiani. Poi ho sentito la canzone e ho capito che come sempre succedeva, anche quelle conversazioni erano servite a lui e a Sandro Luporini a cercare di scovare nel profondo i nostri dubbi, le nostre verità, le nostre anime. Mi fa male sentirla perché più che in ogni altra canzone si parla di noi. Non so cosa “non mi ha insegnato”. Sono fiera che mi abbia insegnato a cercare di pensare sempre. Con la mia testa.

Secondo te, se tuo padre fosse vivo, cosa penserebbe di Morgan?

Che è un genio. Folle.

Morgan si è sempre palesato molto vicino al sentimento musicale di Giorgio Gaber: come vedresti una rivisitazione dei suoi pezzi sulla falsariga di ciò che fece con Fabrizio De Andrè per “Non al denaro non all’amore nè al cielo”? Ne avete mai discusso?

No, ma mi piacerebbe molto. L’approccio di Morgan è sempre serio, autentico e straordinariamente competente. Morgan non è mai “superficiale”. E questa è una dote rara che lo rende davvero unico. E il suo talento è vero. Anche la sua rivisitazione de I Mostri che abbiamo dentro è eccezionalmente efficace.

Nell’album Italian songbook vol. 2 Morgan, oltre a riproporre il pezzo di tuo padre, presenta anche una rielaborazione di Si può morire dei Gufi.
Protagonisti anch’essi della scena teatrale del tempo, ti risulta abbiano conosciuto Gaber e lavorato insieme?

Conosciuti sì, ma non ricordo che abbiano lavorato insieme.

Gaber e il Teatro Canzone: provocazione e sperimentazione, innovazione e tradizione. Sono queste, secondo te, le peculiarità che hanno avvicinato Morgan, che della provocazione e sperimentazione ha sempre subito il fascino, all’opera gaberiana?

Secondo me Morgan è affascinato dal pensiero. Esercitare il fascino del pensiero in un mondo piatto, credo sia rimasto un hobby per pochi. E la libertà di pensiero, l’onestà intellettuale al di là di qualunque convenienza credo che per una persona come Morgan siano elementi attrattivi fortissimi. Al Festival Gaber ha parlato del fatto che molti testi (I mostri… per esempio che in quell’occasione proponeva dal vivo) “sembrano scritti ieri e li sento scritti proprio su di me”.

In che modo la musica e l’arte di tuo padre in generale ti ha influenzata?

Sono stata molto fortunata. I genitori non si scelgono, a me è andata molto bene e certamente sono la persona che sono perché i miei genitori mi hanno portata ad esserlo. Come per tutti. Sicuramente sono stata molto influenzata dai pensieri di mio papà. Dal suo modo di vivere. E quindi dalle cose che diceva, anche nei suoi spettacoli. Dalla spietata analisi che faceva di se stesso e del mondo. Da quanto fosse esigente con se stesso e con gli altri. Cosa che, temo, capita anche a me.

Il 1979 fu anno di profonda crisi, legata alle vicende dal petrolio. Tra il 1978 e 1979 tuo padre produsse e girò per tutta Italia con il recital “Polli d’allevamento”, con il quale prendere di mira il movimento giovanile di quegli anni, accusato senza mezzi termini di conformismo e di agire “contro il sistema” per moda e non per sostanza. Ora come allora?
Magari! Non era così, ma almeno “combattevano” e pensavano di combattere “per un’idea”. Magari emulando i giovani del decennio precedente. Oggi ciascuno bada solo alla propria convenienza e nessuno combatte più per nulla. Figuriamoci per un’idea.

Come avrebbe reagito tuo padre oggi alla crisi socio politica che stiamo vivendo? alla mancanza di etica, di valori, alla spregiudicata politica degli interessi personali?

Non lo so, ma certamente non bene. Sarebbe molto deluso e forse anche un po’ schifato.

Giorgio Gaber è riusciuto a rendere il mondo un posto migliore di come lo ha lasciato?

No, non credo. “La mia generazione ha perso”, diceva. Non penso che sia riuscito a renderlo un posto migliore. Penso che però, visto come siamo messi oggi, siamo noi che siamo riusciti a farlo diventare un posto peggiore.

La musica e il teatro possono ancora essere strumenti “per far pensare”?

“Devono” esserlo. “Devono” regalare un’emozione, un pensiero o comunque una reazione. Altrimenti sono un insieme di note e parole che non serve a nessuno.

La Fondazione Gaber si impegna in modo davvero lodevole nel promuovere l’opera tuo padre; ciò che caratterizza il vostro approccio però è il fatto di non avere creato un “mausoleo” celebrativo statico, ma di lavorare per tenere questa tradizione veramente viva.  Ciò avviene mediante la promozione di spettacoli teatrali che possano essere apprezzati da un pubblico transgenerazionale, reinterpretazioni dei suoi brani da parte di altri artisti, progetti nelle scuole e l’utilizzo  del web mediante un sito sempre aggiornato, blog e condivisione di contenuti multimediali. Come vi sembra la risposta del pubblico più giovane al “mondo” di tuo padre e alla progettualità da voi promossa con tanto impegno?

La risposta dei giovani e in generale di tutti coloro che entrano in contatto con l’opera di Gaber e Luporini é eccezionale. Sia quando andiamo nelle scuole a contattare giovani che per ragioni anagrafiche non possono averlo conosciuto, sia quando attraverso la generosità di tutti coloro che si prestano a “porgerlo” arriviamo ad altri, magari fan di altri che iniziano ad interrogarsi su un nuovo personaggio che presto gli entra dentro e gli resta nel cuore.

Ti inorgoglisce maggiormente il fatto di ricordare tuo padre onorando la sua attività artistica o l’idea che giovani musicisti, scrittori e autori possano imparare da tuo padre “a raccontare il presente”?

Mi inorgoglisce e mi fa felice portare il suo lavoro a coloro che non lo conoscono. Perché vedo che gli effetti sono delle vere atomiche nel cuore e nelle menti di tante persone.

E quale insegnamento potrebbero trarre ancora da tuo padre i giovani di oggi, che hanno sempre meno speranze e vivono sempre più in superficialità? Lui cosa direbbe loro?

Consiglierei loro l’ascolto de IL GRIDO. E’ scritta per loro.

“Non esaltate il talento che è sempre più spento, non li avviate al bel canto, al teatro, alla danza, ma se proprio volete raccontategli il sogno di un’antica speranza”
Cosa pensi dei talent show?

Penso che sia l’unico posto dove qualcuno si preoccupa di cercare il talento. E’ un grande merito di coloro che li realizzano. E’ un grandissimo demerito di chi ha smesso di farlo.

Ogni anno il Festival Teatrocanzone G.Gaber di Viareggio, che tu curi personalmente con passione e competenza, ci delizia per la varietà degli artisti che intervengono a confermare con le loro esibizioni quanto sia ancora attuale e amato il vasto repertorio gaberiano.  Con quale criterio vengono scelti gli ospiti? Sono loro che si propongono o è la Fondazione Gaber che li invita?

Li invitiamo noi. Cerchiamo di andare a disturbare coloro che pensiamo lo abbiano stimato. E fino a qui ci è andata proprio bene.

Fra le interpretazioni delle canzoni di Giorgio Gaber offerte da vari artisti in questi anni, quali ti hanno maggiormente colpita e perché?

Sono sempre molto contenta. Ma mi esalto quando l’artista porta Gaber ad un pubblico nuovo, quando vedo la meraviglia e la sorpresa sulle facce del pubblico. Ho la fortuna di averlo visto tante volte. Ma mai abbastanza. L’effetto è terapeutico e la soddisfazione immensa.

L’edizione 2005 ha beneficiato della preziosa testimonianza di Fernanda Pivano: cosa legava questi due personaggi così particolari, così unici?

Il peso delle parole. Il gusto del pensiero. Fernanda diceva cose tenerissime su mio papà e la stima è sempre stata reciproca.

Ci puoi fare delle anticipazioni sulla rassegna 2012?

Purtroppo no. Non so quando sarà pubblicata questa intervista, ma ogni anno ripartiamo da capo e stiamo ancora aspettando che le istituzioni toscane del Comune di Viareggio, Provincia di Lucca e Regione Toscana ci confermino le loro disponibilità per poterlo realizzare. Ma se abbiamo tempo tra un mesetto dovrei essere nelle condizioni di dirvi qualcosa in più.

Grazie per la disponibilità e arrivederci alla prossima edizione del Festival Teatro Canzone G. Gaber. 

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NON INSEGNATE AI BAMBINI

(2002, Gaber – Luporini)

La canzone era destinata al nuovo spettacolo di teatro-canzone di Gaber e Luporini Io quella volta lì avevo 25 anni, mai allestito a causa della scomparsa dell’artista il 1° gennaio 2003.

Accompagnerà il suo funerale e verrà poi inserita nell’album postumo Io non mi sento italiano pubblicato nello stesso mese e successivamente vincitore della Targa Tenco 2003 per il “miglior album”, mentre la la canzone arriverà al secondo posto nella graduatoria per la Targa “canzone dell’anno”.

E’ stata reinterpretata oltre che da Morgan da numerosi altri artisti (Alice, Laura Pausini, Enrico Ruggeri, Jovanotti in duetto con Gianluca Grignani, Simone Cristicchi, Roberta Alloisio, i Flexus, il comico Giobbe Covatta, Ornella Vanoni.).

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MORGAN E GIORGIO GABER

Oltre alla cover di Non arrossire, contenuta in Canzoni dell’appartamento, ricordiamo le partecipazioni di Marco Castoldi a Milano per Gaber 2007, al Festival Gaber 2009 (da solo e con Ivano Fossati) e al Festival Gaber 2010 (da solo e con Franco Battiato).

Ha inoltre eseguito Non insegnate ai bambini al Premio Tenco 2010. Il il 7 luglio 2011 al Traffic Festival di Torino Morgan, Guido Harari e Cesare Vaciago interloquivano su C’era una volta Giorgio Gaber .

Ricordiamo poi l’esecuzione del brano in programmi televisivi quali “Le invasioni barbariche” (La7) e “Ma anche no” (La7).

Non insegnate ai bambini eseguita in concerto al Teatro Comunale Tosti di Ortona, il 23 Marzo 2011.
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